Alfonso Maruccia

Il robot del MIT fa il pesce

E' pronto a colonizzare i sette mari. L'obiettivo è fare il lavoro sporco dell'uomo, controllando il livello di inquinamento delle acque

Roma - È un robot ma sembra un pesce, e si muove anche alla stessa maniera. Al MIT proseguono sulla strada del robo-zoo sviluppando un prototipo di robo-pesce innovativo, idealmente utilizzabile in quegli anfratti sottomarini in cui gli altri underwater autonomous vehicle (UAV) non arrivano e tra le tante sporcizie riversate nel mare dalla razza umana.

Il design del robo-pesce del MIT è stato pensato con in mente principi di economicità, ma anche con la possibilità di replicare il movimento proprio dei pesci in carne e spine: il drone è composto da un corpo unico ricoperto di un materiale polimerico flessibile, la qual cosa permette all'unità di muoversi in libertà senza pericoli di tensioni eccessive allo "scafo" con conseguenti danni irreparabili all'elettronica interna.

Il movimento del drone mima quello dei pesci reali, capaci di contrarre i muscoli delle due estremità del corpo per solcare le acque: al centro del robot è presente un singolo motore, da cui si irradia un impulso che si diffonde per tutto il corpo spingendolo in avanti. Composto da appena 10 parti, l'UAV subacqueo è caratterizzato dal vantaggio (tra gli altri) di avere un costo di produzione più basso rispetto alle soluzioni concorrenti.


Tra le possibili applicazioni per un robo-pesce al MIT citano il monitoraggio delle condutture sottomarine, dei relitti di navi e dell'inquinamento. L'attuale prototipo misura circa 30 centimetri ed è meno veloce della sua controparte animale, con un consumo energetico di 2,5-5 watt e l'obbligo di una fonte di alimentazione esterna. Le batterie interne, dicono i ricercatori, arriveranno quanto prima.

Alfonso Maruccia
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