Quella mailbox fornita dal Ministero

Non convince del tutto l'iniziativa che consente ai docenti italiani di dotarsi di una casella di posta elettronica sul server del Ministero. Lo afferma un lettore

Roma - Il Ministero dell'Istruzione (ex "Pubblica Istruzione") ha recentemente introdotto per tutti i docenti assunti in ruolo e i Dirigenti Scolastici (ex "Presidi") la possibilità di ottenere un indirizzo di posta elettronica (del tipo nome.cognome@istruzione.it)sui suoi server.
Non ci sono dubbi che l'iniziativa tende a colmare quel gap che si è venuto a creare tra la necessità per il personale docente della Scuola italiana di essere continuamente aggiornato e messo nelle condizioni di usare senza difficoltà una delle risorse fornite dalle cosiddette "nuove tecnologie", probabilmente quella che viene considerata irrinunciabile, la posta elettronica.

Le intenzioni primarie, tuttavia, dovrebbero volgere a un progressivo snellimento e a una non ben meglio identificata facilitazione dei rapporti scuola-famiglia. In buona sostanza, e a puro titolo di esempio, dei genitori che desiderassero contattare un Docente per sapere dell'andamento didattico-disciplinare dei propri figli possono scrivergli comodamente dal computer di casa, evitando di recarsi a scuola, risparmiando tempo, denaro e risorse lavorative, ed avendo la possibilità di conoscere i voti fino a quel momento riportati.

Inoltre l'Amministrazione potrà comunicare direttamente con il Docente per le comunicazioni relative, almeno in questa prima fase della sperimentazione, alle iscrizioni ai corsi di informatica di base ed avanzata per docenti di ruolo.
L'iniziativa, tuttavia, lascia piuttosto perplessi per una serie di punti fondamentali:
- La casella e-mail è destinata esclusivamente al personale di ruolo, mediante la digitazione del Codice Fiscale. Per il personale non di ruolo diventa più difficile poter accedere al servizio, essendo necessario il nulla osta del Dirigente Scolastico. Ulteriormente difficoltosa si presenta la situazione dei cosiddetti "docenti non di ruolo", assegnati a mansioni di segreteria, biblioteca e quant'altro. Cade, dunque, per le famiglie, la possibilità di contattare tutti i Docenti attraverso comunicazioni telematiche.

- La casella non è obbligatoria. I docenti che non la desiderano, per qualsiasi motivo, possono tranquillamente farne a meno.

- La procedura di assegnazione dell'indirizzo di posta elettronica appare estremamente laboriosa e molto più complessa rispetto a quella di un account fornito dai provider più conosciuti (Tin, Libero, Inwind etc.). In particolare appare molto complessa la gestione delle password per accedere all'assegnazione vera e propria dell'indirizzo prima e alla gestione ordinaria dell'account poi.

- I sistemi informatici del sito www.istruzione.it sono sempre stati notevolmente lenti. Questa lentezza impedisce la possibilità di poter accedere al servizio in modo agevole, garantendo all'utente finale quella velocità di interazione che è necessaria per uno sviluppo corretto della gestione delle risorse offerte.

- Il Docente o il Dirigente Scolastico, una volta attivato l'account di posta elettronica deve provvedere con mezzi propri alla sua gestione (computer personale, domestico o quant'altro). Naturalmente è in teoria possibile la gestione dell'account anche attraverso i computer in dotazione alla Scuola, sempre che non si verifichino ulteriori problemi come l'impossibilità dei Docenti di accedere alle risorse informatiche della scuola.

- Il rapporto scuola-famiglia è e dovrebbe continuare a mantenersi personale. La famiglia o il docente non sono passivi in questo tipo di relazione. Se voglio sapere come va mio figlio a scuola è anche giusto che mi adoperi per andare a parlare con il Docente, che lo conosca de visu, che instauri con lui un rapporto che vada al di là della semplice letterina scritta al computer per poter stabilire delle strategie comuni che vadano a colmare i bisogni del ragazzo.

- Trattandosi di un account che può essere destinato al trattamento di dati personali, non è garantita nessuna riservatezza sulla privacy della posta in entrata per ciascun docente. In altre parole, chi mi assicura che una mail che il Docente riceve non possa venir letta da chi gestisce il server con i relativi account? E' un problema vecchio come il mondo che si presenta anche con i vari Virgilio, Yahoo, Hotmail e quant'altro, e che si è sempre presentato da che Internet è Internet. Assume, però, maggiore spessore quando si tratta dell'Amministrazione Pubblica che tratta dati personali relativi a soggetti per lo più minorenni.

- E' senz'altro possibile che avendo a disposizione un collegamento a Internet, il "chiunque" citato più volte dal Legislatore possa attivare una casella di posta elettronica "civetta" per avere informazioni su qualcun altro. I ragazzi, si sa, sono molto più competenti di cose telematiche rispetto agli adulti. In rete gli anonimizzatori abbondano. Basta farne un uso neanche tanto professionale per poter intasare la casella di posta elettronica del Docente, bombardarla di insulti, oppure avere delle informazioni su soggetti diversi da quelli interessati.

La posta in uscita dall'interfaccia web di www.istruzione.it non è minimamente certificata. Non è, quindi, possibile, sapere se la risposta che arriva da un docente sia effettivamente di quel docente di nessun altro. La Pubblica Amministrazione per prima dovrebbe fornire ai Docenti quei dispositivi di firma digitale che contribuiscano a fare in modo che un messaggio possa essere ricondotto in maniera inequivocabile al suo autore.

- Last but not least. Il tempo che il docente impiega per rispondere alle e-mail delle famiglie come viene retribuito? Il Docente può utilizzare, a questo scopo, l'ora del ricevimento? Ma se non può utilizzare le strutture della scuola come può svolgere serenamente il suo lavoro?

Non ci sono dubbi che un account del tipo pinco.pallino@istruzione.it possa far gola a molti e non è neanche in discussione il fatto che una capillare informatizzazione del sistema possa aiutare a vivere meglio e a svolgere con maggiore celerità le mansioni quotidiane. Ma, purtroppo, in assenza di una serie infinita di garanzie indispensabili, le famose e-mail del Ministero diventano poco più di un baraccone assai difficile da gestire, almeno finché esisteranno docenti di serie A e di serie B, servizi lenti e mancanza di certificazioni.

Valerio Di Stefano
TAG: italia
34 Commenti alla Notizia Quella mailbox fornita dal Ministero
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  • A me l'articolo sembra solo la solita serie di lamentele contro le innovazioni da parte di chi (specie se dipendente di un ente pubblico) vede qualsiasi nuovo servizio solo come "lavoro extra" (vedi "last but not least" dell'articolo) e in sostanza non ha voglia di fare una mazza...
    vb
    106
  • ISTRUZIONE, 10 gennaio 2003 (Caserta24ore). Il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ha riservato un servizio di posta elettronica a tutti i docenti in servizio nella scuola italiana, siano essi di ruolo che supplenti
    L'indirizzo di posta elettronica è del tipo nome.cognome@istruzione.it ma la procedura di attribuzione dell'indirizzo lascia alquanto a desiderare in quanto chiunque può "scippare" l'e-mail riservata al docente.
    Per far ciò basta veramente poco: basta conoscere la data e il luogo di nascita del docente e l'istituto dove insegna. Siete uno studente e il vostro professore di latino vi è antipatico e vi ha messo un bel tre alla versione e volete vendicarvi mandando a suo nome e-mail irriverenti al Ministro Moratti?
    Sul sito www.istruzione.it è possibile!
    Chiedete al vostro insegnante di latino quale giorno festeggia il proprio compleanno, magari con la scusa che in quella giornata sia clemente e non interroghi.
    Andate sul sito ufficiale del ministero e cliccate su "Progetto Posta Elettronica", provate a registrarlo: la procedura vi chiederà di inserire il codice fiscale e il codice del vostro istituto. Il codice fiscale potrete calcolarlo facilmente anche attraverso siti internet, il secondo codice potrete ricavarlo direttamente dalla pagina di registrazione.
    Bisognerà poi compilare qualche altra schermata e alla fine avrete bella e disponibile l'indirizzo e-mail del vostro professore "per mandare e-mail irriverenti alla ministra Moratti".
    Ma chiunque puà "scippare" un'e-mail ad un ignaro docente: dal sito ministeriale, cliccando sul link della regione Lombardia, è possibile ad esempio scaricare la graduatoria dei vincitori dell'ultimo concorso della scuola pubblica dove è possibile prelevare il codice fiscale di ogni concorrente. E' così possibile registrare il neo docente tentando i vari codici degli istituti della provincia di nascita - reperibili sempre sul sito www.istruzione.it . Basta soltanto avere un po' di pazienza e fare qualche tentativo...
    Il progetto "posta elettronica" segue i corsi di formazione docente per la conoscenza delle tecnologie informatiche nell'ambito delle (TIC) Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.
    Il progetto di formazione e "posta elettronica" fa parte del Programma operativo nazionale per le regioni dell'Obiettivo "Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, alta formazione" 2000-2006 (Pon Ricerca) cofinanziato dai fondi comunitari quali Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e Fondo sociale europeo (Fse).
    La "vulnerabilità" del servizio di posta elettronica non è un caso isolato ed è sintomo dello scadimento in cui versa ormai il sito della Pubblica Istruzione. Negli ultimi tempi, pur essendo migliorato l'aspetto grafico del sito, sono diventati sempre di più difficile accessibilità i contenuti. Come per dire: "l'importante è apparire!"
    Basta pensare che il motore di ricerca interno del sito consegna i risultati ordinati per data più vecchia: l'utente per visionare le pagine più recenti del sito è costretto a visionare anche le eventuali che non interessano.
    Si tratta di una tattica utilizzata dai portali privati internet per far aumentare il volume di pagine visitate e poi rivenderle alla pubblicità.
    Qualche mese fa un comunicato stampa del Ministero della P.I. parlava di aver "?sventato un attacco di hackers al sito www.istruzione.it" riferendosi ad un Netstrike non riuscito in occasione delle proteste studentesche per la riforma del sistema scolastico della Moratti.
    Il netstrike è una sorta di corteo telematico che consiste nel collegarsi contemporaneamente, quanti più utenti possibili verso uno specifico sito ad una precisa ora e ripetutamente in maniera tale da "occuparlo".
    Non tentate di registrare un'email ad un'ignaro docente altrimenti tra qualche giorno potremmo leggere in un comunicato stampa del Ministero di hackers che hanno attentato alla posta elettronica dei docenti! www.caserta24ore.it
    non+autenticato
  • I dati personali dei prof sono on-line. I Provveditorati (ora hanno una altro nome) che hanno siti minimamente decenti forniscono le graduatorie o altri materiali dove prelevare tutti i dati necessari. Spulciando nei siti è facile reperirli. Date di nascita, codici fiscali, numeri di identificazione vari... Non bisogna neppure chiederli al prof.

    ll problema semmai è l'attivazione della casellla e il suo uso.
    Non so se la procedura sia effettivamente laboriosa come ho letto, trattandosi di roba ministeriale direi certamente di sì... Piuttosto è sintomo di come sia gestita tutta la faccenda la serie di domande tra cui dover scegliere per ricordarsi la password sul modulo consegnato a mia moglie in un istituto superiore della Lombardia:
    -qual è il cognome da nubile di tua madre?
    -quale film non ti stancheresti di vedere?
    -qual è il tuo piatto preferito?
    -chi è il tuo attore/attrice preferito/a?
    -qual è il nome del tuo animale? [!!!]
    -la data di nascita del tuo ragazzo/a? [!!!]

    Beh, è ovvio che nessun insegnante dovrebbe riferire alcunché via e-mail alle famiglie... e' ovvio che la posta elettronica non può essere utilizzata per una seria collaborazione con i genitori...

    Comunque sia la questione è irrilevante. Ho letto tante belle parole nei post precedenti, ma quasi nessuno affronta seriamente la questione del tempo e dei mezzi da dedicare a questo progetto unicamente propagandistico:

    Il Ministero: Ti diamo la casella e-mail così puoi comunicare con gli studenti, i genitori e gli altri insegnanti! Evviva!
    L'insegnante medio chiede: Come e quando?
    Il Ministero: Come vuoi e quando vuoi!!! Col pc della scuola, col tuo a casa e, comunque, quando hai tempo.
    L'insegnante medio: Il pc della scuola è pieno di virus e lo smanettano in troppi, il mio pc a casa lo uso per i fatti miei e nel mio tempo vado a fare la spesa.

    A me appare così ovvio che si tratta solo di una buona idea realizzata male come tante altre.

    Utonto_da_sempre

    non+autenticato
  • [cut]

    > Piuttosto è sintomo di come sia gestita
    > tutta la faccenda la serie di domande tra
    > cui dover scegliere per ricordarsi la
    > password sul modulo consegnato a mia moglie
    > in un istituto superiore della Lombardia:
    > -qual è il cognome da nubile di tua madre?
    > -quale film non ti stancheresti di vedere?
    > -qual è il tuo piatto preferito?
    > -chi è il tuo attore/attrice preferito/a?
    > -qual è il nome del tuo animale? [!!!]
    > -la data di nascita del tuo ragazzo/a? [!!!]

    Sono molto similari alle domande che ti chiedono per ricordati la password i vari portali nazionali....
    non+autenticato
  • Ed internazionali aggiungerei...
    non+autenticato
  • Non ho ben capito se chi parla ha effettuato una registrazione e utilizzato un browser di posta per la propria casella, dico questo perchè mi pare che faccia delle considerazioni prive di fondamento:
    sono un docente, ho inserito il mio codice fiscale, la scuola in cui sono titolare, mi sono stati prospettati i miei dati di dipendente del Ministero, ho ottenenuto una casella postale istruzione immediatamente accettando le condizioni di servizio, pertanto non capisco dove risiede la complessità di registrazione. Ho cambiato la password più volte per la mia sicurezza, senza problemi, ho configurato il mio outlook e ho avuto problemi perchè inizialmente lo avevo configurato come il mio account s libero e non funzionava, poi leggendo i documenti di configurazione disponibili sul sito, ho scoperto che bisognava impostare l'autenticazione sul'SMTP e POP3 altrimenti il server non accettava il login: questo si si ha un minimo di conoscenze tecniche significa sicurezza e certificazione dell'utente, e per quanto mi riguarda sono soddisfatto, più di quanto lo sono nell'utlizzare una casella su libero piuttosto che tin facendomi inondare di posta indesiderata. Come al solito siamo qui a discutere se anche un servizio che non abbiamo mai avuto "nasconda insidie" di privacy e sicurezza. Mi sento più privato della mia privacy con la mia cassetta postale di casa o dal mio cellulare di cui qualcuno detiene i tabulati. Ci stiamo a preccupare se qualcuno "legga la nostra corrispondenza" con i genitori dei nostri ragazzi: avete mai fatto gli incontri con i genitori nelle vostre scuole? avete mai avuto delle sale riservate in cui parlare con i genitori lontano dal caos e dalle orecchie degli altri genitori? Siete docenti della scuola italiana o che altro? Non approvo la politica generale di questo governo, ma santo iddio hanno fatto una cosa per noi, senza che l'abbiamo chiesta, liberi di aderire o meno (mi immagino se eravamo obbligati ad averla: oggi discutevamo dell'imposizione dall'alto). E poi se non volete ricevere comunicazioni su istruzione.it potete sempre farvela mandare su altri account assieme a mille comunicazioni pubblicitarie e spendere sempre più denaro per scaricare la posta e pagare la bolletta telefonica salata per leggere l'unico messaggio che vi interessa.
    Concludo con una considerazione: anch'io ho sperimentato la webmail istruzione ed è effettivamente un pò lenta (non più di libero) ma poi leggendo la guida ho scoperta che configurando outlook (che è la modalità che il Ministero ha consigliato nella guida stessa) la velocità di scarico ed invio posta è soddisfacente.
    non+autenticato
  • Italiana, residente all?estero, mi intristisce questa vocazione polemica tipica italiana che paralizza ogni iniziativa.
    Veramente l?autore di questo intervento crede che il suo articolo contenga argomentazioni serie? Credo che quello che manca al nostro paese sia la critica costruttiva, contro quella aprioristica che invece riesce tanto bene.
    Se fossi insegnante sarei ben contenta di avere un indirizzo e-mail ?professionale? e non dover usare quello personale (ammesso di averne uno).
    Ecco le mie obiezioni punto per punto:
    - è chiaro che a poter determinare l?assegnazine delle caselle di posta elettronica al personale non di ruolo sia il Preside/Dirigente Scolastico. La differenza fra i lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato esiste in qualsiasi ambiente lavorativo.
    - Un po? di obiettività: quale sarebbe stata la reazione se la casella di posta fosse stata obbligatoria?
    - Punto 3 non viene spiegata quale sia questa procedura laboriosa, quindi non ci sono elementi per stabilire se questa affermazione è fondata o meno?
    - Si può supporre che una volta dimostrato l?interesse degli insegnanti e degli utenti per il portale del Ministero dell?istruzione si potranno chiedere maggiori investimenti ed aspirare ad una migliore performance del sito (che comunque ho visitato ieri e non mi è sembrato più lento di altri?)
    - E? chiaro che si useranno i computer a disposizione nelle scuole, cosa vuole suggerire l?autore con questa affermazione? Che ogni docente doveva essere dotato anche di computer portatile insieme a indirizzo e-mail e password???
    - Così come avere un indirizzo e-mail per comunicare con gli amici non mi impedisce di vedere e uscire con gli amici, il fatto di avere un indirizzo e-mail per comunicare con la famiglia non sostituisce l?incontro fra il genitore e il docente
    - Il problema della privacy così posto è puramente strumentale. Ogni utente quando usa Internet sa quali sono i vantaggi e quali i rischi per la sua privacy. Se deve comunicare dati o informazioni che considera privati sceglierà altri mezzi di comunicazione.
    - Caselle civetta e spamming sono problemi di Internet, non del Ministero dell?Istruzione che avrà invece il dovere, ascoltando il suggerimento degli utenti e dando seguito alle critiche serie e costruttive di migliorare il suo servizio e di mantenerlo in linea con i miglioramenti nel settore.
    - Last but not least il docente, come ogni lavoratore, saprà gestire il suo tempo secondo le priorità che ha. E se la possibilità di iscriversi ad un corso di aggiornamento via internet gli farà risparmiare code e tempo per andare ad iscriversi al provveditorato, dedicherà quel tempo a gestire la sua posta elettronica, né più né meno di cosa fanno tutti i lavoratori. Trovo ancora una volta estremamente demagogico collegare l?utilizzo di una casella di posta elettronica con il problema, per altro reale, di una adeguata retribuzione degli insegnanti.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > - E? chiaro che si useranno i computer a
    > disposizione nelle scuole, cosa vuole
    > suggerire l?autore con questa affermazione?
    > Che ogni docente doveva essere dotato anche
    > di computer portatile insieme a indirizzo
    > e-mail e password???

    Penso che l'autore voglia forse suggerire che in questo modo si viene a perdere quella che e' l'utilita' del servizio. A cosa mi serve un servizio a distanza se per accedervi devo comunque recarmi presso la struttura scolastica? Non le sembra un controsenso?

    > - Il problema della privacy così posto è
    > puramente strumentale. Ogni utente quando
    > usa Internet sa quali sono i vantaggi e
    > quali i rischi per la sua privacy. Se deve
    > comunicare dati o informazioni che considera
    > privati sceglierà altri mezzi di
    > comunicazione.

    Dalla sua ultima affermazione appare evidente che tutte le problematiche di ordine pratico comunque legate al mondo della scuola dovranno essere trattate mediante altri canali.

    > - Caselle civetta e spamming sono problemi
    > di Internet, non del Ministero
    > dell?Istruzione che avrà invece il dovere,
    > ascoltando il suggerimento degli utenti e
    > dando seguito alle critiche serie e
    > costruttive di migliorare il suo servizio e
    > di mantenerlo in linea con i miglioramenti
    > nel settore.

    Piu' che mantenerlo forse bisognava fornirlo in linea con quelle che sono le tecnologie esistenti gia' da diversi anni (SSL ecc. ecc.)

    > - Last but not least il docente, come ogni
    > lavoratore, saprà gestire il suo tempo
    > secondo le priorità che ha. E se la
    > possibilità di iscriversi ad un corso di
    > aggiornamento via internet gli farà
    > risparmiare code e tempo per andare ad
    > iscriversi al provveditorato, dedicherà quel
    > tempo a gestire la sua posta elettronica, né
    > più né meno di cosa fanno tutti i
    > lavoratori.

    Concordo perfettamente anche se rimane sempre il problema dei docenti che, a volte anche per loro scelta, non hanno e non avranno un computer.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Concordo perfettamente anche se rimane
    > sempre il problema dei docenti che, a volte
    > anche per loro scelta, non hanno e non
    > avranno un computer.
    >
    Docenti che non hanno e non avranno mai un computer per scelta sarebbero da licenziare e a calci nel culo anche.
    Sarebbe come dire che vogliono usare ancora la penna d'oca e perchè no le tavolette di pietra.
  • - Scritto da: exsinistro

    > Docenti che non hanno e non avranno mai un
    > computer per scelta sarebbero da licenziare
    > e a calci nel culo anche.
    > Sarebbe come dire che vogliono usare ancora
    > la penna d'oca e perchè no le tavolette di
    > pietra.

    E se anche fosse?
    Scelte loro!
    Se il Ministero vuole che i docenti abbiano un computer che glielo regali. Viceversa ogni docente può decidere in piena autonomia se avere un computer o no.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > - Scritto da: exsinistro
    >
    > > Docenti che non hanno e non avranno mai un
    > > computer per scelta sarebbero da
    > licenziare
    > > e a calci nel culo anche.
    > > Sarebbe come dire che vogliono usare
    > ancora
    > > la penna d'oca e perchè no le tavolette di
    > > pietra.
    >
    > E se anche fosse?
    > Scelte loro!

    Infatti, se la casella non la vuoi non te la fare, se non la vuoi utilizzare, non la utilizzare, non mi pare che la capacità discrezionale e l'autodetrminazione sia messa in discussione da un servizio nuovo, innovativo e per la prima volta non richiesto. Probabilmente è un problema di comune senso del gregge e diamio addosso...
    > Se il Ministero vuole che i docenti abbiano
    > un computer che glielo regali. Viceversa
    > ogni docente può decidere in piena autonomia
    > se avere un computer o no.
    non+autenticato
  • La sua risposta non mi convince. Il problema degli insegnanti che non hanno un computer personale con cui accedere alla casella di posta elettronica non si risolve rifiutando il servizio stesso.
    E continuo a non vedere soluzione alternativa a quella di utilizzare i computer a disposizione della scuola. Ribadisco che solo utilizzando un servizio e dimostrandone l?efficacia ed utilità si possono avanzare richieste di miglioramento (più computer a disposizione nella scuola, computer più moderni, veloci e performanti, sito del ministero ?supersicurizzato? etc.)
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La sua risposta non mi convince. Il problema
    > degli insegnanti che non hanno un computer
    > personale con cui accedere alla casella di
    > posta elettronica non si risolve rifiutando
    > il servizio stesso.

    Certo che no, ma neanche obbligando chi non ha la possibilita' di utilizzarlo a farlo. Ma mi spiega perche' nell'ottica del "lavori quando vuoi ed organizzi il tuo tempo come vuoi" un docente senza computer debba recarsi presso la sede scolastica per accedere ad una casella di posta elettronica istituzionale? Tradotto sarebbe: se io non posso accedere da casa, perche' la stessa comunicazione non mi puo' essere data dalla segreteria?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > La sua risposta non mi convince. Il
    > problema
    > > degli insegnanti che non hanno un computer
    > > personale con cui accedere alla casella di
    > > posta elettronica non si risolve
    > rifiutando
    > > il servizio stesso.
    >
    > Certo che no, ma neanche obbligando chi non
    > ha la possibilita' di utilizzarlo a farlo.
    > Ma mi spiega perche' nell'ottica del "lavori
    > quando vuoi ed organizzi il tuo tempo come
    > vuoi" un docente senza computer debba
    > recarsi presso la sede scolastica per
    > accedere ad una casella di posta elettronica
    > istituzionale? Tradotto sarebbe: se io non
    > posso accedere da casa, perche' la stessa
    > comunicazione non mi puo' essere data dalla
    > segreteria?

    Mi sembra che navighi nel buio: ma dove avete trovato scritto che la casella debba essere usata per forza da scuola? e dove avete trovato scritto (ho scandagliato tutto il sito istruzione per trovare queste affermazioni e il risultato è che è una pura bufala dello scrivente dell'articolo provocatorio) che questa benedetta casella di posta elimini altri canali comunicativi tra scuola, docenti e genitori? Ma non vi pare che state facendo demagogia pura per il semplice fatto che qualcuno per la prima volta vi abbia dato la possibilità di accedere ad un servizio, FACOLTATIVO, senza che sia stato richiesto?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Italiana, residente all?estero, mi
    > intristisce questa vocazione polemica tipica
    > italiana che paralizza ogni iniziativa.

    mi hai strappato le parole di bocca!
    che lamentosa pignoleria quest'Anonimo.
  • Senza entrare nel merito di quello che potrebbe essere l'utilizzo pratico o meno, da parte del corpo docente, quello che forse non si evince dall'articolo e' che avendo a disposizione il nome e cognome dell'insegnante, il suo codice fiscale e l'identificativo della scuola nella quale insegna, chiunque puo' aprirsi una casella sul sito istruzione.it
    Pensate, ci sono casi in cui il dirigente scolastico ha "gentilmente" aperto di sua iniziativa la famosa casella di posta elettronica ad ignari insegnati che si sono visti recapitare il plico contenente la password, la domanda per recuperare la password ecc. ecc.
    Inseriti da chi? Da qualche anima pia che in barba a qualsiasi legge dello stato si e' presa la briga di "attivare il servizio".
    Si parla tanto di privacy e sicurezza. Che ve ne pare di questo?
    non+autenticato
  • Mi sembra un falso problema...
    quando entro in un'azienda a lavorare a qualcuno mi attiva la casella, poi mi arriva la password e io posso cambiarla? Qual è il problema se il preside attiva le caselle ai suoi insegnanti?

    E poi sono scandalizzato dalle considerazioni sulla retribuzione e i GRAVI PERICOLI dell'iniziativa, se continuamo con queste posizioni non cambieremo mai niente!

    Vabbè
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Mi sembra un falso problema...
    > quando entro in un'azienda a lavorare a
    > qualcuno mi attiva la casella, poi mi arriva
    > la password e io posso cambiarla?

    Non firma nessuna informativa riguardante i termini per l'utilizzo del servizio oppure l'uso della posta elettronica nella sua azienda non e' regolato da nessuna norma? Cioe', chiunque puo' fare quello che vuole con il suo account di posta elettronica e nessuno ne e' responsabile in caso di problemi?

    > Qual è il
    > problema se il preside attiva le caselle ai
    > suoi insegnanti?
    >

    Il problema risiede nel fatto che, come riportato nell'articolo, attenendosi a quelle che sono le norme per la fruizione del servizio disponibili sul sito, la scelta o meno di avere la casella e' data esclusivamente al docente che ne e' di fronte alla legge l'unico responsabile.
    Io non metto in dubbio quella che potrebbe essere l'utilita' del servizio ma come questo viene gestito, visto che ci sono dei decreti e delle leggi che regolano la materia sia dal punto di vista della sicurezza informatica che della privacy.
    non+autenticato
  • Non ho ben capito se chi parla ha effettuato una registrazione e utilizzato un browser di posta per la propria casella, dico questo perchè mi pare che faccia delle considerazioni prive di fondamento:
    sono un docente, ho inserito il mio codice fiscale, la scuola in cui sono titolare, mi sono stati prospettati i miei dati di dipendente del Ministero, ho ottenenuto una casella postale istruzione immediatamente accettando le condizioni di servizio, pertanto non capisco dove risiede la complessità di registrazione. Ho cambiato la password più volte per la mia sicurezza, senza problemi, ho configurato il mio outlook e ho avuto problemi perchè inizialmente lo avevo configurato come il mio account s libero e non funzionava, poi leggendo i documenti di configurazione disponibili sul sito, ho scoperto che bisognava impostare l'autenticazione sul'SMTP e POP3 altrimenti il server non accettava il login: questo si si ha un minimo di conoscenze tecniche significa sicurezza e certificazione dell'utente, e per quanto mi riguarda sono soddisfatto, più di quanto lo sono nell'utlizzare una casella su libero piuttosto che tin facendomi inondare di posta indesiderata. Come al solito siamo qui a discutere se anche un servizio che non abbiamo mai avuto "nasconda insidie" di privacy e sicurezza. Mi sento più privato della mia privacy con la mia cassetta postale di casa o dal mio cellulare di cui qualcuno detiene i tabulati. Ci stiamo a preccupare se qualcuno "legga la nostra corrispondenza" con i genitori dei nostri ragazzi: avete mai fatto gli incontri con i genitori nelle vostre scuole? avete mai avuto delle sale riservate in cui parlare con i genitori lontano dal caos e dalle orecchie degli altri genitori? Siete docenti della scuola italiana o che altro? Non approvo la politica generale di questo governo, ma santo iddio hanno fatto una cosa per noi, senza che l'abbiamo chiesta, liberi di aderire o meno (mi immagino se eravamo obbligati ad averla: oggi discutevamo dell'imposizione dall'alto). E poi se non volete ricevere comunicazioni su istruzione.it potete sempre farvela mandare su altri account assieme a mille comunicazioni pubblicitarie e spendere sempre più denaro per scaricare la posta e pagare la bolletta telefonica salata per leggere l'unico messaggio che vi interessa.
    Concludo con una considerazione: anch'io ho sperimentato la webmail istruzione ed è effettivamente un pò lenta (non più di libero) ma poi leggendo la guida ho scoperta che configurando outlook (che è la modalità che il Ministero ha consigliato nella guida stessa) la velocità di scarico ed invio posta è soddisfacente.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Non ho ben capito se chi parla ha effettuato
    > una registrazione e utilizzato un browser di
    > posta per la propria casella, dico questo
    > perchè mi pare che faccia delle
    > considerazioni prive di fondamento:
    > sono un docente, ho inserito il mio codice
    > fiscale, la scuola in cui sono titolare, mi
    > sono stati prospettati i miei dati di
    > dipendente del Ministero, ho ottenenuto una
    > casella postale istruzione immediatamente
    > accettando le condizioni di servizio ...

    Due domande:

    1) Non le sembra, visti i dati che occorrono, che tutta l'operazione possa essere fatta da chiunque?
    2) Ma se a richiedere il servizio fosse stato il suo dirigente scolastico? Cioe' se avesse inserito i suoi dati, scelto la password al posto suo, inserito la domanda per ottenere la nuova password sempre al posto suo ed accettato le condizioni che regolano il servizio sempre, e ripeto, al posto suo. La penserebbe nello stesso modo?

    Alcune considerazioni:

    dal linguaggio che usa posso tranquillamente concludere che lei non ha problemi dal punto di vista informatico, insomma se la sa cavare da solo in presenza di problemi. Ma quanti nella scuola di oggi possono dire lo stesso? Siamo onesti, quanti docenti saranno costretti a "sfruttare" i familiari o i conoscenti per portare avanti questo progetto?

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Non ho ben capito se chi parla ha
    > effettuato
    > > una registrazione e utilizzato un browser
    > di
    > > posta per la propria casella, dico questo
    > > perchè mi pare che faccia delle
    > > considerazioni prive di fondamento:
    > > sono un docente, ho inserito il mio codice
    > > fiscale, la scuola in cui sono titolare,
    > mi
    > > sono stati prospettati i miei dati di
    > > dipendente del Ministero, ho ottenenuto
    > una
    > > casella postale istruzione immediatamente
    > > accettando le condizioni di servizio ...
    >
    > Due domande:
    >
    > 1) Non le sembra, visti i dati che
    > occorrono, che tutta l'operazione possa
    > essere fatta da chiunque?

    L'osservazione, consentimi, è banale in quanto se qualcuno fa una casella di posta su tin o libero al posto tuo (ed è molto più facile) e poi scrive sui siti pedofili, prima che rivendichi i tuoi diritti ce ne passa. Invece una casella dentro un'istituzione, a parte il fatto che puoi rivolgerti al tuo datore di lavoro per far verificare se c'è un uso fraudolento della casella stessa, quantomeno se cerchi di registrarti e avere la tua casella e scopri che è stata gia fatta ed è utilizzata da qualcuno è il tuo datore di lavoro che tutelerà i tuoi interessi (ampiamente documentato su atti normativi primari)


    > 2) Ma se a richiedere il servizio fosse
    > stato il suo dirigente scolastico? Cioe' se
    > avesse inserito i suoi dati, scelto la
    > password al posto suo, inserito la domanda
    > per ottenere la nuova password sempre al
    > posto suo ed accettato le condizioni che
    > regolano il servizio sempre, e ripeto, al
    > posto suo. La penserebbe nello stesso modo?
    >

    Certamente, e chiederei la cancellazione e rigenerazione della casella. Cerchiamo di essere concreti, siamo in uno stato di diritto e se c'è un diritto leso questo va perseguito, ma se è pura demagogia, beh allora...


    > Alcune considerazioni:
    >
    > dal linguaggio che usa posso tranquillamente
    > concludere che lei non ha problemi dal punto
    > di vista informatico, insomma se la sa
    > cavare da solo in presenza di problemi. Ma
    > quanti nella scuola di oggi possono dire lo
    > stesso? Siamo onesti, quanti docenti saranno
    > costretti a "sfruttare" i familiari o i
    > conoscenti per portare avanti questo
    > progetto?
    >

    E' vero, mi muovo bene nell'informatica, e sa perchè? perchè a 46 anni i miei figli ne sapevano più di me, i miei studenti mi davano lezione di new-economy, a scuola ero uno che mi lamentavo dell'assenza di strutture informatiche e poi quando sono arrivate ho perso l'alibi. I miei insegnati sono stati i miei alunni a cui va tutta la mia gratitudine. Ora chi impone a chi di usare i nuovi strumenti tecnologici per i rapporti scuola famiglia? mi dice dov'è scritto? mi dice chi lo afferma oltre a colui che ha scritto l'articolo su cui stiamo tutti discutendo? Le chiedo: lei sà quanti sono gli adulti che non sono in grado di utilizzare un video-registratore e solo grazie ai propri figli ne vengono fuori?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ora chi impone a chi di
    > usare i nuovi strumenti tecnologici per i
    > rapporti scuola famiglia? mi dice dov'è
    > scritto? mi dice chi lo afferma oltre a
    > colui che ha scritto l'articolo su cui
    > stiamo tutti discutendo?

    Nei rapporti scuola famiglia sicuramente no (il suo paragone sul videoregistratore e' quanto meno corretto) ma potrei portarle alcuni esempi di scuole in cui l'attuale sperimentazione consente ed obbliga alla fruizione di corsi di aggiornamento esclusivamente online.
    non+autenticato
  • Scritto da: Anonimo
    > > Pensate, ci sono casi in cui il dirigente
    > scolastico ha "gentilmente" aperto di sua
    > iniziativa la famosa casella di posta
    > elettronica ad ignari insegnati che si sono
    > visti recapitare il plico contenente la
    > password, la domanda per recuperare la
    > password ecc. ecc.
    > Inseriti da chi? Da qualche anima pia che in
    > barba a qualsiasi legge dello stato si e'
    > presa la briga di "attivare il servizio".
    > Si parla tanto di privacy e sicurezza. Che
    > ve ne pare di questo?

    Che di sentito dire si muore. Ma dimmi hai questo riscontro diretto? allora se lo stato di diritto ti è tanto a cuore denuncialo alle autorità, fornisci argomentazioni valide e non firmarti come anonimo altrimenti sei un semplice denigratore e sei uno di quelli che usa il cellulare a scuola in aula, in treno, in metro, nella strada e fa ascoltare la sua "privacy" a chiunque capita. se sei un docente sai che il cedolino del tuo stipendio ti viene fornito, con tutti i tuoi dati, dalla segreteria dell scuola senza busta e tutti, dico tutti, della segreteria leggono il tuo status di dipendente. Disquisisci delle casella di posta di istruzione e della sua sicurezza quando la tua vita quotidiana e costantemente privata dei privacy o sei uno di quelli che non và più al supermercato perchè ci sono le telecamere che riprendono i clienti, o non cammina più per strada perchè viene ripreso dalle telecamere delle banche?
    Almeno alla posta docenti ci si iscrive solo se civa, e se qualcuno ci ha iscritto e poi ci ha consegnato i dati, peraltro modificabili nella password, possiamo sempre non utilizzarla e continuare a lamentarci che il docente italiano non ha, non ha , non ha..........
    -
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Che di sentito dire si muore. Ma dimmi hai
    > questo riscontro diretto? allora se lo stato
    > di diritto ti è tanto a cuore denuncialo
    > alle autorità, fornisci argomentazioni
    > valide e non firmarti come anonimo
    > altrimenti sei un semplice denigratore ...

    Ha perfettamente ragione.


    > e sei
    > uno di quelli che usa il cellulare a scuola
    > in aula, in treno, in metro, nella strada e
    > fa ascoltare la sua "privacy" a chiunque
    > capita.

    Se mi andasse di farlo, lo farei a seguito di una mia decisione non perche' qualcuno ha deciso per me.

    > se sei un docente sai che il
    > cedolino del tuo stipendio ti viene fornito,
    > con tutti i tuoi dati, dalla segreteria dell
    > scuola senza busta e tutti, dico tutti,
    > della segreteria leggono il tuo status di
    > dipendente.

    Ecco, un altro errore. Qualcuno lo ha mai fatto presente? Oppure basta constatare che i soldi ci sono tutti e poi il resto e' relativo?
    non+autenticato
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