Claudio Tamburrino

Joost si vende alla TV

La televisione online si fa mero fornitore di tecnologie. A favore delle emittenti che si vogliono proiettare online

Roma - Joost, che si proponeva come televisione gratuita online, ha annunciato che cambierà obiettivo: non si limiterà più a fornire video online supportati dalla pubblicità, ma diventerà una "white label video platform": supporterà le altre aziende nel creare i propri portali video compresi di branding, in pratica licenziando la propria tecnologia ai media e alle emittenti che vogliono diffondere video online.

Pur continuando a fornire contenuti gratuitamente sul sito spera di racimolare i fondi sufficienti a sopravvivere dalle rendite derivanti dalle (eventuali) licenze. "Le emittenti di tutto il mondo stanno abbracciando i portali video come strumento principale di diffusione per i loro prodotti, ma costruirne uno di livello mondiale è sempre più difficile e costoso" ha spiegato Joost con un comunicato che illustrava la nuova strategia aziendale.

Č il terzo cambio di rotta della società lanciata da Niklas Zennstrom e Janus Friis, creatori di Skype e Kazaa, nel 2006: nata per "rivoluzionare il video online", ha perso ben presto i vantaggi competitivi di partenza e in pochi anni è stata battuta e distanziata enormemente da YouTube, Hulu e gli altri (numerosi) portali video. Proprio per questo la notizia del cambiamento non ha sorpreso: si è addirittura vociferato del tentativo di vendere la piattaforma (si faceva il nome di Time Warner Cable come possibile acquirente). In ogni caso il destino di Joost sembrava segnato.
Avviato in pompa magna, per la notorietà sul Web dei fondatori e una tecnologia P2P (si diceva) rivoluzionaria, raccolse 45 milioni in investimenti (anche da grandi nomi come Viacom e CBS). Tuttavia la fanfara è ben presto diventata una mesta marcetta: per la visualizzazione dei video inizialmente si era puntato su un lettore che scaricava i file direttamente dal sito, ma che doveva essere installato dai singoli utenti. Scomodo e non immune da bug.

Da qui i primi ripensamenti: il sito si è buttato, dal 2008, all'inseguimento dei portali video più famosi, convertendosi ad un modello Flash. Forse troppo tardi: stretto nell'affollato mondo del video Web e con un modello basato sulla contrattazione dei programmi direttamente con le emittenti (non basato dunque sugli utenti) non è mai riuscita ad ottenere programmi di qualità che potessero attirare pubblico e pubblicità, entrando in un circolo vizioso fatto di contenuti scarsi e di scarsi utenti: a maggio, secondo Compete, Joost poteva contare solamente su 643.00 visitatori fissi, rispetto agli 8 milioni di Hulu. Improponibile il confronto con YouTube.

Con il nuovo piano si cercherà, quindi, di salvare il salvabile. Anche amministrativamente il CEO Mike Volpi ha ceduto il posto, pur restando in società, a Matt Zelesko e sono stati annunciati licenziamenti per ridurre il team "all'essenziale" a New York e a Londra e chiudere il distaccamento olandese. I numeri esatti del ridimensionamento non sono ancora stati divulgati.

Claudio Tamburrino
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