Giorgio Pontico

In galera per un poke di troppo

Se il giudice vieta il contatto, questo deve essere evitato in ogni ambiente. Anche su Facebook. La vita digitale fa parte di quella reale

Roma - Quando un giudice impone di non tentare contatti con una persona è bene obbedire all'ordinanza senza cercare alternative telematiche. Il rischi è di fare la fine di Shannon Jackson, una donna statunitense che è stata incriminata per un poke su Facebook, che tradotto nel mondo reale equivale ad attirare l'attenzione di qualcuno.

Una precedente decisione di una Corte del Tennessee aveva stabilito che Jackson non dovesse avere alcun tipo di contatto con un'altra donna il cui nome non è stato reso noto. La trasgressione, anche se via Web, c'è stata e di conseguenza è partita la denuncia a carico di Jackson, che è stata trasferita immediatamente nella prigione della contea.

Una volta pagata la cauzione di 1500 dollari è stata incriminata e rischia ora fino ad un anno di carcere, oltre che una multa dell'equivalente di 2500 euro.
Facebook, come tutti i più importanti social network, è uno strumento il cui abuso conduce quasi sempre nelle aule dei tribunali. In alcuni casi la perdita della propria password aveva comportato anche la perdita della faccia, mentre per un falso account su Twitter un allenatore di baseball aveva denunciato direttamente il tecno-fringuello, a testimonianza del fatto che la cura della propria persona informatica non viene sottovalutata.

Giorgio Pontico
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