Luca Annunziata

Calabrò: digitale terrestre ok, Open Access idem

Il presidente dell'Authority presenta la sua relazione sul 2008. Telco in forma, fibra innanzi tutto, salvare i giornali di carta. E assetti TV in via di ridefinizione

Calabrò: digitale terrestre ok, Open Access idemRoma - Una lunga presentazione di un rapporto complesso e molto variegato: Corrado Calabrò, presidente di AGCOM, nella sua relazione annuale al Parlamento ha tracciato un bilancio dell'anno 2008, consegnando al pubblico un quadro eterogeneo. Vanno bene le linee mobili, meno bene quelle fisse, il mercato televisivo vive un momento di passaggio, occorre accelerare l'ammodernamento delle infrastrutture.

Ed è su due punti che si concentra l'attenzione del presidente: il riassetto del comparto TV e di quello delle telecomunicazioni. Nel primo, soprattutto, si è assistito ad uno storico sorpasso di SKY ai danni di RTI (Mediaset): "I ricavi per operatore risultano così distribuiti: Rai 2.723 milioni di euro, Sky Italia 2.640 milioni di euro, RTI 2.531 milioni di euro. La Rai è ancora la principale media company italiana - illustra Calabrò - con oltre 2,7 miliardi di euro di ricavi, anche se in decremento rispetto al 2007 a causa della flessione della pubblicità (-3,6%). Sky Italia consolida la sua posizione, divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi".

A RTI, in ogni caso, non è andata troppo male: a fronte della perdita della seconda piazza, l'azienda guidata da Fedele Confalonieri registra un buon miglioramento della sua piattaforma a pagamento sul digitale terrestre, che in un anno passa da 125 a 199 milioni di euro di volume di affari. Soddisfatto Confalonieri che, pur "prendendo atto" del sorpasso subito sul piano numerico, ribadisce come "L'importante è la bottom line, ossia fare gli utili. E dire che ci davano del monopolista...".
Ma è proprio in ottica digitale terrestre che Calabrò manifesta la sua soddisfazione: "In Italia, il passaggio al digitale è in corso e sostanzialmente funziona - annuncia - Alla Sardegna, che è già la zona all digital che aveva più utenti analogici in Europa, hanno fatto seguito gli switch-over della Valle d'Aosta, del Trentino-Alto Adige e di gran parte del Piemonte e del Lazio. Seguirà, entro l'anno, la Campania". E per promuovere questo processo, che a parere di AGCOM andrebbe accelerato, "Gli utenti devono essere pienamente informati del processo in atto, perché l'avanzamento del processo degli switch-off regionali produce un inevitabile impatto sui cittadini che dovranno dotarsi del decoder e risintonizzare le apparecchiature".

Per questo, continua Calabrò, "Oltre alle agevolazioni all'acquisto dei decoder per le fasce della popolazione economicamente più deboli, è necessario proseguire un costruttivo dialogo con le Autorità locali per mirate campagne di comunicazione": dunque i contributi dello Stato al digitale terrestre non sono finiti. Il passaggio da analogico e digitale, d'altronde, "ha provocato e provoca, anche da noi, una redistribuzione degli ascolti, con una contrazione di nove punti percentuali a partire dal 2000, cioè un punto all'anno, dei canali generalisti analogici terrestri. L'andamento degli ascolti si ripercuote anche sulla ripartizione delle risorse tra piattaforme e tra operatori".

Ma non è solo la TV che risente di questa transizione: anche l'editoria cartacea "risente, più degli altri mezzi, del contesto di crisi finanziaria che ha interessato il mercato della pubblicità", ed è in corso "in tutto il mondo la discussione sul futuro dell'informazione a mezzo stampa. L'elemento fondamentale per sopravvivere alla dilagante diffusione di Internet è la qualità dell'informazione giornalistica". E dunque, così come è auspicabile "Investire parte delle risorse derivanti dal canone per migliorare la qualità dell'informazione televisiva", allo stesso modo "L'Autorità sta monitorando con particolare attenzione la destinazione alla stampa del 60% delle spese per attività di comunicazione istituzionale da parte delle Amministrazioni pubbliche, a cominciare dai Ministeri, per invertire una tendenza che desta preoccupazione"

Calabrò ribadisce che "Il pluralismo e la libertà d'informazione si garantiscono migliorando la qualità e l'indipendenza delle fonti dell'informazione": un'informazione di cui "si avverte tanto più il bisogno quanto più indiscriminata e grezza è la massa di notizie che si riversa a getto continuo dalla rete, sicché si profila il rischio di una nuova forma d'ignoranza per incapacità di valutare, di formarsi un'opinione ragionata". Ed è proprio di indipendenza che si parla anche quando si passa all'argomento telecomunicazioni, soprattutto in chiave rete fissa e reti di nuova generazione.

Pur ribadendo i buoni risultati ottenuti in fatto di portabilità del numero e lotta agli abusi commerciali ai danni degli utenti (comminate multe per 6 milioni di euro, grazie anche alla collaborazione con le associazioni dei consumatori), rimangono all'ordine del giorno le solite questioni legate al declino della rete fissa: il numero di linee in abbonamento cala ormai costantemente, e la situazione peculiare del mercato italiano con l'incumbent profondamente e storicamente legato a doppio filo con l'infrastruttura ha imposto una seria riflessione e iniziative decise per uscire dallo stallo.

"Permanevano nella telefonia fissa - prosegue la relazione di Calabrò - un'insufficiente trasparenza e fluidità nei rapporti tra l'operatore incumbent e i concorrenti, un clima di sospettosità e un'accanita litigiosità che portavano a un logoramento relazionale tanto esasperato quanto inconcludente". Per questo, per scavalcare i limiti dell'unbundling e mitigare lo scontro, AGCOM ha proceduto "a dar vita, con gli impegni sottoscritti da Telecom Italia, a una riforma radicale, di sistema, capace di tagliare alla radice il nodo delle controversie e quello della stessa controvertibilità, assicurando strutturalmente condizioni di effettiva parità di trattamento (equality of access) tra Telecom e gli altri operatori".

Si tratta dei tanto discussi impegni assunti da Telecom Italia sotto la dicitura Open Access, che tuttavia Calabrò difende e rivendica con forza: "Anche dal confronto con le Autorità omologhe e con esperti nazionali e internazionali, emerge unanime il giudizio che questo passaggio rappresenta uno snodo fondamentale che, se compiutamente attuato, garantirà anche al settore della telefonia fissa un contesto durevolmente concorrenziale, con maggiore libertà di scelta per i consumatori finali che beneficeranno di maggiori innovazioni tariffarie e di migliore qualità del servizio".

Per garantire queste innovazioni occorre comunque provvedere al più presto anche in questo settore al passaggio alle nuove tecnologie, fibra innanzi tutto. Calabrò nella sua relazione si schiera senza mezzi termini per la tecnologia FTTH (Fiber To The Home), così come dalle conclusioni del Rapporto Caio, stigmatizzando il calo degli investimenti avvenuto negli ultimi anni in questo settore e apprezzando "senza riserve il piano recentemente annunciato dal Vice Ministro Romani, per un ammontare complessivo di quasi 1,5 miliardi di euro, volto ad estendere, entro il 2012, la copertura della larga banda all'intero Paese".

Questi fondi, tuttavia, da soli non basteranno: per garantire un passaggio alla banda davvero larga occorrerà trovare forme di finanziamento alternative, necessarie a sostenere un investimento che sarà in futuro senz'altro in grado di garantire un ritorno economico interessante. Tuttavia, "senza un coordinamento questi segmenti rischiano di risolversi in uno spezzatino, di non fare sistema. Ci vuole una cabina di regia: la politica industriale è del Governo ma per l'implementazione tecnica l'AGCOM è il candidato naturale": senza dimenticare gli "accordi tra imprese per la condivisione di costi e rischi imprenditoriali, accordi che vengono considerati compatibili con la normativa antitrust".

Dunque Calabrò lascia la porta aperta alla possibile collaborazione tra operatori, in deroga ai principi del mercato alla luce della "promozione degli investimenti e in ultima analisi alla fornitura di servizi informativi a vantaggio dei cittadini europei". Un'idea che piace a Telecom Italia e Vodafone, che per bocca dei rispettivi amministratori delegati fanno già sapere di essere disponibili a un dialogo in tal senso. "Noi siamo favorevoli ad accordi con gli altri operatori e li abbiamo già fatti: con Fastweb, con Vodafone e anche con H3g" ha chiarito Franco Bernabè (Telecom), aggiungendo che tutto questo sarà possibile purché "ci sia un quadro regolatorio che renda remunerativi gli investimenti". Dello stesso avviso Paolo Bertoluzzo (Vodafone), che parla esplicitamente di "Una relazione costruttiva che guarda al futuro".

Luca Annunziata
86 Commenti alla Notizia Calabrò: digitale terrestre ok, Open Access idem
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  • Io ho visto che parecchi programmi che la rai cripta sul satellite (es formula1, champion's League ...) sono disponibili on-line su rai.tv

    Purtroppo siamo sempre lì. Occorre la BANDA LARGA!!
    Se si continua con la banda BASSOTTI in politica non si migliora nulla
    non+autenticato
  • Non capisco percè nn si vedano + i canali rai nel ditiale terrestre, ke prima prendevo tranquillamente...spete come fare?
    Grazie.
    non+autenticato
  • Il Signor Calabrò nonostante riconosca l'importanza e il buon funzionamento dei collegamenti wireless si ostina a promuovere una vecchia logica di impresa: il monopolio del fisso che ora si chiama FFTH!
    Una rete unica che cosa è se non il ritorno al maledettissimo accordo di Cartello per Garantirsi degli investimenti di personaggi loschi in vecchio stile sudamericano?
    Il signor Calabrò non rinuncia al declino ma così facendo non fa altro che promuoverlo.
    Non si parla di declino tecnologico, per carità una FFTH per ogni italiano curata come si deve (punto tutto da discutere) può essere considerato un progresso, ma concettualmente l'investimento è tutt'altro che nella direzione del progresso.
    Concettualmente il pensiero di Calabrò reintroduce meccanismi che avevamo abbandonato con l'Antitrust.
    Inoltre questi privati si arrogano il diritto di presentarsi come i promotori del progresso?
    Ma di quale progresso? Di quello delle loro tasche!!
    Vi ricordate gli ad di telecom e fastweb solo due anni fa?
    Sparavano dicendo che avrebbero investito miliardi di euro in tlc e rete NGN! E adesso dove sono? Adesso si presentano ai congressi dicendo timidamente "Ci auguriamo che lo Stato investa quanto più possibile in NGN" e vorremmo che lo facesse in un unica soluzione (unica mangiatoia).
    Quando lo Stato avrà investito i nostri soldi ritorneranno a prendersi i meriti e a dire che hanno investito miliardi!!
    Allora perchè non lo fanno ora? Perchè, se credono al progresso del Paese non investono ora invece di invocare regole per garantirsi l'investimento in reti?
    La risposta è ovvia: la tecnologia che hanno è vecchia e hanno pochi soldi per innovarla! E vogliono i soldi di Stato come al tempo di Prodi!
    Speriamo che la Lega si svegli e introduca il federalismo anche nel settore delle telecomunicazioni e si opponga al concetto di rete unica! Ognuno Regione gestisca la sua rete unica! E lo Stato deleghi le Regioni a investire nel settore delle tlc regionali!
    non+autenticato
  • Fino a poco tempo fa ero un mezzo fan dei canali Mediaset. E' vero, sono stati partoriti dalla persona sbagliata e vengono tuttora mantenuti dal peggior manager che nemmeno nel mondo dei puffi volevano...

    Non sò se avete letto la frase (chiudere gli occhi e...) "pensare solo agli utili"; bisogna però ammettere che ai tempi di Silvio Berlusconi la TV privata piaceva, non tanto per la ventata di novità, quanto per la sperimentazione di programmi nuovi che c'erano un po' tutti gli anni.

    A un certo punto hanno cominciato a fare delle grandi serie di programmi (Striscia la Notizia, Scherzi a Parte, Paperissima) che non sono brutti, ma che denotano la piattezza di idee di manager senza alcuna anima per i loro spettatori. Che usino 1000 trucchi per rompere le parti basse con la pubblicità mi va anche bene (tanto cambio sempre) ma che mi propinino L'ennesima "6 mesi di Grande Fratello", insieme a Paperissima, Scherzi a Parte e Striscia la Notizia...

    Difatti sono passato a La7, praticamente su Mediaset non vedo più nulla, neanche più i film su Italia1 mi attirano più, proprio per questa amarezza di come sono stati bagattati 3 vecchi perle della televisione italiana.

    Scusate il Semi OT (me ne sono accorto solo adesso), ma spero di non essere il solo a pensarla così.
    non+autenticato
  • Fate come faccio io, antennina parabolica economica (di quelle da 10 euro) piazzata sopra la TV (il più vecchio degli stereotipi) e ruotarla finchè non si vede bene. Se non trovate mai niente, dovete cambiare polarizzazione (quella specie di volante alla Supercar che stà davanti, se in orizzontale non và mettetelo in verticale). Una volta trovata però non ruotatela più, altrimenti perderete di colpo tutti i canali.

    L'importante è che l'antenna parabolica abbia incorporate le due antenne di supporto (tipo quelle degli stereo portatili), perchè altrimenti vi darà sempre problemi.

    Io con quella del tetto (condominiale) becco la metà dei canali e non ci posso fare niente, con quella praticamente tutti (solo per RaiNews mi tocca storcere un'antenna).

    Se la usassi per vedere i canali normali non ci vedrei niente, mentre così la qualità è circa quella di un DVD per capirci.

    Unica cosa è che nonostante paghi il pizzo RAI non riesco a vedere RAI 1/2/3/4 (gli altri sì, a parte RaiNettuno che però credo che vada solo col satellite). Questo però è colpa della banda satura oltre che degli investimenti bassi che la RAI, nonostante i soldi che gli escono fuori da tutti gli orifizi, si ostina a non tirare fuori.

    Se state pensando di farvi il decoder prendetene uno MHP (credo che nel logo sia scritto M@P), costano minimo 100 euro ma vi prendete un prodotto completo e lo potete piazzare in sala come ambiente principale per spararvi la pay-per-view (controllate magari che ci sia il buco per la smart card), oltre all'MHP appunto, che è il televideo di nuova generazione (non eccezionale ma molto fico). Non solo si potrà gustare un film in stereo, ma addirittura in lingua originale e con i sottotitoli!

    Io ad esempio ho messo quei ripetitori a onde convogliate che, sebbene non siano il massimo, mi permettono di vedere il DTT e (se l'avessi fatto) Mediaset Premium, a un costo accettabile. Se però il risparmio è la vostra parola d'ordine, si trovano apparecchi anche a 30 euro, ma oltre che non avere l'EPG (tipo il televideo) montano dei sintonizzatori cinesi che vanno la metà, bollono sempre e li troverai spesso in crash per questo.
    non+autenticato
  • Unica cosa è che nonostante paghi il pizzo RAI non riesco a vedere RAI 1/2/3/4 (gli altri sì, a parte RaiNettuno che però credo che vada solo col satellite). Questo però è colpa della banda satura oltre che degli investimenti bassi che la RAI, nonostante i soldi che gli escono fuori da tutti gli orifizi, si ostina a non tirare fuori.


    Devi fare un impianto con due antenne ed un
    filtro per vedere entrambe i mux rai, che in
    alcune zone, quelle dove fa più comodo a mediaset, l'antenna principale, già è allineata correttamente e le 4 rai sono tagliate fuori se non si fa l'impianto nuovo e costoso.
    non+autenticato
  • Confermo che RAI in molte zone è OUT, oppure cambiano frequenza improvvisamente, mi è successo anche l'altro ieri, risintonizzato e via...

    I canali Mediaset Premium spesso sono compressi moltissimo, questo durerà fino alla fine dell'analogico, dopo avendo frequenze libere ci saranno meno problemi.

    Non consiglio di spendere grandi cifre nella sistemazione dell'antenna fino alla fine dell'analogico, è tutto in continua evoluzione. Solo allora si capirà effettivamente la sistemazione dei canali nei vari ripetitori.

    Ho sentito dire di una possibile "isofrequenza" per tutti i canali, perciò tutti i ripetitori trasmetteranno lo stesso canale sulla stessa frequenza in tutta italia.

    Ho letto di persone che vedono a volte su canali RAI la scritta "segnale assente", penso che queste persone vivano in zone montane o valli poco raggiungibili e prendano il segnale da miniripetitori non raggiunti dalle contribuzioni delle varie reti che girano per lo stivale, i quali ritrasmettono il segnale preso da satellite con decoder con scheda "aperta", e in caso di temporali ecc.. come un utente comune non prendano il segnale satellite.

    Comunque come da sempre dico "W L'ANALOGICO!"
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