Alfonso Maruccia

Jamming chirurgico nelle carceri?

Disturbare le comunicazioni dietro le sbarre per tagliare i ponti tra i detenuti e l'esterno. Senza abbandonare a se stessi i secondini. Il Senato statunitense chiede lumi

Roma - Mentre il Senato statunitense tiene audizioni per decidere se concedere o meno ai singoli stati della confederazione il diritto di disturbare le comunicazioni cellulari negli istituti penitenziari, le lobby tecnologiche e gli ufficiali dei suddetti istituti sostengono che il jamming telefonico è oggi molto più sicuro che in passato ed è soprattutto diventato indispensabile. Sciocchezze, rispondono le associazioni per il pubblico interesse, usare tecnologie di jamming creerebbe il caos.

A fare da testa di ponte delle ragioni degli istituti carcerari è ancora una volta la Carolina del Sud, che già da tempo chiede alle istituzioni federali di concedere la possibilità di disturbare le comunicazioni nelle carceri e che per tale motivo ha rivolto una petizione alla Federal Communication Commission. La petizione, che sottolinea la necessità di salvaguardare la pubblica sicurezza contro il crescente abuso delle comunicazioni cellulari da parte dei carcerati anche per orchestrare gravi malefatte, ha raccolto un sostegno quasi unanime con la firma congiunta di un paio di dozzine di responsabili dei sistemi di detenzione dei singoli stati USA.

Usare i segnali di jamming è indispensabile, dicono le amministrazioni locali, ed è proprio questa presunta indispensabilità che la Commissione del Senato vuole verificare con le audizioni che si tengono in questi giorni. In gioco c'è una proibizione federale (risalente al 1934) sull'impiego di apparati di disturbo nelle prigioni, originariamente pensata per difendere le infrastrutture di comunicazione legittime.
Dal '34 a oggi il discorso è parecchio cambiato, dicono a riguardo le aziende che sperano di disseminare i nuovi apparati per gli States, e oggi i sistemi di jamming sono sicuri e affidabili al punto da permettere la focalizzazione del disturbo su un solo edificio senza minimamente intaccare le comunicazioni di quello adiacente.

Riguardo la necessità di un simile meccanismo di controllo, poi, la casistica abbonda di vicende al limite del grottesco compresa l'organizzazione (a mezzo cellulari di contrabbando) di estorsioni, piani di evasioni delle tasse, spaccio di droga, frodi finanziarie, ribellioni, fughe, assassinii di testimoni scomodi. Il tutto gestito da dietro le sbarre.

A Washington ha testimoniato anche John Whitmire, senatore democratico di Houston (Texas) che nel 2008 ha avuto l'occasione di parlare al telefono con Richard Tabler, rinchiuso nel braccio della morte ma che nondimeno era riuscito a mettersi in contatto con il cellulare privato di Whitmire grazie a un telefono costato 2.100 euro, cosa confermata nella conversazione dallo stesso Tabler. L'epidemia di cellulari nelle carceri non si ferma e al momento conta 2.809 apparecchi confiscati (nel 2008) in California, 1.861 in Mississipi, 1,623 nelle prigioni federali. Dopo aver individuato Tabler, nel braccio della morte del Texas sono stati recuperati 400 cellulari.

A non essere affatto convinti di tutta questa necessità degli apparati di jamming sono pero organizzazioni come Public Knowledge, New America Foundation e Main Street Project, che in coro al Senato fanno pervenire le loro perplessità sull'effettiva sicurezza di questo genere di sistema. "Usare segnali di jamming nei cellulari delle prigioni metterebbe in pericolo la sicurezza pubblica perché non c'è modo di disturbare solo i telefoni usati dai prigionieri", dice Harold Feld di Public Knowledge, avvertendo i legislatori sul pericolo di interrompere "tutte le comunicazioni senza fili all'interno delle prigioni".

Alfonso Maruccia
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