Gabriele Niola

WebTheatre/ Scanzonata serietÓ

di Gabriele Niola - Risate liberatorie immerse in un noir tinto di grottesco. Una miniserie per la rete, condita di cinema

Roma - Provate a guardare i primi minuti del primo episodio di Jordan & Bear e capirete cosa intendono i suoi creatori Christopher Zanti e Nikola Markovic quando dicono che la loro intenzione principale era quella di "cercare di creare un prodotto per la rete con un pizzico di cinema in più".
In realtà il cinema nelle webserie (nelle migliori), c'è sempre. C'è la sua esperienza, il suo passato, l'applicazione delle sue regole fondamentali e il respiro dei suoi generi. In Jordan & Bear infatti si comincia con una rapina, nulla di più classico, per introdurre subito alla cornice interpretativa della serie ovvero il noir, quel mondo in cui è facile morire e difficile amare.

i protagonistiLa presenza del Bear del titolo (un orso interpretato da un uomo in un costume che non cerca minimamente il realismo) però rende tutto immediatamente grottesco e dal noir classico sembra di essere passati al noir moderno dei fratelli Coen, che non disdegna di mettere in scena anche il ridicolo delle situazioni proposte dal genere.
Jordan & Bear è una serie limitata, non va avanti all'infinito (è già terminata) e con tutta probabilità non avrà una seconda stagione, è forse meglio definibile come una miniserie per la rete. In questo anche più simile ad un film perché meno vincolato alla serialità.
I suoi episodi però hanno una scansione precisa, alternano il racconto delle fasi più pulp a quello delle fasi più emotive.

In un mercato in cui la narrazione sembra avere senso solo per piccoli tronconi, e quindi in maniera seriale, Jordan & Bear mostra come si possa ancora pensare un prodotto simile a un film, dotato di un inizio, un centro ed un fine, che non sia imperniato sul meccanismo d'attesa e di rimando della serialità ma sulla costruzione drammatica del racconto da effettuarsi lungo lo svolgersi degli episodi.
Girata e ambientata in Canada, la miniserie strizza un occhio a molto dell'immaginario collettivo. Ci sono le strip a fumetti di Calvin and Hobbes ma anche gli sketch televisivi del Saturday Night Live. Di originale invece c'è un'idea amarissima di comicità che non genera il riso in sé ma una constatazione dello schifo da cui non si può uscire se non con una risata finalmente liberatoria.
I due compari rapinano negozietti nella folle idea di raccogliere soldi a sufficienza per scappare a Santo Domingo. Tra i due, come si conviene, c'è anche una donna, mentre alle loro spalle la polizia che li insegue.
Contrariamente ai criminali dei film di Bogart, e molto più in linea con gli idioti coeniani, Jordan & Bear non sanno gestire nulla, non capiscono nulla e non sono nemmeno dotati di quel romanticismo disperato delle figure classiche. Sono un prodotto della società moderna tanto quanto lo è il concetto stesso di miniserie per la rete.

╚ possibile infatti un curioso parallelo tra il contenuto della miniserie e la sua essenza, cioè il fatto di essere un progetto seriale pensato per Internet. Jordan & Bear vivono un mondo serio e drammatico ma in una maniera e con uno stile a metà tra lo spensierato e il cazzeggio, allo stesso modo in cui le serie per la rete vivono in un mondo serio e drammatico (non ci sono soldi, non ci sono modelli di business sostenibili e non è facile trovare un proprio pubblico) in maniera scanzonata (la commedia è il genere prevalente come ripetuto più volte).

JORDAN & BEAR - EPISODIO 1


JORDAN & BEAR - EPISODIO 2


JORDAN & BEAR - EPISODIO 3


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo
5 Commenti alla Notizia WebTheatre/ Scanzonata serietÓ
Ordina
  • ...[Di originale invece c'è un'idea amarissima di comicità che non genera il riso in sé ma una constatazione dello schifo da cui non si può uscire se non con una risata finalmente liberatoria.]

    Bella questa sintesi, ed è proprio quella che cercavo per definire i Films comici di Alberto Sordi, quelli che hanno in primo piano i difetti degli Italiani, con la differenza che alla fine non si riesce ad avere la risata liberatoria.

    Bye

    Roberto
    non+autenticato
  • Esatto. Secondo me però roba come questa miniserie ma anche il grottesco americano anni '80 cui si rifà, fanno anche un passo in avanti (o per meglio dire sono leggermente più moderni). Non solo rendono comiche le ridicolezze ma non le limitano nemmeno all'universo che vivono. Noi parlavamo di difetti tipicamente italiani, loro di difetti umani.
  • Condivido la tua precisazione Gabriele.
    Vorrei aggiungere che questa miniserie, come anche il grottesco americano degli anni 80, favoriscono un'analisi che aiuta alla consapevolezza e favoriscono l'eliminazione dei difetti umani, uno stimolo ad un processo mentale positivo dunque.
    Nei films di Sordi viceversa non si è spinti a nessuna introspezione, anzi quei comportamenti "tipicamente italiani" vengono mostrati, quindi percepiti, come se fossero pregi; dunque da imitare.

    Una gran bella differenza non ti pare?

    Roberto F.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto F.
    [...]
    > Nei films di Sordi viceversa non si è spinti a
    > nessuna introspezione, anzi quei comportamenti
    > "tipicamente italiani" vengono mostrati, quindi
    > percepiti, come se fossero pregi; dunque da
    > imitare.
    >
    > Una gran bella differenza non ti pare?

    non sono affatto d'accordo: la satira è strettamente legata al contesto e dipende moltissimo dall'occhio dello spettatore.

    lo spettatore "educato" e con un minimo di sensibilità nel film di Alberto Sordi vede esagerato un concetto e sottolineato nel grottesco dal sottotesto, dalla tecnica, ma quello che il tuo ragionamento come spettatore non identico al personaggio che Sordi interpreta, è quello di risata si (grazie alla tecnica) ma basata sulla stigmatizzazione di un concetto che in realtà si biasima, si ridicolizza.

    Solo un burino vero considererebbe "uno da imitare" il personaggio tipico di Sordi.

    Per me è un errore fondamentale di interpretazione ma... diventa tristissimo se è la norma: significa che lo spettatore è peggiorato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto F.
    > ...[Di originale invece c'è un'idea amarissima di
    > comicità che non genera il riso in sé ma una
    > constatazione dello schifo da cui non si può
    > uscire se non con una risata finalmente
    > liberatoria.]
    >
    >   Bella questa sintesi, ed è proprio quella che
    > cercavo per definire i Films comici di Alberto
    > Sordi, quelli che hanno in primo piano i difetti
    > degli Italiani, con la differenza che alla fine
    > non si riesce ad avere la risata
    > liberatoria.
    >
    > Bye
    >
    > Roberto

    mi pare non sia questa gran invenzione, ma un clasico dell'umorismo, della satira.

    fatevi un giro sulla palestra di Daniele Luttazzi per ulteriori delucidazioni.

    Così, per non reinventare l'acqua calda ancora, e ancora, e ancora dopo 2000 anni.
    non+autenticato