Claudio Tamburrino

USA, cyberzar vacante

La favorita Hathaway si ritira. Il vertice della sicurezza informatica resta scoperto. Prosegue la selezione

Roma - Melissa Hathaway si è dimessa dal suo ruolo di consigliere per la cybersecurity per la National Intelligence. Era considerata la scelta più probabile per il ruolo di zar della cybersecurity alla cui selezione il Presidente Obama sta lavorando da fine maggio. Una scelta che adesso si fa più complicata e urgente.

Eredità dell'amministrazione Bush, questa figura aveva il compito di fare un rapporto sulle problematiche relative alla sicurezza dell'infrastruttura di Rete degli USA. Hathaway stava ricoprendo di fatto, in qualità di acting senior director per il cyberspazio nella National Security and Homeland Security Councils, il ruolo di Czar della cybersecurity ad interim, in attesa della nomina permanente, per cui peraltro gli osservatori la davano in pole position.

Ufficialmente Hathaway si è ritirata per "motivi personali" ma ha lasciato trapelare, nelle dichiarazioni rilasciate al Washington Post, che il suo abbandono sia stato influenzato da lungaggini burocratiche: "Non potevo attendere ancora - ha spiegato - non essendo stata autorizzata a dirigere il cambiamento".
Il ritiro lascia un vuoto al vertice del sistema che vigila sulla sicurezza digitale. Obama, peraltro, ha affermato di essere direttamente impegnato nella designazione di un coordinatore che presidi al sistema di cyber security nazionale, nuova figura ritagliata per meglio rispondere alle crescenti minacce informatiche e al conseguente innalzamento del pericolo e dell'attenzione. Più a lungo resta vacante il posto, maggiori diventano i rischi. La selezione, tra l'altro, sta dando non poche difficoltà all'ufficio del Presidente, per cui già avrebbe effettuato trenta colloqui.

Peraltro resta ancora da specificare il ruolo effettivo dello zar, come si inserirà nella struttura governativa e se farà chiarezza, come gli viene chiesto, sulle regole del gioco: in particolare per tracciare definitivamente il confine ora labile tra bisogno di sicurezza e diritto alla privacy.

Claudio Tamburrino
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