Roma - Internet
in Iran potrà anche essere stata colpita, ma non è stata azzerata. E non è una questione di etica o di lungimiranza politica, ma una semplice considerazione economica: nel paese mediorientale ci sono aziende che fanno affari con l'occidente, che contano sulla Rete per condurre il proprio business. Tagliare a loro l'accesso al Web significherebbe colpire interessi economici significativi: e questo all'Iran e al suo establishment politico in carica potrebbe non convenire. A tentare di ricostruire come stanno andando le cose sulle dorsali iraniane ci prova
Marco Gioanola, consultant engineer di
Arbor Networks, che a
Punto Informatico spiega quello che è possibile dedurre dall'analisi del traffico in entrata e in uscita dalla nazione in fermento.
"Quello che è accaduto probabilmente - spiega Gioanola - è che a cavallo delle elezioni sia stata messa precipitosamente in campo qualche tipo di infrastruttura: inizialmente di blocco, e successivamente di filtraggio a livello di contenuti e applicazioni". Secondo
le analisi di Arbor Networks, effettuate mediante il network di ISP che collabora alla raccolta anonima di informazioni sul traffico in transito sui propri nodi, c'è senz'altro in atto un deciso
tentativo di oscurare i contenuti sgraditi all'attuale regime: "D'altro canto - aggiunge - c'è il sospetto che queste infrastrutture costituiscano anche un collo di bottiglia, che limitino per le loro capacità prestazionali la quantità di traffico che entra ed esce dall'Iran".
Sul piano quantitativo, secondo
le ricostruzioni effettuate la capacità complessiva di traffico in entrata e uscita dall'Iran si aggira sui 12Gbps di picco: tipicamente, nelle settimane che avevano preceduto le elezioni la media si era assestata sui 6Gbps, con le consuete flessioni notturne e nei weekend tipiche di qualunque paese. Improvvisamente, nella giornata delle elezioni,
il traffico è sceso praticamente a livello zero, per poi risalire gradualmente nei giorni seguenti ma senza mai ritornare ai livelli precedenti.
"Possiamo basare le nostre osservazioni solo sull'analisi di questi dati - precisa Gioanola a
Punto Informatico - e non è un mistero che al Mondo ci siano paesi che filtrano più o meno pesantemente Internet: quello che osserviamo è che farlo massivamente, a livello nazionale e per quantitativi di traffico medio-alti non è banale". In altre parole, prosegue Gioanola, anche se a scendere in campo è una struttura governativa,
non è detto che sia possibile analizzare realmente ogni messaggio di Twitter a meno di non disporre di strumenti di una certa portata: "C'è il sospetto che questa infrastruttura di filtro possa causare danni anche non voluti rispetto all'attività stessa, che crei un collo di bottiglia che va ad impattare anche aziende iraniane che abbiano bisogno di usare Internet per il loro business".
In valori assoluti, il traffico complessivo dell'Iran equivale a quello di un ISP medio occidentale: con la differenza che, essendoci in pratica un solo gestore dell'intera infrastruttura nazionale di comunicazione (per di più sotto il controllo del governo), il metodo più veloce ed economico per arginare fenomeni indesiderati presenti in Rete sia
la censura di interi protocolli, servizi, domini: "È comune che i regimi di un certo tipo - spiega Gioanola a
Punto Informatico - si rivolgano a metodi tecnologici più grossolani, come ad esempio il blocco di YouTube o di Twitter solo per arginare alcuni video o un singolo utente scomodo. Il rovescio della medaglia è che questo metodo conduce a blocchi troppo drastici, e quindi che come suggerisce qualcuno questo blocco abbia effetti su altre attività".