Claudio Tamburrino

YouTube cerca più controllo

YouTube invita gli utenti al monitoraggio dei contenuti. Mentre ci si preoccupa dell'utilizzo che la piattaforma può fare delle informazioni immagazzinate

Roma - YouTube, ospitando contenuti immessi da terzi, si trova continuamente di fronte a varie problematiche legate al loro controllo e alla loro gestione. Primo passo: fornire più assistenza agli utenti per incoraggiare la community a vigilare sui contenuti. Con un nuovo YouTube Safety Centre.

In attesa dello sviluppo di una consistente giurisprudenza la sua responsabilità in qualità di fornitore del servizio è tutta da verificare, tuttavia è nell'interesse della piattaforma stessa risolvere i problemi per avere una area di rispettabilità che le permetta di procedere nel progetto di ripensamento del modello di business iniziato nei mesi scorsi. Scopo principale: sviluppare la parte commerciale del sito e monetizzare le visite record.

La questione (quantitativamente) più rilevante è il Copyright dei contenuti. Come dimostra il progetto di ricerca del Massachusetts Istitute of Technology MIT, YouTomb, che studia i video rimossi da YouTube ed il motivo della richiesta, la violazione del copyright è il principale motivo di rimozione.
Un ulteriore problema è la base stessa del successo del sito: "Broadcast Youself". I contenuti di valore (artistico, qualitativo) e quelli promozionali e professionali inseriti dai produttori, rischiano di perdersi fra migliaia di video inutili ed incomprensibili, tra il video disperato di un fan di Britney Spears e un criceto che fa uno sguardo inquisitorio, scoraggiando gli investitori e diminuendo conseguentemente la qualità ed il valore della piattaforma.

A questi problemi si aggiunge il rischio di ospitare spam o, molto peggio, contenuti indecenti, che hanno attirato l'attenzione, per esempio, dei media italiani, che si sono scagliati contro i filmati che testimoniavano atti di bullismo.

Tutto ciò ha portato YouTube a cercare di controllare meglio i propri contenuti.
La sua politica, rinunciando per impossibilità oggettiva ad un controllo diretto, si basa sull'intervento della community, che ha la possibilità di flaggare i video ritenuti inappropriati, che saranno poi controllati dallo staff. Gli utenti, inoltre, potranno filtrare il linguaggio dei commenti rimpiazzando eventuali sproloqui con ***.

Per coordinare questi strumenti di monitoraggio è stato annunciato il lancio internazionale di YouTube Safety Centre. Il nuovo centro garantirà un accesso più semplice agli utenti, sarà disponibile in 17 lingue e avrà una serie di link verso esperti e organizzazioni per la tutela degli adolescenti, per cercare di informare su argomenti sensibili come il cyberbullying.

Tutto ciò, tuttavia, metterà YouTube nella condizioni di gestire ancora più informazioni sensibili, che si aggiungono a quelle ottenute dai tracking cookie relativi alla visione di un video su YouTube ed al rischio di intaccare la privacy.

Questa, d'altronde, è ora la preoccupazione principale: ci si chiede, per esempio, come ci si può assicurare del fatto che Google non raccolga informazioni su chi accede ai video di YouTube nel sito ufficiale della Casa Bianca.
A tal proposito Google ha assicurato che non registrerà i dati dei tracking cookie, comunque inviati, dal sito WhiteHouse.gov (che semplicemente, afferma Google, "non saranno conservati da nessuna parte").
Piccola soddisfazione, questa, anche per la Electronic Frontier Foundation (EFF, che dichiara che i cittadini dovrebbero sapere come vengono utilizzate le informazioni su cosa hanno visto online, sia sul sito Whitehouse.org sia altrove. Queste informazioni dovrebbero essere contenute nella privacy policy del sito, sul blog di YouTube o da qualsiasi altra parte.

Claudio Tamburrino
9 Commenti alla Notizia YouTube cerca più controllo
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  • Mi sembra che questo sito ponga sempre maggiore attenzione alle esigenze delle piattaforme,ovvero alle aziende la cui unica preoccupazione riguardo ad internet è quella di ricxavarne il maggior lucro-Molta poca attenzione invece alle esigenze degli utenti che da queste aziende sono utilizzate come il bestiame che traina il carro (azienda)
    E' ovvio che per l'azienda la situazione ottimale sarebbe quella di ottenere lo stesso numero di visite senza incorrere in "sanzioni amministrative penali civili o morali" quando esse ESISTANO.L'istigazione a creare una legislazione rigorosa e severa nei confronti degli utenti che immettono contenuti in rete A CHI GIOVA?
    AI GRANDI SITI CON ENORME AFFLUENZA E RICAVI PUBBLICITARI!AGLI OPINIONISTI CON UNA REPUTAZIONE DA DIFENDERE!COSTRUITA GRAZIE ALLE OPINIONI CONFORMI E GRADITE AI POTERI POLITICI!AGLI OPINIONISTI CHE VOGLIONO CREARSI UNA REPUTAZIONE E CHE NON SCRIVERANNO MAI COSE SGRADITE AL POTERE!AI SITI DELLE MAGGIORI LOBBY GIORNALISTICHE GIA ASSIMILATE AL POTERE!ETC...MA L'INTERESSE DEL POVERO NAVIGANTE O BLOGGER CHE DOVRà LAUREARSI IN LEGGE O AVERE A DISPOSIZIONE UNO STUOLO DI AVVOCATI PER ACCENDERE IL COMPUTER CHI LO TUTELA???L'AZIENDA   ISTIGA gli stessi utenti a spiare e farsi delatori dell'azienda dei comportamenti dei propi colleghi-naviganti,E mi sembra una strategia di marketing che devasta oltre che il principo di solidarietà tra naviganti anche l'etica della convivenza civile nella società reale non virtuale-La delazione è la prima causa della frammentazione sociale,cioè istiga i cittadini a denunciarsi a vicenda come una caccia alle streghe!e in internet corrisponderebbe ad una frammentazione della unità dei naviganti che fin-ora ha permesso di contrastare i numerosi tentativi da parte della politica di imbavagliare la rete con ridicoli proposte di legge-proposte che vedo cominciare essere accolte anche in questo sito.La fine dell'anonimato,l'obligo di registrazione al bloc,l'obbligo di rettifica il ddl carlucci etc sono il frutto dell'INTERESSE POLITICO e non dell'interesse degli utenti.

    A CHI GIOVA LA REGOLAMENTAZIONE DI INTERNET???

    "a favore dei in grado di   in rete anche principio che etico-nae tuttavia è nell'interesse della piattaforma stessa risolvere i problemi per avere una area di rispettabilità che le permetta di procedere nel progetto di ripensamento del modello di business iniziato nei mesi scorsi"
  • - Scritto da: elias
    i numerosi tentativi da parte della
    > politica di imbavagliare la rete con ridicoli
    > proposte di legge-proposte che vedo cominciare
    > essere accolte anche in questo sito.La fine
    > dell'anonimato,l'obligo di registrazione al
    > bloc,l'obbligo di rettifica il ddl carlucci etc
    > sono il frutto dell'INTERESSE POLITICO e non
    > dell'interesse degli
    > utenti.

    A me pare che ci siano moltissimi anonimi a postare in molti blog e anche molti forum, nessuno ti obbliga a registrarti per farlo.
    Certamente la registrazione permette di far sapere agli altri che sei sempre tu a scrivere una determinata cosa, e non 12321451235324 persone che si spacciano per dovella o nome e cognome o altri perchè non c'è alcun limite ad usare lo stesso nick non registrato da ottomila persone contemporaneamente.

    Per il resto sono anche abbastanza d'accordo
    Wolf01
    3342
  • mmmm...ci sono associazioni che dicono di difendere l'art 21 e 33 (tipo.... 21 e 33 blogspot.com)e poi vogliono adottare il decreto carlucii!!!!
    ricordo che poco tempo in inghilterra fa una ragazza è stata licenziata per aver postato dei commenti non graditi al suo capoufficio...è solo un esempio di cosa voglia dire l'obbligo di rinunciare all'anonimato!!
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    Modificato dall' autore il 27 giugno 2009 09.12
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  • Il video del criceto giapponese che fa il "dramatic look" è molto più divertente e valevole la visione di un'infinità di robaccia promozionale che infesta youtube.
    Trasformare YT in un'altra TV vuol dire ammazzarlo.
    Funz
    12988
  • L'idea che l'user generated content potesse sostituire i contenuti professionali nel mondo legato all'intrattenimento video su internet tramonta qui. dal 'broadcast yourself' si sta lentamente passando al broadcast what is morally right and profitable'. tramonta anche l'idea di un essere umano che investito dalla libertà di esprimere il proprio pensiero senza filtri e intermediazioni si trasforma in artista, regista, documentarista, musicista. in realtà molti dei contenuti introdotti nella piattaforma acquistata da Google violano i copyright o sono artisticamente e moralmente ciarpame.

    oramai si sta passando all'user controlled content, un metodo di filtraggio dei conenuti non centralizzato, messo in atto, attenzione, non da tutti gli utenti, ma soltanto da quelli che si autopromuoveranno a questo compito decidendo di flaggare i contenuti che reputano inappropriati.
    non+autenticato
  • > oramai si sta passando all'user controlled
    > content, un metodo di filtraggio dei conenuti non
    > centralizzato, messo in atto, attenzione, non da
    > tutti gli utenti, ma soltanto da quelli che si
    > autopromuoveranno a questo compito decidendo di
    > flaggare i contenuti che reputano
    > inappropriati.


    questo sara' il male che dilaghera' in rete nei prossimi anni
    non una censura centralizzata, ma la censura passata nelle mani degli utenti

    puoi censurare quello che vuoi... cosi' invece di avere solo censurate le cose irregolari, avremo valanghe di censure per qualsiasi idea politica, religiosa o quant'altro

    bello schifo
    vedremo se si riuscira' a bypassare una simile porcheria, ma la vedo dura.
    non+autenticato
  • - Scritto da: antonio

    > questo sara' il male che dilaghera' in rete nei
    > prossimi
    > anni
    > non una censura centralizzata, ma la censura
    > passata nelle mani degli
    > utenti
    >
    > puoi censurare quello che vuoi... cosi' invece di
    > avere solo censurate le cose irregolari, avremo
    > valanghe di censure per qualsiasi idea politica,
    > religiosa o
    > quant'altro

    l'ironia in questa storia è che la tecnologia web 2.0, nata per facilitare l'user generated content, permette questo passaggio automatico dove un utente qualsiasi, con una sua visione di ciò che è giusto o sbagliato può ergersi a censore.

    un altro fattore che ha indubbiamente spinto verso questo cambiamento è sicuramente la incapacità dei promotori del web 2.0 di capire che la stragrande maggioranza degli utenti non ha alcuna vena artistica nel sangue, ma è spinta verso questa tecnologia solo dalla possibilità di esibirsi ed essere protagonisti della scena. tutto ciò genera molti click e molto parlare, ma il più delle volte il fenomeno muore nel giro di pochissimi giorni, se non di ore. diventa 'OLD' con impressionante velocità.
    non+autenticato
  • Concordo.
    Ma secondo me la vera morale di questo cambio di rotta, è che il degrado della società oramai si riflette anche su queste piattaforme. Anzi soprattutto in esse. Youtube è oramai lo specchio della stupidità umana.
    non+autenticato
  • Un po' lo stesso principio di wikipedia
    Wolf01
    3342