Gaia Bottà

Pacchetto Telecom, tutele depotenziate

Commissione Europea, Consiglio e Parlamento si sono arroccati contro le disconnessioni indiscriminate. Ma i loro rappresentanti danno la priorità al diritto d'autore

Roma - Avrebbe dovuto essere l'ultimo baluardo del cittadino di fronte ad una tutela del diritto d'autore online troppo violenta, avrebbe potuto rappresentare la netta opposizione dell'Europa all'opera di lobbying condotta dall'industria dei contenuti, avrebbe potuto significare il congelamento di tutte le fantasie che solleticano i legislatori a cui sta troppo a cuore la tutela di un mercato dei contenuti che dovrebbe confrontarsi con la domanda reale. Ma l'emendamento 138, che avrebbe scongiurato il calare della ghigliottina sulle connessioni dei cittadini europei, è stato messo fuori gioco.

Sull'emendamento 138 si era arenato il Pacchetto Telecom, il coacervo di norme che dovrebbe ridisegnare il settore delle comunicazioni in Europa: le mobilitazioni dei cittadini della rete avevano scosso le istituzioni, avevano spinto il Parlamento Europeo a votare a larga maggioranza a favore dei diritti del cittadino, a costo di far saltare il compromesso e rimandare l'approvazione dell'intero complesso di riforme. Strattonato dalle istituzioni europee fin dalla sua prima apparizione a Bruxelles, l'emendamento 138, riproposto sotto varie forme e denominazioni, aveva l'obiettivo di garantire la tutela del cittadino dalle tattiche antipirateria più aggressive: stabiliva che il netizen che fosse stato colto a violare il diritto d'autore non potesse essere esiliato dalla rete se non dopo un ordinario processo. Nei casi che non investano la sicurezza nazionale, questo il contenuto della disposizione, solo l'autorità giudiziaria avrebbe potuto comprimere il diritto di esprimersi e di informarsi con le mediazione della rete.

All'inizio del mese di ottobre, ripreso il dibattito in materia, la proposta dell'ennesima neutralizzazione dell'emendamento 138: oltre che per questioni di sicurezza nazionale si potrebbe sorvolare sul diritto ad un giusto processo e sul diritto a informare e informarsi online qualora fosse necessario prevenire investigare e perseguire delle condotte criminali. Previsione che avrebbe riaperto le porte alle disconnessioni ricalcate sulla dottrina Sarkozy, peraltro respinte nella loro prima formulazione dal Consiglio Costituzionale francese.
Nella mattinata di ieri, nonostante il parere avverso rispetto al 138 originale formulato dai servizi legali del Parlamento e giudicato inconsistente da coloro che si battono per i diritti dei netizen, nonostante le pressioni subite da autorità che non avrebbero avuto il potere di intromettersi, i rappresentanti della Commissione, del Consiglio e del Parlamento hanno respinto l'emendamento 138 depotenziato. Non si sarebbe potuta accettare come base di negoziazione per il dibattito un testo che anteponesse la tutela del diritto d'autore al diritto ad un giusto processo. Poi, il ribaltone nel corso dei triloghi a porte chiuse.

I delegati ammessi alla discussione danno per assodato il rapporto dei servizi legali e sbaragliano la versione dell'emendamento 138 che offriva tutele ai cittadini europei: si riparte dall'emendamento 138 nella versione proposta all'inizio del mese di ottobre. Il cittadino potrebbe così essere esiliato dalla rete: l'unica condizione posta è che abbia la possibilità di ricorrere contro la decisione dell'autorità che abbia fatto calare la ghigliottina. Ad aver avallato questa versione dell'emendamento sarebbero Catherine Trautmann, che in passato si era adoperata per difendere il diritto del netizen ad operare in rete con la massima libertà, e Alejo Vidal-Quadras: gli attivisti che si battono per la tutela dei diritti del cittadino della rete hanno gridato al tradimento, c'è chi si chiede come sia possibile che abbiano cambiato repentinamente fronte senza tenere conto del parere di coloro che stavano rappresentando.

Gaia Bottà
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