Xbox Linux vuole la firma di Gates

Il famoso progetto open source ha chiesto a Microsoft che la propria distribuzione Linux per Xbox possa ricevere la firma digitale necessaria per girare sulla console senza la necessità di interventi hardware

Internet - Il team responsabile dell'Xbox Linux Project (XLP), l'ormai celebre progetto per portare Linux sulla console di Microsoft, ha inviato una lettera al colosso di Redmond affinché questa possa "regolarizzare" la posizione di Xbox Linux.

Come è risaputo, su Xbox possono girare solo quei software che sono provvisti di una speciale firma digitale rilasciata da Microsoft. L'unico modo per aggirare questa protezione è quello di intervenire a livello hardware e applicare alla console un chippetto, chiamato "mod-chip", che rende possibile far girare qualsiasi software, anche copiato. Il problema è che il mod-chip ha un costo non trascurabile e la sua installazione invalida la garanzia di Xbox.

L'XLP ritiene che Microsoft non dovrebbe pregiudicare la diffusione su Xbox di un software GPL, gratuito e senza fini illeciti come Xbox Linux, e chiede dunque al colosso la possibilità di ricevere, anche attraverso il pagamento di una piccola somma - "un centinaio di dollari al massimo" -, la firma digitale necessaria per permettere finalmente a Linux di scorrazzare libero e gaio su qualsiasi Xbox non "chippata".
Se i membri dell'XLP hanno cominciato la propria lettera con toni molto soft, dichiarandosi grandi fan di Xbox e complimentandosi con Microsoft, passano ben presto ad affermazioni assai più piccanti, come quella che definisce lo stretto controllo di Microsoft sul software di Xbox "il tentativo di creare un secondo e deliberato monopolio, e questo persino dopo essere stata trovata colpevole di aver dato vita ad un monopolio illegale nel campo dei sistemi operativi". Toni che rischiano di rendere la lettera una trovata pubblicitaria in chiave antiMicrosoft.

"Xbox Linux - continua infatti la missiva - offre agli utenti possibilità che Microsoft gli nega, come ad esempio far girare su Xbox applicazioni Internet come i browser web, l'instant messaging e i client e-mail, le applicazioni multimediali e quelle per l'ufficio, il tutto gratuitamente".

Michael Steil, uno dei leader del progetto XLP, sostiene di aver già scritto privatamente a Microsoft nell'agosto del 2002, ma di non aver mai ricevuto risposta. Se i toni sono quelli, c'è da credergli.
230 Commenti alla Notizia Xbox Linux vuole la firma di Gates
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  • La grande maggioranza di quelli che pretenderebbero che Microsoft permettesse a Linux di girare nativamente su Xbox sostiene che Microsoft vende sottocosto la Xbox stessa.

    Toglietemi una curiosità:
    voi vorreste che Microsoft contribuisse al successo di un progetto finanziato da un concorrente il quale premettesse agli anti-Microsoftiani di dotarsi di un PC su cui montare Linux e che, per permettere a costoro di farsi un PC con Linux, Microsoft nel ci smenasse pure dei soldi (visto che secondo voi vende sottocosto la Xbox)?

    Ma da quale pianeta provenite?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La grande maggioranza di quelli che
    > pretenderebbero che Microsoft permettesse a
    > Linux di girare nativamente su Xbox sostiene
    > che Microsoft vende sottocosto la Xbox
    > stessa.

    Beh... vendere sottocosto ha anche i suoi svantaggi... ma comunque... andiamo avanti....

    > Toglietemi una curiosità:
    > voi vorreste che Microsoft contribuisse al
    > successo di un progetto finanziato da un
    > concorrente il quale premettesse agli
    > anti-Microsoftiani di dotarsi di un PC su
    > cui montare Linux e che, per permettere a
    > costoro di farsi un PC con Linux, Microsoft
    > nel ci smenasse pure dei soldi (visto che
    > secondo voi vende sottocosto la Xbox)?

    No. Il discorso è dimostrare che quando M$ avrà messo le mani anche sull'hardware dei PC (vedasi Palladium & C.) potrà fare il buono e il cattivo tempo ancor più di oggi.

    > Ma da quale pianeta provenite?

    Ma a quanto pare farlo capire a tutti è un'impresa disperata...
    non+autenticato
  • >E' un fatto, sebbene assai triste, che per chi lavora fuori dai
    >canoni stringenti del SE, non sa neanche cosa siano ESA
    >PSS05, MIL-STD-498, RTCS/DO e Posix PSE54 la
    >questione è irrilevante, almeno finché non si deciderà di
    >dare una bella sistemata anche ai canoni del mercato di
    >massa. E sarebbe anche ora, aggiungo, ma questa è solo
    >una pallida speranza.
    >Mi pare assolutamente chiaro.

    Chiarissimo oserei dire!Sorride

    Non so voi ma io non ho capito un tubo... magari se sei così gentile da darmi qualche link su tutta la roba che hai accennato....
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Chiarissimo oserei dire!Sorride
    >
    > Non so voi ma io non ho capito un tubo...
    > magari se sei così gentile da darmi qualche
    > link su tutta la roba che hai accennato....

    http://www-library.itsi.disa.mil/
    http://www.ieee.org/portal/index.jsp
    http://www.iso.ch/iso/en/ISOOnline.openerpage
    http://www.ansi.org/

    Non so però quanto ti sia utile: le specifiche di solito sono disponibili solo a pagamento.

    Se ti interessa semplicemente capire di che si parla, è più facile che tu trovi qualche riassunto sui testi di software engineering tipo Pressman, Mandrioli-Ghezzi e simili, o gli estratti nella biblioteca della tua Università.
    non+autenticato
  • A parte il fatto che, se fosse una vera richiesta, è come se il boia chiedesse all'impiccato di saltare giù dallo sgabello da solo.

    Ma il tenore della richiesta fatta a Microsoft mi dà più l'impressione della "richiesta" di un pizzo: "Se non fai come ti dico potrebbe succedere qualcosa di spiacevole..."
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Ma il tenore della richiesta fatta a
    > Microsoft mi dà più l'impressione della
    > "richiesta" di un pizzo: "Se non fai come ti
    > dico potrebbe succedere qualcosa di
    > spiacevole..."

    Non credo che si aspettino veramente la chiave. Quello che vogliono e' denunciare l'ennesimo attentato alla libera concorrenza di Microsoft, e sensibilizzare la gente sul progetto Palladium.
    non+autenticato
  • Continuo a sentire questo concetto di Palladium usato come spauracchio.

    Francamente io lo trovo una buona idea per evitare finalmente che il software scritto da qualche imbecille per farmi danno solo perché uso Windows al posto di Linux possa anche solo tentare di girare sul mio sistema.

    L'idea di certificare l'autore di un pezzo di software è un po' come l'immatricolazione delle automobili. Se qualcuno mi investe posso almeno prendergli la targa e denunciarlo. Analogamente se qualcuno mi spamma o mi danneggia con un virus, posso rivalermi.

    Deve essere Microsoft a rilasciare i certificati di idoneità? Sicuramente no! Penso e spero che verrà definita un'autorità apposita (qualcosa tipo la motorizzazione civile per le auto).

    Il tentativo di fare resistenza ad una regolamentazione del genere è simile a voler mantenere l'anonimato dei conducenti delle auto.

    - Scritto da: Anonimo
    >
    > Non credo che si aspettino veramente la
    > chiave. Quello che vogliono e' denunciare
    > l'ennesimo attentato alla libera concorrenza
    > di Microsoft, e sensibilizzare la gente sul
    > progetto Palladium.
    non+autenticato
  • > L'idea di certificare l'autore di un pezzo
    > di software è un po' come l'immatricolazione
    > delle automobili. Se qualcuno mi investe
    > posso almeno prendergli la targa e
    > denunciarlo. Analogamente se qualcuno mi
    > spamma o mi danneggia con un virus, posso
    > rivalermi.

    Mi sta benissimo, basta che mi lascino il modo di poter disabilitare Palladium sul mio PC e far girare applicazioni che mi scrivo da solo! Per hobby mi diverto a scrivere applicazioncine... ma con Palladium come farò?
    non+autenticato
  • Anche io per hobby mi diverto a guidare la moto. Ma questo non vuol dire che non debba avere la patente.

    - Scritto da: Anonimo
    > Mi sta benissimo, basta che mi lascino il
    > modo di poter disabilitare Palladium sul mio
    > PC e far girare applicazioni che mi scrivo
    > da solo! Per hobby mi diverto a scrivere
    > applicazioncine... ma con Palladium come
    > farò?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Anche io per hobby mi diverto a guidare la
    > moto. Ma questo non vuol dire che non debba
    > avere la patente.

    No. La questione è diversa. E' come se per guidare la moto dovessi chiedere il permesso (ovviamente pagando) alla Kawasaki. E se non ti da il permesso non guidi la moto. Anche se tu hai una Ducati...
    non+autenticato
  • Ma chi ti ha detto che sarà Microsoft a gestire i "certificati" di riconoscimento per lavorare con le piattaforme hardware che supporteranno Palladium?

    Quello che ti si chiede è: siccome è stato dimostrato che pezzi di codice scritti "maliziosamente" possono fare danno, per scrivere del codice che sicuramente sia in grado di girare ovunque mi devi dire chi sei! E non deve essere necessariamente Microsoft a dire chi sei. Oggi per emettere un certificato x.509 per firmare messaggi su Exchange non hai mica bisogno di passare da Microsoft. Puoi benissino firmarli con un certificato Verisign.

    - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Anche io per hobby mi diverto a guidare la
    > > moto. Ma questo non vuol dire che non
    > debba
    > > avere la patente.
    >
    > No. La questione è diversa. E' come se per
    > guidare la moto dovessi chiedere il permesso
    > (ovviamente pagando) alla Kawasaki. E se non
    > ti da il permesso non guidi la moto. Anche
    > se tu hai una Ducati...
    non+autenticato
  • mettetevi nella testa che il software open source o no va PAGATO, per i privati poco ma va PAGATO, per le aziende moltodi più.
    Le aziende devono imparare a PAGARE il SOFTWARE e non COPIARLO, perchè ci lavorano milioni di persone ogni giorno.
    OPEN o CLOSE il software va pagato.
    L'unico beneficio che stanno facendo le distribuzioni LINUX sono agli editori delle riviste che pubblicano i CD. I programmatori invece e le società che gravitano attorno fanno la fame.
    IL SOFTWARE VA PAGATO (poco per i privati tanto per le aziende ed i professionisti che grazie al lavoro di ingegno di milioni di programmatori hanno strumenti che facilitano e velocizzano il proprio lavoro).
    Solo se si retribuisce chi veramente sviluppa e produce software di qualità un giorno si riuscirà a contrastare i monopoli delle grandi MS, IBM e tante altre.
    Se i programmatori non guadagnano non svilupperanno più software OPEN SOURCE e centinai di aziende sparse per il mondo che si basano su questo modello finiranno per fallire.
    OPEN SOURCE non significa gratuito. METTETEVELO BENE NELLA TESTA.
    non+autenticato

  • > OPEN SOURCE non significa gratuito.
    > METTETEVELO BENE NELLA TESTA.

    ti faccio un esempio
    purtroppo, nella foga di stendere la prima versione della licenza GPL, stallman ha commesso un errore.
    Dando agli altri la possibilita' di riusare quel codice, a patto di "pagarlo" pubblicando le proprie modifiche, stallman di fatto ha reso gratuito il software GPL
    Perche' si puo' usare senza pagare
    Oppure uno paga e gli altri copiano *legalmente* senza infrangere la licenza
    e la stessa cosa, se non peggio, succede con le licenze BSD et simila
    Purtroppo ad oggi, open source == gratis, se parliamo di sviluppo, ci si puo' guadagnare se si implementano soluzioni basate su open source
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Purtroppo ad oggi, open source == gratis, se
    > parliamo di sviluppo, ci si puo' guadagnare
    > se si implementano soluzioni basate su open
    > source

    beh, peccato che molta gente parli senza sapere bene cosa comportino le licenze.

    Non è vero che opensource sia sempre sinonimo di gratis.
    Inoltre è possibile usare software opensource per sviluppare soluzioni che non lo sono. Ma pretendere che la gente capisca che le librerie sono quasi tutte sotto licenza lgpl forse è troppo....

  • > beh, peccato che molta gente parli senza
    > sapere bene cosa comportino le licenze.
    >
    > Non è vero che opensource sia sempre
    > sinonimo di gratis.
    > Inoltre è possibile usare software
    > opensource per sviluppare soluzioni che non
    > lo sono. Ma pretendere che la gente capisca
    > che le librerie sono quasi tutte sotto
    > licenza lgpl forse è troppo....

    ah scusa
    allora impediscimi di andare dal mio amco che ha appena comprato una soluzione Open costosissima e di COPIARMI tutto a prezzo zero
    vediamo se la GPL me lo impedisce

    ciao
    non+autenticato

  • > ah scusa
    > allora impediscimi di andare dal mio amco
    > che ha appena comprato una soluzione Open
    > costosissima e di COPIARMI tutto a prezzo
    > zero
    > vediamo se la GPL me lo impedisce

    Confermo. Vedasi:

    http://pksun1.publikompass.it:80/html.ng/site=apog...


    IMHO questo non è affatto un problema per lo sviluppo dell'industria informatica. Si tratta solo di spostare l'investimento dalla produzione del software in se' alla fornitura di servizi. Attulmente la produzione del software richiede altissimi investimenti, tanto che la maggior parte delle aziende si ripaga quasi esclusivamente con i costi delle licenze.

    La scommessa dell'Open Source si basa sul principio che se il software fosse liberamente accessibile e modificabile e il sistema fosse sufficientemente universale, il processo di produzione del software non sarebbe così centrale e costoso (la software house potrebbe accedere gratuitamente ai risultati delle altre software house e semplicemente ampliare, piuttosto che reinventare la ruota - l'intero processo avrebbe dei costi estremamente abbattuti). Ergo, le software house non avrebbero come centro nevralgico la *produzione* del software, ma la fornitura di servizi: in questo modo, il fatto che si possa distribuire gratuitamente il prodotto finale non rappresenterebbe un potenziale *danno* per il sistema economico, ma, piuttosto, un elemento non solo *normale*, ma perfino fisiologico e strutturale: vale a dire, la gratuiticità sarebbe perfino *richiesta* affinchè il sistema possa funzionare e avere una resa economica.

    IMHO, un errore che si commette nel giudicare i pregi e i potenziali problemi della diffusione dell'Open Source consiste nel valutarlo con la chiave interpretativa dell'attuale sistema, con i medesimi criteri e i medesimi principi. L'Open Source richiede, probabilmente, uno stravolgimento dei principi stessi su cui si basa l'attuale produzione di software. Voglio dire, mi sembra errato fare valutazioni come quella del tuo post, cioè vedere come un problema il fatto che GPL non impedisca la diffusione del software, una volta che questo sia stato pagato.

    Mi spiego.

    IMHO dovresti cambiare ottica: l'azienda mi vende il software (io pago), io posso distribuirlo (anche gratuitamente). Forse non ci si deve fermare alla sola valutazione del "danno economico" che io provoco alla software house: si dimentica che a monte di questo "danno" resta un bene (il software) che circola liberamente, che è modificabile e rivendibile, che, insomma, è in grado (proprio perchè *distribuito gratuitamente*) di produrre altra ricchezza, di mantenere acceso il motore (altre software house che lo sviluppano, aziende che offrono servizi a pagamento basati su questo software etc etc). Io stesso posso creare un mio mercato intorno al software: il segreto è che mentre io "sfrutto" l'azienda produttrice, essa stessa può "sfruttare" i risultati che io (e mille altri come me) attengo a partire dal suo programma. La licenza OS garantisce la libertà di "sfruttare" ma l'obbligo di "permettere agli altri di sfruttare il risultato del tuo sfruttamento"... Un circolo virtuoso che è tutto da dimostrare che sia funzionante, ma certamente da analizzare non fermandosi alla sola superficiale osservazione "posso copiare gratuitamente ciò che ho pagato, quindi il sistema non produce soldi ed è sbagliato".

    Inoltre, dimentichi che probabilmente, se questo modello fosse adottato a livello più massiccio NON esisterebbe la *singola ditta* che produce il software. Se così fosse, un'unica ditta si accollerebbe i costi e tante si distribuirebbero gli introiti: non funzionerebbe. Probabilmente, invece, lo sviluppo del software, fisiologicamente, passerebbe ad un modello distribuito: più ditte cooperano per sviluppare il software, ognuna sfruttando i risultati ottenuti dagli altri. Quindi, si avrebbe distribuzione degli introiti ma contemporaneamente una distrbuzione dei costi. Per questo, IMHO, è un po' inadeguata la critica che si ferma al costatare che i costi sostenuti da un'unica azienda sarebbero vanificati dalla possibilità di copiare gratuitamente i suoi risultati.

    Non è fantascienza, naturalmente: esistono centinaia di modelli reali. IMHO è difficile giudicare quale potrebbe essere l'impatto economico a vasta scala, fino a che il modello Open Source rimane così relegato a realtà di nicchia, economicamente irrilevanti.

    Sicuramente, però, è un modello non da scartare senza attenta analisi: è lo stesso modello su cui si basa la scienza (eccessi della logica dei brevetti a parte), e mi sembra palese che l'organizzazione scientifica (basata sulla condivisione gratuita delle conoscenze e dei risultati) permette eccome grandissimi investimenti ed introiti.

    Forse vale la pena di valutare l'applicazione della stessa logica *anche* nella produzione del software, o no?

    Maik
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > IMHO questo non è affatto un problema per lo
    > sviluppo dell'industria informatica. Si
    > tratta solo di spostare l'investimento dalla
    > produzione del software in se' alla
    > fornitura di servizi. Attulmente la
    > produzione del software richiede altissimi
    > investimenti, tanto che la maggior parte
    > delle aziende si ripaga quasi esclusivamente
    > con i costi delle licenze.
    [...]
    > Inoltre, dimentichi che probabilmente, se
    > questo modello fosse adottato a livello più
    > massiccio NON esisterebbe la *singola ditta*
    > che produce il software. Se così fosse,
    > un'unica ditta si accollerebbe i costi e
    > tante si distribuirebbero gli introiti: non
    > funzionerebbe. Probabilmente, invece, lo
    > sviluppo del software, fisiologicamente,
    > passerebbe ad un modello distribuito

    Non ci siamo. Non ci siamo per niente, e non solo per questioni economiche.
    Detto in una battuta, questo "strano" modello significherebbe buttare nel cesso i risultati degli ultimi 15 anni di software engineering.

    Il vero valore aggiunto del software sono gli algoritmi e le specifiche formali, non le semplici implementazioni. Questo lo trovi a pagina 10 di qualsiasi testo, recente o meno, di SE. Ma al di là dei testi, c'è un decennio (almeno) di pratica strettamente controllata che conferma appieno la validità della teoria.

    Te lo spiego con un simpatico esempio "alto", da uno dei settori più complessi in assoluto, che conosco meglio e nei quali le difficoltà non mancano.

    L'azienda WX deve scrivere il suo bel controllo SCADA per un impianto film, cioè un bestione di 250 m a ciclo continuo che produce nastri plastici, con o senza adesivo, serigrafia etc.
    Facciamo un bel giro attorno a questo brontosauro: forni motori pulegge racle sensori riduttori vasche cilindri ingranaggi plastica che viaggia fino a 300 m/s etc., e soprattutto 56 PLC, 32 schede di controllo custom, 80 azionamenti vettoriali, 12 PC industriali per le MMI, rete di rilevazione dati e tutto il resto degli ammennicoli. Bene, scriviamo questi due milioni di righe su 8 piattaforme, in 6 o 7 linguaggi diversi, e mettiamo tutto in opensource.

    Primo problemino: se l'ometto di turno cade dal soppalco e lo ritrovano tra due cilindri a 800° spesso come una sottiletta ma lungo 12 m, si va in galera. Non solo chi ha messo i pezzi di ferro, anche chi ha scritto il software di controllo. Quindi i sorgenti, il giorno del collaudo, vanno in cassaforte dal notaio: da sempre.

    Chi glielo racconta ai periti dell'assicurazione e del tribunale che avevi uploadato una versione modificata da te, ragioniere ufficio acquisti con scarse nozioni di VB, per fare più bella l'interfaccia utente, dimenticando di ricopiare quella strana chiamata che ti sembrava tanto inutile e "rallentava il mouse" ? Purtroppo non è fantascienza, è una realtà perfettamente plausibile, anche se non è così' facile infilare dentro errori micidiali tramite le banali MMI A bocca aperta
    "Beh tanto c'erano i sorgenti, perché chiamare quei vampiri che ci prendono 130 euro l'ora + trasferta, lo possiamo modificare noi aggratis".

    Ma non è tutto. Secondo ordine di problemi: la ditta YZ, concorrente della prima, viene chiamata per fare un'altro impianto simile. Simile, perché due PC o due reti possono essere identici, due impianti industriali (se la va bene) s'assomigliano e basta.

    Si trova in mano i nostri bei due milioni di LOC su 8 piattaforme etc. stile sourceforge "Sorry guys, got no time to write docs. Just peek around in the sources, I swear I put twenty some comments here and there".

    Purtroppo si va sul primo problemino: l'installatore non ha messo PLC Allen-Bradley perché ha litigato a morte col rappresentante che gli ha trombato la moglie. Allora si porta tutto su Matsushita, dice il capotecnico, ma l'ufficio acquisti dice no, toppo costosi, andiamo su Telemecanique. Risultato, si rifanno da zero tutti i programmi PLC, i ladder e relativi ambienti di sviluppo si somigliano tra loro come Don Lurio e Schwarzenegger. Poi si va sulle schede custom "i PIC ? Ma no troppo limitati, non abbiamo l'ambiente di sviluppo, vanno fatti con Mitsubishi" altre migliaia di righe in assembler rifatte. Poi non si vuole andare in galera neanche qui, e allora bisogna fare auditing e verifica formale di tutto il codice impiegato, scritto dentro o fuori non importa.

    Alla fine della fiera, tra ambienti di sviluppo iperproprietari hardware-bound che costano vagonate di milioni (e che certo non tutti hanno, mica si lavora col GNU sulle oltre 200 piattaforme industriali...) e altre incompatibilità, il riuso vero e proprio è limitato ad un 20% di codice x86 - ammesso che ce ne sia !!! - che non fa un c@zzo di niente di speciale, e che l'azienda si può tranquillamente comprare in una libreria commerciale puntualmente corredata di sorgenti, come succede in tutto il mondo dai primi anni '80 in là.

    L'esempio è volutamente estremo e perfino goliardico in alcuni punti, ma rappresenta una realtà importante e vastissima. Il modello di sviluppo OS è una delle cose più criticabili dal punto di vista scientifico e del SE, al di là di qualsiasi sciocca faziosità e "discussione da bar sport".

    > Sicuramente, però, è un modello non da
    > scartare senza attenta analisi: è lo stesso
    > modello su cui si basa la scienza (eccessi
    > della logica dei brevetti a parte), e mi
    > sembra palese che l'organizzazione
    > scientifica (basata sulla condivisione
    > gratuita delle conoscenze e dei risultati)
    > permette eccome grandissimi investimenti ed
    > introiti.

    No, non si deve fare confusione. C'è una differenza ABISSALE tra mettere in circolazione un teorema di analisi funzionale dimostrato (che posso usare a sua volta per dimostrare altri teoremi basati sui suoi risultati) e lasciar circolare qualche migliaio di LOC in un linguaggio specifico, uno a caso vanilla C, che "fanno qualcosa" e che dunque puoi usare solo per rifare la stessa cosa, o per risolvere problemi strettamente analoghi apportando modifiche limitate (limitate dal break even point tra il tempo necessario a comprendere il sorgente + il tempo di debugging e testing delle modifiche introdotte, ed il tempo necessario a riscriverlo da zero).
    Questo non risolve il problema dell'analisi, che VA FATTA in ogni caso, salvo il caso decisamente eccezionale di un problema straordinariamente banale e ricorrente affrontato pari pari dall'autore. Ma forse è il caso di prendere in considerazione oggetti dalle 100 kLOC in su, per un'analisi seria.
    Le modifiche, in ogni caso, possono essere aggiunte economicamente in modo direttamente proporzionale alla comprensione del sorgente ed alla adeguatezza iniziale alla tua analisi specifica. Quindi le modifiche sono indissolubilmente legate al livello di complessità del sorgente stesso, secondo le varie metriche empiriche che più ti piace adottare.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    .....
    > Il vero valore aggiunto del software sono
    > gli algoritmi e le specifiche formali, non
    > le semplici implementazioni. Questo lo trovi
    > a pagina 10 di qualsiasi testo, recente o
    > meno, di SE. Ma al di là dei testi, c'è un
    > decennio (almeno) di pratica strettamente
    > controllata che conferma appieno la validità
    > della teoria.

    Spesso e volentieri è esattamente il contrario: gli algoritmi sono pubblici e a fare la differenza sono le implementazioni....

    ....
    > Bene, scriviamo questi due milioni di righe
    > su 8 piattaforme, in 6 o 7 linguaggi
    > diversi, e mettiamo tutto in opensource.

    Perfetto. Hai dato una descrizione precisa secondo la quale tu ritieni che nel tuo campo l'open source non sia adatto. Sei quindi ovviamente liberissimo di utilizzare e/o scrivere solo sw closed source.

    Ma da quì a dire dire che l'open source "non sa da usare" direi che ne corre. Se permetti altri potrebbero fare delle valutazioni diverse dalle tue ed utilizzare e/o scrivere sw open source.

    Non vedo dove sia il problema nell'immaginare un mercato misto open + closed. E non vedo neppure le ragioni di un certo attaccamento che si nota verso il mondo open source da parte di alcuni.

    TeX
    957

  • - Scritto da: TeX
    >
    > Spesso e volentieri è esattamente il
    > contrario: gli algoritmi sono pubblici e a
    > fare la differenza sono le
    > implementazioni....

    Leggi meglio: SPECIFICHE FORMALI e algoritmi. Cioè la documentazione analitica, compilata in linguaggio non ambiguo e verificabile in automatico. Linguaggi Z, B, LOTOS, CCS, TRIO, VDM, RTL, UML, reti di Petri... quei simpatici ammennicoli che ti tagliano dell'80%, secondo le stime più pessimistiche, il tempo di debugging sull'implementazione, in sostanza.

    > Perfetto. Hai dato una descrizione precisa
    > secondo la quale tu ritieni che nel tuo
    > campo l'open source non sia adatto. Sei
    > quindi ovviamente liberissimo di utilizzare
    > e/o scrivere solo sw closed source.

    Ho dato una divertente descrizione dei fondamentali motivi OGGETTIVI per cui TUTTI gli operatori del mio settore trovano semplicemente inapplicabili le idee dell'opensource, come ribadito più volte nei convegni del settore e sui principali organi informativi specialistici. Si parla di un mercato con abitudini e ritmi molto diversi dal mass market, per chi non lo sapesse.
    E' un po' diverso da un simpatico parere personale, ci sono dietro centinaia di ore di stime e valutazioni di engineering. Nessuno può dirsi contento di pagare e far pagare i prezzi delle royalties, e dunque qualsiasi soluzione alternativa viene attentamente ponderata a più livelli analitici. Questi sono alcuni dei risultati di simili analisi, per l'appunto.

    >
    > Ma da quì a dire dire che l'open source "non
    > sa da usare" direi che ne corre. Se permetti
    > altri potrebbero fare delle valutazioni
    > diverse dalle tue ed utilizzare e/o scrivere
    > sw open source.

    Tu puoi fare tutto quello che vuoi nel mercato in cui operi (che presumo abbia assai meno vincoli del mio), la questione non si pone.

    Non ho *MAI* scritto che l'opensource non vada usato in assoluto, semplicemente che ha delle grosse carenze già analizzate e formalizzate dai teorici del software engineering, e queste analisi mi trovano al 100% concorde alla luce della mia esperienza e formazione.

    E' un fatto, sebbene assai triste, che per chi lavora fuori dai canoni stringenti del SE, non sa neanche cosa siano ESA PSS05, MIL-STD-498, RTCS/DO e Posix PSE54 la questione è irrilevante, almeno finché non si deciderà di dare una bella sistemata anche ai canoni del mercato di massa. E sarebbe anche ora, aggiungo, ma questa è solo una pallida speranza.
    Mi pare assolutamente chiaro.

    >
    > Non vedo dove sia il problema
    > nell'immaginare un mercato misto open +
    > closed. E non vedo neppure le ragioni di un
    > certo attaccamento che si nota verso il
    > mondo open source da parte di alcuni.

    Non vedo quale sia il problema nel consultare un vocabolario, di quando in quando. Scopriresti magari che "l'attaccamento" nei confronti di qualcosa o qualcuno è esattamente il contrario di quello che pensavi (sbagliando parecchio) di attribuire al mio atteggiamento, ovvero una sorta di ostilità o avversione nei confronti dell'opensource in quanto idea platonica.

    Fuor di metafora, delle lotte tra fazioni ME NE FREGO, per lavorare non uso ne' windows ne' linux e sono assai contento di tutti e due. Sorride

    Di flames inutili tra parrocchie ne ho visti abbastanza fin dai tempi del C64 vs Spectrum su FIDOnet, dunque t'invito a considerare il contenuto oggettivo delle considerazioni e *NON* la superficiale vicinanza o lontananza dal tuo pensiero politico-religioso (che, in tutta onestà, non m'interessa affatto).

    Quelli che ho esposto sono fatti oggettivi relativi ad un contesto assai ben definito ed a carenze precise del modo di procedere opensource, ribadisco, è un po' sciocco trarne considerazioni di carattere generale che io non ho fatto.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    ....
    > > Perfetto. Hai dato una descrizione precisa
    > > secondo la quale tu ritieni che nel tuo
    > > campo l'open source non sia adatto. Sei
    > > quindi ovviamente liberissimo di
    > utilizzare
    > > e/o scrivere solo sw closed source.
    >
    > Ho dato una divertente descrizione dei
    > fondamentali motivi OGGETTIVI per cui TUTTI
    > gli operatori del mio settore trovano
    > semplicemente inapplicabili le idee
    > dell'opensource, come ribadito più volte nei
    > convegni del settore e sui principali organi
    > informativi specialistici. Si parla di un

    Guarda che il tuo settore non è l'unico sulla Terra....

    Per il resto ti ho già risposto dicendo che non vedo cosa ci sia di male in un sistema misto, dove, a seconda delle proprie esigenze, uno scelga con quale licenza operare.



    ......
    > > Non vedo dove sia il problema
    > > nell'immaginare un mercato misto open +
    > > closed. E non vedo neppure le ragioni di
    > un
    > > certo attaccamento che si nota verso il
    > > mondo open source da parte di alcuni.
    >
    > Non vedo quale sia il problema nel
    > consultare un vocabolario, di quando in
    > quando. Scopriresti magari che
    > "l'attaccamento" nei confronti di qualcosa o
    > qualcuno è esattamente il contrario di
    > quello che pensavi (sbagliando parecchio) di
    > attribuire al mio atteggiamento, ovvero una
    > sorta di ostilità o avversione nei confronti
    > dell'opensource in quanto idea platonica.

    Attaccamento nel senso di attaccare. Capisco comunque il mio errore anche senza utilizzare un vocabolario.

    Detto questo, mi diresti per favore dove avrei indicato te come soggetto che avversa (questo ti sta bene ?) il software open source ? Evidentemente non sono il solo che di quanto in quanto dovrebbe consultare un vocabolario (e una grammatica)......

    > Fuor di metafora, delle lotte tra fazioni ME
    > NE FREGO, per lavorare non uso ne' windows
    > ne' linux e sono assai contento di tutti e
    > due. Sorride

    Mi indicheresti dove ho parlato di Windows e/o di Linux ?

    > Di flames inutili tra parrocchie ne ho visti
    > abbastanza fin dai tempi del C64 vs Spectrum
    > su FIDOnet, dunque t'invito a considerare il

    A me sembra di aver fatto delle considerazioni del tutto pacate. Il flame semmai consiste nella tua risposta....

    > contenuto oggettivo delle considerazioni e
    > *NON* la superficiale vicinanza o lontananza
    > dal tuo pensiero politico-religioso (che, in
    > tutta onestà, non m'interessa affatto).

    E che infatti non ho riportato, ritenendolo del tutto ininfluente nell'ambito di una discussione sul campo informatico.

    Trovo comunque penoso il ricorso a simili ultrasvalutate argomentazioni....

    > Quelli che ho esposto sono fatti oggettivi
    > relativi ad un contesto assai ben definito
    > ed a carenze precise del modo di procedere
    > opensource, ribadisco, è un po' sciocco
    > trarne considerazioni di carattere generale
    > che io non ho fatto.

    Dopo che però io ho affermato che le esigenze in altri campi possono essere diverse mi sono visto rispondere con tono piuttosto maleducato ed indisponente.....

    Visto comunque che evidentemente non sei in grado di affrontare tranquillamente una discussione, visto che non è mia abitudine mettermi a discutere con chi non si firma neppure con un nick e visto che ho anche una vita sociale, proporrei di piantarla quì prima che degeneri ulteriormente.
    TeX
    957

  • >
    > Chi glielo racconta ai periti
    > dell'assicurazione e del tribunale che avevi
    > uploadato una versione modificata da te,
    > ragioniere ufficio acquisti con scarse
    > nozioni di VB, per fare più bella
    > l'interfaccia utente, dimenticando di
    > ricopiare quella strana chiamata che ti
    > sembrava tanto inutile e "rallentava il
    > mouse" ? Purtroppo non è fantascienza, è una
    > realtà perfettamente plausibile, anche se
    > non è così' facile infilare dentro errori
    > micidiali tramite le banali MMI A bocca aperta
    > "Beh tanto c'erano i sorgenti, perché
    > chiamare quei vampiri che ci prendono 130
    > euro l'ora + trasferta, lo possiamo
    > modificare noi aggratis".

    Non capisco, o forse mi sono spiegato male io. Non penso che il sistema OS possa sostituire in toto l'attuale sistema. Giustamente mi fai notare, con un esempio, che esistono realtà dove il sistema closed source è più adeguato, perchè offre un maggior controllo sul prodotto da parte del produttore stesso, perchè offre maggiori garanzie dal punto di vista assicurativo etc etc. Cosa dirti? Hai perfettamente ragione e concordo con te. Fortunatamente però il mondo dell'informatica non si esaurisce nelle realtà come quelle che descrivi, che sono caratterizzate dall'essere estremamente specifiche ed estremamente complesse. Voglio dire che esistono realtà diametralmente opposte: cito ad esempio i word processor, cioè programmi general purpouse, che si avvantaggerebbero di un controllo decentralizzato della fase di produzione, gioverebbero dell'apertura dei codici (che vantaggio ha l'utenza nell'avere i codici chiusi in cassaforte?) etc. Diciamo, forse, che esistono almeno 2 realtà: quelle del programma altamente specializzato (dove sono richiesti segretezza, controllo centralizzato, altissima qualità, garanzie) e programmi di uso di massa (dove possono giovare le caratteristiche opposte). In ogni caso al centro del discorso deve ricadere il vantaggio del cliente (o dell'utilizzatore). Nel caso dei protocolli di comunicazione, degli algoritmi di criptazione, dei programmi gereal purpouse, delle specifiche dei linguaggi, per esempio, la *non segretezza* è di fondamentale importanza; discorso esattamente opposto può valere per altri casi, come quello da te citato. Ma si tratta di due universi separati, non trovi?

    In quanto al tuo discorso

    > Il vero valore aggiunto del software sono
    > gli algoritmi e le specifiche formali, non
    > le semplici implementazioni.

    non posso che concordare pienamente. Difatti si cerca quanto più possibile di mantenere pubbliche le specifiche formali (non è un caso che le trovi, come dici tu, a pagina 30 di ogni manuale: la logica closed source sarebbe controproducente).


    > Ma non è tutto. Secondo ordine di problemi:
    > la ditta YZ, concorrente della prima, viene
    [...]
    > L'esempio è volutamente estremo e perfino
    > goliardico in alcuni punti, ma rappresenta


    Purtroppo l'ho trovato molto confuso e non ho capito quale doveva essere il messaggio.....Triste




    > No, non si deve fare confusione. C'è una
    > differenza ABISSALE tra mettere in
    > circolazione un teorema di analisi
    > funzionale dimostrato (che posso usare a sua
    > volta per dimostrare altri teoremi basati
    > sui suoi risultati) e lasciar circolare
    > qualche migliaio di LOC in un linguaggio
    > specifico, uno a caso vanilla C, che "fanno
    > qualcosa" e che dunque puoi usare solo per
    > rifare la stessa cosa, o per risolvere
    > problemi strettamente analoghi apportando
    > modifiche limitate

    Vediamo di scendere agli esempi concreti. Gli USA stanno spingendo perchè anche in Europa si possano mettere sotto brevetto gli algoritmi (intesi non come specifica implementazione in un linguaggio, ma nel senso più lato del termine). Esempio pratico: visualizzare un cursore su uno schermo a 1 bit di profondità utilizzando il concetto dello XOR logico per creare l'effetto "negativo" quando il cursore passa sulla grafica è un algoritmo sotto copyright. E' giusto? A vantaggio di chi va questo? Analogamente, sarebbe giusto tenere sotto brevetto il protocollo di comunicazione tra PC e stampante Epson, in modo da impedire ad aziende concorrenti lo sviluppo di alternative compatibili? E' vantaggioso mettere sotto copyright il codice in C dello stack TCP/IP di Linux e impedirne il riutilizzo in qualsiasi altro linguaggio?

    La differenza tra implementazione specifica e algoritmo è certamente abissale, come dici tu, ma ti ricordo che attualmente le limitazione del closed source non si limitano alla sola implementazione (le pure e semplici righe di codice) ma alle tecnologie utilizzate, agli algoritmi, ai protocolli. IMHO si può concepire, per specifici ambiti, un modello più aperto che sia comunque economicamente conveniente.

    > Questo non risolve il problema dell'analisi,
    > che VA FATTA in ogni caso, salvo il caso
    > decisamente eccezionale di un problema
    > straordinariamente banale e ricorrente
    > affrontato pari pari dall'autore. Ma forse è
    > il caso di prendere in considerazione
    > oggetti dalle 100 kLOC in su, per un'analisi
    > seria.

    Non sono così daccordo. anche i programmi più complessi fanno ricorrente uso di soluzioni a "problemi straordinariamente banali e ricorrenti", tanto che non c'è programma al mondo che non usi librerie....

    Maik
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Non capisco, o forse mi sono spiegato male
    > io. Non penso che il sistema OS possa
    > sostituire in toto l'attuale sistema.

    Mettiamoci subito d'accordo sulle premesse.
    Io do' per scontato che nessuna persona assennata possa pensare di scardinare l'attuale sistema e sostituirlo ex abrupto con qualsiasi altra cosa.

    Si tratta dunque, semplicemente, di valutare in modo ingegneristico, e quindi razionale, i coefficienti di penetrazione di metodologie nuove e diverse: ma prima ancora, direi, l'applicabilità di idee e modi di procedere differenti ai vari segmenti di mercato, che non sono pochi e neppure troppo simili.


    > Fortunatamente però il
    > mondo dell'informatica non si esaurisce
    > nelle realtà come quelle che descrivi, che
    > sono caratterizzate dall'essere estremamente
    > specifiche ed estremamente complesse.

    Naturalmente, ormai la IT è talmente vasta e multiforme che nessuno può asserire di conoscerla completamente, come invece avveniva negli '80.

    > Diciamo, forse,
    > che esistono almeno 2 realtà: quelle del
    > programma altamente specializzato (dove
    > sono richiesti segretezza, controllo
    > centralizzato, altissima qualità, garanzie)
    > e programmi di uso di massa (dove possono
    > giovare le caratteristiche opposte).

    Una buona distinzione ormai accettata da anni nel mondo del controllo embedded, in effetti, con la definizione "mass market" e tutti i suoi sottintesi.

    > Nel caso dei protocolli di comunicazione,
    > degli algoritmi di criptazione, dei
    > programmi gereal purpouse, delle specifiche
    > dei linguaggi, per esempio, la *non
    > segretezza* è di fondamentale importanza;
    > discorso esattamente opposto può valere per
    > altri casi, come quello da te citato. Ma si
    > tratta di due universi separati, non trovi?

    Per il discorso crittografia si può fare una discussione separata, almeno come promemoria. I livelli più alti d'impiego della segretezza (lo conferma un po' tutta la letteratura in merito), in campo diplomatico etc. vengono raggiunti tendendo il massimo riserbo su tutto, dagli algoritmi alla presenza stessa dei messaggi ! Considerazioni analoghe valgono per il Vernam, ossia OTP, ovvero l'unico cifrario matematicamente inattaccabile: in questo caso l'algoritmo generale è pubblico, ma non deve esserlo nè il file chiave, nè l'algoritmo per la sua generazione/selezione (sarebbe un segreto di Pulcinella sapere che un dato messaggio è stato codificato OTP con una delle tante sequenze di DNA disponibili su server pubblici all'url vattelappesca.org, partendo dall'offset xxxxh e magari sequenziando i byte secondo uno schema predefinito e ciclico...).
    Tuttavia, quando si passa a quella che Schneier chiama "la crittografia per le masse", e dunque i sistemi tipo RSA e nipotini vari, le cose cambiano ampiamente, e si ricade nel caso di cui sopra.

    Quanto alla separazione tra i due universi, direi piuttosto che si verifica un'osmosi continua di conoscenze (se non altro): le prime conquiste della AI secondo l'approccio che potremmo definire alla Russel-Norvig (euristiche varie per l'ottimizzazione, simulated annealing o piuttosto algoritmi genetici o predittività multivariabile stocastica...) sono transitate ampiamente nel mondo del controllo e della robotica già dalla fine anni '80, prima di approdare ad impieghi più "commerciali" e di massa, per esempio.

    Inoltre, e questo mi pare fin troppo lapalissiano, il mass market potrebbe solo beneficiare dall'adozione (anche limitata, locale e tutto quel che vogliamo) delle più rigorose metodologie che in campo industriale sono norma quotidiana, IMO (e, garantisco, sono in ottima compagnia nel pensarla così Occhiolino ).

    > non posso che concordare pienamente. Difatti
    > si cerca quanto più possibile di mantenere
    > pubbliche le specifiche formali

    Qui, purtroppo, devo denotare una grossa carenza dal punto di vista dei formalismi: non mi capita spesso di vedere specifiche in Z o LOTOS o UML su sourceforge o freshmeat, a dire il vero. Certo, la specifica in linguaggio naturale è più facile incontrarla, soprattutto per i progetti consistenti. E qui insisto nel dire che sforzarsi (neppure poi troppo: i contributors dei progetti importanti sono accademici, quindi informatici teorici, ingegneri o matematici applicativi) nel produrre specifiche verificabili in automatico sarebbe un vero valore aggiunto ed eliminerebbe tanto (troppo) debug ed auditing, tra le altre cose.

    > > L'esempio è volutamente estremo e perfino
    > > goliardico in alcuni punti, ma rappresenta
    >
    > Purtroppo l'ho trovato molto confuso e non
    > ho capito quale doveva essere il
    > messaggio.....Triste

    Mi pare che tu ne abbia riassunto l'essenza poco sopra. Mercato peculiare con un numero spropositato di piattaforme diversissime...

    > Gli USA stanno spingendo perchè anche in
    > Europa si possano mettere sotto brevetto gli
    > algoritmi

    Questo è, ovviamente, un abbaglio protezionistico. I luoghi nei quali si produce la conoscenza informatica, ovvero i centri di ricerca accademici e non, certamente non potrebbero sottostare a limitazioni del genere. Non è superfluo ricordare che la sola IBM impiega un esercito di ricercatori, non soltanto dedicati allo sviluppo interno.

    Dunque si andrebbe a limitare cosa ? La circolazione di protocolli ed algoritmi concepiti in un ambiente di produzione, ovvero derivazioni (difficilmente parlerei di "invenzioni", tranne casi veramente specifici) di lavori già noti. Quindi ottimizzazioni, adattamenti, e quant'altro.
    In ogni caso, la trovo una politica sbagliata, quantomeno nel mass market.

    L'imbavagliamento degli algoritmi in genere sarebbe, questo sì, impedire la libera circolazione della conoscenza: fatti salvi i diritti sul segreto industriale, che certo non può essere applicabile al Kruskal o al Newton-Raphson che trovi in qualsiasi testo... sarebbe kafkiano.

    > > Questo non risolve il problema
    > dell'analisi,
    > > che VA FATTA in ogni caso
    > Non sono così daccordo. anche i programmi
    > più complessi fanno ricorrente uso di
    > soluzioni a "problemi straordinariamente
    > banali e ricorrenti", tanto che non c'è
    > programma al mondo che non usi librerie....

    Sì, ma varia la scala alla quale consideri il problema ed il dominio della soluzione. Avrebbe senso prendere in considerazione 200 kLOC di opensource se poi le uniche cose che ti servivano davvero stanno in una libreria ?

    Spannometricamente, prendi in considerazione un programma complesso che copra l'80% o anche il 90% della tua implementazione-tipo, altrimenti il gioco non vale la candela, IMHO.
    Il 20% di soli 100 kLOC sono già 20 k da riscrivere e testare accuratamente, non solo per la correttezza ma anche per l'assenza di side effects insidiosi col codice preesistente, per non parlare di "sicurezza" (che come ben sai, è un sottoinsieme proprio della robustezza).
    Ricorda poi che normalmente parliamo di vanilla C strettamente pro
    non+autenticato
  • secondo voi la GPL potrebbe essere modificata in modo tale vietare l'uso dei programmi GPL alle aziende che limitano la libertà. Per esempio se non sbaglio IBM partecipa al consorzio del palladium se la GPL vietasse l'uso dei programmi ai membri del palladium (dato che il palladium limita la liberta'), IBM se volesse continuare ad utilizzare linux dovrebbe abbandonare il
    consorzio palladium o contribuire a mettere dei limiti allo stesso. cosa ne pensate ?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > secondo voi la GPL potrebbe essere
    > modificata in modo tale vietare l'uso dei
    > programmi GPL alle aziende che limitano la
    > libertà. Per esempio se non sbaglio IBM
    > partecipa al consorzio del palladium se la
    > GPL vietasse l'uso dei programmi ai membri
    > del palladium (dato che il palladium limita
    > la liberta'), IBM se volesse continuare ad
    > utilizzare linux dovrebbe abbandonare il
    > consorzio palladium o contribuire a mettere
    > dei limiti allo stesso. cosa ne pensate ?

    Che andrebbe fuori dalla filosofia stessa della GPL. Giusta o sbagliata che sia....

    A questo punto fai prima a scriverti un'altra licenza...
    TeX
    957
  • AhAhahahahahah.....
    Gia' e' destinata a sparire (o a sopravvivere per progettini da nerds-sfigati come linux-centro_sociale e poco altro), datele pure il colpo di grazia!!!

    ZioBill
    ***no linux and no open source software were used to write this post***

    - Scritto da: Anonimo
    > secondo voi la GPL potrebbe essere
    > modificata in modo tale vietare l'uso dei
    > programmi GPL alle aziende che limitano la
    > libertà. Per esempio se non sbaglio IBM
    > partecipa al consorzio del palladium se la
    > GPL vietasse l'uso dei programmi ai membri
    > del palladium (dato che il palladium limita
    > la liberta'), IBM se volesse continuare ad
    > utilizzare linux dovrebbe abbandonare il
    > consorzio palladium o contribuire a mettere
    > dei limiti allo stesso. cosa ne pensate ?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > AhAhahahahahah.....
    > Gia' e' destinata a sparire (o a
    > sopravvivere per progettini da nerds-sfigati
    > come linux-centro_sociale e poco altro),
    > datele pure il colpo di grazia!!!
    >
    > ZioBill
    > ***no linux and no open source software were
    > used to write this post***

    ZioBidè, perchè non la pianti di dire puttanate ? Guarda che per un po' sei anche divertente. Ma poi diventi patetico...
    non+autenticato
  • > ZioBill
    > ***no linux and no open source software were
    > used to write this post***

    Ma sei tonto o cosa?
    Stai usando codice che era stato scritto sotto licenza Open Source, che tu lo voglia o no lo stack TCP-IP di XP è derivato da quello di BSD!

    Che poi sia diventato chiuso grazie a Bill è un altro paio di maniche... fatto sta che stai scrivendo grazie all'open source, lo vuoi capire o no?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > cosa ne pensate ?

    Che non hai capito a cosa serve la GPL. Ma proprio niente, eh!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > cosa ne pensate ?

    Che hai le idee confuse.....a parte che una licenza non è mica una legge internazionale con valore retroattivo
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > secondo voi la GPL potrebbe essere
    > modificata in modo tale vietare l'uso dei
    > programmi GPL alle aziende che limitano la
    > libertà. Per esempio se non sbaglio IBM
    > partecipa al consorzio del palladium se la
    > GPL vietasse l'uso dei programmi ai membri
    > del palladium (dato che il palladium limita
    > la liberta'), IBM se volesse continuare ad
    > utilizzare linux dovrebbe abbandonare il
    > consorzio palladium o contribuire a mettere
    > dei limiti allo stesso. cosa ne pensate ?

    Si, non è male come idea: si tratterebbe semplicemente di uccidere Linux sovvertendo i principi che stanno alla base della licenza e di tutta la sua filosofia.
    non+autenticato
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