Mauro Vecchio

La mia vita distrutta dal WiFi

Un DJ rinchiuso in casa per proteggersi dalle reti senza fili che gli procurano dolori agonizzanti. Storia di una vittima della tecnologia moderna e dei suoi condizionamenti

Roma - C'è chi ha paura dei poco familiari spazi aperti e chi di quelli troppo chiusi come un ascensore, ma esiste una nuova fobia che attanaglia i più sensibili al tempo della società connessa: l'allergia da WiFi. Sono, infatti, un crescendo le tristi storie di persone che si ritengono particolarmente vulnerabili alla presenza di una rete senza fili, pronte a serrarsi tra le mura domestiche al solo odore di un campo elettromagnetico. E il Daily Mail è stato lesto a riportare l'ultima, tragica vicenda di questa sindrome da wireless: protagonista un DJ (o meglio ex-DJ) di Ibiza.

"Abbiamo sentito di persone intrappolate in casa a causa di una ostinata paura degli spazi aperti - ha attaccato un articolo su MailOnline - ma Steve Miller è costretto ad evitare i luoghi pubblici più ordinari a causa di un'allergia alla tecnologia moderna". Per la precisione, il disc jockey di uno dei locali più famosi dell'isola soffrirebbe di pesanti giramenti di testa, confusione mentale e nausea: il tutto per colpa delle sempre più presenti reti WiFi.

"Mi sento come un esiliato sul mio stesso pianeta - ha dichiarato Miller, anche noto come Afterlife - perché ai giorni nostri è quasi impossibile trovare un luogo privo di connessioni wireless". Il tabloid ha riportato una vera e propria cronaca di una vita distrutta, con l'uomo che non riesce più a prendere un treno o fare shopping senza essere accolto da dolori lancinanti. Pare, inoltre, che Afterlife sia costretto a girare con un segnalatore di WiFi, rinchiudendosi spesso nella sua abitazione della Cornovaglia in Gran Bretagna, protetto da muri spessi circa 45 centimetri.
La situazione, stando a quanto ha scritto il Daily Mail, è più grave del previsto: la sensibilità elettromagnetica affliggerebbe il 2 per cento della popolazione e sarebbe un fenomeno in aumento dal momento in cui un numero sempre crescente di persone utilizza connessioni senza fili. L'autore dell'articolo, tuttavia, ha probabilmente dimenticato a casa la cartellina contenente studi, ricerche o dati che confermassero il fatto. CrunchGear ha poi fatto notare che le reti WiFi operano a 2,4GHz, la stessa frequenza di Bluetooth e telefoni cordless.

A far notare la mancanza di prove a sostegno di questa elettrosensitività c'è anche Ars Technica: tale sindrome non esisterebbe affatto come hanno dimostrato alcuni studi. Persone che si dichiarano affette da allergia da wireless non sono cioè capaci di comprendere se nelle loro vicinanze ci sia o meno una rete attiva, rispondendo completamente a caso durante una serie di blind test effettuati. La percentuale del Daily Mail, inoltre, sarebbe del tutto sballata, dati alcuni studi che avrebbero indicato chiaramente un numero molto maggiore di persone tendenti a somatizzare rispetto a quelle che realmente potrebbero essere affette da una simile patologia.

Probabilmente queste analisi non rassicurano i cittadini che si sono più volte lamentati per i rischi di salute causati dai campi elettromagnetici. È, infatti, recente un esposto di un comitato di una ventina di persone a Parigi che hanno consigliato al Municipio di preferire il cavo alle connessioni senza fili. Gli elettrosensitivi si sono attivati anche a Santa Fe, New Mexico, chiamando in causa le autorità per escludere il WiFi dagli edifici pubblici. Ora, bisognerebbe fare qualcosa anche per il povero Steve Miller e liberarlo dall'infelice esilio nel suo stesso pianeta.

Mauro Vecchio
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