Alfonso Maruccia

Internet, questione di exabyte

Google č sempre pių un gigante, il P2P cala costantemente. Esplodono le web-app e lo streaming. La fotografia dell'evoluzione della Rete scattata da Arbor Networks

Roma - Quanto è diversa l'infrastruttura della Internet di oggi rispetto alle condizioni in cui la rete delle reti versava ai primordi? Si tratta in sostanza di due mondi (tecnologici, commerciali e così via) molto diversi tra loro, risponde Arbor Networks dopo due anni di analisi su ben 256 exabyte di informazioni, in quello che viene definito come il più esteso studio del traffico di rete globale dalla metà degli anni '90 a oggi.

Dopo soli tre lustri (anno più anno meno), la Rete è diventata praticamente irriconoscibile dice lo studio, perché se allora le reti di primo livello gestivano la stragrande maggioranza del traffico connettendosi poi a migliaia di reti di secondo livello e provider regionali, ora il 50 per cento di tutto il traffico online è in mano a un elenco che include solo 150 network in cui, naturalmente, è presente anche Google. E Mountain View, altrettanto prevedibilmente, è la principale fonte di traffico mondiale con il 6 per cento del totale.

Internet è oggi in mano agli "iper-giganti", dice Arbor Networks, mastodonti cresciuti all'ombra di un processo evolutivo in cui l'essenza della navigazione online è passata dalla necessità di contattare i tanti siti web disponibili all'acquisto parossistico e implacabile degli spazi telematici da parte dei giganti di cui sopra. Oltre a Google le 30 società di rete più importanti (a cui corrisponde il 30 per cento del traffico globale) includono colossi come Facebook, Microsoft e YouTube (quindi ancora Google).
Un'altra grossa fetta di traffico se la ingollano poi i cosiddetti content delivery network (CDN), reti come Akamai, Limelight, BitGravity, Highwinds e Gravity che rappresentano i veri artefici della gran movimentazione di (exa-)byte in giro oggidì. E per quanto riguarda il tipo di contenuti scaricati, uploadati e scambiati, continua Arbor, il P2P ha subito un crollo non indifferente passando dal 40 al 18 per cento del totale.

I fantomatici "pirati" si sono per la gran parte dileguati, gli impenitenti hanno messo radici in case più o meno chiuse ma non impossibili da trovare, su USENET e sui server di file hosting, mentre la palma di appliace succhia-banda per antonomasia è passata ai portali di videosharing quali YouTube, Hulu, Vimeo e altri a cui viene accollato il 20 per cento del traffico complessivo.

Le applicazioni basate sul web consumano il 52 per cento del traffico telematico, dice Arbor, contro il 42 registrato nel 2007. E il futuro di Internet come si prospetta? In una piattaforma in costante evoluzione come la rete delle reti, Arbor Networks scommette senza remore sui contenuti multimediali di qualità superiore (HD?) e l'aumento di performance delle reti ad alte prestazioni quali catalizzatori per l'ennesimo cambiamento di attributi della ragnatela globale.

Alfonso Maruccia
2 Commenti alla Notizia Internet, questione di exabyte
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  • ..mettere in relazione indicatori percentuali si coerenti, ma calcolati in epoche diverse?
    Se paragono la % di auto pro capite del 1900 e nel 2000 è chiaro che sia cresciuta, ma è necessario anche considerare l'epoca storica trascorsa, con l'incremento di strumenti che alla prima rilevazione non esistevano (vedi le linee aeree, sempre per esempio).
    1977
    977
  • - Scritto da: 1977
    > ..mettere in relazione indicatori percentuali si
    > coerenti, ma calcolati in epoche
    > diverse?
    > Se paragono la % di auto pro capite del 1900 e
    > nel 2000 è chiaro che sia cresciuta, ma è
    > necessario anche considerare l'epoca storica
    > trascorsa, con l'incremento di strumenti che alla
    > prima rilevazione non esistevano (vedi le linee
    > aeree, sempre per
    > esempio).

    No, non ha senso. Infatti dal 2001 ad oggi sono state sviluppate tantissime tecnologie crittografiche (e simili; qualcuna anonimizzante, qualcuna che occulta i protocolli p2p). Mano mano che l'industria spingeva a stringere il cappio legale molto traffico e' diventato abbastanza smart da eludere sistemicamente i tool di analisi... un effetto collaterale dei mezzi messi in campo per eludere la deep packet inspection delle telco. L'anno scorso e due anni fa, infatti, abbiamo assistito ad un aumento progressivo del traffico p2p cifrato... ci sono poi tracker dentro Tor, che non credo pubblichino i propri dati...

    Insomma, come dici... le analisi (soprattutto se "percentuali") lasciano il tempo che trovano. Se l'industria la smettesse con questa caccia alle streghe gioverebbe a tutti... anche perche' i loro fatturati crescono... tra gadget e altro, guadagnano di piu' a non venderli i cd e i dvd... e' sempliemente stupido complicarsi (e complicare a tutti) la vita cosi'.