Claudio Tamburrino

Creative Commons, tutto in una mappa

Uno studio presenta le prime statistiche globali sulle licenze libere. Italia seconda per opere licenziate

Roma - Ad un anno dall'avvio ufficiale, uno studio su numero e diffusione delle licenze Creative Commons tira le prime somme.

In un discorso all'Università di Harvard, dal titolo "Mapping the Global Commons: A Quantitative Perspective on Free Cultural Practice" il prof. Giorgos Chelitiotis dell'Università di Singapore ha provato a fare una panoramica sullo stato di salute e sul futuro delle licenze aperte. Afferma infatti che se i lavori di Lessig e "Viral Spiral" di Bollier rappresentano già la storia dei digital common, allora potrebbe già essere tempo per osservare più attentamente caratteristiche ed effetti del movimento.

Quante persone utilizzano le licenze CC nel mondo? Che grado di libertà conferiscono? Che "flusso culturale" generano le possibilità di condivisione, remix e riuso? Sono le principali domande cui cerca di dar risposta con il suo gruppo di ricerca e in collaborazione con Creative Commons.
Per effettuare un'analisi statistica sull'adozione di CC nel mondo ha riferito dei risultati ottenuti dal progetto CC-Monitor, una piattaforma wiki, ancora nella versione beta, che raccoglie i dati di sviluppo delle licenze open (per il momento solo CC). Il progetto, che si basa su dati estrapolati da un gran numero di ricerche giornalmente effettuate su Yahoo, Google e altri motori di ricerca in un lungo periodo, mostra la diffusione di CC nei singoli stati ed il Freedom score relativo ad ognuno, punteggio ponderato in base alle libertà che tali licenze concedono.

Ad oggi secondo il sito sono 170.268.161 le licenze così adottate nel mondo, con un freedom score di 3,29 su 6. Al secondo posto per numero di CC assoluto c'è l'Italia con 8.696.745 licenze, subito sotto alla Spagna e appena sopra gli Stati Uniti. Le unported licence, quelle cioè non localizzate in uno stato preciso sono oltre la metà, ben 109.902.180. Il sito è comunque in pieno sviluppo e se gli utenti non possono intervenire sui dati, possono interagire con commenti e annotazioni.

Per quanto riguardo il flusso generato da queste licenze una volta rilasciate in rete, Cheliotis ha effettuato uno studio sulla produzione di contenuti della community online ccMixter, quindi concentrandosi inizialmente esclusivamente su contenuti musicali. Questo progetto chiamato Participatory Media Lab ha sviluppato una serie di grafici che mettono in evidenza le interazioni particolari fra i diversi utenti e il contributo portato dai singoli contenuti alla community tramite il riuso o il remix, disegnando cosi catene di influenza reciproca che possono essere studiate per interpretare il flusso culturale e i benefici apportati alla community online dalle licenze CC.

Claudio Tamburrino
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