Luca Annunziata

Partito Pirata: il programma europeo

Rick Falkvinge parla di ciò che si accinge a realizzare al Parlamento UE. Tra dottrina Sarkozy e diritto alla privacy, per tentare di aumentare le garanzie digitali per i cittadini

Partito Pirata: il programma europeoRoma - Dal fondatore e leader del primo Partito Pirata in circolazione, quello svedese, ci si aspetterebbe un assalto al diritto d'autore e all'establishment dei detentori dei diritti con il proverbiale coltello tra i denti. Eppure, ascoltando e osservando Rick Falkvinge durante uno delle sue prime uscite pubbliche dopo l'elezione al seggio europeo, si ha l'impressione di essere al cospetto di un oratore di buon livello e di un politico lucido: che fa delle proposte ragionevoli, condivisibili, apprezzabili. Ma che, fermandosi a riflettere un attimo, sono potenzialmente dirompenti in un contesto come quello della UE dove sono in discussione il Pacchetto Telecom e la dottrina Sarkozy.

Certo, l'occasione nella quale il discorso di Falkvinge si tiene aiuta senz'altro: il primo congresso della neonata associazione Agorà Digitale, tenutosi a Salerno a margine di una settimana di lavori del Partito Radicale, e che proprio negli esponenti del partito il cui leader è Marco Cappato ha trovato fondatori e primi sostenitori. Una platea ben disposta ad ascoltare e raccogliere suggerimenti, mutuare l'esperienza del Partito Pirata in Svezia: che alle ultime elezioni si è preso la soddisfazione di divenire la terza forza politica del paese, superando organizzazioni sulla piazza da molti anni e con un apparato associativo di gran lunga più capillare e in teoria radicato di quello dei seguaci dei bucanieri.

Falkvinge, in ogni caso, non è tipo da nascondersi dietro un dito: ammette candidamente che senza la vicenda The Pirate Bay, senza il raid del 2006 e il processo del 2009, forse il suo partito non sarebbe dove si trova adesso. Ma, allo stesso tempo, è pronto a rivendicare il suo seggio al Parlamento Europeo con alcune proposte (concrete o meno si vedrà) che ovviamente riguardano i temi caldi della sua campagna elettorale e che molto cari risultano agli abitanti della Rete: anonimato, copyright, equo compenso e, dulcis in fundo, ACTA.
Il leader del Partito Pirata, come detto, è un abile parlatore: si esprime con calma e snocciola fatti e date, costruisce con attenzione le sue tesi. Ricorda la nascita del Copyright nel 1557, nel Regno Unito, e le ragioni storiche che spinsero le gerarchie ecclesiastiche a volere questa misura di controllo sul nuovo mezzo di diffusione del sapere; rammenta cosa accadde negli anni '60 e '70 con le prime radio pirata, che dalle acque extra-territoriali rompevano il "monopolio", così lo chiama, del governo su questo mezzo; conclude citando la rivoluzione delle TV commerciali degli anni '80, e di come in Svezia a lungo i decoder satellitari siano rimasti fuorilegge a causa del ritardo con cui lo stato ha provveduto a riformare le leggi in merito.

Tutto per arrivare a un punto: il copyright, il diritto d'autore, gli interessi delle major del disco e della celluloide, secondo Falkvinge non sono altro che il pretesto che i governi di tutto il mondo hanno adottato per tentare di mettere sotto controllo il nuovo strumento principe di diffusione delle informazioni. Internet: che è anonimo, che è democratico e incontrollabile, dove tutti possono avere la propria opinione e dove chiunque può verificare fatti, dati, avvenimenti, smentire ricostruzioni mendaci e bugie elettorali.

Dopo l'affondo, Falkvinge stempera l'aggressività: il suo Partito Pirata, e non potrebbe essere altrimenti visto che concorre a cariche parlamentari, non è l'ultima organizzazione anarchica eversiva. È piuttosto "la nuova generazione delle associazioni per i diritti civili": una struttura orizzontale che tenta di rispondere alle esigenze nuove di chi è cittadino anche online, riportando sulla Rete tutti i diritti acquisiti e incontestati di cui già chiunque gode nei paesi occidentali quando si parla di "vita reale".

"I governi occidentali criticavano la Cina per la censura su Internet - incalza il leader svedese - Ora emulano il governo cinese, in silenzio: aumentano le intercettazioni, anche internazionali, e di pari passo aumenta la data retention: in Germania, la metà dei cittadini ha smesso di telefonare a psicologi e altri servizi di assistenza per il timore che il governo possa tenere traccia di queste chiamate". C'è bisogno di adottare subito delle contromisure - citate ovviamente cifratura, anonimizzazione di ogni tipo (concetti per altro già sostenuti in passato in Italia da altre associazioni) - ma ci sono anche altre iniziative che vanno intraprese per tentare di tener testa ad un sistema di controllo draconiano dei cittadini.

"I governi pensano - aggiunge ancora - che Internet sia un gioco da togliere ad un bambino quando è stato cattivo: non credono che Internet sia una cosa reale, tangibile". Al web vengono applicate regole diverse e, per certi versi secondo Falkvinge, incomprensibili: la posta è inviolabile se spedita con busta e francobollo, ma facilmente intercettata quando è composta di bit. Le biblioteche pubbliche prestano titoli coperti dal diritto d'autore a titolo gratuito da 150 anni: lo stesso deve poter avvenire, per uso privato, anche online. Gli intermediari non sono responsabili di quanto trasportano: dall'epoca dell'Impero Romano "ambasciator non porta pena", e questo deve rimanere valido offline (dove corrieri e uffici postali non sono responsabili di quanto viene spedito) quanto online.

Il Partito Pirata, a partire da oggi con le prime sedute del nuovo Parlamento Europeo, cercherà di portare all'attenzione dell'agenda politica queste problematiche: punibilità per violazione del copyright solo se fatto per scopi commerciali (equivalente, secondo Falkvinge, alla legalizzazione del file sharing per i privati); limite di cinque anni alla durata del diritto d'autore; riconoscimento del diritto di remix, mashup e riutilizzo creativo dei contenuti; riconoscimento della paternità delle opere, per evitare il plagio. Infine, la rivisitazione del principio dell'equo compenso e contrasto alla cosiddetta broadband tax: chi verrebbe compensato per il traffico generato online, scherza Falkvinge, i detentori dei diritti sulla musica e i film, o i produttori di materiale pornografico che da tempo producono introiti in Rete?

L'intervento di Falkvinge si chiude con una risposta diplomatica al guru del software libero Richard Stallman, che aveva contestato l'ipotesi di una limitazione a cinque anni del diritto d'autore temendo che pezzi di codice libero potessero finire all'interno di software proprietario. Falkvinge liquida l'ipotesi di un archivio di stato del codice sorgente, e pone l'accento sul discorso competitività: "Se un software closed source ha bisogno di integrare pezzi di free software vecchio di cinque anni, superando in questo modo il suo omologo libero, ci sarebbe comunque un problema". E poi, da politico d'esperienza, ringrazia Stallman e lo invita a continuare nel suo lavoro che tanta importanza riveste per la comunità.

Luca Annunziata
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30 Commenti alla Notizia Partito Pirata: il programma europeo
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  • Rick Falkvinge NON è stato eletto al Parlamento Europeo. Il candidato del Piratpartiet eletto è Christian Engstrom.
    non+autenticato
  • ... Pensa di fare tutto questo? Mi sa che ha bisogno di crescere un po'.
    non+autenticato
  • Straquoto, seguivo ogni mattina da 3 anni questo sito (per lavoro), ora non è più consultabile.
    A questo punto spostiamoci da un'altra parte se la redazione non è aperta a critiche e miglioramenti. Io volevo mandar loro un email, ma non ho trovato l'indirizzo.
    Insomma, se il sito va, è perchè gli utenti lo consultano, se gli utenti si lamentano, non vedo perchè non seguire i loro consigli. Facciano un sondaggio, votiamo. rimane il fatto ceh in prima pagina non si capisce di quando siano le notizie.
    non+autenticato
  • Nelle recenti elezioni europee ho acquistato a 50$ una maglietta i cui proventi andavano a finaziare il PP. Sono contento di averlo fatto. Avanti così !
    non+autenticato
  • Libera fruizione, a volontà, sì, senza alcun dubbio. Ma il diritto dell'autore di detenere la proprietà di ciò che produce, con tutto quello che ciò significa, gli va concesso e conservato a vita, finché campa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: hyperlinker
    > Libera fruizione, a volontà, sì, senza alcun
    > dubbio. Ma il diritto dell'autore di detenere la
    > proprietà di ciò che produce, con tutto quello
    > che ciò significa, gli va concesso e conservato a
    > vita, finché campa.

    Detto cosi' un qualsiasi cantante potrebbe entare a casa tua con un mandato e riprendersi tutti i suoi cd che tu hai pagato.
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane

    >
    > Detto cosi' un qualsiasi cantante potrebbe entare
    > a casa tua con un mandato e riprendersi tutti i
    > suoi cd che tu hai
    > pagato.


    Non c'è problema, può andarsene con i cd dopo che i miei rottweiler l'avranno fatto a pezzi, sbranato e ca#ato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: hyperlinker
    > > Libera fruizione, a volontà, sì, senza alcun
    > > dubbio. Ma il diritto dell'autore di detenere la
    > > proprietà di ciò che produce, con tutto quello
    > > che ciò significa, gli va concesso e conservato
    > a
    > > vita, finché campa.
    >
    > Detto cosi' un qualsiasi cantante potrebbe entare
    > a casa tua con un mandato e riprendersi tutti i
    > suoi cd che tu hai pagato.

    E avermi restituito i soldi che ho speso con gli interessi, oltre a darmi un congruo risarcimento dei danni per il tempo e il consumo della lente del lettore, dei miei timpani e delle mie mani (il cd non si mette nel lettore da solo), visto che gli ho fatto pure il favore di ascoltarli.
  • a quanto si legge nell'articolo, la posizione dei pirati ritiene ragionevole un copyright della durata di 5 anni: in altre parole, un programma per computer si paga per 5 anni, poi diventa "abandonware".
    Attualmente, il limite è di 10 anni.
    10 anni nell'ambito dell'informatica sono l'equivalente in natura di un'era geologica: dopo 5 anni, pochissimi prodotti continuano a vendere, la maggior parte sono obsoleti e sono stati sostituiti da una nuova release.

    Lo stesso principio si può estendere alla musica: dopo un certo periodo, sono pochissimi i titoli che continuano a vendere. A mio parere, 5 anni per la musica (o per il cinema) sono un periodo breve, forse si potrebbe proporre un periodo limite diverso.

    TUTTAVIA, ritengo che "diritto d'autore a vita" sia una regola ingiusta: * se un autore muore giovane, i suoi eredi non prendono un euro?
    * se un altro autore campa cent'anni, dobbiamo continuare a pagare per un'opera di 70 anni fa?

    Se per "finché campa" intendevi questo, non sono d'accordo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bright
    > TUTTAVIA, ritengo che "diritto d'autore a vita"
    > sia una regola ingiusta

    Lo è. Il copyright (non il diritto d'autore) non deve avere una durata, ma si viene pagati a lavoro svolto esattamente come il muratore non viene pagato ogni volta che si usa la casa, ma solo quando ha alzato il muro quella volta e basta. Se non si lavora più, non si prendono più soldi.

    > se un autore muore giovane, i suoi eredi non prendono un euro?

    Se un contadino muore giovane e i suoi eredi non continuano a coltivare la terra e raccogliere i frutti, i pomodori crescono e si vendono da soli? Perché dovrebbe essere diverso per un autore? Gli eredi han fatto qualcosa per guadagnare quei soldi? Si tengano e si facciano bastare l'eredità, sempre che il morto non si fosse speso tutto ciò che aveva.

    > * se un altro autore campa cent'anni, dobbiamo
    > continuare a pagare per un'opera di 70 anni fa?

    Ovviamente no, ci mancherebbe altro. Se un autore ha fatto una cosa 70 anni prima e non è stato capace di fare altro che gli dia da vivere, merita di vivere in miseria, o di andare a fare un altro lavoro.
  • - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato
    > - Scritto da: Bright
    > > TUTTAVIA, ritengo che "diritto d'autore a vita"
    > > sia una regola ingiusta
    >
    > Lo è. Il copyright (non il diritto d'autore) non
    > deve avere una durata, ma si viene pagati a
    > lavoro svolto esattamente come il muratore non
    > viene pagato ogni volta che si usa la casa, ma
    > solo quando ha alzato il muro quella volta e
    > basta. Se non si lavora più, non si prendono più
    > soldi.
    >
    > > se un autore muore giovane, i suoi eredi non
    > prendono un
    > euro?
    >
    > Se un contadino muore giovane e i suoi eredi non
    > continuano a coltivare la terra e raccogliere i
    > frutti, i pomodori crescono e si vendono da soli?
    > Perché dovrebbe essere diverso per un autore? Gli
    > eredi han fatto qualcosa per guadagnare quei
    > soldi? Si tengano e si facciano bastare
    > l'eredità, sempre che il morto non si fosse speso
    > tutto ciò che
    > aveva.
    >
    > > * se un altro autore campa cent'anni, dobbiamo
    > > continuare a pagare per un'opera di 70 anni fa?
    >
    > Ovviamente no, ci mancherebbe altro. Se un autore
    > ha fatto una cosa 70 anni prima e non è stato
    > capace di fare altro che gli dia da vivere,
    > merita di vivere in miseria, o di andare a fare
    > un altro
    > lavoro.

    Quoto parola per parola...
    Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Luco, giudice di linea mancato
    [...]
    > Lo è. Il copyright (non il diritto d'autore) non
    > deve avere una durata, ma si viene pagati a
    > lavoro svolto esattamente come il muratore non
    > viene pagato ogni volta che si usa la casa, ma
    > solo quando ha alzato il muro quella volta e
    > basta. Se non si lavora più, non si prendono più
    > soldi.
    Questo accadeva ai tempi degli antichi romani e ha continuato ad accadere piu' o meno fino al 1839, anno in cui un certo G. Verdi (all'epoca poco noto) noleggia la sua opera "Oberto, conte di S. Bonifacio" invece di venderla.
    Il Copyright moderno nasce cosi': l'autore, invece di vendere la propria opera, la noleggia.
    Per cui in realta', non ha molto senso dare una durata al copyright in quanto si tratta di un contratto tra chi l'opera la "mette in vendita" (o meglio: mette in vendita la fruizione della medesima) e chi invece si presta a fruirla.

    Per cui se il "titolare del diritto" non vuole venderla, ma solo noleggiarla c'e' poco da fare: non puoi mica costringerlo.

    Vero e' che: quale persona sana di mente si sognerebbe mai di noleggiare un'opera solo per ascoltarla? E poi a che prezzo? L'equivoco nasce in negozio, quando il cliente decide di comprare un CD (o supporto equivalente) e crede di aver acquistato l'equivalente musicale di un tostapane ovvero di un oggetto di cui puo' godere in modo pieno ed esclusivo.
    Invece non ha comprato niente.
    Non ha comprato la musica, che gli e' stata noleggiata dal titolare del diritto, non ha comprato il supporto, che rimane "proprieta' intellettuale di SCF" e se intende utilizzarlo in modo diverso da quello previsto (il mero ascolto) dovra' pagare e non ha comprato nemmeno la confezione i cui loghi, disegni, testi e quant'altro rimangono proprieta' intellettuale dei rispettivi titolari.

    Tu compreresti mai un oggetto del genere? Personalmente no e infatti non lo faccio e mi dedico alle opere diffuse con altri tipi di licenze (CC, CL, GPLn ecc...).


    > Se un contadino muore giovane e i suoi eredi non
    > continuano a coltivare la terra e raccogliere i
    > frutti, i pomodori crescono e si vendono da soli?
    Gia'.
    Ai tempi della nascita del copyright gli artisti facevano letteralmente la fame, sfruttati dagli editori e poi buttati via come un limone troppo spremuto. Per un po' il copyright (il noleggio d'opera) ha permesso a musicisti, scrittori & C. un po' di tranquillita' e di stabilita' (ricordo che a quei tempi le donne lavoravano poco... o meglio, il loro lavoro era remunerato molto meno di oggi) e se il marito moriva anzitempo dovevano avere una rendita di qualche tipo per tirare su i figli e avere una vecchiaia dignitosa.
    I tempi sono parecchio cambiati, ma la durata del copyright post mortem invece di essere accorciata... e' stata allungata e ne e' stato proposto un ulteriore allungamento.

    > Perché dovrebbe essere diverso per un autore? Gli
    > eredi han fatto qualcosa per guadagnare quei
    > soldi? Si tengano e si facciano bastare
    > l'eredità, sempre che il morto non si fosse speso
    > tutto ciò che
    > aveva.
    C'e' del vero in quello che dici, ma i contratti di noleggio non si estinguono con la morte del proprietario del bene noleggiato.
    Non ci sono limiti alla loro durata.


    > Ovviamente no, ci mancherebbe altro. Se un autore
    > ha fatto una cosa 70 anni prima e non è stato
    > capace di fare altro che gli dia da vivere,
    > merita di vivere in miseria, o di andare a fare
    > un altro
    > lavoro.
    Potrebbe essere rimasto vittima di un grave incidente o di una malattia degenerativa che gli impedisce di continuare la vita artistica (e qualsiasi altro tipo di vita normale) e allora che fai? Lo lasci in mezzo ad una strada?
    Comprendo il tuo punto di vista, intendi colpire quei "fenomeni" che tirano fuori un brano e poi tentano di camparci sopra di rendita... non funziona cosi'.
    Se lavori, se continui a sfornare nuove opere e a nutrire (in senso metaforico) il tuo pubblico con la tua arte, sarai ricompensato con persone che si interessano anche ai tuoi lavori passati perche' vogliono conoscerti meglio. Se fai un brano e poi speri che la sua popolarita' diventi universale e immortale... o sei John Lennon e hai appena composto "Happy Birthday", o e' meglio che cominci a pensare a cosa fare da grande.

    Tuttavia il problema andrebbe ribaltato alla radice.
    Compito dello Stato infatti e', tra le altre cose, tutelare il diritto d'autore evvero, ma anche favorire la creazione di nuove opere.

    Al momento il sistema copyright si comporta da parassita: a fronte di un incasso ridicolo (quel che la SIAE passa all'erario) si fa carico di spese non indifferenti. Se pure puo' aver senso proteggere i brani di Sanremo (pare brutto scaricarli dal mulo il giorno stesso che vengono cantati) non ha molto senso per un brano vecchio di 20 anni e ancor meno per uno che ne ha 50 sul groppone.

    Si potrebbe allora pensare di rimodulare quelle che sono le sanzioni e le reazioni dello Stato nei confronti delle diffusioni e dei download abusivi. Un po' come accade gia' in campo videoludico con il cosiddetto Abandonware, solo meglio regolamentato.
    La differenza, sostanziale, sarebbe che via via che un'opera invecchia perde le tutele che lo Stato garantisce alle nuove opere, lasciando la difesa all'iniziativa privata.
    E' un argomento piuttosto complesso e la mia idea fin troppo semplice: al pari degli "apparecchi adattabili" citati nel contratto di servizio della RAI, come si distingue una nuova opera da una vecchia?
    Le proposte sono tante, ma e' pacifico che una soluzione vada trovata: come giustamente dici non ha senso continuare a pagare per un artista morto da piu' di 30 anni, specie se a fruire dei profitti e' solo l'editore e non la sua famiglia o i suoi eredi.

    'notte.
  • - Scritto da: Guybrush
    > C'e' del vero in quello che dici, ma i contratti
    > di noleggio non si estinguono con la morte del
    > proprietario del bene
    > noleggiato.
    > Non ci sono limiti alla loro durata.

    I contratti di noleggio sono disdettabili da una delle parti previo preavviso scritto (pensa alle locazioni immobiliari). Se sei il mio inquilino e io non voglio più noleggiare la casa, ho pieno diritto a darti lo sfratto, dandoti ovviamente un preavviso congruo per darti il tempo di trovare un'altra abitazione e di liberarmi casa dai tuoi mobili.
    Se mando una raccomandata e passato un certo tempo spedisco un CD alla casa editrice mi rimborsano del prezzo pagato visto che non è più mia intenzione usufruire di quell'opera?
    Se si facesse per il software una cosa del genere, tanti, Microsoft in testa, nel noleggio sarebbero COSTRETTI PER LEGGE a darti il gratuito aggiornamento. Perché se noleggio, e quindi ti pago continuamente qualcosa, pretendo di usufruirne al meglio. Non si possono chiedere diritti e non dare doveri. Le major chiedono soldi e non danno invece nulla in cambio: non ti danno alcuna garanzia, se il cd non funziona più il più delle volte lo devi ricomprare, non ti danno assistenza, addirittura nel software in certi casi ti impediscono l'utilizzo legittimo (WPA che blocca tutto se hai cambiato l'hardware)...

    > > Ovviamente no, ci mancherebbe altro. Se un
    > autore
    > > ha fatto una cosa 70 anni prima e non è stato
    > > capace di fare altro che gli dia da vivere,
    > > merita di vivere in miseria, o di andare a fare
    > > un altro
    > > lavoro.
    > Potrebbe essere rimasto vittima di un grave
    > incidente o di una malattia degenerativa che gli
    > impedisce di continuare la vita artistica (e
    > qualsiasi altro tipo di vita normale) e allora
    > che fai? Lo lasci in mezzo ad una strada?

    Se ha avuto un incidente del genere ha la pensione d'invalidità. Se la faccia bastare. E se non ce l'ha, che se la faccia riconoscere. Non vedo perché devo pagare una persona per quello che ha fatto tempo prima. Tu sei la stessa persona a 20, a 40, a 60, a 80 anni? La pensi sempre uguale su tutto? In Giappone molti mangaka (autori di fumetti giapponesi) addirittura si vergognano delle prime opere e non concedono i diritti per le edizioni estere. E' giusto? Oppure al contrario una volta che un'autore PUBBLICA un'opera (cioè non ha più il controllo su chi vi può accedere e chi no) tale opera diventa patrimonio dell'umanità e quindi deve essere accessibile a tutti, indipendentemente da quanti soldi ha in tasca e da che parte del mondo egli viva? Perché un vietnamita che guadagna 20 dollari al mese coltivando riso non deve poter accedere a un'opera? Non si rovina mica se gliela diamo. Non è come l'auto che se gliela dai gratis poi ti costa farne un'altra. Le cose digitali non hanno costi di duplicazione e se ce l'hanno sono irrisori. E paradossalmente tutto questo l'hanno voluto le major: quando c'erano gli LP, la qualità si perdeva quando andavi a copiare. E la copia della copia della copia della copia faceva schifo. Oggi la copia della copia della copia della copia della copia della copia della copia conterrà la stessa identica sequenza di bit dell'originale. E quindi sarà uguale all'originale, e in più non costerà nulla farla. E' perfetto.

    > Comprendo il tuo punto di vista, intendi colpire
    > quei "fenomeni" che tirano fuori un brano e poi
    > tentano di camparci sopra di rendita... non
    > funziona cosi'.

    Per favore, fai questo discorso ad un certo Oscar Prudente (ha fatto nella vita di importante soltanto "Pensiero stupendo" e "campa soltanto di SIAE").

    > Se lavori, se continui a sfornare nuove opere e a
    > nutrire (in senso metaforico) il tuo pubblico con
    > la tua arte, sarai ricompensato con persone che
    > si interessano anche ai tuoi lavori passati
    > perche' vogliono conoscerti meglio. Se fai un
    > brano e poi speri che la sua popolarita' diventi
    > universale e immortale... o sei John Lennon e hai
    > appena composto "Happy Birthday", o e' meglio che
    > cominci a pensare a cosa fare da grande.

    Giusto a parte che "Happy Birthday" è delle sorelle Maine (che sono morte, e come disse Beppe Grillo, "il pirata necroforo è la Warner" che ci prende i diritti sopra)

    > Se pure puo' aver senso
    > proteggere i brani di Sanremo (pare brutto
    > scaricarli dal mulo il giorno stesso che vengono
    > cantati)

    Non ha alcun senso proteggere i brani di Sanremo, per anni li abbiamo (chi più chi meno) registrati dalla TV al momento che vengono trasmessi. Se anche oggi incominciassero a inserire protezioni stupide per impedirne la registrazione, si userebbero sistemi più vecchi che non badano a questi codici di protezione, nel peggiore dei casi si tornerebbe come facevo io da bambino, mettendo il registratore vicino alla TV (senza neanche collegarli insieme) e facendo silenzio intorno. Ho ascoltato poco tempo fa un festivalbar registrato in questo modo, la qualità era buona considerando il sistema altamente artigianale. Col digitale oggi si sono solo semplificate le cose e mantenendo la qualità originale, senza bisogno di fruscii o quant'altro.
  • - Scritto da: hyperlinker
    > Libera fruizione, a volontà, sì, senza alcun
    > dubbio. Ma il diritto dell'autore di detenere la
    > proprietà di ciò che produce, con tutto quello
    > che ciò significa, gli va concesso e conservato a
    > vita, finché campa.

    Il diritto d'autore, cioè il diritto morale di un autore di poter essere, se lo desidera, riconosciuto come tale per ciò che produce (dev'essere riconosciuto anche il diritto all'anonimato se uno non vuole essere riconosciuto come autore, vedi il caso Luther Blissett) lo confondi, come tutti, con il copyright ossia il "diritto di copia" (che quasi mai appartiene direttamente all'autore, ma il più delle volte "appartiene" all'editore).
    Non è il diritto d'autore che si contesta, ma il copyright.
    Gli editori se vogliono vendere lumi a petrolio nell'era della corrente elettrica, che continuino a farlo... sempre se trovano qualcuno che glieli compra. Oggi gli autori non hanno bisogno degli editori per scrivere e vendere, e se sostengono il contrario, sono dei bugiardi.
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