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Contrappunti/ La Rete vista da se stessa

di M. Mantellini - L'indagine 2009 di SWG illustra come i netizen guardano al proprio social network. Sì alla conversazione, ma andiamoci piano con la fiducia. In futuro, magari

Roma - Sta per essere pubblicata una ricerca che SWG, istituto di ricerche triestino, ha svolto nei mesi scorsi in Rete. Si tratta di uno studio dal titolo "I cambiamenti promossi dai social network nelle città italiane" che sceglie di indagare le modalità attraverso cui Facebook e gli altri social network sono in grado di mutare il rapporto degli individui con le comunità in cui vivono.

Diario Aperto, l'osservatorio Internet di SWG, come già accaduto negli studi precedenti, anche nel corso del 2009 ha immaginato di svolgere ricerche sulla Rete partendo dalla Rete. A differenza di quanto accade spesso, i risultati raccolti non sono a beneficio di una committenza pagante ma vengono resi disponibili a tutti, secondo le logiche dell'open source. I vantaggi di un simile metodo sono evidenti, specie in un paese come il nostro dove esiste una diffusa nebulosità su metodi e intenti dei dati che leggiamo su articoli di giornale e comunicati stampa.

Dopo una prima ricerca del 2008 che si proponeva di indagare il fenomeno dei blog in Italia, il lavoro di quest'anno si occupa delle piattaforme del momento a partire da Facebook, vero e proprio successo quantitativo e di utilizzo degli ultimi mesi, una piattaforma che è stata in grado di avvicinare alla rete un numero imprevisto di nuovi navigatori.
Il punto di ambiguità, ma anche, da un certo punto di vista, la forza di questa ricerca, risiede nel fatto che si tratta di uno studio basato su Internet. Partendo da queste premesse non meraviglia che oltre il 50 per cento degli intervistati (su un campione di oltre 1300 persone) dichiari di essere connesso alla rete "praticamente sempre". Fra questi utilizzatori "pesanti" Facebook è utilizzato in un caso su due, con frequenza molto alte, almeno una volta al giorno.

Fra i primi risultati che saltano agli occhi ce ne è uno che smentisce molta delle vaga letteratura sui social network di cui si legge solitamente: Facebook nella maggioranza dei casi non è visto dai suoi utenti come uno strumento di contatto, una porta per incoraggiare nuovi incontri ed amicizie, ma assai più frequentemente è vissuta come una piattaforma capace di mantenere i contatti con persone della nostra schiera amicale. L'idea secondo la quale i social network si avviano di fatto a sostituire i siti di dating online sembra recisamente smentita dallo studio secondo il quale solo un intervistato su tre si dice interessato a trovare nuove amicizie su Facebook. Dello stesso segno sembra l'altro dato secondo il quale il 79 per cento degli utenti, specie fra le donne e fra i più giovani (18-24 anni), tende a proteggere la propria rete sociale da utenti sconosciuti.

Nonostante questo esiste un ampio e diffuso disinteresse, specie da parte degli utenti più giovani, verso meccanismi di autocensura: la piattaforma sociale in Rete viene insomma vissuta come una estensione dei proprio ambiti sociali della vita reale e come tale non sottoposta a eccessive opere di filtro preventivo.

Nonostante la maggioranza degli intervistati sia caratterizzata da comportamenti economici ed informativi in Rete di livello avanzato (acquisti online, lettura di molti siti web informativi) le notizie che giungono da costoro a riguardo della capacità di indirizzo all'acquisto da parte dei social network è piuttosto sconfortante. Forse era prevedibile ma "il 76% dei rispondenti dichiara di non aver mai trovato informazioni interessanti all'interno dei social network su prodotti o negozi reperibili nei negozi sul territorio".

A differenza di quanto avviene tipicamente nei blog, dove il rapporto fiduciario coi lettori diventa nel tempo molto saldo e si estende quindi anche ai consigli sui prodotti di consumo, Facebook e compagni non sembrano per ora essere in grado di formare flussi di interesse economico basati sulla tipica logica di rete del passaparola. Nonostante questo però gli intervistati si dichiarano in molti casi (56 per cento) molto o abbastanza favorevoli alla presenza sui social newtork dei marchi e delle aziende, forse avvalorando l'idea che è andata molto diffondendosi in questi anni secondo la quale le aziende possano e debbano utilizzare Internet per conversare con la propria clientela.

Lo scenario raccontato da Diario Aperto è riferito agli utenti che raccontano se stessi: il grande valore e l'utilità che ne deriva per gli osservatori delle cose di Rete ed eventualmente per le aziende che desiderino immaginare con maggior precisione chi siano e cosa vogliano gli utenti di Facebook e degli altri social network in Italia, risiede in buona parte nella neutralità dei dati raccolti.

Mentre la grande maggioranza dei lavori di ricerca in Italia sulle nuove tecnologie hanno il doppio limite di una committenza interessata e di una barriera in ingresso legata alla necessità di essere acquistati, quelli di SWG, insieme a pochi altri esperimenti interessanti specie di tipo universitario, scelgono di raccontare la rete con una analisi pubblica fin dalla scelta delle domande, nello spirito di Internet e con il tentativo successivo di offrire una interpretazione aperta al contributo di tutti. Ciò che certamente si perde in termini di "campione rappresentativo" della penetrazione dei fenomeni di Rete nella popolazione del Paese, lo si guadagna in termini di elaborazione culturale attorno a fenomeni da noi ancora pochissimo indagati: come per esempio quello della partecipazione dei cittadini alle dinamiche sociali della Rete.

Massimo Mantellini
Manteblog

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