Vincenzo Gentile

A Bing non piace il porno

Google getta acqua sul fuoco della piccante vicenda delle keyword pubblicitarie. Una storia fatta di link malposti, fraintendimenti e smentite

Roma - Bing non ha un occhio di riguardo per la pornografia. Parola di Microsoft. Č questa la perentoria risposta fornita dall'azienda di Redmond in relazione all'affaire Bing-pornografia sollevato da TechCrunch.

La notizia ha fatto in breve il giro del web: un impiegato del popolare sito web - che ha preferito mantenere l'anonimato - ha pensato bene di interrogare Google utilizzando il termine di ricerca "pornography". Come risultato, nella colonna destra in cui compaiono i link sponsorizzati da Google, in prima fila c'è - o meglio, c'era - Bing, un link che promette accesso a migliaia di video gratuiti.

Una semplice coincidenza? L'imbarazzante scoperta ha portato il sito ad interrogare BigM circa l'effettiva potenza della tanto decantata abilità di ricercare materiale video sul web. L'azienda ha smentito qualsiasi collegamento con tali tipi di contenuti, riservandosi di interpellare Google per chiedere delucidazioni in materia.
La smentita sembra quantomai categorica: "Microsoft non ha mai acquistato tale keyword, che non figura neanche nel nostro account AdWords" ha precisato una portavoce dell'azienda di Redmond. "La nostra policy - continua - è quella di non avere alcun tipo di contenuto simile per quello che riguarda il settore marketing di Bing". Il tutto sembrerebbe essersi risolto con l'intervento di BigG che ha rimosso il tutto, confermando che "Microsoft non ha mai pagato per inserzioni del genere".

Vincenzo Gentile
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