Mauro Vecchio

Crisi? La pubblicità online sta bene

Una ricerca statunitense pubblica il check-up del settore per la prima metà del 2009. Un po' patito, ma decisamente in salute rispetto all'advertising globale

Roma - "Stiamo assistendo ad una delle recessioni economiche più dure degli ultimi decenni, ma quello della pubblicità interattiva è uno dei settori meno colpiti". Così Randall Rothenberg, CEO di Interactive Advertising Bureau (IAB), a commentare i recenti risultati di una ricerca statunitense sulla pubblicità online condotta insieme a PricewaterhouseCoopers (PwC). Lo studio ha pubblicato cifre statistiche a rappresentare il panorama del settore durante la prima metà del 2009: in 10,9 miliardi di dollari il ricavo totale, decrescita del 5,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008.

Le perdite totali sarebbero pari a circa 610 milioni di dollari, consistenti, ma non eccessivamente preoccupanti se messe a confronto con la situazione generale di tutta l'industria pubblicitaria, caduta del 15,4 per cento. Un settore, quello della pubblicità sul web, che sembra meno soffrire i duri colpi della recessione mondiale. "Negli anni più recenti - ha spiegato Rothenberg - la rivoluzione digitale ha guidato una trasformazione nel modo in cui i consumatori usufruiscono di media e pubblicità. Siamo sicuri che in futuro i vari marchi dedicheranno una parte ancora più grande dei propri budget per raggiungere consumatori sempre più coinvolti nei media interattivi".

I risultati di IAB e PwC hanno mostrato come i motori di ricerca continuino a prendersi quasi la metà dei ricavi totali in advertising, incrementandoli dal 44 per cento della prima metà dello scorso anno all'attuale 47 per cento (5,1 miliardi di dollari). A seguire, la display advertising con un 35 per cento circa del totale e quella dei video che, in barba alla crisi, è salita dal 3 al 4 per cento, per ricavi totali pari a 477 milioni di dollari.
In cima alla classifica degli inserzionisti più larghi di manica si trova il settore del dettaglio con un 20 per cento degli investimenti totali. Secondo posto per le telecom (16 per cento) e terzo per i servizi finanziari (12 per cento). "Mentre il resto del mercato pubblicitario continua a soffrire le condizioni economiche correnti - ha concluso David Silverman di PwC - gli operatori investono i loro dollari nei media digitali, dato che i consumatori spendono ormai gran parte del proprio tempo libero online".

Mauro Vecchio
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