Gabriele Niola
giovedì 25 giugno 2009

DJ, l'accordo con SIAE funziona

La nuova licenza consentirà maggiore flessibilità di strumenti e supporti. Tutti contenti, anche se per il momento si tratta di una sperimentazione

Roma - Tutti sono contenti a quanto sembra. Il nuovo sistema di licenze sperimentali per DJ, grazie al quale sarà possibile per i disc jokey riprodurre musica senza dover necessariamente utilizzare supporti "originali", alla sua presentazione sembra aver lasciato tutti soddisfatti.

SIAE ha regolamentato un settore della riproduzione di brani sottoposti a copyright che fino ad ora era considerata fuorilegge, i DJ si sentono tutelati e liberi di fare ciò che già facevano ma con le spalle coperte (oltre a vedere la loro figura e quindi il loro lavoro riconosciuti) e gli esercenti dei locali sono soddisfatti di una normativa che comprende tutte le possibilità e le casistiche. Alcuni scontenti ci sono, come del resto ci sono anche degli elementi ancora opachi, ma si tratta di una "sperimentazione" a detta della stessa SIAE mirata a stabilire criticità e possibilità di miglioramento dell'accordo grazie all'applicazione sul campo.

Il problema era che fino a ieri chi si trovava a riprodurre musica in un locale per lavoro (cioè i DJ) a norma di legge era tenuto ad utilizzare unicamente supporti recanti il bollino SIAE (cioè CD, vinili e quant'altro) in modo che da un'eventuale controllo potesse essere stabilito il rispetto delle leggi sul diritto d'autore. Questo non era però quello che accadeva nella pratica, poichè da quando la rivoluzione digitale consente a chiunque di farsi i propri CD e di aggregare la musica in maniere nuove, diverse e migliori, i DJ preferivano trasportare i brani su memorie portatili, notebook, lettori MP3, CD masterizzati e via dicendo. Preferivano cioè portarne delle copie fatte a scopo lavorativo, materiale che dunque non poteva rientrare nel diritto alla copia personale. Ora invece, tramite una dichiarazione e il pagamento di una quota annuale, è possibile fare tutte le copie-lavoro che servono.

Come anticipato da Punto Informatico già a dicembre, la SIAE ha infatti messo a punto assieme alle categorie di settore (A.I.D., A-DJ, ANPAD e ASSODEEJAY) un sistema nuovo di licenze che andranno sottoscritte da tutti i DJ che intendano utilizzare nelle loro serate delle copie e non gli originali musicali.

Si tratta di una dichiarazione annuale (ma comunque aggiornabile nel corso dell'anno) che va fatta agli sportelli SIAE o sul sito internet dell'associazione nella quale il DJ fornisce tutti i dati (titolo, autore, interprete, supporto originale acquistato ecc) dei brani per i quali richiede il diritto alla copia-lavoro. Fino a 2mila brani copia-lavoro si dovranno pagare 200 euro, fino a 5mila si pagheranno 400 euro e dai 5mila in su 600. Tariffe a forfait che consentono poi la libera riproduzione dei brani dichiarati. In caso di controllo poi il DJ sarà tenuto a mostrare licenza, i brani riprodotti e se poi richiesto gli originali, questo anche qualora si trattasse di file acquistati online o anche non acquistati ma scaricati tramite servizi legali gratuiti.

SIAE ovviamente offre tutto il supporto del caso ai DJ sia tramite gli sportelli (dove è possibile effettuare tutta la procedura di registrazione della licenza), sia tramite il proprio archivio dove poter recuperare i dati utili alla registrazione dei brani per i quali si richiede il diritto alla copia-lavoro. Non è chiaro quando la Guardia di Finanza comincerà ad effettuare controlli in questo senso ma la possibilità di sottoscrivere la licenza già è aperta.

Al momento, infatti, SIAE stessa dichiara che sono state già 422 le licenze emesse e 600 sono invece in attesa (che cosa si intenda per "in attesa" purtroppo non è stato possibile chiarirlo) e al momento gli unici elementi di criticità ammessi dalla stessa societa degli autori ed editori sono i casi di DJ provenienti dall'estero che suonano in locali italiani e la logistica del controllo sul campo (poichè i DJ spesso lavorano a gruppi e in tal caso sarebbe difficile stabilire chi debba rispondere di un eventuale CD masterizzato che è stato usato). Elementi riguardo i quali è stato ribadito il carattere sperimentale della licenza e sui quali si provvederà a piccole correzioni sempre insieme ai rappresentanti di categoria.



La domanda è se i DJ si adegueranno o meno. I rappresentanti della categoria invitati alla conferenza (che sono essi stessi DJ) dichiarano sia formalmente che informalmente che secondo loro almeno il 90 per cento lo farà poichè le tariffe sembrano eque (un DJ mediamente in una serata guadagna circa 100 euro e la licenza di livello più basso sembra esaustiva per molti).

A questo va poi aggiunto che gli esercenti da parte loro sostengono che non faranno lavorare chi si dovesse presentare con materiale non originale e sprovvisto di regolare licenza, anche per loro infatti è prevista una sanzione in caso di irregolarità. Sanzione pecuniaria decisamente più lieve di quella (penale) che si abbatterebbe invece sul DJ incriminato di diffusione abusiva ai sensi dell'Art. 171.ter della legge sul diritto d'autore.

Gabriele Niola
93 Commenti alla Notizia DJ, l'accordo con SIAE funziona
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  • Può aver lasciato tutti contenti tranne per i Digital Jockey.

    Un dj che utilizza supporti digitali per suonare ed utilizza mp3 acquistati regolarmente in siti quali Beatport o iTunes, paga i diritti d'autori all'acquisto della canzone stessa.

    Mettiamo per esempio che un digital jockey scarichi le canzoni [legalmente comprate] direttamente sull'hard disk del pc, e non le copi su hard disk o memory card o cd (ovvero non effettui le suddette "copie lavoro").
    Questo dj si troverà a dover pagare 250€ di Licenza sperimentale SIAE senza aver fatto nessuna "copia lavoro"!

    Almeno così mi è stato detto all'ufficio SIAE della mia zona.
    Correggetemi se sbaglio perchè mi risolvereste un bel dubbio.

    "Un DJ mediamente in una serata guadagna circa 100 euro e la licenza di livello più basso sembra esaustiva per molti"

    Un dj che suona per passione e che magari ha appena iniziato a suonare si trova in una situazione dove nei locali i dj suonano solo per conoscenze, o dove il dj non viene pagato o al massimo viene pagato il "minino sindacabile".

    Come fa un dj principiante o comunque un dj appassionatom, che suona per passione e non per professione [il quale in un anno arriva a stento a guadagnarsi 100€], a pagare una Licenza Sperimentale SIAE di 250€ annui?

    Considerate anche l'attrezzatura!
    (Prendo ad esempio il digital jockey perchè mi riguarda personalmente)

    Pc / Mac
    Controller
    Scheda audio
    Programma professionale
    Cuffie dj
    Musica legalmente acquistata (Beatport - iTunes)

    A parer mio per molti non è sostenibile una spesa simile!

    Accetto volentieri critiche, suggerimenti ed informazioni più accurate in merito!
    non+autenticato
  • Io ho 3000 vinili a casa, ovviamenete nonme li porto per fare le serate, meticolosamente me li sono tutti riversati su CD e uso quelli. PER QUALE MOTIVO debbo pagare uan tassa per potere usare materiale acquistato regolarmente? E su cui già pago una tassa, perchè sui supporti su cui li trasferisco (i CD) è già applicata una tassa SIAE? Questa è la classica porcata all'italiana, dove posso mangiare mangio, e per conto mio non farò mai questa licenza e se mi beccano coi miei supporti masterizzati affronto il processo, che tanto chiunque sia stato denunciato per utilizzo di supporti non originali ed ha dimostrato di avere gli originali ha vinto la causa. Al di là di ciò, tutto questo casino è nato semplicemente da quella minchiata della legge anti pirateria il cui fulcro era la presenza del bollino SIAE; bollino la cui validità legale mi pare sia stata negata da una sentenza dell'unione europea, il risultato è sempre lo stesso, ci stanno pigliando per il culo, e quelli che ci rimettono (al solito) solo le persone che hanno sempre fatto il loro lavoro onestamente (che usualmente NON SONO i titolari dei locali, che regolarmente ti fanno lavorare in nero senza pagarti i contributi ENPALS). E SEMPRE A MIO PARERE, di fatto tutte queste sedicenti associazioni DJ si sono piegate al ricatto della SIAE semplicemente per tutelare i loro interessi, non certo quelli dei loro utenti.
    non+autenticato
  • Ma non è possibile che come ci si muove creano una ulteriore tassa!
    Io acquisto un cd e pago la siae, poi per farlo ascoltare in discoteca pago la siae, chi entra paga il biglietto e paga e la sie si prende la sua parte, il gestore del locale paga la siae, mi sembra esagerato pagare due volte la siae per il medesimo acquisto, perchè devo pagare due volte la siae? Non mi sembra corretto! Basta! Quando è troppo è troppo! Ma non c'è un giudice che dice che questa è una legge esagerata?
  • nel compilare questa licenza si deve inserire nome e cognome reale dell'autore/compositore e altri dati che in alcuni mp3 scaricati digitalmente sono irreperibili.
    Come si risolve?
    non+autenticato
  • Rispondo al post di Morpheus, a me indirizzato, prendendo spunto da alcune sue considerazione, sperando di chiarire alcuni punti.

    Quanto alla "inutilità" dell'accordo pongo qualche dubbio, considerato che sono stati proprio i Dj a richiederlo. Quanto al tipo di negozio giuridico è una licenza in quanto la Siae, nella sua qualità di rappresentante e mandataria degli autori che le hanno conferito espresso mandato, concede all'utilizzatore DJ la possibilità di riprodurre (per scopi non personali, ma al fine di diffondere il contenuto in pubblico) le musiche appartenenti al repertorio tutelato.


    E' naturale che nessuno può essere obbligato a firmare alcunchè. Non esiste un istituto giuridico, per fortuna, che impone la coercizione fisica per la sottoscrizione di un accordo/licenza. Fatto sta che senza la licenza la riproduzione per scopi non personali e l'utilizzo della copia in pubblico non sono autorizzati dal detentore dei diritti.

    Lo scopo nel pubblicizzare un servizio è naturalmente quello di raggiungere il maggior numero di persone. Pertanto si deve utilizzare un linguaggio poco
    giuridico che possa far comprendere il nocciolo della questione.
    Non volendo utilizzare, anche qui, terminologie giuridiche, proprio per coadiuvarti nella tua volontà di rendere chiaro un concetto di per sè semplice (e per aiutarti a non diffondere notizie sbagliate e senza fondamento) credo che sia chiaro che assumere comportamenti non autorizzati dal detentore del diritto (e cioè la riproduzione e diffusione per scopi non personali) sia assimilabile al concetto di "illecito" mentre chiedere l'autorizzazione per farlo sia assimilabile al concetto di "lecito".

    Per quanto attiene il lato processuale, le sentenza in sede penale che tu ricordi, hanno escluso lo scopo di lucro nella duplicazione, ma ciò non toglie che, dal punto di vista civile, rimane comunque la violazione del diritto e l'obbligo al risarcimento del danno.
    E' bene, inoltre, evidenziare che non siano pronunce ancora di legittimità e, quindi, non possiamo essere sicuri che le sentenze di merito costituiranno un principio di diritto in materia.


    Per quanto riguarda il discorso sui siti legali:
    pensi veramente che quanto scritto nei terms e
    conditions di un sito di download possano vincolare i comportamenti degli autori nei confronti del DJ?

    Infine, ti informo che stiamo, insieme alle altre associazioni di categoria in un tavolo di negoziazione con le rappresentanze dei titolari dei diritti connessi, non essendo stato possibile- non per nostra volontà- portare avanti una negoziazione comune.

    Cordialmente.
    non+autenticato
  • Grazie, anzitutto, Dottoressa De Angelis per questo suo post, essendo lei, forse, la persona che più si è spesa per questo accordo, il suo intervento è senz'altro importante.

    Lei dice>
    >Quanto alla "inutilità" dell'accordo pongo qualche >dubbio, considerato che sono stati proprio i Dj a >richiederlo.

    Certo il mondo del djing è molto cambiato ma tra le associazioni che hanno dato il loro contributo non c'è una di "soli" disc-jockey ne tanto meno a carattere sindacale, più vicino al lavoro del dj, intendo. Forse non ne esistono ma ad ogni modo, tutti sanno che, la licenza nasce da lontano; nasce da quella famosa Lista 55 presentasi alle ultime elezioni SIAE, formata perciò da autori e che non ottenne i voti sufficienti per essere rappresentata.
    Nulla di grave, ne tanto meno di male ma certo di disc-jockey senza ulteriori interessi, neanche l'ombra.

    I disc-jockey, non hanno certo chiesto la licenza ma vorrebbero la certezza che se si fanno una copia dei loro dischi o dei loro file per poterli usare durante il loro lavoro e non per latri scopi, possano dire di non avere commesso nessun reato, nessun illecito, di non avere leso nessun "diritto ... civile" di nessuno.
    Lo possano dire perché si sono attenuti alla lettera della legge.
    Quello che hanno detto i giudici da ormai dieci anni a questa parte, è, per chi come me non ne capisce nulla, che la copia che il dj si fa per il proprio lavoro è la copia che la legge descrive all'art. 71-sexies e seguenti.
    Copia che non richiede nessuna autorizzazione perché "assolve" a monte ogni spettanza dovuta.
    La licenza DJ, invece non lo fa, in questo è inutile. Se vuole dire che fatta la licenza, la copia è pienamente e legittimamente utilizzabile, non lo può dire perché manca del diritto del produttore (non si è forse, rivolto a lei, qualche mese fa, quel dj denunciato per l'art. 171-ter in relazione all'art. 72 e a cui era stata rifiutata la licenza dj?).
    A chi, invece, la vuole sottoscrive, è utilissima. Non si può certo discutere una decisione personale.

    Lei dice>
    Quanto al tipo di negozio giuridico è una licenza in quanto la Siae,....

    Appunto, io che non ne capisco nulla... capisco che quella va "sotto" al diritto privato. Che vuole licenziare un uso "non personale", che l'uso che il DJ fa è invece, "personale" e che il DJ non diffonde l'opera in pubblico (la quale per altro è già licenziata all'organizzatore attraverso "apposita" licenza) ma esegue una mansione meramente tecnica.

    Lei dice>
    >E' naturale che nessuno può essere obbligato a firmare alcunchè....

    Grazie Dott.ssa De Angelis, davvero grazie. Se le è possibile, cerchi di farlo capire con questa assoluta chiarezza, anche a tutti coloro che insistono nel dire che "il DJ è OBBLIGATO" e che se il DJ non sottoscrive quella licenza il DJ non è un pirata.

    >Lei dice
    >credo che sia chiaro che assumere comportamenti non >autorizzati dal detentore del diritto (e cioè la >riproduzione e diffusione per scopi non personali) sia >assimilabile al concetto di "illecito" mentre chiedere >l'autorizzazione per farlo sia assimilabile al concetto >di "lecito".

    Sante parole, avvocato. Ora vogliamo anche dire, con altrettanto garbo e chiarezza che il DJ, facendo ciò che sappiamo, non si assimila al concetto di illecito?

    >Lei dice
    >Per quanto riguarda il discorso sui siti legali:
    >pensi veramente che quanto scritto nei terms e
    >conditions di un sito di download possano vincolare i >comportamenti degli autori nei confronti del DJ?

    Si certo lo penso, perché lo so. Perché so che i denari di un DJ non sono diversi in nulla dai denari di un qualsiasi altro utente che scarica da quei siti.

    So già che state "negoziando", per forza.... a me però più interessa sapere se ha finalmente chiarito quali obblighi assume il DJ/lavoratore, con relative eventuali sanzioni etc, nei confronti dell'ENPALS anche quando questo opera come "autonomo" a prescindere dal possesso o meno di una partita IVA?
    Ha chiarito, finalmente che un DJ libero professionista non è un'impresa e neppure un "esercitante" una libera professione e, per tanto, gli obblighi di versamento e connessi, sono in capo al suo committente?

    Anche questo sarebbe un punto da chiarire, che ne dice?
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