Vincenzo Gentile

No, quel robot non Ŕ un necrofago

A chiarirlo sono gli ideatori di EATR, robot in grado di alimentarsi in maniera autonoma ingerendo e bruciando biomassa. Una risposta dovuta al panico alimentato dalla rete

Roma - Altro che le pappette di RoboCop: è questo, in sintesi, il pensiero che ha fatto il giro della rete creando sensazionalismi e panico intorno ad un progetto di robotica finanziato da DARPA, un robot in grado di trovare in maniera autonoma combustibile che in molti nelle scorse ore hanno paragonato ad una macchina mangia uomini. Il clamore della notizia è stato così vasto da dover spingere le due aziende responsabili del progetto a smentire qualsiasi voce. Dichiarando che il robot in questione è prettamente vegetariano.

Il robot in questione, finanziato da DARPA e realizzato da Robotic Technology con la collaborazione di Cyclone Power Technologies, è meglio conosciuto come Energetically Autonomous Tactical Robot (EATR) ed è caratterizzato da un motore in grado anche di alimentarsi con biomassa. A livello pratico, ciò si traduce in una notevole autonomia del robot, in grado di percorrere lunghe distanze senza l'ausilio umano per i rifornimenti.

In particolare, DARPA e soci pensano a questa nuova fonte di alimentazione come la soluzione ideale per far operare il robot in zone impervie, nonché per trasformarlo in un mezzo di soccorso o di attacco a seconda delle esigenze. Nonostante i continui riferimenti alla biomassa, però, il robot è stato subito associato all'idea di uno spazzino del campo di battaglia, pronto ad alimentarsi dei resti dei soldati deceduti durante gli scontri.
Una definizione che non piace agli ideatori del progetto, attivo dal 2003, i quali tengono a ricordare che un comportamento del genere è vietato dall'articolo 15 della Convenzione di Ginevra.

"Comprendiamo le apprensioni del pubblico in materia di futuri robot in grado di nutrirsi di corpi umani, ma questa non è il nostro obiettivo" spiega Harry Schoell, dirigente di Cyclone Power Technologies. "Quello che ci preme è di dimostrare come i nostri motori siano in grado di creare energia rinnovabile da composti vegetali. Da sole, le possibili applicazioni commerciali per questa soluzione ecologica - continua - sono pressoché enormi".

Vincenzo Gentile
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