Alfonso Maruccia

Profilazione, darsi delle regole non basta

I gruppi in difesa della privacy invocano l'intervento del governo. Solo la legge potrebbe dare una regolata al behavioral advertising e al libero agire delle aziende di settore

Profilazione, darsi delle regole non bastaRoma - Le associazioni professionali dell'advertising avevano provato a darsi delle regole, stilando sette principi guida da seguire in relazione alla discussa pratica del behavioral advertising. Ma per Electronic Frontier Foundation e altri 9 gruppi attivamente impegnati nella difesa della privacy l'autoregolamentazione rappresenta tuttalpiù una foglia di fico su interessi che vanno imbrigliati in maniera più stringente, con un intervento legislativo diretto da parte di Washington.

La nuova azione lobbistica dei gruppi pro-privacy alza il tiro nel confronto continuo tra chi alternativamente identifica l'advertising profilato come il male supremo o una ghiotta opportunità di business per aziende e utenti. "Tracciare ogni mossa online è un'invasione della privacy", dicono EFF e le altre organizzazioni nel prontuario legislativo inviato alla Commissione della Camera su Energia e Commercio e ad altre due sottocommissioni, dicendo che dover subire un tracking onnipresente "è come essere seguiti da un persecutore invisibile - gli individui non sono consapevoli di quello che sta accadendo, chi li sta tracciando, e come verranno usate le informazioni raccolte".

Nel presentare l'iniziativa, EFF evidenzia la crescente disponibilità di informazioni sensibili nei grassi database delle aziende come Omniture, DoubleClick (in Google) e AdBrite che vivono di advertising e hanno una possibilità sempre maggiore di integrare le informazioni raccolte online con quelle archiviate offline per creare profili dettagliati sulla base dei quali ritagliare gli ad da proporre ai singoli utenti.
Si tratta di dati raccolti e accumulati facendo leva sul crescente proiettarsi online della vita dei cittadini (statunitensi, ma anche no), situazione che offre ai gestori degli spazi pubblicitari un vasto patrimonio di informazioni personali, finanziarie e di altro tipo. Non meno pericolosa, dice EFF, è la raccolta di dati da parte del governo USA (ma anche no), che sovente si rivolgerebbe ai privati per racimolare informazioni sui cittadini comuni.

I dati disponibili online aumentano a un ritmo vertiginoso, i tentativi di mettere a frutto tale messe di bit (idealmente privati) altrettanto ed è quindi necessario promulgare leggi adeguate ai tempi per proteggere i consumatori: le raccomandazioni della nuova coalizione anti-profiling includono il divieto tassativo di raccogliere informazioni sensibili a scopi di advertising, la cancellazione dei dati entro 24 ore a meno che l'utente non decida altrimenti con apposita procedura di opt-in, l'inaccessibilità alle informazioni registrate da parte di coloro che gestiscono il denaro, l'impiego o i piani di assicurazione degli utenti, il divieto di profilare i ragazzi al di sotto dei 18 anni di età e l'obbligo da parte delle aziende di informare in maniera adeguata e circostanziata i netizen sullo scopo della raccolta di dati online.

L'idea base dell'iniziativa, spiega il direttore esecutivo di World Privacy Forum Pam Dixon, è che "i consumatori siano capaci di avvantaggiarsi di tutte le nuove tecnologie senza che tali tecnologie si avvantaggino dei consumatori". Si tratta di ristabilire un equilibro tra esigenze contrapposte, continua Dixon, perché "al momento, tale equilibrio non è presente".

Alfonso Maruccia
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2 Commenti alla Notizia Profilazione, darsi delle regole non basta
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  • Finché cercherete di fregarci, noi di difenderemo. E chi se ne fotte se il vostro business va a escort...
    Funz
    12995
  • In questo campo, di solito la legge è dieci anni indietro rispetto alla situazione.
    Nel tempo necessario per approvare una norma al riguardo, si troverebbero già decine di scappatoie: conservare i dati su server all' estero, richiedere autorizzazioni agli utenti, giocare sulla definizione di "dati sensibili"...

    Già le norme di adesso, sulla tutela della privacy, si sono rivelate un buco nell' acqua, hanno ottenuto solo che praticamente per qualunque servizio occorre firmare la clausola di consenso ai dati personali: praticamente, un po' di burocrazia in più, uno spreco in più di carta e inchiostro, ed un nulla di fatto come risultati.

    Infine, come ci si può assicurare che i dati siano stati cancellati davvero? Anche se mandi un ispezione, e non trovi nulla, questo cosa prova?

    Ironia della sorte, è il problema complementare a quello del diritto d' autore: noi sosteniamo che, quando una ditta ha divulgato i contenuti (musica, film, software...) non può impedirne la diffusione, perchè se possiamo vederli possiamo anche copiarli, e riteniamo che qualsiasi provvedimento al riguardo (DRM, norme più rigide, pene più severe...) sia destinato a fallire; quando però sono le NOSTRE informazioni che vanno a finire nelle mani di una ditta, la situazione è uguale, non possiamo pretendere di mettere un DRM sui nostri dati personali per farli vedere solo a chi vogliamo noi e solo per un certo tempo, perchè le difficoltà tecniche e legali sono esattamente le stesse.

    Una volta che un' informazione è online (sia essa una raccolta di dati personali, oppure una musica o un film), chiunque può prenderla, e non c' è modo di impedirlo, nonostante quello che può stabilire la legge. Se non vogliamo che un' informazione si diffonda, l' unica soluzione è di non darla a nessuno, mai, per nessun motivo (o di fornire informazioni contrastanti, in modo da offrire una profilazione "schizofrenica")
    non+autenticato