Alfonso Maruccia

Il chirurgo è virtuale. Il meccanico pure

La realtà aumentata opera i cervelli e mette a nuovo i motori. La tecnologia estende le capacità, le competenze e l'esperienza dell'uomo

Roma - Persa tra le pieghe del marketing olografico e delle promesse reiterate di ubiquitous computing, la realtà aumentata che fonde sovraesposizioni virtuali (3D, fuori o dentro lo schermo e quant'altro), e azione/interazione dell'utilizzatore passa lentamente ma inesorabilmente dallo stato di showcase buono a impressionare le folle ad applicazione pratica con effetti pratici misurabili. E magari vitali.

I neurochirurghi canadesi di Nova Scotia, contea di Halifax, non usano la virtualità reale della augmented reality per farsi una partita all'ultimo videogame di grido quanto piuttosto per salvare la vita di una donna di 48 anni con un tumore benigno al cervello, giusto accanto ai centri preposti alla parola. Alcune ore prima di metter mano ai ferri, gli specialisti avevano fatto pratica con un simulatore hi-tech gestito dal Canadàs National Research Council e costato qualche milione di dollari in investimenti.

Grazie al suddetto simulatore, i chirurghi hanno potuto "lavorare" su una replica foto-realistica del cervello del paziente, generata dalle scansioni in risonanza magnetica funzionale e comprendente il tumore da rimuovere, i vari tipi di tessuti del cervello e tutto il resto. Il bisturi renderizzato su schermo è in grado di replicare la strumentazione reale con tanto di effetto force-feedback specifico, mentre l'operazione virtuale viene condotta su tessuti che sanguinano, pulsano e offrono la stessa resistenza di quelli in cranium.


Sviluppato a partire dall'aprile del 2008, il simulatore di operazioni neurochirurgiche ha secondo i ricercatori ancora margini di sviluppo in particolare per quanto riguarda l'accuratezza della simulazione (ora possibile solo con tumori vicini alla superfiche della corteccia cerebrale) e la possibilità di impiegare entrambe le mani durante le sessioni di prova invece che una sola.

Parla di realtà aumentata anche BMW, per un ambito applicativo che magari non è proprio salvavita ma ha certamente la sua indubbia utilità. Inforcati gli occhialoni neri protagonisti dello spot riprodotto di seguito, il meccanico professionista e il "meccanico della domenica" potrebbero un giorno giovare di uguale competenza tecnica nell'infilare le mani nei budelli delle auto tedesche, fare il check-up al motore e sostituire un componente ormai usurato.



Alfonso Maruccia
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2 Commenti alla Notizia Il chirurgo è virtuale. Il meccanico pure
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  • Col cavolo che il meccanico della domenica potra' mettere le mani nella BMW.
    Qui l'andazzo e' quello di blindare tutto il blindabile grazie all'elettronica e consentire solo alle officine autorizzate di mettere mano nei motori.
    Officine autorizzate, ricambi originali.
  • Concordo! Ahinoi e poveri i nostri magri portafogli.

    Senza dubbio la tecnologia aiuta, ma ci stiamo affidando sempre più ai computer.

    Curare o riparare si basano sulla cultura settoriale, sull'esperienza, sulla capacità del singolo ed in parte sulla fortuna.
    Quando tutto sarà in mano ai cervelli elettronici il sapere umano nell'essere umano subirà un brutto colpo.

    Mi chiedo quando e se le macchine prenderanno il sopravvento. Spesso la fantascienza anticipa i tempi. Poveri noi! Triste