Roma - Avrebbero falsificato
documenti da presentare in tribunale per
dimostrare il legame tra la triade Svartholm/Neij/Sunde e una presunta società offshore da cui dipenderebbe The Pirate Bay: se confermato, i responsabili di BREIN, lobby pro-major olandese che ormai da tempo cerca di
dimostrare la colpevolezza dei tre, rischierebbero grosso.
L'incartamento presentato come prova in un'aula olandese, che porta la firma di un importante studio di ricerca britannico, descrive
Fredrik Neij come il CEO di Reservella, società con sede alle Seychelles che farebbe da copertura alla Baia.
A prima vista, come sostenuto dallo stesso Sunde che lo ha analizzato a fondo, il rapporto sembrerebbe convincente. Tuttavia una lettura più accurata e sopratutto la verifica dei dati in esso contenuti avrebbero completamente sconfessato BREIN.
Il numero di matricola sotto il quale Reservella sarebbe registrata nell'esotico arcipelago corrisponde in realtà ad
un'altra azienda che non esiste più dal 2007. Non solo: la stessa Reservella non comparirebbe in nessun elenco e l'entità giuridica chiamata in causa da Brein, lo studio legale Mossack Fonseca & co., avrebbe negato via email allo stesso Sunde, che nel frattempo aveva
indossato i panni di Sherlock Holmes, ogni contatto con la società citata nel rapporto.
Inoltre lo studio britannico dal quale si riteneva provenisse il documento, impugnato da BREIN come prova schiacciante della responsabilità dei tre nella gestione della Baia, ha dichiarato espressamente di non trovarne traccia nei propri archivi.
Tutto falso, dunque. Per l'avvocato difensore del trio svedese si
tratta di un tentativo di confondere la Corte: mentre nel processo svedese
infuriano le
polemiche circa la trasparenza dei giudici, la versione olandese di questa vicenda sembra
svelare particolari altrettanto interessanti.
È lecito dunque aspettarsi ulteriori sviluppi:
la falsificazione di prove è reato anche in Olanda e Sunde ha dato mandato al suo avvocato di intraprendere un'azione legale contro BREIN. Se dovesse concretizzarsi costituirebbe un
curioso scambio di ruolo. Stavolta con i lobbysti alla sbarra.
Giorgio Pontico