Roma - La corte distrettuale di Rhode Island ha
ribaltato una
precedente sentenza che condannava Microsoft a pagare una
multa di 388 milioni di dollari per infrazione di brevetto.
Il caso vedeva Redmond accusata dalla piccola azienda Uniloc, che affermava che aver
brevettato una procedura di autenticazione per software molto simile a quella adottata da Microsoft per le copie di Windows XP, Windows 2003 e Office. Ric Richardson, titolare del brevetto e fondatore di Uniloc (
finanziata con i soldi di una sua precedente invenzione: il cordino per tenere gli occhiali attaccati al collo), affermava inoltre di aver mostrato una copia del suo software a Microsoft nel 1993 e che BigM non avrebbe voluto pagare per ottenere la licenza.
Nel nuovo grado di giudizio, non solo il giudice ha accolto la difesa che riteneva
eccessiva la somma pattuita (non chiaro il
metodo utilizzato per calcolare i danni dovuti), ma ha respinto il caso, definendolo non solo infondato ma anche ridicolo.
La nuova corte ha praticamente
respinto ogni argomento dell'accusa.
La prima differenza fra i due sistemi di identificazione sarebbe costituita dal fatto che mentre i prodotti Redmond puntano a riconoscere il detentore di una licenza, il brevetto Uniloc mira ad identificare una licenza.
Inoltre, secondo quanto appreso dal giudice tramite le deposizioni degli esperti di parte, l'
algoritmo alla base del sistema "MD5" utilizzato da Microsoft e quello Uniloc opererebbero in maniera del tutto differente, tanto da risultare "chiaramente non equivalenti".
Non è tanto la previsione di
step diversi a distinguerli, ma la natura delle operazioni da essi messe in atto: quello Uniloc genererebbe valori "virtualmente" unici per ogni utente utilizzando addizioni, mentre MD5 metterebbe in atto una vasta serie di operazioni matematiche e logiche che non si limitano alla somma. Per questo il sistema di Microsoft sarebbe più sicuro e supererebbe il brevetto Uniloc che si limita a ottenere una
unicità solamente virtuale.
Infine Uniloc avrebbe cercato di far intendere al giudice che il funzionamento del programma di cui controllare la licenza fosse effettivo solo una volta attivato tramite il sistema di autenticazione. Mentre Microsoft ha sempre utilizzato
periodi di valutazione, rendendo inizialmente il programma funzionane indipendentemente dalla procedura di verifica. L'ennesima differenza che, nonostante gli sforzi dei legali di Univoc, ha fatto propendere il giudice per il ribaltamento della precedente sentenza.
Claudio Tamburrino