Luca Annunziata

Azure e i suoi fratelli

WPC, giorno 2: sul palco c'è Ballmer e si parla, quasi solo, di Azure. Dal CEO un appello ai partner: il business sta cambiando, cambiate con lui o cambiate mestiere

Azure e i suoi fratelliNew Orleans (LA) - "Se volete un business che non cambia, lasciate perdere l'IT. Non posso dirvi di non preoccuparvi, ma vi posso dire che per ogni prodotto o settore che sembra sparire, ce ne sono altri due che stanno nascendo". Così Steve Ballmer nel giorno in cui Windows Azure, la piattaforma per il cloud computing made in Redmond, viene ufficialmente consacrata come il nuovo punto di partenza dell'offerta web di Microsoft: c'è un listino prezzi, c'è un modello di business, c'è tutto quello che serve per progettare e programmare il futuro passaggio dai costosi datacenter succhia-corrente ad un radioso sistema trasparente di fornitura di servizi online.

E alcuni partner di Microsoft, come è comprensibile, sono perplessi: nel giro di due giorni BigM ha presentato un nuovo Office che permette di lavorare in remoto e di sviluppare applicazioni di Business Intelligence che prima erano il pane quotidiano degli sviluppatori indipendenti, nonché un meccanismo di fornitura di potenza di calcolo in remoto che scavalca (o potrebbe scavalcare) il passaggio per le mani di chi fino ad oggi è stato la spalla sul mercato dell'azienda di Redmond. Sul palco, durante il keynote della mattina, e nei comunicati stampa tuttavia le rassicurazioni fioccano: ci sarà spazio per tutti, ci saranno grosse opportunità per mantenere il proprio giro d'affari e anzi trovare nuovi clienti. Parola di Steve Ballmer.

"Il business sta cambiando - ribadisce, citando nuovamente quel reset dell'economia da lui già descritto qualche tempo fa - Ma niente cambierà così rapidamente da impedire ai partner di stare al passo con le novità: gli investimenti a lungo termine, quelli con scadenza di 5 o 10 anni, tipicamente riguardano noi che abbiamo strumenti finanziari adatti a farvi fronte". Quello che Ballmer sostiene è che la tecnologia, anche in questa difficile fase del mercato, possa aiutare a contenere i costi: ma offrire servizi più economici non dovrebbe costituire un problema assoluto poiché starà all'intelligenza di Microsoft e dei suoi partner riuscire a trasmettere alla clientela attuale e ai potenziali nuovi acquirenti il valore reale delle soluzioni proposte.
Il caso di Azure è esemplare di questa tendenza: la sparizione dei datacenter dal groppone dei clienti dovrebbe consentire di ottimizzare gli investimenti in grosse infrastrutture disponibili on demand, fornite da Microsoft in questo caso. Gli utenti finali non si dovranno più preoccupare della gestione delle macchine, del loro aggiornamento: ci penserà BigM. Ai partner spetterà il ruolo di intermediari: presenteranno all'acquirente le differenti possibilità, da Windows Server 2008 R2 a Azure, le varie incarnazioni del database SQL, le capacità di virtualizzazione e migrazione live di Hyper-V, svilupperanno le soluzioni personalizzate per i diversi clienti. E, a seconda del tipo di offerta che decideranno di proporre, stabiliranno di conseguenza anche il margine che vorranno garantirsi.

una slide del keynote di Ballmer


Azure, comprato direttamente da Microsoft, costerà 0,12 dollari per ora di computazione e 0,15 dollari al mese per ogni gigabyte di dati archiviati. Ovviamente c'è un costo legato alla banda consumata, 0,1 dollari per ogni gigabyte in entrata e 0,15 per ogni gigabyte in uscita. Prezzi in linea con quello che è, per certi versi, il principale concorrente di Azure, Amazon, ma di poco superiori a quelli dell'alternativa Linux proposta sempre da quello che un tempo era solo un rivenditore di libri online. Resta da stabilire se questo costituirà o meno un punto critico per il successo commerciale della piattaforma cloud di Redmond.

In alternativa, sarà possibile anche sottoscrivere delle forme di abbonamento ai servizi cloud di Azure, per così dire alla vecchia maniera: le informazioni su queste alternative saranno però disponibili solo a novembre, in occasione del prossimo PDC (l'evento per gli sviluppatori Microsoft), e fino ad allora Azure sarà del tutto gratuito per incentivare la creazione delle prime proposte commerciali basate sulla piattaforma.

Tutta questa attenzione per Azure, tuttavia, rischia di mettere in secondo piano le altre novità annunciate (o non annunciate): Windows Mobile Marketplace e Windows 7 RTM. Per quest'ultimo, al contrario delle anticipazioni, la vera notizia è che non c'è una data di rilascio certa, e il suo arrivo ai partner e agli assemblatori OEM resta fissato genericamente entro la fine del mese di luglio. Per il primo, invece, sono iniziate le procedure di ammissione: dal 27 di luglio sarà possibile sottoporre i propri lavori per l'approvazione, e sempre in quella data ci dovrebbero essere novità anche per quanto attiene un concorso che dovrebbe coinvolgere gli sviluppatori.

In una chiacchierata a margine della conferenza, Todd Brix (responsabile marketing della piattaforma mobile di Microsoft), ha spiegato a Punto Informatico che tra le principali qualità del Marketplace di WinMo va sicuramente annoverata la sua compatibilità con le precedenti versioni del sistema operativo per dispositivi mobili: oltre al prossimo 6.5, il cui rilascio è fissato per l'autunno, il Marketplace funzionerà anche su Windows Mobile 6.0 e 6.1, vale a dire su milioni di dispositivi già in circolazione.

Brix pone poi l'accento su un altro fattore ritenuto da molti critico per il successo degli store di applicazioni per il mobile: la politica di valutazione dei prodotti. Fermo restando l'aspetto tecnico, la qualità del codice che ogni programma deve garantire, e un approccio che in linea di massima tenterà di tenere fuori dal Marketplace la pornografia e la violenza, l'intenzione di Microsoft è quella di offrire garanzie agli sviluppatori rispetto alla possibilità che i propri prodotti possano venire accettati o rifiutati in fase di valutazione.

Con la pubblicazione di regole chiare e molto particolareggiate, già a disposizione online, la speranza di Microsoft è di attirare l'attenzione di un mercato che fino a questo momento è stato pressoché dominato da iPhone (proprio oggi è arrivata anche la notizia che AppStore ha superato il traguardo di 1,5 miliardi di applicazioni vendute). WinMo, spiega Brix, si presta ad essere una piattaforma flessibile per ogni tipo di utilizzo - professionale e consumer. Il Marketplace dovrebbe garantire anche di sopperire alla carenza di distribuzione che il software prodotto per la piattaforma ha sofferto fino ad oggi.

Quanto alla possibilità che ci possa essere in programma un telefonino marchiato Microsoft, bocche cucite: l'unico obiettivo dichiarato è offrire un'esperienza coerente su tutte le piattaforme in cui Microsoft opera. A leggere tra le righe il futuro Windows Mobile 7 resta avvolto tra le nebbie, segno che qualche novità potrebbe anche celarsi dietro alla cortina di riservatezza eretta: in ogni caso, visto che di solito trascorre un anno o più tra le varie versioni di WinMo, se ne parlerà come minimo nel 2010.

Luca Annunziata
117 Commenti alla Notizia Azure e i suoi fratelli
Ordina
  • Mi sono iscritto a PI solo per dirti: GRAZIE!!!

    Dopo aver letto messaggi e messaggi di persone che non hanno capito niente, finalmente trovo il tuo... e confermo... è esattamente come hai descritto.

    Se qualcuno vuole giocare a fare tanto il saccente almeno prima si informi.
  • Dopo mesi di assenza totale da PI, ho dato uno sguardo giusto oggi e vedo che la situazione non è cambiata: l'ignoranza regna sovrana tra i lettori.

    Il cloud computing non c'entra niente con Google Apps o Office online ma è una cosa ben precisa: eseguire un'applicazione in un ambiente che mette a disposizione risorse di calcolo "generiche", pagate a tempo, piuttosto che eseguirla sui propri server. Non si parla di applicazioni desktop, videogiochi, programmi da ufficio, ma di applicazioni server che spaziano da un sito di e-commerce ad un servizio di transcodifica video (solo come esempi).

    Un infrastruttura di cloud computing mette a disposizione *migliaia* di server e rende possibile ottenere livelli di affidabilità e disponibilità notevolissimi, nemmeno lontanamente paragonabili a quelli ottenibili possedendo server propri.

    Ma la cosa più importante è un'altra: ospitare un'applicazione in un cloud permette di evitare di fare il cosiddetto capacity planning, ovvero l'infrastruttura cloud è in grado di servire un traffico virtualmente infinito a costi bassissimi, al contrario delle soluzioni "in-house" in cui i server sono dimensionati sui picchi di carico e rimangono largamente sotto-utilizzati per la maggior parte del tempo, sprecando montagne di soldi.

    Ciliegina sulla torta: il sitema operativo è gestito interamente dal fornitore del servizio. Ci si può dimenticare completamente della manutenzione del sistema, dei guasti hardware, dei problemi di rete, della mancanza di connettività, ecc.
    non+autenticato
  • Mah... quello di cui ci si può dimenticare è di poter intervenire direttamente in caso di emergenza.

    Cioè ti attacchi alla pagina di status del servizio esternalizzato e attendi che qualcun altro, altrove, metta tutto a posto.

    Il problema è che ai clienti spesso ti tocca dire "stiamo lavorando per voi" senza sapere una mazza del perché e del percome dell'interruzione del servizio, ne' sui tempi effettivi di ripristino dello stesso.


    :DTM.


    - Scritto da: Dario Solera

    > Ciliegina sulla torta: il sitema operativo è
    > gestito interamente dal fornitore del servizio.
    > Ci si può dimenticare completamente della
    > manutenzione del sistema, dei guasti hardware,
    > dei problemi di rete, della mancanza di
    > connettività,
    > ecc.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dario Solera
    > Dopo mesi di assenza totale da PI, ho dato uno
    > sguardo giusto oggi e vedo che la situazione non
    > è cambiata: l'ignoranza regna sovrana tra i
    > lettori.
    >
    > Il cloud computing non c'entra niente con Google
    > Apps o Office online ma è una cosa ben precisa:
    > eseguire un'applicazione in un ambiente che mette
    > a disposizione risorse di calcolo "generiche",
    > pagate a tempo, piuttosto che eseguirla sui
    > propri server. Non si parla di applicazioni
    > desktop, videogiochi, programmi da ufficio, ma di
    > applicazioni server che spaziano da un sito di
    > e-commerce ad un servizio di transcodifica video
    > (solo come
    > esempi).
    >
    > Un infrastruttura di cloud computing mette a
    > disposizione *migliaia* di server e rende
    > possibile ottenere livelli di affidabilità e
    > disponibilità notevolissimi, nemmeno lontanamente
    > paragonabili a quelli ottenibili possedendo
    > server
    > propri.
    >
    > Ma la cosa più importante è un'altra: ospitare
    > un'applicazione in un cloud permette di evitare
    > di fare il cosiddetto capacity planning, ovvero
    > l'infrastruttura cloud è in grado di servire un
    > traffico virtualmente infinito a costi
    > bassissimi, al contrario delle soluzioni
    > "in-house" in cui i server sono dimensionati sui
    > picchi di carico e rimangono largamente
    > sotto-utilizzati per la maggior parte del tempo,
    > sprecando montagne di
    > soldi.
    >
    > Ciliegina sulla torta: il sitema operativo è
    > gestito interamente dal fornitore del servizio.
    > Ci si può dimenticare completamente della
    > manutenzione del sistema, dei guasti hardware,
    > dei problemi di rete, della mancanza di
    > connettività,
    > ecc.

    Ok ok, tu ne sai molto e noi siamo ignoranti...
    Checché tu ne dica le Google Apps sono una forma di cloud computing, sebbene pensata per l'utente "home". Il significato delle parole, specie in ambito IT, può modificarsi in tempi brevi... WinMX e BitTorrent sono due universi separati, basati su tecnologie assai distanti, ma hai il coraggio di dirmi che non faccio comunque File Sharing o Peer to Peer se uso l'uno o l'atro?
    La pedanteria non aiuta a comprendere meglio le cose.
    non+autenticato
  • Per quanto riguarda la pendateria hai ragione (e me ne scuso).

    Google Apps è un SaaS per la "produttività d'ufficio". Forse ti confondi con Google AppEngine, che è un servizio di cloud computing analogo a EC2/AWS di Amazon e Azure di Microsoft.

    Quello che importa comunque è che per cloud computing in questo articolo ci si riferisca ad un servizio che mette a disposizione "risorse di calcolo" su cui far girare le proprie applicazioni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dario Solera
    > Per quanto riguarda la pendateria hai ragione (e
    > me ne
    > scuso).
    >
    > Google Apps è un SaaS per la "produttività
    > d'ufficio". Forse ti confondi con Google
    > AppEngine, che è un servizio di cloud computing
    > analogo a EC2/AWS di Amazon e Azure di
    > Microsoft.
    >
    > Quello che importa comunque è che per cloud
    > computing in questo articolo ci si riferisca ad
    > un servizio che mette a disposizione "risorse di
    > calcolo" su cui far girare le proprie
    > applicazioni.

    A parte la disquisizione sul corretto significato di cloud computing (di cui la SaaS può essere considerata a buon diritto una sottocategoria, mentre ciò a cui ti riferisci tu è forse più vicino al cosiddetto "Grid computing") la vedo esattamente come te, nel senso che sono un sostenitore di questo tipo di evoluzione, sia per le aziende che per i privati, perché la vedo come una razionalizzazione delle risorse. Come dire l'automobile e il mezzo pubblico...
    non+autenticato
  • W l'automobile!!!
    non+autenticato
  • Non credo proprio in questa idea decantata come innivativa.
    Dove stà l'innovazione?
    Non so, io non la vedo.
    Se poi la gente vole farsi spiare meglio da M$: ossia di più e meglio di come fa già adesso, allora non c'è problema.
    Poi, qualcuno non mi parli di crittazione dati, questa serve se si usano codici sicuri e possibilemente non conosciuti da che detiene i server.
    Certo tanti dati messi lì tutti assieme non possono essere letti tutti... ma sappiamo che anche le macchine possono scovare i dati utili.
    Quindi con questa ipotesi di lavoro, se avrà successo, servirà soltanto ad una cosa: rendere inutile lo sionaggio industriale tradizionale, facendo pagare la spesa ai clienti "pecoroni".
    I tempi cambiano no?A bocca aperta
  • Semplice, io critto il testo con una chiave sul mio PC e poi lo metto online. Non è così che si dovrebbe fare? Oppure vogliamo mettere sul server anche le chiavi di decrittazione? Ovvio, non è una cosa che farebbe un n00b, ma da quando ho visto fare doppio click su "virus.exe" non mi stupisco più di nulla.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Utente non registrato
    > Semplice, io critto il testo con una chiave sul
    > mio PC e poi lo metto online. Non è così che si
    > dovrebbe fare? Oppure vogliamo mettere sul server
    > anche le chiavi di decrittazione? Ovvio, non è
    > una cosa che farebbe un n00b, ma da quando ho
    > visto fare doppio click su "virus.exe" non mi
    > stupisco più di
    > nulla.
    Certo è il minimo che si può fare, una chiave è sempre una chiave, ma ricordo anche che a volte anche le chiavi possono essere decrittate.
    Ma ovviamente e sicuramente molti invieranno il loro lavoro in chiaro... Non c'è da stupirsi....
  • Mi stavo chiedendo, se il computing diventasse 100% cloud, nel senso che basterebbe un terminale con un browser e un po' di ram per far tutto quello che vuoi, che fine farebbe il P2P?
    Ci si potrebbe scambiare file attraverso servizi di storage, o condividere un "disco" in rete (interessante... centralizzare tutto lo scambio di file... se ce ne sono di illegali sarà molto più facile cercarli ed eliminarli, in un posto solo), fare C2C, cloud to cloud... oppure perché mai uno dovrebbe fare P2P o C2C quando può fruire in streaming... i produttori di contenuti metton su il loro server, tu paghi un tot a visone/ascolto/lettura, se ti è piaciuto magari puoi avere lo sconto per la seconda fruizione... sì, penso che anche i giornali che vorran fare come dice murdock e farsi pagare le notizie online potrebbero far così, e per evitare che tanto ben di dio se ne vada in giro per il mondo aggratise c'è già il Trusted computing, basta adattarlo per far diventare Trusted Cloud, condirlo con un bel DRM con le bocce e il gioco è fatto... solo i terminali trusted si collegano alla nuvola trusted, così c'è anche più sicurezza, i pedo-terro-satanisti son fregati perché tutto quel che immettono e usufruiscono dalla rete rimane firmato, tracciato e certificato (con le leggine giuste si possono imporre a chi fa e gestisce le cloud di essere carlucci-compliant), e poi non dovremmo aver più paura che gli sbirri ci entrino in casa quando non ci siamo per installare il trojan di stato per spiare i sospetti o tentino di introdurcelo con una mail infetta, basterà imporre la backdoor di stato alle cloud e si risparmia anche la benzina degli agenti...

    Oddio cosa ho scritto.......
    non+autenticato
  • Ah piccola precisazione... il post precedente è da intendersi unicamente ironico e provocatorio.
    non+autenticato
  • Innanzitutto vorrei chiedere a chi critica aspramente il cloud computing in generale, avete mai provato Google Apps?
    http://www.google.com/apps/intl/it/business/index....

    Io sì, con qualche dubbio sull'effettiva qualità dei servizi per non parlare di "dare la mia posta e i miei documenti in pasto a Google".

    Be' devo dire che ho provato e non me ne pento.
    Il servizio è ottimo, spesso c'è più di quello che mi serve e riguardo alla fiducia... darei un'occhiata alle altre aziende che hanno adottato il servizio.
    http://www.google.com/apps/intl/it/business/custom...

    Se avete un dominio vi invito ad attivare la versione gratuita (anche solo per per provare), fate un paio di account per amici e fate qualche test con documenti condivisi e calendari.

    Magari non cambierete idea sulla fiducia verso un'azienda lontana e sconosciuta, ma sull'utilità e la qualità del servizio vorrei avere qualche parere.
  • - Scritto da: TheGynius
    > Innanzitutto vorrei chiedere a chi critica
    > aspramente il cloud computing in generale, avete
    > mai provato Google
    > Apps?
    > http://www.google.com/apps/intl/it/business/index.
    >
    > Io sì, con qualche dubbio sull'effettiva qualità
    > dei servizi per non parlare di "dare la mia posta
    > e i miei documenti in pasto a
    > Google".
    >
    > Be' devo dire che ho provato e non me ne pento.
    > Il servizio è ottimo, spesso c'è più di quello
    > che mi serve e riguardo alla fiducia... darei
    > un'occhiata alle altre aziende che hanno adottato
    > il
    > servizio.
    > http://www.google.com/apps/intl/it/business/custom
    >
    > Se avete un dominio vi invito ad attivare la
    > versione gratuita (anche solo per per provare),
    > fate un paio di account per amici e fate qualche
    > test con documenti condivisi e
    > calendari.
    >
    > Magari non cambierete idea sulla fiducia verso
    > un'azienda lontana e sconosciuta, ma sull'utilità
    > e la qualità del servizio vorrei avere qualche
    > parere.

    Quoto in pieno, le google apps, funzionano benissimo per essere delle applicazione web-based, per quanto riguarda la privacy, devo ammettere che ormai mi sono arreso all'evidenza che per quanto mi sforzi ormai i miei dati sono stati dati in pasto a multinazionali tipo Facebook e google, per quanto mi impegni possiamo fare ben poco, almeno di diventare paranoici. Ma fin li non mi voglio spingere.
    non+autenticato
  • Io mi dico, se proprio queste grandi aziende vogliono spiarci hanno tutto il traffico email possibile suo loro server SMTP.
    L'unico modo per nascondere questo sarebbe crittografare tutto, ma sinceramente, questo mi sembra davvero paranoia.
    Per non parlare di blog, microblog e forum pubblici...
  • Il punto è che basta avere accortezza. Su internet scrivo solo ciò che ritengo che gli altri possano liberamente sapere. Se ho necessità vera di mandare un'email, un'email confidenziale, la mando crittografata. Sto in giro con un portatile/netbook/palmare e voglio connettermi? Lo faccio via proxy, in modo da non poter essere localizzato facilmente (per esempio tramite le connessioni pubbliche), se non voglio che si sappia dove sono o dove vado. Tutto dipende da quello che puoi/vuoi far sapere e quello che non vuoi/devi far sapere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: TheGynius
    > Io mi dico, se proprio queste grandi aziende
    > vogliono spiarci hanno tutto il traffico email
    > possibile suo loro server SMTP.
    > L'unico modo per nascondere questo sarebbe
    > crittografare tutto, ma sinceramente, questo mi
    > sembra davvero paranoia.

    Paranoia o memoria corta ?
    Gia' dimenticati i danni economici dovuti allo spionaggio industriale fatto da Echelon ?
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > Paranoia o memoria corta ?
    > Gia' dimenticati i danni economici dovuti allo
    > spionaggio industriale fatto da Echelon?

    E i danni all'industria dei giocattoli causati da Babbo Natale no?
  • - Scritto da: TheGynius
    > Innanzitutto vorrei chiedere a chi critica
    > aspramente il cloud computing in generale, avete
    > mai provato Google Apps?

    Non ho nulla contro il cloud computing, ma una soluzione va adottata se ha senso. Tolto chi è spesso in trasferta e quindi ha bisogno di avere dati ed applicazioni disponibili ovunque e da qualunque pc si trovi a disposizione, chi lavora in ufficio che se ne fa? Per un impiegato che lavora tutti i giorni sullo stesso pc che vantaggio offre il cloud computing rispetto ad un'applicazione locale? Quello che intendo è che sicuramente c'è ampio spazio per questa soluzione, ma non credo che soppianterà completamente il vecchio modo di lavorare.
  • - Scritto da: BlueSky
    > - Scritto da: TheGynius
    > > Innanzitutto vorrei chiedere a chi critica
    > > aspramente il cloud computing in generale, avete
    > > mai provato Google Apps?
    >
    > Non ho nulla contro il cloud computing, ma una
    > soluzione va adottata se ha senso. Tolto chi è
    > spesso in trasferta e quindi ha bisogno di avere
    > dati ed applicazioni disponibili ovunque e da
    > qualunque pc si trovi a disposizione, chi lavora
    > in ufficio che se ne fa? Per un impiegato che
    > lavora tutti i giorni sullo stesso pc che
    > vantaggio offre il cloud computing rispetto ad
    > un'applicazione locale? Quello che intendo è che
    > sicuramente c'è ampio spazio per questa
    > soluzione, ma non credo che soppianterà
    > completamente il vecchio modo di
    > lavorare.

    Si può usare un cloud computing a livello intranet portando gli stessi vantaggi. Invece di puntare ad un servizio internet si punterà ad un pagina intranet. La nostra intranet è gia piena zeppa di applicativi e altri se ne aggiungeranno a breve. Perciò implementare una Google Apps o un suo equivalente non mi sembra un grosso problema.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Eretico
    > Si può usare un cloud computing a livello
    > intranet portando gli stessi vantaggi. Invece di
    > puntare ad un servizio internet si punterà ad un
    > pagina intranet.

    Il discorso cambia radicalmente. Sono molto favorevole ad accentrare su server dati ed applicativi, anche se ritengo più adatto un terminal server per sw di office automation ecc. In genere trovo interessanti le applicazioni web per tutto quello che ha come backend un db, per sw che lavora su file molto meno.
  • - Scritto da: BlueSky
    > - Scritto da: Eretico
    > > Si può usare un cloud computing a livello
    > > intranet portando gli stessi vantaggi. Invece di
    > > puntare ad un servizio internet si punterà ad un
    > > pagina intranet.
    >
    > Il discorso cambia radicalmente. Sono molto
    > favorevole ad accentrare su server dati ed
    > applicativi, anche se ritengo più adatto un
    > terminal server per sw di office automation ecc.
    > In genere trovo interessanti le applicazioni web
    > per tutto quello che ha come backend un db, per
    > sw che lavora su file molto meno.

    Humm, non sono d'accordo. Spesso in azinda i documenti li devi condividere con altri che fanno parte di un team, ma che non sono nello stesso ufficio. Da noi gli uffici possono essere anche molto distanti. In nazioni diverse ad esempio. Perciò ben vengano gli sw di collaboration e le applicazioni stile Google Apps. Ma sai che risparmio sono in licenze M$ che avresti ? Soldi che potresti riutilizzare per cose molto più profique o utili.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Eretico
    > Humm, non sono d'accordo. Spesso in azinda i
    > documenti li devi condividere con altri che fanno
    > parte di un team, ma che non sono nello stesso
    > ufficio. Da noi gli uffici possono essere anche
    > molto distanti. In nazioni diverse ad esempio.

    Ed allora? Il documento può essere condiviso su di un fileserver accessibile da tutte le sedi. Non vedo il problema, una struttura così grande mi auguro avrà anche un reparto it in grado di mantenere una infrastruttura di rete simile.

    > Perciò ben vengano gli sw di collaboration e le
    > applicazioni stile Google Apps. Ma sai che
    > risparmio sono in licenze M$ che avresti?

    Anche con OpenOffice, non è necessario avere le Google Apps per risparmiare soldi in licenze.
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 10 discussioni)