Giorgio Pontico
giovedì 9 luglio 2009

Quotidiani online, è tardi per farsi pagare

Non si può tornare indietro nel tempo. Quello del pay per content sarebbe un treno ormai perso

Roma - Gli editori web che si ostinano a far pagare i contenuti sarebbero destinati a fallire. Secondo quanto riportato da The Big Money infatti solo il 10 per cento degli internauti sarebbe disposto a versare l'obolo per attraversare lo Stige che li separa dalle informazioni desiderate.

L'articolo prosegue spiegando che fin dai primordi le testate online avevano garantito agli utenti un flusso costante di informazioni, aggiornate e gratis: "Se avessero voluto - viene spiegato - avrebbero dovuto cominciare da subito a far pagare i propri contenuti".

Quotidiani come il Wall Street Journal di Murdoch, il cui sistema di sottoscrizione ancora resiste, hanno applicato questa modalità con quindici anni di ritardo: se avessero voluto far funzionare un sistema del genere avrebbero dovuto implementarlo fin dall'inizio della traslazione della stampa sulla Rete.Dichiarazioni come quelle di Murdoch o di Time, che auspicano la fine dell'era dei contenuti free, sembrano non fare altro che innervosire i netizen che, dopo anni di notizie gratis, non intenderebbero sborsare alcunché. (G.P.)
9 Commenti alla Notizia Quotidiani online, è tardi per farsi pagare
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  • anche MS Encarta è fallita, uccisa da wikipedia; il futuro appartiene all'accesso libero. e i profitti provengono dagli inserzionisti. Chi si vorrà far pagare direttamente dai lettori è un suicida a meno che (forse) non si limiti a rivolgersi ad una utenza molto di nicchia, professionale e danarosa, quindi esigente, alla quale offrire un servizio di altissimo livello senza compromessi. Ma fuori di questa nicchia con le nuove tecnologie che rendono facile la circolazione dei contenuti si è definitivamente aperto il vaso di Pandora e non ci sarà mai più un modo di richiuderlo.

    E per i giornali, visto che il copyright sulle notizie non esiste, è molto peggio che per i discografici e i produttori di Hollywood.

    Dovevate pensarci prima prima di venderci nastri magnetici, computer, masterizzatori, connessioni a banda larga. Ora è troppo tardi: cambiare o soccombere.
    non+autenticato
  • anche MS Encarta è fallita, uccisa da wikipedia; il futuro appartiene all'accesso libero. e i profitti provengono dagli inserzionisti. Chi si vorrà far pagare direttamente dai lettori è un suicida a meno che (forse) non si limiti a rivolgersi ad una utenza molto di nicchia, professionale e danarosa, quindi esigente, alla quale offrire un servizio di altissimo livello senza compromessi. Ma fuori di questa nicchia con le nuove tecnologie che rendono facile la circolazione dei contenuti si è definitivamente aperto il vaso di Pandora e non ci sarà mai più un modo di richiuderlo.

    E per i giornali, visto che il copyright sulle notizie non esiste, è molto peggio che per i discografici e i produttori di Hollywood.

    Dovevate pensarci prima prima di venderci nastri magnetici, computer, masterizzatori, connessioni a banda larga. Ora è troppo tardi: cambiare o soccombere.
    non+autenticato
  • quoto!
  • Che me ne frega di pagare il New York Times o il Corriere per sapere quello che succede in Cina, quando posso aprire 2.000.000 di blog, siti, twitterz e aggregatori vari in italiano, inglese o altre lingue per saperlo aggratis?
    Specie considerando che il giornalismo in tutti questi anni ha fatto il possibile e anche di più per affossare la propria stessa credibilità...
    non+autenticato
  • non è così semplice: è la qualità dei contenuti che conta. se la qualità è alta, probabilmente sarei disposto a pagare.

    d'altronde, se da una parte i giornali vanno male perché il giornalismo è peggiorato e la gente non legge, dall'altra senza soldi i giornalisti non possono fare molto, oltre a copia-incollare notizie da internet.
  • - Scritto da: matro
    > non è così semplice: è la qualità dei contenuti
    > che conta. se la qualità è alta, probabilmente
    > sarei disposto a
    > pagare.

    E allora che sia diino da fare per la qualità.
    Oggi Repubblica e Corriere dovrebbero essere loro a farsi pagare.
    Viceversa, un buon blogger che faccia informazione, magari dall'estero, e che quindi abbia un certo traffico può ragranellare qualche soldino tramite advertising.

    > d'altronde, se da una parte i giornali vanno male
    > perché il giornalismo è peggiorato e la gente non
    > legge, dall'altra senza soldi i giornalisti non
    > possono fare molto, oltre a copia-incollare
    > notizie da
    > internet.

    Dipende quanti soldi.
    Prova a informarti su quanto si prende un "giornalista" per scrivere quattro fregnacce sulla prima pagina del Corriere, fregnacce scritte in meno di mezz'ora e magari persino piene di errori d'italiano.

    E' come con l'industria musicale.
    Ci sono rendite di posizione formatesi nei decenni, per cui chi è in cima alla piramide viene strapagato pur producendo pezzi di qualità mediocre se non scarsa solo perché è sostenuto da elefantiache macchine editoriali.
    Internet sta scardinando tutto questo, e forse è la volta buona che costringerà i vecchi dinosauri a muovere il culo per produrre qualità e per livellare i compensi che, ai piani alti, sono assolutamente sproporzionati rispetto al servizio offerto.
    non+autenticato
  • La Rete è una sorgente di opportunità, anche per l'editoria. Ed è paradossale che l'informazione globale metta in crisi proprio l'informazione. Se ciò avviene è perché i manager mancano di immaginazione, conoscenza, competenza e lungimiranza. Far pagare le notizie sarebbe un vero suicidio, quindi... Avanti così, Murdoch! Sorride
    non+autenticato
  • del resto questi quotidiani vivono anche grazie alla pubblicità (banners) e agli sponsors, come PI. E' un modello di business universale per i contenuti sul web, dalle notizie ai giochi online. Inoltre le notizie di cronaca debbono essere alla portata anche di chi non può pagare oltre al proprio canone adsl.
    non+autenticato
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