Alfonso Maruccia

La tecnofobia delle frontiere USA

Cambiano le regole ma rimane il diritto, per gli ufficiali di frontiera, di ispezionare i dispositivi digitali dei viaggiatori senza mandato. Insorgono le associazioni in difesa della privacy

Roma - Per chi entra o esce dal paese, le frontiere USA continuano a rappresentare una sorta di gogna elettronica senza scampo: qualunque aggeggio informatico-digitale che si trovi a passare i controlli deve fare i conti con un esame approfondito a completa discrezione dei controllori. Che dall'amministrazione Obama ricevono nuove regole ma rimangono il bersaglio delle accuse di incostituzionalità sostenute dalle associazioni per i diritti civili.

Le nuove regolamentazioni emanate dal Department of Homeland Security, riguardanti in particolare le modalità operative degli ufficiali dell'agenzia Customs and Border Protection (CBP), servirebbero a placare le perduranti polemiche sui controlli indiscriminati alle frontiere (condotti senza alcuna necessità di indagine o giusta causa come nel caso di criminali e/o sospetti terroristi), polemiche che in passato hanno già portato alla denuncia di incostituzionalità e alla formulazioni di proposte di legge tese ad abolire la pratica.

Il DHS difende le nuove regole perché sarebbero in grado di ripristinare "il bilancio tra il rispetto delle libertà civili e la privacy di tutti i viaggiatori assicurando nel contempo al DHS la possibilità di condurre le azioni legali necessarie a rendere sicuri i nostri confini", ha dichiarato il segretario dell'organizzazione Janet Napoletano.
In virtù della nuova normativa, gli ufficiali del CBP sono obbligati a eseguire i controlli (inclusivi di eventuali clonazioni del contenuto di hard disk e unità di memoria di dispositivi digitali per revisioni successive) solo in presenza di un supervisore, devono distruggere i dati non riguardanti casi criminali entro sette giorni e non possono detenere la proprietà altrui per più di 30 giorni.

A rimanere identico è però il principio cardine della "tecnofobia" delle frontiere statunitensi, vale a dire il perdurante "diritto" del CBP e degli altri corpi impegnati nei controlli di ficcare il naso negli affari di tutti i passeggeri e i viaggiatori, senza la necessità di chiedere specifica autorizzazione al potere giudiziario o alle agenzie per la sicurezza nazionale.

"Viaggiare con un laptop non dovrebbe implicare che il governo acquisisca il diritto di ficcanasare nelle tue carte personali" ha commentato Catherine Crump del gruppo American Civil Liberties Union, che indipendentemente dalle nuove regole considera i controlli indiscriminati e i sequestri immotivati come pratiche incostituzionali pure e semplici.

Non è un caso che ACLU, appena un giorno prima dell'entrata in vigore delle nuove norme, abbia deciso di denunciare in tribunale il comportamento del CBP per ottenere informazioni circostanziate sui controlli e stabilire non tanto "se", quanto piuttosto "fino a che punto" essi contrastino con la Costituzione statunitense e il Quarto Emendamento. Quest'ultimo è stato esplicitamente pensato per difendere i cittadini da questo genere di abusi.

Alfonso Maruccia
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4 Commenti alla Notizia La tecnofobia delle frontiere USA
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  • Fin quando una nazione mantiene regole così platealmente stupide e invasive io non ci metto piede, evitando di portarci soldi.. come sempre, colpire dove fa più male, nel portafoglio..
    non+autenticato
  • eheh, se è per questo ho giurato di non andare più in america per lo stesso motivo... ed ho parenti che sarebbero felicissimi di ospitarmi aggratise.
    E' questione di principio, sì, posso creare una immagine crittata da scaricare successivamente... ma PERCHE'? E' una perdita di tempo, e ti impedisce di accedere ai tuoi dati, se ti servono, nel periodo che intercorre tra prima della partenza all'arrivo alla prima rete wifi o cablata.
    non+autenticato
  • ancora non capisco perchè tutti questi controlli sui dispositivi elettronici...andavano bene una volta, ma adesso con le reti superveloci trasmettere dati dall'altra parte del mondo in tutta sicurezza è un gioco da ragazzi penso....
    quindi i controlli a che servono?o c'è ancora gente tipo nei film che ruba hardware superavanzato per portarlo nel proprio arretrato paese?
    che anche lì conviene inviarlo via posta penso...

    boh...datemi una risposta convincente...
    non+autenticato
  • infatti quello che pensavo anche io.
    Se io voglio far entrare/uscire informazioni dagli USA non penso che li terrei su un portatili,ma farei un bel pacchetto supersicuro con programmi di crittografia, ecc... poi lo affiderei ad un servizio di hosting, vado nel mio paese e lo riscarico tranquillamente. Solouno stupido attraverserebbe la frontiera USA con merce che scotta nel proprio laptop.