Mauro Vecchio

Isohunt, la rivincita?

Un giudice statunitense ha deciso: troppo vaghe le prove di MPAA contro il motore di ricerca di Gary Fung. Entro il 15 settembre, o nuove prove o caso chiuso

Roma - Si tratta di una piccola, ma dolce notizia per il gusto di Isohunt, motore di ricerca fondato da Gary Fung, successivamente condannato a morte dalle major di Hollywood che ritengono che abbia spacciato online contenuti illegali. Una corte distrettuale statunitense ha recentemente stabilito che il portale non ha contribuito o incoraggiato atti di violazione del copyright tra i suoi utenti. O, meglio, che i legali di MPAA dovrebbero impegnarsi di più per convincere la corte che gli utenti di Isohunt abbiano infranto la legge statunitense.

Il giudice Stephen Wilson ha espresso infatti alcuni, fondamentali dubbi sull'effettiva infrazione della legge da parte di Isohunt: essenziale per dirimere la questione sarebbe la localizzazione degli utenti. "Le leggi sul copyright degli Stati Uniti - ha dichiarato Wilson - non coprono atti di violazione che hanno luogo all'estero". Le decisioni della corte hanno lasciato aperto, tuttavia, uno spiraglio di luce per MPAA che potrà consegnare entro il 15 settembre un documento contenente prove molto più precise per convincere il giudice che gli utenti Isohunt coinvolti possano essere effettivamente soggetti alla legge a stelle e strisce.

Sembra che i portavoce di MPAA non abbiano ancora rilasciato dichiarazioni significative al riguardo, lasciando invece spazio alla loquacità di Ira Rothken, legale del motore di ricerca: "La nostra visione è che sarebbe molto difficile, se non impossibile, riuscire a risalire a qualsiasi violazione diretta da parte degli utenti Isohunt, in maniera poi da considerare il sito responsabile di tali atti". Rothken si è mostrato ottimista, vaticinando che la corte potrebbe presto negare le richieste dell'accusa per lasciarla cadere del tutto nel vuoto.
Sarebbe un piccolo colpo per un sito accusato dalle sorelle del cinema di fare della condivisione illegale la sua principale fonte di guadagno, dando ai suoi utenti la possibilità di diffondere materiale senza autorizzazione da parte dei detentori dei diritti. "Penso che l'ordinanza del giudice - ha spiegato l'avvocato Rothken - dimostrerà alla corte che Isohunt, oltre a non essere a conoscenza di violazioni, non può essere ritenuto responsabile per la condotta dei suoi utenti, specialmente nel momento in cui questa stessa condotta si manifesta dopo che hanno abbandonato il sito".

Mauro Vecchio
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