Marco Calamari

Cassandra Crossing/ La Nuvola Nera: l'inganno del cloud computing

di Marco Calamari - I cittadini della rete vi si affidano senza troppe remore. Consegnando dati personali e poteri assoluti a chi gestisce i servizi

Cassandra Crossing/ La Nuvola Nera: l'inganno del cloud computingRoma - Quando non aveva voglia di fare lo scienziato Fred Hoyle, che mi è sempre stato simpatico perché "eretico" fin nel midollo, si dilettava nello scrivere storie fantastiche, di cui la più famosa è certo "La Nuvola Nera. La sua lettura è fortemente consigliata, ma qui ci basta riassumere che tratta dell'arrivo nel sistema solare di una nuvola di gas che oscura il sole e rischia di far estinguere tutte le forme di vita sulla Terra.
Il romanzo è ambientato ai "giorni nostri" del 1957 (io avevo due anni), e l'informatica deliziosamente "retro" che vi gioca un ruolo non proprio secondario è lo spunto per il tema di oggi.

Una nuvola nera incombe sul nostro futuro: non è come quella inizialmente dannosa, ma in fondo benevola e destinata ad andarsene del romanzo.
No, la "nuvola" che ci minaccia è destinata a rimanere, e si chiama Cloud Computing. Ma cosa c'è di male nell'accedere a risorse di calcolo sparse per la Rete, utilizzare applicazioni remote e mantenere i dati dispersi e ridondati su potenti server in centri di calcolo ben protetti?
Se non siete in grado di dare una risposta immediata e dettagliata, il prosieguo di questo articolo fa proprio per voi.

Pensate alla vostra posta elettronica: se siete abituati a conservarla e magari ad archiviarla, avrete spesso dovuto fare copie e ripristinare i dati, specialmente cambiando il computer o reinstallando il sistema operativo.
Vi è poi capitato di scoprire Gmail e ne siete divenuti "dipendenti"?
Bene, ormai il problema di salvare i vostri dati, o almeno una parte importante di essi, l'avete definitivamente superato.
Non solo perché i dati non sono più legalmente vostri ma anche di Google (e questa è un'altra storia) ma perché non sono piu sul vostro computer.
Non sono, insomma, nella vostra disponibilità. Vi fidate che altri ve li diano tutte le volte che ne avete bisogno.
Fate questa professione di fede per i vostri dati ma non lo fareste mai per altre necessità vitali?
Molto strano, ma comunque auguri, ne avrete bisogno.

Il Cloud Computing infatti va oltre. Non avrete nemmeno più le applicazioni che vi servono per lavorare. Le applicazioni migrano nella Nuvola Nera, stanno in Rete anche loro come i vostri dati. Non "ingombrano" il vostro computer che così può essere più leggero, più piccolo e costare meno. Anzi, potrete lavorare da qualsiasi computer come se fosse il vostro. Ma qualcuno lo dovrà pur pagare questo computer o no? Non è che alla fine saranno come al solito gli utenti, vero?

Ma le cose sono davvero destinate ad evolvere così?
Certo, è tutto vero, come è vero e documentato che Hitler carezzava affettuosamente i bambini biondi.
In ambedue i casi è però consigliabile esaminare attentamente tutte e due le facce della medaglia.

Le aziende che memorizzano oggi i vostri dati, che vi forniranno domani le applicazioni in Rete e che remotizzeranno dopodomani tutto il vostro desktop (o quello che sarà) sono le stesse che vi vendono l'informatica di oggi.
Sono quelle i cui servizi cessano di funzionare per ore senza poter sapere se e quando riprenderanno.
Con buona pace di chi ha bisogno di accedere la posta.

Sono quelle i cui contenuti multimediali cessano improvvisamente di funzionare senza preavviso e magari scompaiono pure.
Con buona pace di chi pensava di averli acquistati.

Sono quelle i cui software smettono di funzionare perché è scaduta la licenza, o perché è stato cambiato un pezzo del computer, o è stato virtualizzato il computer, o perché è uscita la nuova versione, o perché non vi siete connessi alla Rete per un po'.
Con buona pace di chi le applicazioni pensava di possederle.

Sono quelle che una volta vi installavano il programma di contabilità per fare il 740, ed oggi vi forniscono l'accesso alla web application che fa le stesse cose come servizio.
Con buona pace di chi pensa di risparmiare e semplificarsi la vita, ed invece va nel panico se gli si guasta l'ADSL...

Sono le stesse che una volta usavano i vostri dati personali, facendo soldi su tutto quello che venivano a sapere di voi. Con il cloud computing potranno conoscere tutto di voi, anche ogni singolo errore di battitura. Così potranno servirvi meglio, e magari cancellare o segnalare pensieri sovversivi al potente di turno anche prima che abbiate salvato il file.
Con buona pace della vostra privacy e della vostra libertà.

No, con il Cloud Computing la vita (almeno quella in Rete) la si consegna in mano a multinazionali e stati, che potranno esercitare non solo il controllo di chi conosce i dati e sa tutto di tutti, ma anche il controllo di chi può chiudere i rubinetti dei servizi e lasciare tutti a bocca asciutta.
Non importa se gli stati saranno tutti democrazie ricche ed illuminate, e le aziende sorridenti e dispensatrici di regali come Google.
Un potere del genere è prima di tutto pericoloso perché assoluto.
Nessuno, dicasi nes-su-no lo deve poter detenere. Il potere assoluto corrompe in modo assoluto, anche in Rete. Non lo sostengo io, ma tanti altri ben più autorevoli, compreso il buon George Orwell.
Altrimenti l'abdicazione totale del cittadino della Rete alla gestione delle proprie cose e dei propri diritti lo trasformerà in un suddito.

Molti di noi sono "nati" in Rete abbastanza liberi anche grazie al Software Libero, ed ora rischiano di finire prigionieri del Software come Servizio.

Le aziende che iniziano a fornire il Software come Servizio rassicurano tutti, in particolare i propri partner, che si tratta di un cambio di paradigma di fornitura commerciale, e che ci saranno più lavoro e più soldi di prima.
Sono invece gli utenti che avrebbero ben più bisogno di essere rassicurati (ma da chi?) visto che saranno scippati dei loro dati, dei loro servizi e dei loro strumenti di vita e di business in Rete.

Se non se ne renderanno conto magari ne saranno pure contenti. All'inizio, ma poi?

Marco Calamari

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113 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ La Nuvola Nera: l'inganno del cloud computing
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  • Non voglio assolutamente Trollare ma pensate....oggi ho perso un giorno per ripristinare le funzionalità del computer dell'ufficio perchè...windows è andato in palla(sfido a usare linux o mac OX in ufficio tecnico) anzi no, perchè avevo un malware o ancora... un settore dell'hard disk si era danneggiato...
    D'accordo non è vero niente in 5 minuti potevo ripristinare l'immagine del disco del giorno prima, i dati erano sull'hard disk di rete in mirror e probabilmente potevo usare una virtual machine di linux per far girare il software che che esiste solo per windows, ma sfido ad avere in tutti gli uffici una persona che queste cose le faccia.
    Invece è più facile che un utonto con una macchina che non richiede neanche di essere "potente" si colleghi via internet a questa NUVOLA e non si ritrovi mai particolari problemi.
    Secondo voi spendo di più a comprare un disco di backup o a pagare uno spazio protetto in qualche hard disk situato in Alaska a cui comunque potrò sempre accedervi perchè ho un ADSL business via cavo e una via etere in modo che non possa accusare del disservizio di una delle due?

    Per quanto riguarda la privacy dei miei dati sensibili:
    -io mi sento più sicuro con i dati in mano al Google di turno (va bene evitiamo il tema caldo di Google e parliamo di un altro distibutore di servizi magari a pagamento....Telecom Business), che sul mio computer esposto a infezioni che i dati se mi va bene me li fa perdere e se va male finiscono in mano a qualche maleintenzionato...mai sentito parlare di WORM???
    -per fortuna siamo in Europa e viviamo nel terzo millennio (va bene...il DataCenter magari è di nuovo quello là in Alaska che non è Europa) e quindi penso che anche se la censura esiste non possa per ovvi motivi arrivare a questi livelli (ripeto in Cina per esempio succede ma penso che noi possiamo considerarci fortunati con la censura di qualche video su Youtube che tra l'altro lo trovi comunque in altri "cassettini del WEB"

    Infine...penso che sia solo un cattivo vizio di alcuni individui generalizzare e enfattizzare così tanto alcuni temi caldi -(forse si stava parlando di Chrome OS??? Che guarda caso viene lanciato da quella biG che tanti odiano perchè .....perchè???)- per deviare i pensieri di cui per una ragione piuttosto che per un altra molte cose non le può sapere allora si sente più sicuro col suo PC isolato dal mondo.
    Spero di non aver offeso nessuno e mi scuso per eventuali errori ma ho scritto di getto
    non+autenticato
  • Chi è in Rete da tempo sufficiente (diciamo il 1995) ha introiettato sufficiente paranoia sui server in crash e i servizi che scompaiono da NON affidare cose importanti (posta, fotografie ecc) a costoro. Occhiolino
    non+autenticato
  • Esattamente!!!

    Illuso chi pensa che tanto e' robetta. Come dire che vuoi che sia preoccuparsi della sicurezza di 1 centesimo, e' una cifra trascurabile. E intanto mettiamo nello stesso posto 1 centesimo, 1 centesimo, 1 centesimo .... e contandoli arriviamo a 1 milione di euro.

    Chi contesta questo fatto non ha capito che un dato incrociato con altri dati ha un valore esponenziale.

    Il Cloud ha un senso ma su server aziendali INTERNI non ESTERNI gestiti da altre aziende.
    non+autenticato
  • Hai ragione. A coloro che dissentono (in buona fede però, eh!), dico di rileggere l'articolo e di riflettere a lungo sugli immensi danni alle nostre libertà dovuti all'ipotetico Cloud Computing impiegato su larga scala in sostituzione delle applicazioni e memorizzazione dei dati standalone come abituati sui desktop odierni.
    Un incubo con risvolti peggiori delle peggiori ipotesi catastrofiche di alcuni film o libri di FS. Altro che grande fratello di Orwell, diventeremo tutti assoggettati a gente che, sorridendo a 64 denti, ci manganella allegramente sulla nuca e un po' dove gli pare e piace.

    Ah sì, non credo nei complotti, in Echelon, nelle scie chimiche e quanti ce n'è, ma il cloud computing di massa, ahi ahi ahi, purtroppo ha buone possibilità di diventare reale.
    non+autenticato
  • Probabilmente l'articolo dovrebbe risiedere nella categoria "notiziaro per gli idioti".
    Il cloud computing è comoo per le piccole cose...
    Naturale che potendo usare gmail anch in pop, le email le scarichi su un client di posta in locale, usando la web interface solo per quando le leggi col telefonino...
    Calamari parla come se affidassimo alla rete dati IMPORTANTISSIMI senza i uali la nostra zienda chiuderebbe, e senza conervarne delle copie fische di backup...
    beh, se questo è ciò che fai, allora sei un idiota, e MERITI di perdere i tuoi dati...
    Per evitare lo scenario fosco conito da un piacere profondo di masturbazione mentale descritto nell'articolo, basta usare un pò di buon senso...
    Se fai backup online di dati sensibili, ovviamente, PRIMA di uploadarli, li cripti, oppure sei idiota.
    Se lavori su progetti documentali, potrai anche uare applicazioni online, ma poi quei progetti li backuppi in locale, se no sei idiota.
    Forse nel titolo bisognava aggiungere: "L'inganno del cloud computing PER GLI IDIOTI"?
    non+autenticato
  • concordo pienamente con te
    non+autenticato
  • Facile parlare così, ma le Grosse Aziende, soprattutto
    quelle statali, ci cascheranno e ti ritroverai con la
    tua cartella clinica nelle mani di chi sa chi !

    Lo facevano in passato con AS400 il cui database era
    ed è tutt'ora nelle mani di ditte informatiche, alle
    quali basta un fulmine per mettere ko il servizio in
    toto.
    non+autenticato
  • Beh, se io devo affidare i miei dati personali ad un professionista (medico, avvocato, psicologo, commercialista) che magari è bravo nel suo lavoro ma non capisce nulla di computer e sicurezza informatica, è preferibile che i dati siano sul suo computer (con magari WinXP senza service pack, antivirus di 3 anni fa e programmini come eemule e kazaa installati sopra e mai rimossi), o su un server di google, gestito da specialisti che bene o male dovrebbero conoscere il loro mestiere?
    Capisco che per i vostri dati, il posto più sicuro sia il vostro computer, ma per i dati degli altri? Se qualcuno riesce a entrare nel vostro computer, glielo spiegate voi ai vostri clienti (che magari si sentono telefonare a casa da gente tipo il maestro Do Nascimento che ha scoperto tutti i fatti loro) che è successo perchè avevate sbagliato qualcosa con il firewall? Se invece un errore del genere è commesso da Google, il professionista è a posto, ed è google a dover rimborsare i danni (o almeno così dovrebbe essere)

    E' come se qualcuno vi affidasse, per ragioni di lavoro, dei documenti riservati: se li tenete in cassaforte e ve li rubano, dovrete risponderne voi (era una cassaforte adeguata? l' avete fatta controllare? non sapevate che esisteva una tecnica nota per scassinare quel tipo di cassaforte? e così via), ma se avete portato i documenti in cassetta di sicurezza, non ne avete più nessuna responsabilità, perchè avete fatto tutto ciò che era possibile (in base alle vostre competenze ed ai vostri mezzi) per cercare di impedire il furto.

    Secondo me un grosso potenziale del "software as a service", per utenti professionali, è proprio questo: la possibilità, almento in teoria, di "assicurare" i propri dati contro il furto e contro la distruzione: non saranno magari più al sicuro che se li teneste voi, ma se qualcosa va storto, non sarete voi a pagare, ma il fornitore del servizio. Se qualcuno offrisse condizioni del genere, un pensierino ce lo farei...
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > Beh, se io devo affidare i miei dati personali ad
    > un professionista (medico, avvocato, psicologo,
    > commercialista) che magari è bravo nel suo lavoro
    > ma non capisce nulla di computer e sicurezza
    > informatica, è preferibile che i dati siano sul
    > suo computer (con magari WinXP senza service
    > pack, antivirus di 3 anni fa e programmini come
    > eemule e kazaa installati sopra e mai rimossi), o
    > su un server di google, gestito da specialisti
    > che bene o male dovrebbero conoscere il loro
    > mestiere?
    > Capisco che per i vostri dati, il posto più
    > sicuro sia il vostro computer, ma per i dati
    > degli altri? Se qualcuno riesce a entrare nel
    > vostro computer, glielo spiegate voi ai vostri
    > clienti (che magari si sentono telefonare a casa
    > da gente tipo il maestro Do Nascimento che ha
    > scoperto tutti i fatti loro) che è successo
    > perchè avevate sbagliato qualcosa con il
    > firewall? Se invece un errore del genere è
    > commesso da Google, il professionista è a posto,
    > ed è google a dover rimborsare i danni (o almeno
    > così dovrebbe
    > essere)
    >
    > E' come se qualcuno vi affidasse, per ragioni di
    > lavoro, dei documenti riservati: se li tenete in
    > cassaforte e ve li rubano, dovrete risponderne
    > voi (era una cassaforte adeguata? l' avete fatta
    > controllare? non sapevate che esisteva una
    > tecnica nota per scassinare quel tipo di
    > cassaforte? e così via), ma se avete portato i
    > documenti in cassetta di sicurezza, non ne avete
    > più nessuna responsabilità, perchè avete fatto
    > tutto ciò che era possibile (in base alle vostre
    > competenze ed ai vostri mezzi) per cercare di
    > impedire il
    > furto.
    >
    > Secondo me un grosso potenziale del "software as
    > a service", per utenti professionali, è proprio
    > questo: la possibilità, almento in teoria, di
    > "assicurare" i propri dati contro il furto e
    > contro la distruzione: non saranno magari più al
    > sicuro che se li teneste voi, ma se qualcosa va
    > storto, non sarete voi a pagare, ma il fornitore
    > del servizio. Se qualcuno offrisse condizioni del
    > genere, un pensierino ce lo
    > farei...

    Mah.
    Io pensavo di rinunciare a replicare ancora a questo forum, ma questa proprio non sta ne in cielo ne in terra:

    Se io sono un professionista (e lo sono) e un mio cliente mi affida i propri dati, la responsabilità su quei dati è ovviamente mia. Se me li perdo, o finiscono in mani di chi non dovrebbe vederli, o peggio pubblicati in rete o sui giornali, il cliente mi fa causa, e magari pure una denuncia penale. E io ne rispondo.

    Ma se io affido i miei dati alle cloud di, per dirne due a caso, Microsoft e Google, cosa succede se questi dati me li perdono, o diventano inaccessibili, o finiscono indicizzati dai motori di ricerca? A chi farà causa il cliente? A me (ohe! L'ho affidata a te la pratica, mica a microsoft o google!) ovviamente! Poi potrò rivalermi sul mio fornitore, certo come no! Anziché una causa ne sostengo due, e una di queste è contro un colosso economico mondiale con un esercito privato di avvocati, che tireranno fuori la clausola 1001/bis dell'EULA+ che dice che non rispondono di un c***o, e ti paghi pure le spese processuali della megaditta.

    Ciccio, nel mondo reale le cose vanno così. Mi spiace.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bic Indolor
    > Ma se io affido i miei dati alle cloud di, per
    > dirne due a caso, Microsoft e Google, cosa
    > succede se questi dati me li perdono, o diventano
    > inaccessibili, o finiscono indicizzati dai motori
    > di ricerca? A chi farà causa il cliente? A me

    Sta al professionista giudicare se è più affidabile il suo sistema informatico personale oppure è più sicuro affidarsi a un gestore esterno (non esiste solo Google). Non esiste una strada migliore a priori, dipende dalle esigenze specifiche del professionista.
    non+autenticato
  • Il problema si crea se sono gli specialisti di google o chi per esso a venderli al mago Don Nascimento per fare quattrini. O peggio.
    La cosa migliore è non lasciare in giro ciò che non siete disposti a far sapere a tutti, finché possibile.
    non+autenticato
  • - Scritto da: PippoFlash
    > .....
    > Forse nel titolo bisognava aggiungere: "L'inganno
    > del cloud computing PER GLI
    > IDIOTI"?

    Gli utenti Mac ADORANO questo servizi .... pensa teOcchiolino
    non+autenticato
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