Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Medioevo 2.0

di Marco Calamari - Latifondisti della cultura che ingabbiano la conoscenza e la spremono come se fosse un bene materiale, soggetto a esaurimento. Dietro l'angolo, tempi bui

Cassandra Crossing/ Medioevo 2.0Roma - Ieri sera ero a cena con un amico di lunga data ma scarsa frequentazione, musicista e compositore ed il discorso per caso è caduto sui problemi della proprietà intellettuale che per lui coincide, nella sua visione professionale e vitale ma limitata, con il diritto d'autore, il quale a sua volta coincide con la SIAE ed i borderò.
Con sorpresa dei presenti la discussione si è ampliata con toni a tratti assai accesi, ed ha coinvolto, come ascoltatori un po' stupiti, tutta la tavolata.

Trattandosi di una discussione tra amici tutto è terminato a tarallucci e vino, anzi pizza e birra.
Poi però ho rimuginato per conto mio e cercato di distillare il succo della discussione: c'era stato senz'altro un passaggio di informazioni, ma una comprensione assai scarsa ed a tratti nulla del perché ridurre al minimo indispensabile la cosiddetta "Proprietà Intellettuale" nell'immediato futuro sia di importanza vitale per tutti.

La percezione di quasi tutti i presenti è stata che si parlasse del "pane di un autore" contro il "fumo di un principio" bello ma astratto: a posteriori ho capito che non ero stato capace di fare la mia parte nella discussione come avrei dovuto e potuto. Cosa avrei dovuto dire per far capire quanto e quanto presto le cose potrebbero mettersi peggio per tutti per colpa della frenetica escalation della cosiddetta "Proprietà Intellettuale"?
In tempi non sospetti avevo già cercato di esporre in un ormai troppo citato articolo il perché una carestia culturale artificialmente indotta fosse, prima che stupida, una cosa totalmente immorale: sono passati ben sei anni da allora ed è necessario aggiornare e ampliare il discorso.

Viviamo sempre più in una economia in cui il libero mercato è il nuovo pensiero unico, ed il capitale è lo scopo e la misura di ogni cosa.
Nel mondo gli stati nazionali democratici stanno lentamente ma inarrestabilmente abdicando alle funzioni di mantenimento di uno stato sociale, che per stessa ammissione dei suoi sostenitori il libero mercato non sarà mai in grado di ricreare o anche solo di mantenere. Il libero mercato si è evoluto per trattare le situazioni in cui una risorsa ha valore perché limitata o non riproducibile: non è il caso delle informazioni che sono invece riproducibili a costo marginale zero e quindi non limitate.

Inventando ed estendendo a dismisura la cosiddetta "Proprietà Intellettuale" e creando leggi ad hoc ed organismi internazionali come il WTO si può inibire lo scambio di informazioni e creare così una scarsità artificialmente indotta: questo rende le informazioni una nuova materia prima, creando un mercato ed una nuova possibilità di profitto per individui e aziende a scapito del benessere della società nel suo complesso.
La cultura e le informazioni sono così diventati una materia prima strategica e di valore crescente, e attorno ad essa si è creato un mercato della conoscenza e una nuova classe sociale di lavoratori della conoscenza.
Parlare di libero mercato e di classi sociali sembra molto retro', ed evoca ponderose opere di Adam Smith e Karl Marx che preoccupano chi non le ha lette e sembrano spesso superate a chi invece lo ha fatto anche solo superficialmente.
Alcuni concetti colà esposti mantengono invece una sorprendente validità, ed anzi si applicano forse ancor meglio alla attuale transizione verso una società della informazione e della conoscenza che alla rivoluzione industriale, alla lotta della classe operaia e all'ascesa del capitalismo. Applicando questi concetti appare del tutto possibile che quello che ci aspetta nel prossimo futuro, 10 o 15 anni da adesso, sia sì la transizione ad una società della conoscenza, ma che questa nuova società della conoscenza non sarà prospera, libera e democratica ma piuttosto una società mediamente povera, chiusa e nella quale il benessere è appannaggio di una elite come in un nuovo medioevo.

Un medioevo 2.0. Una società in cui la ripartizione della ricchezza dovuta alla conoscenza si concentrerà sempre più nelle mani di poche persone e di poche nazioni, proprio come è successo con l'espulsione dei contadini dalle terre, lo sfruttamento delle risorse primarie e l'impiego massiccio del lavoro industriale di salariati.
Una società in cui le proprietà comuni come la cultura e le informazioni verranno fatte proprie da una nuova classe di latifondisti, che concentreranno le risorse senza sfruttarle adeguatamente e produrranno povertà per molti allo scopo di trarne un profitto per pochi.

Come al solito la storia puo' insegnare molto ed essere usata per tentare di prevedere il futuro. In questo caso Lawrence Lessig è stato tra i primi ad accorgersene. In paesi come l'Inghilterra fino al XVII secolo esistevano proprietà terriere, dette "Commons", i cui diritti di sfruttamento (coltivazione, pesca, edificazione, etc.) appartenevano non all'eventuale proprietario (privato o Stato) ma a tutti (qualcuno ha detto "come la cultura"?).

A partire dal 1700 il nascere di leggi sulle recinzioni, che mettevano in difficoltà chi non poteva sostenere spese per i recinti o per gli atti legali, portò alla concentrazione delle proprietà nelle mani di pochi grandi proprietari che ovviamente erano stati i promotori e i sostenitori delle leggi stesse. Questo creò una classe di nuovi poveri senza terra, la loro urbanizzazione e l'accumulazione di una forza lavoro di proletari che sarà poi essenziale durante la rivoluzione industriale, la formazione del capitalismo e la sua ascesa a sistema economico mondiale.
Non ci vuole particolare immaginazione per intravedere un parallelo tra terre, coltivazione, recinzioni, latifondisti e povertà rispettivamente con cultura, creazione di opere dell'ingegno, proprietà intellettuale e DRM, proprietari di diritti e sottosviluppo culturale.

Il paragone può sembrare tirato per i capelli, ma sul fatto che la cultura di oggi non possa più svilupparsi con gli stessi meccanismi che hanno funzionato fino al XX secolo a causa dello sviluppo di quella che viene definita "Economia della conoscenza" c'è un accordo quasi generale.

La generalità delle persone ha ormai perso di vista il fatto che conoscenza e la cultura sono entità totalmente diverse da materie prime, terre e lavoro. Sono non privative e riproducibili.
Se io ho una mela e tu la prendi io rimango senza, e se abbiamo una mela a testa e ce le scambiamo restiamo con una mela a testa.
Se io ho un'idea e tu la prendi abbiamo tutti e due la stessa idea, e se ognuno di noi ha un'idea e ce le scambiamo, avremo ciascuno due idee.

Non esiste "naturalmente" scarsità di idee e cultura come accade per le altre entità economiche. Per far entrare nel ciclo economico il valore dell'informazione bisogna "violentare" sia la Rete che il circolo virtuoso della cultura per poter creare un'artificiale scarsità, e questo è ciò che il capitalismo moderno sta realizzando tra l'indifferenza od addirittura con l'apprezzamento della maggior parte dei presenti e futuri "consumatori".

Grazie a questo si crea un ulteriore flusso economico destinato per la maggior parte ad alimentare rendite improduttive e di posizione e quindi parassitarie come quelle di chi compra e detiene diritti di proprietà intellettuale, che impoverirà la maggior parte della società civile.
Grazie a questo si rallenta il circolo virtuoso della cultura e si impoverisce il complesso della società che produce e utilizza cultura a favore dei nuovi latifondisti.

Questo avrei dovuto spiegare alla cena, che a causa della "Proprietà Intellettuale" tempi oscuri ci attendono.

Marco Calamari

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125 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Medioevo 2.0
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  • Comprendo le preoccupazioni dell'autore, ma cosa accadrebbe se stampa e altri media conservatori e governativi fossero a pagamento, e quelli di opposizione o rivoluzionari gratuiti? La gente userebbe quelli gratuiti e l'opinione dominante finirebbe con l'essere non piu' quella della classe dominante, come diceva Marx, ma quella opposta!
    non+autenticato
  • Ho molto apprezzato il suo post, signor Calamari.

    Riprendo però il suo esempio della mela per farle notare una conseguenza da lei trascurata. E' vero: se c'è una mela sola dobbiamo spartircela, invece se le mele sono due possiamo scambiarle senza perderci niente. Ma...

    ...che succede se entrambi vogliamo avere più mele? Abbiamo entrambi i semi, ma il campo da coltivare resta uno. E se vogliamo spartirci anche il campo, poi uno di noi potrebbe ben pensare di recintare la sua parte e fare concorrenza diretta all'altro, e così via.
    Insomma qui non si parla di informazione o industria o agricoltura; si parla semplicemnte della vecchia dicotomia tra la condivisione e la privatizzazione. Tra sinistra e destra, tra reticolo e gerarchia.

    L'informazione è una forma di potere. Chi lo detiene lo conserva, chi non ce l'ha lo reclama. Facile, no?

    Per concludere, l'informazione è apparentemente non materiale, ma materiale è l'uso che se ne fa. Basti pensare al dilagare di testi sulla seduzione e sulla persuasione; testi che veicolano i principi della manipolazione, al fine di ottenere più soldi, più donne, più spazio e in generale più potere. Potere materiale.

    Individui come me e lei, che hanno passato anni sui libri, meritano di prevalere sugli altri così come un millennio fa il violento prevaleva sul mingherlino.

    Piero

    www.pieroit.giovani.it
    non+autenticato
  • Un intervento molto interessante... ed attuale.
    Il problema è che IMHO negli ultimi millenni l'uomo non è mai cambiato. A parte pochi spiriti illuminati che creano idee per il gusto di donare idee, da che mondo è mondo la prima domanda che qualcuno si pone dopo aver fatto una grande scoperta, anche solo per caso è "Ora come posso ricavarne denaro sonante?"
    Il che, da un punto di vista, consente di creare un gruppo di persone in grado di creare a tempo pieno, come occupazione privilegiata. In questo caso, il parallelo passerebbe con la parte marxista della rivoluzione industriale, ovvero il concetto di alienazione: chi paga ventidue euro per un programma, teoricamente, non compra il programma/prodotto/idea, ma compra un certo numero di ore della vita dei programmatori che l'hanno creato, assicurandosi che non debbano fare altro che creare programmi per loro.
    Forse l'alternativa al DRM non è la "guerra al DRM", come la risposta alla Rivoluzione Industriale non è stata il Luddismo ed i Sabotatori. Alla fine Sabot è rimasto con le scarpe in mano, ed i Luddisti si sono estinti.

    Torniamo alla storia dell'industria: quand'è che la prima grande industria, anzi la seconda dopo quella del cotone (che ha segnato il passaggio dall'artigianato all'Industria propriamente detta), quella automobilistica, ha cominciato a creare un prodotto diffuso? Quando anziché diventare un'industria di prodotti sempre più costosi, destinati ai pochi affluenti, ha cominciato a vendere le prime utilitarie, dalla Ford T fino alle varie, molto più avanti, Due Cavalli, 500... agli stessi peones/operai che un tempo erano considerati solo proprietari della forza lavoro che dovevano vendere.

    Interessantissime sono le iniziative di CD musicali a prezzi ridotti, ma ancora più interessante è l'artista che si promuove da solo con YouTube e vende la sua musica su iTunes e simili saltando la grande produzione, e quindi accorciando la filiera.

    Interessante è chi crea un sistema completamente aperto come Linux, ma è anche interessante la piccola software house che, pur non rilasciando i sorgenti del suo operato, ti vende un pacchetto formato dal prodotto e da assitenza totale e duratura con un esperto fisico da chiamare ogni dieci minuti.

    Interessante è chiedersi perché esiste la pirateria informatica. Ancora più interessante trovare un'alternativa che salvi il tempo dei creatori ed il futuro delle creature.

    Grazie mille per avermi fatto pensare a qualcosa di così vicino, ho apprezzato il tuo articolo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: DrTofu
    > Un intervento molto interessante... ed attuale.
    > Il problema è che IMHO negli ultimi millenni
    > l'uomo non è mai cambiato. A parte pochi spiriti
    > illuminati che creano idee per il gusto di donare
    > idee, da che mondo è mondo la prima domanda che
    > qualcuno si pone dopo aver fatto una grande
    > scoperta, anche solo per caso è "Ora come posso
    > ricavarne denaro
    > sonante?"

    Questo lo hai letto su Topolino in una storia con protagonista Zio Paperone, per caso?

    > Il che, da un punto di vista, consente di creare
    > un gruppo di persone in grado di creare a tempo
    > pieno, come occupazione privilegiata.

    I ricercatori e gli scienziati ci sono sempre stati, anche quando il denaro non esisteva.
    I re dell'antichita' e la ricca nobilta' in seguito si sono sempre circondati di ricercatori,studiosi e artisti.

    > In questo
    > caso, il parallelo passerebbe con la parte
    > marxista della rivoluzione industriale, ovvero il
    > concetto di alienazione: chi paga ventidue euro
    > per un programma, teoricamente, non compra il
    > programma/prodotto/idea, ma compra un certo
    > numero di ore della vita dei programmatori che
    > l'hanno creato, assicurandosi che non debbano
    > fare altro che creare programmi per
    > loro.

    22 euro l'ora?

    > Forse l'alternativa al DRM non è la "guerra al
    > DRM", come la risposta alla Rivoluzione
    > Industriale non è stata il Luddismo ed i
    > Sabotatori. Alla fine Sabot è rimasto con le
    > scarpe in mano, ed i Luddisti si sono
    > estinti.

    Paragone completamente fuori luogo.
    Lo studio, come lo sviluppo software, non trasformano materia prima.

    > Torniamo alla storia dell'industria: quand'è che
    > la prima grande industria, anzi la seconda dopo
    > quella del cotone (che ha segnato il passaggio
    > dall'artigianato all'Industria propriamente
    > detta), quella automobilistica, ha cominciato a
    > creare un prodotto diffuso? Quando anziché
    > diventare un'industria di prodotti sempre più
    > costosi, destinati ai pochi affluenti, ha
    > cominciato a vendere le prime utilitarie, dalla
    > Ford T fino alle varie, molto più avanti, Due
    > Cavalli, 500... agli stessi peones/operai che un
    > tempo erano considerati solo proprietari della
    > forza lavoro che dovevano
    > vendere.

    E con questo?
    Stai sempre parlando della produzione di beni materiali.

    > Interessantissime sono le iniziative di CD
    > musicali a prezzi ridotti, ma ancora più
    > interessante è l'artista che si promuove da solo
    > con YouTube e vende la sua musica su iTunes e
    > simili saltando la grande produzione, e quindi
    > accorciando la
    > filiera.

    Perdi di vista l'oggetto di cui stai parlando.
    L'artista che produce musica, la produce su un palco, e tu paghi il biglietto di ingresso per assistere al concerto.

    Il CD, il video su youtube, e tutto il resto sono attivita' promozionali del concerto.

    Se un artista non e' in grado di riempire gli spalti quando fa un concerto live, forse e' meglio se ritorna a zappare.
    E se invece riesce a riempire gli spalti, allora quello e' il suo business.
    I CD attualmente sono business per una accozzaglia di parassiti destinati all'estinzione e torneranno ad essere veicolo promozionale.

    > Interessante è chi crea un sistema completamente
    > aperto come Linux,

    Interessante? Questo dici di un sistema aperto regalato all'umanita': interessante?

    > ma è anche interessante la
    > piccola software house che, pur non rilasciando i
    > sorgenti del suo operato, ti vende un pacchetto
    > formato dal prodotto e da assitenza totale e
    > duratura con un esperto fisico da chiamare ogni
    > dieci minuti.

    Il business in questo caso e' l'assistenza, non il software.
    La piccola ditta dovrebbe (e c'e' chi lo fa) regalare il suo software e vendere l'assistenza a chi ne ha bisogno.
    Ci arriveremo.

    > Interessante è chiedersi perché esiste la
    > pirateria informatica.

    La pirateria informatica essenzialmente esiste perche' esiste il copyright.
    Elimina il copyright ed hai eliminato la pirateria.
    Semplice!

    > Ancora più interessante
    > trovare un'alternativa che salvi il tempo dei
    > creatori ed il futuro delle
    > creature.

    E' pieno di campi che aspettano di essere seminati la' fuori.
    Se non ti piace programmare, la zappa e' nel capanno degli attrezzi.
  • - Scritto da: panda rossa
    > > scoperta, anche solo per caso è "Ora come posso
    > > ricavarne denaro
    > > sonante?"
    > Questo lo hai letto su Topolino in una storia con
    > protagonista Zio Paperone, per
    > caso?

    Affatto... basta osservare. Purtroppo, niente è gratis sul pianeta, ogni cosa ha un suo costo. Non sempre è giusto che sia così, ma quasi sempre accade così. Ed a volte, il problema non è l'esistenza di quel costo, è come viene calcolato.

    > I ricercatori e gli scienziati ci sono sempre
    > stati, anche quando il denaro non
    > esisteva.

    Ma avevano la possibilità di sopravvivere facendo i ricercatori e gli scienziati a tempo pieno...

    > I re dell'antichita' e la ricca nobilta' in
    > seguito si sono sempre circondati di
    > ricercatori,studiosi e
    > artisti.

    ... artisti, ricercatori ed artisti che si spostavano di corte in corte in cambio di vitto, alloggio e "Contatti". Tutte cose che il ricercatore di oggi deve comprarsi di volta in volta.
    La ricerca di quei tempi si fondava esclusivamente sul mecenatismo di nobili illuminati: prendi gli Estensi ad esempio. Ora che di lumi ce ne sono pochini, non a caso c'è la fuga dei cervelli presso università che garantiscono finanziamenti decenti ed attrezzature adeguate.

    > > numero di ore della vita dei programmatori che
    > > l'hanno creato, assicurandosi che non debbano
    > > fare altro che creare programmi per
    > > loro.
    > 22 euro l'ora?

    Come è stato fatto notare in un altro intervento, programmare un sistema operativo, o un gioco di particolare complessità, è un po' diverso e più impegnativo dal programmare poche righe di "spaghetti code". Quindi, in un sistema virtuoso, la proporzionalità tra impegno e remunerazione dovrebbe essere tale da garantire al programmatore la possibilità di portare a termine il compito assegnato dedicandosi in via esclusiva a quel compito.
    Nel sistema reale purtroppo agli x euro orari devi aggiungere x+y per coprire il ricarico della ditta datrice di lavoro del programmatore, x+y+z per i costi di distribuzione, e magari anche x+y+z+w per la tassa sui supporti vergini usati nel corso del packaging.

    Tornando allo stupendo paragone tra informatica e rivoluzioni industriali, la differenza funzionale tra un libro miniato ed un libro stampato era il costo inferiore e la distribuzione maggiore del secondo. Eppure è stato abbastanza per diffondere la cultura scritta tra i "peones".

    Forse che sia il caso di promuovere sistemi più razionali per la vendita di idee? Magari cinema meno costosi, o audio a "livello YouTube" per i più con possibilità per gli audiofili di acquistare qualcosa adatto alle loro Bosè. O vari pacchetti software con vari livelli di assistenza, downloadabili direttamente dal sito del produttore previo pagamento mediante paypal di un prezzo inferiore a quello che l'intera filiera porterebbe.

    > Lo studio, come lo sviluppo software, non
    > trasformano materia prima.

    Però generano un prodotto con la doppia caratteristica della spendita sul mercato e dell'utilità d'uso.

    > Stai sempre parlando della produzione di beni
    > materiali.

    Con questo, dubito che le software house e le case cinematografiche siano nemici all'interno di un sistema che ruba le idee. Sono semplicemente metodi per renderle produttive, e che potrebbero essere ulteriormente razionalizzati.

    > L'artista che produce musica, la produce su un
    > palco, e tu paghi il biglietto di ingresso per
    > assistere al concerto.

    Oppure la produce su sala di registrazione.

    > Il CD, il video su youtube, e tutto il resto sono
    > attivita' promozionali del concerto.

    Ci sono molti film che vengono prodotti per il solo home video. Molti CD che contengono remix di brani mai uditi da orecchio umano in concerto, o addirittura inediti.

    > Se un artista non e' in grado di riempire gli
    > spalti quando fa un concerto live, forse e'
    > meglio se ritorna a zappare.

    Il concerto è un'esperienza diversa dal CD. Non puoi dire che la carne in scatola è l'aperitivo della fiorentina.

    > I CD attualmente sono business per una
    > accozzaglia di parassiti destinati all'estinzione
    > e torneranno ad essere veicolo promozionale.

    O forse, mediante iTunes o strumenti simili, torneranno ad essere strumento dell'artista. Hai presente i CD venduti direttamente all'uscita dei concerti? Prova ad immaginare un "totem" dove metti un CD vuoto, pasticci su un touch e ti fai il CD del concerto che hai appena ascoltato. Se sei un audiofilo accanito, ti sei garantito "repliche" del concerto per almeno cinquanta anni.

    > Interessante? Questo dici di un sistema aperto
    > regalato all'umanita':
    > interessante?

    Interessante. Sì, ha enormi qualità ed enormi potenzialità. Quindi è degno di interesse.

    > Il business in questo caso e' l'assistenza, non il
    > software.

    Ma distinguere entrambi diventa difficile: quando compri il pacchetto, quello che ti danno in mano è un CD con un numero di telefono stampato in piccolo dentro la cover.

    > La piccola ditta dovrebbe (e c'e' chi lo fa)
    > regalare il suo software e vendere l'assistenza a
    > chi ne ha bisogno.
    > Ci arriveremo.

    Probabilmente sì. Per ora, ciò comporterebbe un forte rischio in capo alla piccola SH, che non so se potrebbe prendersi.

    > Elimina il copyright ed hai eliminato la
    > pirateria.
    > Semplice!

    Ma senza avere meccanismi per dare al creativo la possibilità di creare, presto finirà anche il piratabile.

    > Se non ti piace programmare, la zappa e' nel
    > capanno degli attrezzi.

    Almeno se zappi puoi mangiarti quello che semini.
    Ma se componi un'opera musicale in quattro movimenti, con che condimento la mangi?
    non+autenticato
  • @ nr: DrTofu
    Mi dispiace dissentire ma la tua e' presunzione allo stato puro: la presunzione di essere nel diritto di rubare una cosa altrui. Te lo spiego. I beni possono essere materiali o immateriali. Il bene e' un qualcosa che ti fa "bene", che ti arricchisce materialmente o spiritualmente... E' qualcosa che desideri perche' ti da un vantaggio. Un bene puo' essere una casa, un libro, una canzone, una preghiera, un odore, un pezzo di pane o un'indicazione stradale... Il fatto che un bene sia immateriale non ti autorizza ad esserne il proprietario o il co-proprietario o l'usufruttuario, neanche se sei dotato di strumenti per impossessartene (P2P, fotocopiatrice, chiavistello...). Se dopo anni di fatica trovo la formula chimica per guarire dal mal di testa, quella formula mi appartiene e se la vuoi mi devi pagare. In questo modo la fatica per la conquista del bene viene ripartita tra tutti coloro "che ne usufruiscono". Mi sembra un principio sacrosanto. Giusto. E quando rimangono dei margini questi possono essere reinvestiti in altre ricerche, utili per tutti. E giusto e' anche il margine per il ricercatore, cioe' il premio per aver prodotto un bene. Se cosi' non fosse, ciascuno di noi eviterebbe di dedicare il proprio tempo alla ricerca di "beni" spendendo le proprie energie - "tanto posso sempre appropriarmi dei beni degli altri...". In breve tempo, nessuno piu' produrrebbe dei beni. Quindi, let me say, la tua visione del mondo e' inverosimile, e' una favola.

    Metti i piedi per terra e parliamo invece di scienza. C'e' una grandezza fisica che si chiama "lavoro", data dalla forza per lo spostamento. Il lavoro produce un bene. Ma per ottenere il bene bisogna applicare una forza, e modificare le cose (spostamento). Ecco, tu invece vuoi il bene altrui senza sforzo. Questo equivale alla parola "rubare". Analizzare una pillola per il mal di testa, estrarne la formula e riprodurla e' possibile cosi come e' possibile copiare un brano musicale. In entrambi casi si tratta di furto, cioe' di acquisizione di un bene senza l'applicazione di una forza e senza uno spostamento, cioe' senza lavoro. Per il principio di eguaglianza, tanto invocato impropriamente in questo dibattito, secondo me, il lavoro necessario alla produzione di un bene deve essere ripartito su tutti gli usufruttuari del bene stesso. Per far questo il bene puo' essere acquistato con del denaro o scambiato con altro bene, le cui produzioni in entrambi i casi hanno richiesto un pari lavoro. Questa e' uguaglianza. Non certamente le elucubrazioni sul "provocare artificiosamente la scarsita' del bene culturale" menzionato dall'autore dell'articolo. Qui nessuno provoca artificiosamente la scarsita', semmai il contrario. Si provoca artificiosamente (attraverso gli strumenti informatici) il furto di un bene, che finisce nelle tasche dei ladri, senza che questi abbiano effettuato alcun "lavoro".

    I pirati devono dire grazie alle limitazioni alla pirateria oggi vigenti, perche' se non vi fossero limitazioni alla pirateria, se tutti fossero pirati, e a tutti fosse concesso il diritto di rubare, nessuno piu' produrrebbe beni... da rubare. Meditate pirati, meditate. La vostra sopravvivenza e' data dal fatto di essere una minoranza, e di vivere in un ghetto, altro che liberta'...
    Occhiolino
  • - Scritto da: socrate
    > @ nr: DrTofu
    > Mi dispiace dissentire ma la tua e' presunzione
    > allo stato puro: la presunzione di essere nel
    > diritto di rubare una cosa altrui. Te lo spiego.

    Spero nel senso di "presupposizione". Anche se in questo caso, io parto dal presupposto giuslavoristico (dato che è l'ambito che mi tocca vedere più spesso nella vita) che il lavoro implica una componente di tempo, risorse e "prodotto", e la remunerazione finale prevede entrambi. Suppongo, anzi, presuppongo, che se qualcuno che ha lavorato per un certo numero di giorni ad un programma che sto usando mi chiede dei soldi, non gli dò i soldi per l'idea alla base del programma: quella poteva venire anche a me. Gli dò i soldi perché mentre io ero in ufficio ad occuparmi di tutt'altro, quello ha tirato fuori il programma che mi serviva.

    > I beni possono essere materiali o immateriali. Il
    > bene e' un qualcosa che ti fa "bene", che ti
    > arricchisce materialmente o spiritualmente... E'
    > qualcosa che desideri perche' ti da un vantaggio.

    Infatti, è quello che penso anche io... se riguardi il mio intervento. Ciò che IMHO fa sorgere le discussioni, è che anche nell'immateriale, allo stato dei fatti, esiste una filiera più o meno lunga, con alcuni passi non sempre necessari.

    > altre ricerche, utili per tutti. E giusto e'
    > anche il margine per il ricercatore, cioe' il
    > premio per aver prodotto un bene. Se cosi' non

    Sacrosanto. Non posso che darti ragione. Tranne per il fatto che non stai rispondendo a me, ma a quello a cui rispondevo... ^^;

    > Non certamente le elucubrazioni sul "provocare
    > artificiosamente la scarsita' del bene culturale"
    > menzionato dall'autore dell'articolo. Qui nessuno
    > provoca artificiosamente la scarsita', semmai il
    > contrario. Si provoca artificiosamente

    Credo che l'autore dell'articolo in realtà volesse dire altro, che il buon commentatore del mio commento ha semplificato, banalizzandolo.
    Penso che volesse dire più una cosa tipo quanto accaduto con Henry Ford e la Ford T: il concetto di automobile, ad esempio.
    L'automobile, finché non è stato creato un modello alla portata di chiunque volesse lavorare e guadagnare una somma congrua per averla, era solo un costoso giocattolo per ricchi annoiati.

    Dalla Ford T in su, è diventata il volano di diverse economie.

    Il mio ideale non è certo "mi prendo tutto ciò che voglio". Il mio ideale è un mondo dove, al fianco dei CD alla Feltrinelli e simili, ci sia un computer-totem ad ogni concerto dove con una somma calcolata sul numero di brani che vuoi "portarti a casa" al volo chiedi allo stagista del gruppo di farti una compilation "su richiesta", e se hai fortuna te la fai pure autografare, e che in ogni casa ci sia un computer con uno, due, o addirittura una decina di online stores in stile iTunes che ti vendono il singolo brano. Così, a seconda delle tue esigenze, puoi comprare ciò che ti serve ed essere sicuro che cantante e compositore non debbano dividere il guadagnato con pirati, o semplici stockisti.

    Non faccio nomi per evitare pubblicità occulta, ma sono anni ormai che _compro_ la licenza del mio Antivirus di fiducia da Internet. Una strisciata di Visa Electron, ed ho un prodotto a buon prezzo e che è efficiente. Capisci che intendo? Non pago il costo per un supporto fisico che non userei, per un manuale che non leggerei ed una scatola che non saprei dove mettere.

    Ma attenzione! Io, e la casa di questo antivirus, non esclude che a qualcuno possa servire: infatti un negozio sotto casa mia ha lo stesso pacchetto, solo "imballato". Ma io non vado in negozio... compro online.

    Questa è democrazia.

    > rubare. Meditate pirati, meditate. La vostra
    > sopravvivenza e' data dal fatto di essere una
    > minoranza, e di vivere in un ghetto, altro che
    > liberta'...
    > Occhiolino

    No, la sopravvivenza dei pirati è data dal vivere in una zona grigia del diritto, dove vengono randellate a forza ed a mezzo di adattamenti non sempre riusciti le norme di un diritto d'autore basato sul concetto di "Brevetto cartaceo".

    Il giorno in cui un giurista particolarmente illuminato smetterà di considerare Internet come un'estensione della "Stampa pubblica", la pirateria finirà.
    non+autenticato
  • Cmq, per errore ho indirizzato il mio precendete post a nr: DrTofu invece di indirizzarlo a panda rossa. Si nr: DrTofu, concordo con te.
  • Mi sa piu' birra che pizza!

    Per prima cosa manca la definizione di questa cosa che deve essere libbbera: la culura.
    Cultura sono prodotti audiovisivi (musica e film)?
    Cultura sono poesie e romanzi?
    Cultura sono documenti "tecnici" (dai libri scolastici ai manuali di programmazione e ci metterei anche i giornali)?

    I primi due ricadono a mio parere nell'intrattenimento. Non sono beni di primo consumo e non credo debbano essere disponibili gratuitamente a meno che il suo autore non lo voglia. Le major e le case editrici offrono sostanzialmente due servizi agli autori: pubblicita' e distribuzione.
    Si puo' obiettare che il ricarico di queste ultime sia eccessivo, ma al giorno d'oggi gli autori hanno internet come mezzo alternativo di pubblicita' e distribuzione, se lo sanno usare possono tagliare fuori le major/case editrici.
    In ogni caso gli autori devono percepire un compenso per il lavoro che fanno (non considero gli autori che non vogliono un compenso in quanto la soluzione e' banale). Se un autore mette il suo libro/cd/film on-line e tutti lo scambiano liberamente egli non percepisce compenso. Per evitare cio' bisogna assicurarsi che chiunque fruisca dell'opera dia un contributo all'autore.
    Chi fruisce segue la condivisibilissima logica economica secondo cui se una cosa la posso avere gratis di certo non la vado a pagare.
    Quindi perche' il fruitore riconosca un contributo all'autore e' necessario che l'opera non sia disponibile gratuitamente.
    (Lasciamo da parte l'utopistica idea che se scarico un cd gratis e mi piace poi mando dei soldi all'autore.)
    Quindi io autore posso distribuire le mie opere on-line ad un prezzo notevolemente inferiore (non ho piu' intermediari), ma voglio che ci sia un dispositivo che ne blocchi la copia (DRM?) altrimenti so che le mie vendite sarebbero ridotte del 90%.

    Passiamo ora alla seconda categoria: l'informazione.
    L'informazione e' potere e tutti ne abbiamo esperienza. Tutti, specialmente noi che lavoraiamo nell'informatica, riusciamo ad ottenere risultati migliori nel nostro lavoro tante maggiori sono le informazioni (risorse) che abbiamo. La maggiore dispobilita' di informazioni e' un vantaggio competitivo. Nessuno si priverebbe volontariamente di tale vantaggio senza avere un ritorno piu' o meno immediato.
    Un esempio stupido: io so come fare una certa cosa che nessun'altro sa come fare (puo' essere un algoritmo in C, la ricetta di una bibita, come riparare un videoregistratore). Chi vuole questa cosa deve venire da me. Se io condivido le mie informazioni gratuitamente con il mondo domani ci saranno n persone da cui andare, quindi il prezzo che potro' applicare sara' inferiore (domanda-offerta), quindi l'utente ne avra' un vantaggio, ma io ne avro' un danno.
    L'argomento a favore della libera circolazione dell'informazione e' che se io so A e tu sai B e ci scambiamo le nostre informazioni e' possibile che sapendo A e B si possa ottendere qualcosa che prima non si sarebbe potuto ottenere sapendo solamente A o B. Cio' costituisce un beneficio per entrambi (e in generale per tutti).
    Il non divulgare tutte le informazioni rallenta effettivamente questo processo, ma non lo azzera del tutto.
    Certo sarebbe bello che tutti condividessero tutte le informazioni, ma e' utopistico. Primo: non si possono costringere le persone a farlo. Secondo: se non posso trarre beneficio individuale dalle informazioni non ho interesse a ricercarle.
    (Esempio: i brevetti sono un metodo per stimolare la ricerca. A molti dei sostenitori della cultura libbbera sembrera' un controsenso, ma c'e' della letteratura a riguardo)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gianei
    > I primi due ricadono a mio parere
    > nell'intrattenimento. Non sono beni di primo
    > consumo e non credo debbano essere disponibili
    > gratuitamente a meno che il suo autore non lo
    > voglia. Le major e le case editrici offrono
    > sostanzialmente due servizi agli autori:
    > pubblicita' e
    > distribuzione.

    Non disponibili gratuitamente, ma disponibili come un bene

    Compro il CD? E' mio, chi faccio quello che mi pare, pure copiarlo

    Perché dovrebbero esistere queste leggi che proteggono il cantante?

    Mica esiste una legge che se ho una fiat devo solo far benzina alla shell e posso mettere solo gomme michelin.....
    Oppure che se assaggio la pizza al merluzzo, non posso farmela a casa


    > In ogni caso gli autori devono percepire un
    > compenso per il lavoro che fanno (non considero
    > gli autori che non vogliono un compenso in quanto
    > la soluzione e' banale). Se un autore mette il
    > suo libro/cd/film on-line e tutti lo scambiano
    > liberamente egli non percepisce compenso. Per

    Fa concerti, fa una bella confezione, ecc ecc

    I soldi per campare li trova, ovviamente se bravo e dura per più di un album

    > Chi fruisce segue la condivisibilissima logica
    > economica secondo cui se una cosa la posso avere
    > gratis di certo non la vado a
    > pagare.

    Se dai un bene di qualità, gratis non lo puoi avere....


    > (Esempio: i brevetti sono un metodo per stimolare
    > la ricerca. A molti dei sostenitori della cultura
    > libbbera sembrera' un controsenso, ma c'e' della
    > letteratura a
    > riguardo)

    Il brevetto e' un ottima cosa se dura poco (il giusto per far guadagnare chi ha fatto ricerca) , se dura tanto e' una gabbia mortale per la tecnologia (soprattutto se dura per oltre la vita della tecnologia, come rischiano i brevetti informatici)
    harvey
    1481
  • Pizza al merluzzo...
    Bellissimo
    non+autenticato
  • >Compro il CD? E' mio, chi faccio quello che mi pare, pure copiarlo
    >Perché dovrebbero esistere queste leggi che proteggono il cantante?

    Beh, allora prova a creare un software che ti e' costato magari 6 mesi di lavoro. Non la sera e nei fine settimana, intendo 6 mesi di lavoro vero. In quei 6 mesi ovviamente non hai percepito stipendio (e se ti sei avvalso di collaboratori hai anzi speso ulteriori soldi).
    Hai un software ottimo, ne vendi una copia, qualcuno lo mette su emule e il resto delle persone lo scarica (ok, e' estremo, ma emule ti porta via il 50% delle vendite come minimo).
    Tu hai speso 100k per fare quel software e la gente se lo scambia gratis, ma secondo te e' giusto cosi'. Perche' chi ha comprato una copia ci puo' fare quello che vuole, pure copiarlo!
    Io se avessi fatto quel software e fossi in rosso di magari n mila euro per colpa delle copie pirata bestemmierei in 20 lingue e andrei a prendere per le orecchie tutti i bimbominkia (ma anche i manager delle aziende!) che credono che copiarsi un software sia non solo normale, ma eticamente giusto!
    Come seconda cosa chiuderei la mia attivita' lasciando senza supporto chi il software se l'e' comprato, lasciando a casa i miei collaboratori e dedicandomi ad attivita' piu' redditizie privando cosi' tutti di un produttore di software.

    Lo stesso vale per un cd, un film, un libro (anche se qui il formato cartaceo per ora resiste bene), un manuale, ecc...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gianei
    > >Compro il CD? E' mio, chi faccio quello che mi
    > >pare, pure copiarlo
    > >Perché dovrebbero esistere queste leggi che
    > >proteggono il cantante?

    > Beh, allora prova a creare un software che ti e'
    > costato magari 6 mesi di lavoro.

    Non ti e' venuto il dubbio che intendesse copia per uso personale o libera conversione nei formati che gli pare ?
    krane
    22544
  • Dalla frase successiva "Perché dovrebbero esistere queste leggi che proteggono il cantante?" Ho dedotto intendesse copiarlo non solo per uso personale.
    L'uso personale delle copie la vedo piu' come una problematica tecnica. Il fatto che ad oggi siano vietate e' perche' non si e' ancora riusciti ad implementare un sistema che permetta la copia per il solo uso personale.
    Un'idea per la musica sarebbe permettere la copia solo da un supporto fisico ad un altro supporto fisico, senza lasciare all'utente la "soft copy". In questo modo lo scambio di musica deve prevedere una vicinanza fisica, come succedeva ai tempi delle audiocasette. Anche allora era pirateria, ma la dimensione del fenomeno era limitata proprio dalla natura "fisica" del supporto e la lotta alla pirateria era focalizzata alle organizzazioni criminali che rifornivano i vucumpra'.

    Io un'idea di soluzione l'ho proposta, ora mi aspetto altrettanto da voi visto che per ora avete dimostrato solo la vostra capacita' critica, ma nessuna idea.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gianei
    > Lo stesso vale per un cd, un film, un libro
    > (anche se qui il formato cartaceo per ora resiste
    > bene), un manuale,
    > ecc...

    Giusto, allora e' proprio fesso l'architetto, che dopo aver venduto il progetto della casa non chiede l'affitto per averla progettata !!!

    Ma che ladri che sono gli inquilini.

    Rendiamocene conto, l'imposizione del copyright e' oscenamente spropositato di fronte a tutte le altre leggi che ci sono.

    Chi non lo ammette lo fa solo in cattiva fede
    harvey
    1481
  • - Scritto da: harvey
    > - Scritto da: Gianei
    > > Lo stesso vale per un cd, un film, un libro
    > > (anche se qui il formato cartaceo per ora
    > resiste
    > > bene), un manuale,
    > > ecc...
    >
    > Giusto, allora e' proprio fesso l'architetto, che
    > dopo aver venduto il progetto della casa non
    > chiede l'affitto per averla progettata
    > !!!

    Ma che esempio e'? Al massimo puoi dire che l'architetto dopo averti fatto il progetto della casa puo' dire che quel progetto non puo' essere usato per costruire altre case uguali.

    > Rendiamocene conto, l'imposizione del copyright
    > e' oscenamente spropositato di fronte a tutte le
    > altre leggi che ci
    > sono.
    Che vuol dire? Spropositato in che modo e rispetto a quali leggi?


    > Chi non lo ammette lo fa solo in cattiva fede

    O semplicemente usa la testa e non le frasi fatte.

    kultura libbbera!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gianei
    > Ma che esempio e'?

    L'esempio calza a pennello e di sicuro c'e' piu' "letteratura" su questo esempio che sui "brevetti che stimolano la ricerca"
    non+autenticato
  • Si vede che non hai mai aperto un libro di economia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gianei
    > Si vede che non hai mai aperto un libro di
    > economia.

    Meno male che tutti i grandi artisti e ingegneri non hanno letto questi libri, te lo immagini il brevetto sulla "cupola nelle chiese", "la chiesa fatta a croce", "colonna dorica", ecc ecc

    Magari con copyright di centinaia di anniA bocca aperta

    Il brevetto stimola la ricerca se corto, se lungo l'ostacola
    harvey
    1481
  • E'una distinzione importante.

    Il Libero Mercato è quella condizione (ideale e desiderabile) in cui tutti gli attori del mercato sono ugualmente informati e non c'è barriera all'informazione, alla conoscenza, e non ci sono distorsioni al passaggio di denaro, merci, posti di lavoro, ecc.

    Il Capitalismo è credere che il Libero Mercato si formi spontaneamente se si lasciano gli attori liberi di agire ognuno per il proprio bene, ed è una teoria che ha già mostrato la corda da parecchio.
    non+autenticato
  • Praticamente l'ultima crisi economica e' stata fatta proprio grazie al capitalismo

    Capitalismo = Libero mercato + speculazione

    La speculazione e' il cancro del capitalismo
    harvey
    1481
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