Alfonso Maruccia

New York contro il social network

Secondo le accuse del procuratore Cuomo, Tagged.com sarebbe nient'altro che una fucina di spam. Ma l'accusato non ci sta, e parla di incomprensioni. Si andrà in tribunale

Roma - Il Procuratore Generale di New York Andrew M. Cuomo ha annunciato l'intenzione di avviare un procedimento nei confronti Tagged.com, sito di social networking colpevole secondo l'accusa di aver invaso la privacy delle persone e le loro identità telematiche, essersi procurato in maniera fraudolenta la rubrica dei loro contatti personali, e aver poi utilizzato questo grande database di email per una campagna di spam di notevoli dimensioni.

Non solo Tagged.com avrebbe usato le email inserite nei profili degli utenti registrati per inviare milioni di messaggi di advertising via posta elettronica, sostiene la Procura della Grande Mela, ma avrebbe anche camuffato le email come provenienti da contatti personali con l'integrazione di foto reali dei suddetti contatti (posto che questi le avessero aggiunte al loro profilo sul sito) per rendere più realistica l'operazione.

Chi cadeva nella trappola e provava ad accedere alle foto presenti su Tagged.com veniva costretto a registrare un suo profilo personale, finendo anche lui nel "giro" dello spam indesiderato ed esponendo eventuali conoscenze elettroniche allo stesso rischio. "Questa azienda ha rubato le rubriche e le identità di milioni di persone" ha detto senza mezzi termini il procuratore Cuomo, denunciando il fatto che "i consumatori hanno visto invadere la propria privacy e sono stati spinti nell'imbarazzante situazione di dover chiedere scusa a tutti i loro contatti via posta per il comportamento immorale, e illegale, di Tagged".
"Questa forma estremamente virulenta di spam - continua il procuratore Cuomo - è l'equivalente telematico del penetrare in una casa, rubare la rubrica degli indirizzi e spedire missive false a tutti i contatti personali degli individui". Un comportamento che "noi non accetteremmo mai nel mondo reale", dice Cuomo, e che non va tollerato nemmeno online.

La Procura chiederà a Tagged.com di interrompere le sue presunte pratiche fraudolente oltre a tentare di farle comminare qualche multa bella salata, almeno sufficiente a compensare i 60 milioni di email che sarebbero già stati spediti in tutto il mondo. In attesa del processo, il sito di social networking ha risposto all'iniziativa del procuratore Cuomo per bocca del CEO Greg Tseng, negando qualsiasi azione illecita e sostenendo che il problema sarebbe tutto in un processo di registrazione contenente degli "errori di comunicazione", e che tale questione sarebbe già stata risolta molto prima che la procura di NY decidesse di muoversi.

Alfonso Maruccia
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