Alfonso Maruccia

L'Europa a caccia di spam

La Commissione rilascia uno studio sulle iniziative per la posta spazzatura sin qui messe in campo dai paesi membri. Luci e ombre di una lotta da vincere con regole comuni ed efficaci

Roma - Sono mesi particolarmente concitati per l'ufficio di Viviane Reding, il commissario alla Società dell'Informazione in forze alla Commissione Europea. Non contenti di aver preventivato la realizzazione di regole comuni sull'accessibilità del Web per i netizen con disabilità, e più in generale una serie di riforme per favorire il boom dell'economia digitale nel Vecchio Continente, gli ufficiali di Bruxelles rivolgono ora le proprie attenzioni allo stato dello spam, o per meglio dire a quanto fatto sinora e quanto ancora sarebbe necessario fare per combattere efficacemente il fenomeno.

Lo studio risultante mette insieme gli sforzi di contrasto delle autorità come delle società responsabili dei network e dei servizi telematici, sforzi tesi a combattere le tante minacce alla privacy inclusi malware e spam. In quest'ultimo caso, ha detto Reding, L'Europa "può e deve migliorare a beneficio degli utenti di Internet. Sebbene, già dal 2002, la legge europea ha proibito lo spam e lo spyware, in media il 65 per cento dei cittadini europei sono ancora colpiti dallo spam su base regolare".

Tra le luci del contrasto allo spam in Europa c'è la constatazione del fatto che oramai è pratica comune, sui network degli stati membri, avere la disponibilità di almeno uno più siti web attraverso cui poter segnalare il proprio caso di "spammite" acuta. Da un'analisi di 140 casi di contrasto al fenomeno emerge poi che nei 22 paesi dell'area EU il numero di casi e le multe comminate variano grandemente.
I dati della Commissione dicono che i paesi in cui si è registrato il maggior numero di procedimenti anti-spam sono Spagna (39), Slovacchia (39) e Romania (20). Le multe più salate, invece, sono state comminate nei Paesi Bassi (1 milione di euro), in Italia (570mila euro) e in Spagna (30mila euro). Va male da questo punto di vista in Romania, Irlanda e in Lettonia dove le multe più alte non superano qualche migliaio di euro.

"Osservato speciale" è poi il Regno Unito, che lo studio prima identifica come "Stato Membro" dell'Unione a tutti gli effetti e poi cita per gli sforzi troppo laschi di contrasto allo spam, la mancanza di risorse allocate per la soluzione del problema, le limitate sanzioni imposte e la completa assenza di procedimenti aperti a carico degli spammer.

Nel tentativo (o magari nella speranza) di risolvere la piaga delle email spazzatura una volta e per sempre, Reding paventa ancora una volta l'adozione di una legislazione speciale atta allo scopo, capace di "stabilire forti sanzioni civili e criminali contro gli spammer". Aumentare il contrasto alle minacce alla privacy (spam in primis) deve prima di tutto essere compito dei paesi membri, dice Reding, e poi dell'Unione vista come possibile soggetto di coordinazione e interscambio di comunicazioni tra di essi.

Per quanto riguarda il buon esempio di un indubbio aumento di sforzi per la salvaguardia della sicurezza degli utenti prima e dei network poi, ISP e stati nazionali potrebbero osservare al di là dell'Atlantico che cosa ha intenzione di fare Comcast per azzoppare le botnet di PC zombie. Non si tratta ancora di tagliare fuori dalla rete i sistemi infetti come periodicamente suggerito da più parti, ma l'iniziativa Constant Guard arriva fino all'analisi del comportamento dei PC connessi al network, l'avviso agli utenti eventualmente "mesmerizzati" e la fornitura di software di sicurezza come elemento standard del servizio di connettività.

Alfonso Maruccia
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