Giorgio Pontico

Tokio, i robot sorridono

Ricercatori universitari approntano il robot emozionale

Roma - Potevano ribattezzarlo emobot, il robot che si emoziona. Invece i suoi creatori hanno optato per il più sobrio appellativo KOBIAN per etichettare questa creatura che pretenderebbe di imitare le espressioni facciali di noi esseri umani.

Non è particolarmente bello né avvenente. Non è compatto e famoso come Asimo e non cerca amici su Facebook. Non si sa quali compiti possa svolgere ma una cosa è certa: questo ammasso di ferraglia si stupisce, inorridisce, piange e sa essere malinconico.

KOBIAN è equipaggiato con sopracciglia, palpebre e labbra che sembrano confezionate da un chirurgo plastico alle primissime armi: elementi, questi, che gli permettono di rappresentare sette diversi stati d'animo attraverso il mutamento della mimica facciale e la gestualità.


I suoi creatori, della Waseda University di Tokio, non escludono che robot come KOBIAN possano iniziare a sostituire gli umani nei compiti più faticosi. ╚ probabile dunque che in futuro molti datori di lavoro avranno a loro disposizione schiere di operai sorridenti. (G.P.)
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