L'uomo scompare dentro l'e-comm

di Michele Favara Pedarsi - Come fidarsi di chi vende quando non puoi toccare con mano l'oggetto che acquisti? Quando le garanzie vengono aggirate bellamente? Quando i pacchi talvolta arrivano e altre volte si perdono?

Roma - Spett.le redazione di Punto Informatico,
troppe volte sulle vostre pagine come sulle pagine dei media più tradizionali ho letto dei necrologi sull'e-commerce imputando la sua morte ai necessari strumenti tecnologici/legali/economici mancanti (crittografia sicura, firma digitale, concorrenza su un mercato più grande). Ma raramente ho visto considerare il lato umano dell'e-commerce.

Fattori quale per esempio la sfiducia per un oggetto che non si è mai visto realmente, unito al più generico dibattito sul rapporto tra tecnologie e soluzioni, secondo il mio modesto parere non sono da trascurare. Come fa un consumatore a comprare un oggetto dalle mirabolanti prestazioni tecniche il cui funzionamento è spesso tradito in condizioni reali di utilizzo, senza aver mai constatato la bontà delle dichiarazioni cartacee fornite da produttori e pubblicitari? Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi di cosa sto parlando. Allora farò due esempi per tutti, uno generale ed uno strettamente personale.

L'esempio generale è un problema saltato fuori già quando uscirono sul mercato i primi scanner dal costo accessibile alle masse: pixel reali o pixel finti? Oggi molti di noi vogliono acquistare una macchinetta fotografica digitale e spesso si trovano davanti prodotti pubblicizzati nominando la risoluzione in pixel interpolati piuttosto che la risoluzione in pixel del sensore digitale: la vera quantità di punti su unità di superficie che rimangono impressi nella memoria della fotocamera per andare aiutare la nostra con i ricordi o con i dettagli di un progetto o con la testimonianza di un evento.
La mia domanda è semplice: perché?
Ed il problema si fa serio quando la fotocamera è di tipo economico, così quel delta tra la quantità di pixel reali e la quantità di pixel interpolati fa la differenza tra una foto usabile (proiettata o stampata che sia) ed una foto inservibile. Purtroppo però la differenza è notabile solo dopo aver scattato la prima foto. Quindi a problemi inevitabili quali il tipo di cavo necessario a sfruttare "la connessione usb" (che può essere un banale cavetto usb standard da 5 euro od un cavetto proprietario dal costo di 100 euro) o la resa dei colori falsati, dobbiamo anche stare a schivare le verità parziali messe in circolazione da chi produce, pubblicizza o vende un prodotto. Io ho acquistato una fotocamera Pretec da 1.3MPixel e ne ho ricevuta una da 300KPixel: avete mai provato a stampare una foto digitale scattata con una macchinetta a 300KPixel?

L'episodio strettamente personale è legato invece al periodo subito successivo all'acquisto del mio palmare, di cui preferisco non citare il nome e chiamarlo semplicemente l'Innominato. La retro-illuminazione non si accendeva... solo al buio, in maniera casuale e non su tutte le unità prodotte; un bug nel software di gestione, permetteva l'utilizzo del bluetooth in poche e particolarissime combinazioni di dispositivi e software, fortuna che è il modulo bluetooth più avanzato che sia mai stato integrato in un palmare; le schede di memoria SD erano talmente lente da renderne impossibile l'utilizzo, eppure sulla carta sono le schede di memoria allo stato solido più piccole, sicure e performanti; il sistema operativo si bloccava in continuazione; il display lcd vibrava quasi a voler emulare lo scarso refresh di un vecchio monitor; il backup non funzionava e la connessione con il pc si bloccava in maniera random.
L'agenda non era affidabile, gli mp3 non potevo sentirli, posta e web non erano raggiungibili, il navigatore non mi interessava perché lo avevo già in macchina: ma perché ho speso quei 700 euro?
34 Commenti alla Notizia L'uomo scompare dentro l'e-comm
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  • io lavoro nel settore e quindi sono il primo ad avere paranoie di ogni tipo - infatti non pago MAI con carta di credito (solo in contrassegno) e compro SOLO SE CONOSCO LA PERSONA O ENTE che ci sta dietro, non mi fido di entita' astratte, cosi' come non comprerei mai un cellulare da un venditore ambulante
    x fare un esempio io compro spesso merce dal sito del figlio di un noto personaggio che ha una cooperativa agricola e una volta mi e' arrivato un cartono con dei vasetti di miele spaccati - ho mandato un'email segnalando la cosa - il giorno dopo mi hanno risposto e in 3 giorni mi hanno mandato i vasetti in sostituzione (x inciso l'azienda e' in umbria e io sono di Milano)
  • Non vorrei sembrare banale, ma è ovvio che è colpa nostra: un consumatore è anche "produttore o venditore".
    Il problema è che quando siamo chiamati a fare il nostro dovere in prima persona, ci permettiamo il lusso di fare le cose al 90%; quando chiamiamo gli altri a lavorare per noi, siamo portati a pretendere il 100% ed a volte anche il 150% con accompagno di arroganza in abbondanza.

    Le dimensioni della coperta sono sempre quelle: si tira "da capo" e si scoprono i piedi, si tira "sui piedi" e si scoprono le orecchie. L'unico posto al mondo dove non hanno necessità di ragionare su questo problema sono gli Stati Uniti perchè la loro politica è di "non toccare il tenore di vita degli americani": se la benzina costa 600 lire è perchè viene mantenuto il prezzo basso a qualsiasi costo, compreso quello di tradire la democrazia per fare una guerra economica.

    Se si favorisce il business, la gente non ha più i soldi ed il business ci rimette. Se si favorisce la gente, il business avvizzisce e la gente ci rimette.

    La soluzione sta sempre in mezzo.

    ciao

    Renton78

    - Scritto da: x-man
    > io lavoro nel settore e quindi sono il primo
    > ad avere paranoie di ogni tipo - infatti non
    > pago MAI con carta di credito (solo in
    > contrassegno) e compro SOLO SE CONOSCO LA
    > PERSONA O ENTE che ci sta dietro, non mi
    > fido di entita' astratte, cosi' come non
    > comprerei mai un cellulare da un venditore
    > ambulante
    > x fare un esempio io compro spesso merce dal
    > sito del figlio di un noto personaggio che
    > ha una cooperativa agricola e una volta mi
    > e' arrivato un cartono con dei vasetti di
    > miele spaccati - ho mandato un'email
    > segnalando la cosa - il giorno dopo mi hanno
    > risposto e in 3 giorni mi hanno mandato i
    > vasetti in sostituzione (x inciso l'azienda
    > e' in umbria e io sono di Milano)
    non+autenticato
  • La verità è che ovunque è difficilissimo trovare qualcuno a cui interessi svolgere bene il proprio lavoro. Interessa solo portare i soldi a casa, e questo vale su internet o nel negozio sotto casa. Anzi, se possono fregarti, tanto di guadagnato!
    Solo che mentre in un negozio puoi entrare e fare casino (unico modo per ottenere qualcosa), acquistando on-line puoi solo mandare un e-mail o telefonare ad un operatore che non sa neanche di cosa stai parlando. Le vie legali, in Italia, sono difficilmente percorribili, ed è questo che a mio parere limita molto l'e-commerce.
    non+autenticato
  • > La verità è che ovunque è difficilissimo
    > trovare qualcuno a cui interessi svolgere
    > bene il proprio lavoro. Interessa solo
    > portare i soldi a casa, e questo vale su
    > internet o nel negozio sotto casa. Anzi, se
    > possono fregarti, tanto di guadagnato!

    Parole sante.

    Professionalita', questa sconosciuta....


    non+autenticato

  • A me sembra la solita storia: ma dico io , ci vuole tanto a documentarsi prima di comprare? Poi si frigna e si inveisce contro il negoziante.
    Per carità , spesso il negoziante (in special modo quelli italiani , non parliamo di quelli romani che sono dei veri esempi di inciviltà) disattende anche le più banali regole di rapporto e trasparenza con il cliente , tuttavia non ci vuole molto a scoprire che un certo ipaq ha tot difetti documentati... inutile dire "eh ma il negoziante me lo doveva dire". Ti puoi lamentare se il negoziante segnala che nella confezione il cavo usb c'e' , e poi tu non lo trovi.
    Io penso che l'e.commerce trovi nell'acquirente evoluto (quello che pondera le sue scelte , confronta schede tecniche , valuta col metro delle sue necessità) il suo ideale corrispettivo.
    E non si creda che da un negoziante in carne e ossa si possa ottenere informazioni in più , capire i difetti reconditi e non dell'oggetto in predicato di essere comprato, baccagliare quando le cose non ci vanno bene: hai mai provato a comprare qualcosa da Eldo , o MediaWorld , o Unieuro? A parte i prezzi esorbitanti , la situazione è questa: assistenti di sala incompetenti , a cui hanno insegnato solo quattro fesserie per abbindolare il nonno che vuole comprare il pc al nipote e non ci capisce una fava , referenti sempre diversi , impossibilità di valutare attentamente il prodotto, schede tecniche spesso ridicole ecc. ecc.
    Sto pappardellone mica vuole essere l'apologia dell'e.commerce eh. Io stesso di fregature ne ho prese , e ho ricevuto trattamenti non adeguati. Ma davvero avrei ottenuto di più col negoziante , o avrei anche perso il tempo di recarmi fisicamente al negozio? Il cervello è la migliore arma di chi acquista....


    Cia'

    Petronio Triste
  • Io sono d'accordo con te. Non credere che prima di comprare quel palmare non mi sia documentato; stessa cosa con la fotocamera.

    Prima di comprare qualcosa, di solito vado a cercare le prove comparative (e sempre più di una); restringo le possibilità a due tre prodotti, poi vado sui gruppi di google e mi sfoglio un po' di commenti delle persone che hanno già usato quei prodotti. Poi vado sul sito dei produttori e sfoglio la documentazione (in genere solo le FAQ, perchè danno un'idea delle difficoltà che potrei trovare), dopodichè cerco il negozio che ha il prodotto in catalogo, con il prezzo migliore. A quel punto mi guardo le condizioni contrattuali e l'informativa sulla privacy... se queste condizioni non mi soddisfano scrivo una mail al negozio chiedendo cose precise che in genere sono:
    1) Il prodotto ha la caratteristica X ?
    2) Se mi iscrivo riceverò pubblicità? Come faccio a far valere i miei diritti sanciti dall'art.13 della 675/96 se per comprare mi obbligate a sottoscrivere una clausola in cui mi si avverte che potrò ricevere newsletter, messaggi di marketing, informative sui prodotti nuovi, etc?
    Il problema non è tanto fare queste cose, ma che si è obbligati a farle, e poco poco si sbaglia qualcosa sono sempre guai: ti invadono di pubblicità; ti ritrovi un prodotto per il quale alla FAQ numero 1254 ti avvertivano essere non funzionante con il software X, software che già hai a casa; l'accessorio X non è fornito in dotazione; etc, etc, etc
    E ti dirò che mi sono quasi rotto le scatole di comprare online, ci vuole troppo tempo visto e considerato che in caso di problemi (come spesso è), non hai neanche un referente con cui parlare ma ti arrivano delle email impersonali ed altisonanti che esordiscono con "Gentile cliente" e finiscono con "...quindi non possiamo aiutarla" oppure con "ci invii il prodotto a sue spese, dopodichè noi lo manderemo al nostro centro di assistenza, poi attenderà la riparazione che in genere è sui 5 giorni lavorativi a meno di pezzi che devono arrivare dal giappone, dopodichè le verrà riconsegnato il prodotto". Finchè si tratta di procedure saltuarie e necessarie quando il prodotto è stato usato, bene. Ma quando ti rispondono cosi' per un prodotto del quale ti è appena arrivato il pacco... ti fa rabbia.

    Nel caso della fotocamera, ho proceduto all'acquisto perchè sul sito c'era scritto esplicitamente 1.3MPixel sulla scheda tecnica del prodotto esposto sul web. Ero bene a conoscenza dell'esistenza di due versioni di fotocamere Pretec. In ogni caso il negozio è stato onesto e, dopo aver pagato altri 25 euro, mi ha spedito la versione corretta della fotocamera (ma solo dopo che io ho contattato il suo fornitore, che il caso ha voluto essere a 5 km da casa mia mentre il negozio online ha sede in un'altra regione, ed ho chiesto se avevano disponibili le fotocamere da 1.3MPixel).

    Ma il mio quesito è: perchè generare queste verità parziali? Tutti sanno bene (e se non lo sanno, lo imparano dopo la prima fregatura) che i pixel interpolati non sono la stessa cosa dei pixel reali... l'interpolazione è un'operazione che permette di avere dati numerici approssimati partendo da dati concreti rilevati... i dati ottenuti non sono reali, sono approssimazioni. Un'immagine risultante da migliaia di approssimazioni potrebbe essere tutt'altro dalla realtà catturata con lo scatto...
    Già solo citare i pixel risultanti dall'interpolazione è un abuso.

    Questo per quando si parla di tecnologia che non corrisponde ad una soluzione per l'utente e la mancanza di un contatto diretto con il prodotto, ha danneggiato il consumatore. Sul fronte della confezione della fotocamera c'e' un adesivo appariscente con scritto "300K Pixel OCCAV"... se avessi avuto la confezione in mano, non avrei acquistato.

    Per il palmare il discorso è diverso. Quando l'ho comprato esistevano solo anteprime e voci di corridoio, ancora non veniva distribuito. E da utente esperto so cosa significa, di solito evito di comprare una cosa appena uscita. Ma in questo caso la differenza con le alternative già on-the-road e testate, era sostanziale: si trattava di avere un prodotto nettamente superiore ad una cifra nettamente inferiore; un prodotto che non cambio come i calzini, ma che dovrò usare per anni (anche per esigenze di economia).

    Con il decreto legislativo n.24 del 2 febbraio 2002 si è ricreato legalmente quello che avveniva prima della globalizzazione: la responsabilità di cui il venditore si vedeva investito quando aveva un contatto umano con il cliente oltre che il contratto... e mi sembra giusto che sia così: la vendita c'e' stata tra venditore ed acquirente.
    Non vedere la cosa come il consumatore che frigna dal negoziante; qui si parla di prodotti malfunzionanti che non vengono cambiati seduta stante. I prodotto funzionanti è giusto che non vengano sostituiti a meno che il negoziante ti voglia fare un favore... ed il favore te lo fa solo se ha un rapporto umano con il cliente o la legge lo obbliga a farlo (come nel caso delle vendite "fuori dai locali di vendita", corrispondenza ed internet).
    I prodotti che escono dalle fabbriche vanno al distributore di zona, dal distributore di zona ai fornitori dei dettaglianti, i dettaglianti ai consumatori. Ognuno di questi passaggi fa rincarare il prezzo del prodotto per pagare il lavoro, in caso di problemi è giusto rispettare lo stesso percorso a ritroso... il consumatore ha pagato tutti e tutti si devono prendere la loro responsabilità per quello che li concerne a partire dal venditore, unica figura con cui il consumatore ha un rapporto.
    Oggi questo avviene (e non è cosa certa) solo se si interpella un giudice, ti sembra normale? A me no.

    Prova a dare un'occhiata cosa succede in germania, quella germania dove i ritardi superiori a 15 minuti vengono multati (se il dentista ti fa aspettare più di 15 minuti o tu arrivi tardi più di 15 minuti, paga o paghi); prova a vedere se compri qualcosa in svezia od in francia od in inghilterra: ho visto con i miei occhi cambiare ogni genere di prodotto, dal vestiario all'automobile. Seduta stante, senza pensarci due volte e senza fare smorfie: una volta appurato il difetto, l'articolo non è vendibile, lo sostituiscono e chiedono scusa al consumatore per l'inconveniente.

    Se un commerciante si dota di questa professionalità, è un professionista; se un commerciante pensa solo a come convincere la persona ad acquistare, è un ladro legalizzato con un ufficio dove praticare.

    ciao

    Mik

    - Scritto da: PetronioTriste
    >
    > A me sembra la solita storia: ma dico io ,
    > ci vuole tanto a documentarsi prima di
    > comprare? Poi si frigna e si inveisce contro
    > il negoziante.
    non+autenticato
  • Ok, lei ha avuto dei problemi, e riconosco che non sia facile interagire con un'entità astratta come il venditore on-line. Ma gli stessi problemi li avrebbe potuti avere anche se avesse comprato in un grande magazzino o se avesse avuto a che fare con un venditore poco onesto. I difetti probabilmente non sarebbe riuscito ad idenificarli subito nemmeno da un negoziante reale, almeno non tutti. Se però il sito di e-commerce è fatto bene, penso a CHL in questo momento, alle sue spalle c'è una comunità di acquirenti e utilizzatori che esprime le proprie opinioni, le proprie esperienze, ed è in grado di orientare le decisioni di un futuro acquirente.
    Se il negoziante sotto casa non avesse voluto cambiargli il prodotto lei cosa avrebbe potuto fare? Chiamare i carabinieri? Beh, denunci il sito che le ha venduto il prodotto, in fondo bene o male i risultati sono gli stessi.
    Credo che entrambi i canali di vendita abbiano pregi e difetti, la cosa migliore è scegliere bene da chi comprare.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ok, lei ha avuto dei problemi, e riconosco
    >Se però il sito di
    > e-commerce è fatto bene, penso a CHL in
    > questo momento, alle sue spalle
    attenzione pubblicita' occulta !!!!

    vuoi che ti racconti le mie vicissitudini con CHL ??
    samu
    506
  • si, queste cose mi incuriosiscono.
    comunque non ho detto che sia perfetto e tengo a precisare che non lavoro per CHL.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ok, lei ha avuto dei problemi, e riconosco
    > che non sia facile interagire con un'entità
    > astratta come il venditore on-line. Ma gli
    > stessi problemi li avrebbe potuti avere
    > anche se avesse comprato in un grande
    > magazzino o se avesse avuto a che fare con
    > un venditore poco onesto.

    Infatti il grande magazzino ha comunque un attendente umano: una persona da guardare negli occhi. Ma ti sei mai reso conto di quanto fanno sentire soli un uso intensivo dei mezzi di comunicazione a distanza? Al grande magazzino però rimane il problema che il commesso non ha responsabilità.

    Il negoziante disonesto dura poco, non fa danno (frequenza ed entità del danno, basse) e si sputtana a vita (in quel paese).

    > I difetti
    > probabilmente non sarebbe riuscito ad
    > idenificarli subito nemmeno da un negoziante
    > reale, almeno non tutti.

    Per carità, non tutti; ma io devo ancora incontrarne uno.

    > Se però il sito di
    > e-commerce è fatto bene, penso a CHL in
    > questo momento, alle sue spalle c'è una
    > comunità di acquirenti e utilizzatori che
    > esprime le proprie opinioni, le proprie
    > esperienze, ed è in grado di orientare le
    > decisioni di un futuro acquirente.

    Pensi che io quando ho parlato del computer inviato a Torino invece che a Roma,computer che io non ho potuto prendere perchè da Torino veniva rimandato a Firenze al centro nazionale; ed io ho dovuto ordinare dei componenti diversi perchè quelli ordinati precedentemente erano finiti; parlavo proprio di CHL. Se vuole posso provare a dimostrarglielo. E posso anche parlare della loro assistenza post-vendita.

    > Se il negoziante sotto casa non avesse
    > voluto cambiargli il prodotto lei cosa
    > avrebbe potuto fare? Chiamare i carabinieri?
    > Beh, denunci il sito che le ha venduto il
    > prodotto, in fondo bene o male i risultati
    > sono gli stessi.

    Naaaaa... i carabinieri qui conoscono uno per uno tutti i cittadini del paese: quando succede qualcosa vanno li' e fanno da paceri. Se denunci un negoziante grasso che cola ti viene sostituita la cosa consegnata rotta, dopo 4-5 mesi. Oppure magari si alza la voce ma alla fine per non fare brutta figura una delle due parti cede senza rancore.

    > Credo che entrambi i canali di vendita
    > abbiano pregi e difetti, la cosa migliore è
    > scegliere bene da chi comprare.

    Indubbiamente. La penso anche io così; ma come lo scegli se non vedi come e' il negozio (perchè fai tutto dal computer) e non parli con nessuno? A chi dai fiducia? Sulla base di che cosa dai fiducia ad un negozio?
    Sulla base delle certificazioni ISO sulla qualità?
    Sulla base dei filmati flash mirabolanti sulla home?
    Leggi un'informativa sulla privacy da ridere ed allora per non piangere decidi di fare finta di non averla letta oppure di non conoscere la 675/96?

    Dai... certo che uno sceglie da chi comprare... ma in un centro commerciale od online non hai elementi per sapere chi ti ispira fiducia. Puoi solo scegliere solo in base a prezzo ed al tempo di consegna.

    Renton78
    non+autenticato

  • Concordo con quasi tutto quello che hai scritto ma non su questa frase:

    > Ma perché se vado nel negozietto sotto casa, posso
    > sostituire anche un prodotto perfettamente funzionante di
    > cui mi sono reso conto non adattarsi alle mie necessità
    > come pensavo?

    La legge non lo dice affatto questo, se l'oggetto lo vuoi riportare indietro perché hai un ripensamento o hai fatto un acquisto affrettato il negoziante NON è affatto obbligato a cambiarlo/rimborsarlo se lo fa è solo perché vuole farti un favore.

    enrico
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Concordo con quasi tutto quello che hai
    > scritto ma non su questa frase:
    >
    > > Ma perché se vado nel negozietto sotto casa, posso
    > > sostituire anche un prodotto perfettamente funzionante di
    > > cui mi sono reso conto non adattarsi alle mie necessità
    > > come pensavo?
    >
    > La legge non lo dice affatto questo, se
    > l'oggetto lo vuoi riportare indietro perché
    > hai un ripensamento o hai fatto un acquisto
    > affrettato il negoziante NON è affatto
    > obbligato a cambiarlo/rimborsarlo se lo fa è
    > solo perché vuole farti un favore.
    >
    > enrico

    Anzi è il contrario, per le vendite effettuate fuori dai locali commerciali (e quindi anche le vendite on-line) la legge consente il diritto di recesso mentre per gli acquisti in negozio questo diritto non esiste.
    non+autenticato
  • Ma infatti io non ho detto che la legge dice che un negoziante deve cambiare un oggetto funzionante: sarebbe un sopruso, il negoziante mica lavora per niente. Ho detto che io, nel mio piccolo ed arretrato paesetto, posso addirittura cambiare un oggetto perfettamente funzionato dopo che sono tornato a casa ed ho visto che non corrispondeva a quello che mi immaginavo... solo ed esclusivamente grazie al rapporto umano che ho con il negoziante.

    La legge è la codifica del rispetto del prossimo, ma non può sostituirsi a dei rapporti umani.
    Il diritto di recesso stabilito dal Decreto Legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, è a mio parere sensato per le vendite online ma non è applicabile con le vendite in negozio.

    Servirebbe una legge che creasse qualcosa del genere anche nei negozi reali... ma è impossibile farla: come fai a formulare in una legge quel rapporto umano che crei solo grazie alla presenza fisica?
    Si rischierebbe di esporre il negoziante a dei continui rimborsi o cambi di merce, immotivati... perchè ci sarebbe chi abusa della legge e se ne frega delle ragioni altrui.
    Quindi la legge non c'e' e le persone devono fare attenzione a cosa comprano...

    Però è giusto che un negoziante cambi un oggetto difettoso senza pensarci sopra due volte. E non solo; i venditori italiani devono rendersi conto che un oggetto difettoso può aver creato problemi a chi l'ha comprato! Ci sono macchine che per dei difetti di fabbrica immettevano nell'abitacolo i gas di scarico; 2 persone sono morte. Quello è un eccesso, ma anche il più piccolo dei prodotti difettosi, già comporta il problema di dover trovare il tempo di riportarlo al negozio...

    Non voglio fare uno dei tanti bei discorsi irrealisti: ma non sarebbe bello poter vivere in un mondo basato sulla buona fede?
    Non è così, non può essere così, ma almeno prendiamolo come modello e lavoriamo in quel senso... chissà che un giorno arriveremo a quella splendida immagine del mondo cantata da John Lennon.

    ciao

    Mik

    - Scritto da: Anonimo
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Concordo con quasi tutto quello che hai
    > > scritto ma non su questa frase:
    > >
    > > > Ma perché se vado nel negozietto sotto
    > casa, posso
    > > > sostituire anche un prodotto
    > perfettamente funzionante di
    > > > cui mi sono reso conto non adattarsi
    > alle mie necessità
    > > > come pensavo?
    > >
    > > La legge non lo dice affatto questo, se
    > > l'oggetto lo vuoi riportare indietro
    > perché
    > > hai un ripensamento o hai fatto un
    > acquisto
    > > affrettato il negoziante NON è affatto
    > > obbligato a cambiarlo/rimborsarlo se lo
    > fa è
    > > solo perché vuole farti un favore.
    > >
    > > enrico
    >
    > Anzi è il contrario, per le vendite
    > effettuate fuori dai locali commerciali (e
    > quindi anche le vendite on-line) la legge
    > consente il diritto di recesso mentre per
    > gli acquisti in negozio questo diritto non
    > esiste.
    non+autenticato
  • Vero la legge non dice questo. Questo lo dice luiSorride

    "farti un favore" = comportarsi da essere umano

    ciao

    Renton78

    - Scritto da: Anonimo
    >
    > Concordo con quasi tutto quello che hai
    > scritto ma non su questa frase:
    >
    > > Ma perché se vado nel negozietto sotto
    > casa, posso
    > > sostituire anche un prodotto perfettamente
    > funzionante di
    > > cui mi sono reso conto non adattarsi alle
    > mie necessità
    > > come pensavo?
    >
    > La legge non lo dice affatto questo, se
    > l'oggetto lo vuoi riportare indietro perché
    > hai un ripensamento o hai fatto un acquisto
    > affrettato il negoziante NON è affatto
    > obbligato a cambiarlo/rimborsarlo se lo fa è
    > solo perché vuole farti un favore.
    >
    > enrico
    non+autenticato
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