Alfonso Maruccia

Intercettazioni, Obama e Bush pari sono

Non si discuterà delle intercettazioni in un'aula di tribunale. Ciò costringerebbe le istituzioni a rinunciare all'alone di segretezza necessario a tutelare la sicurezza nazionale. La denuncia delle associazioni a favore dei diritti digitali

Roma - A Washington sarà anche cambiato il clima da quando la società civile statunitense ha eletto il suo primo presidente nero, ma in quanto a intercettazioni, spionaggio e intromissioni nella privacy dei cittadini nulla parrebbe cambiare nel passaggio dall'amministrazione di George Bush jr. a quella di Barack Obama. Il governo continuerà a non rivelare nulla per motivi di sicurezza nazionale.

Si parla naturalmente di quello che viene definito il President's Surveillance Program, il programma di intercettazioni sulle comunicazioni da e verso gli States avviato da Bush dopo l'attentato alle Twin Towers, definito in un recente rapporto degli Ispettori Generali dell'intelligence statunitense come ai limiti della legalità, caratterizzato da una dimensione (di raccolta delle informazioni) senza precedenti e senza alcuna utilità pratica verificabile.

Dopo aver concesso l'immunità retroattiva ad AT&T e alle altre telecom, corresponsabili dello spionaggio su un intero paese con le famigerate stanze segrete a disposizione della NSA, il giudice del Distretto Nord della California Vaughn Walker aveva concesso alle organizzazioni pro-bono impegnate nella battaglia per i diritti civili (Electronic Frontier Foundation su tutte) e ai comuni cittadini la possibilità di chiamare in causa direttamente il governo e le sue responsabilità, perché erano state proprio le discusse modifiche al FISA Act volute dal Congresso a legare le mani al potere giudiziario sul fronte delle compagnie telefoniche.
Nelle audizioni preliminari tese a decidere se rigettare anche quest'ultima possibilità di veder ristabiliti il diritto alla riservatezza e alle garanzie costituzionali, Walker ha ascoltato le considerazioni del legale del Dipartimento di Giustizia (e quindi della Casa Bianca) Anthony Coppolino. E Coppolino ha detto chiaro e tondo al giudice che la nuova Amministrazione non ha alcuna intenzione di rivelare "le fonti e i metodi per individuare gli attacchi terroristici... il gioiello della corona dell'amministrazione della sicurezza nazionale degli Stati Uniti".

Il President's Surveillance Program è e rimane uno strumento importante nella lotta al terrorismo nonostante la sua sostanziale inutilità all'atto pratico, dice Coppolino, per lo meno nei metodi di indagine sin qui utilizzati per ficcare naso, orecchie e quant'altro nelle comunicazioni dei cittadini. Essere costretti a discutere della faccenda in un'aula di tribunale, sostiene il legale, costringerebbe gli ufficiali governativi a rivelare "la natura e la portata del programma di sorveglianza governativo", cosa che "rischierebbe di causare un danno eccezionale alla sicurezza nazionale".

Tanto più che, continua ancora Coppolino, le leggi federali permettono all'uomo della strada di fare causa agli impiegati governativi colpevoli di rivelazioni indebite ma non di portare alla sbarra direttamente il governo. Così muore la promessa di interrompere le intercettazioni dei cittadini americani fatta da Obama nella campagna per le presidenziali dell'anno scorso, affogata in un mare di "sicurezza nazionale" e antiterrorismo. Ciò "Non è sorprendente", ha commentato l'avvocato di EFF Kevin Bankston, è semplicemente "deludente".

Alfonso Maruccia
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