Alfonso Maruccia

CIA e buoi dei paesi tuoi

Il controspionaggio americano si interessa al Web 2.0, mentre quello europeo mostra in video le sue presunte qualità nella prevenzione del crimine

Roma - Spiano e setacciano tutto, tutti e non tralasciano di tenere un occhio fisso sui nuovi strumenti della socialità nati prima, dopo e attorno al Web 2.0. Sono organizzazioni di intelligence ben collaudate come la CIA ma anche quelle molto meno note e ancora in fasce come l'europea INDECT, entrambe parecchio attive, sulle due sponde dell'Atlantico, nella messa a punto di strumenti di indagine, intercettazione, raccolta e archiviazione di bit che circolano assieme al rumore di fondo della variopinta comunicazione telematica della rete moderna.

Sul fronte statunitense la novità nella ben nota (e inutile) predilezione allo spionaggio di massa dei servizi segreti si chiama Visible Technologies, l'azienda specializzata nel monitoraggio dei social network che ha appena annunciato una partnership strategica con In-Q-Tel, vale a dire l'organizzazione che si occupa di finanziare e procacciare nuove tecnologie (di spionaggio e intelligence) per la suddetta Central Intelligence Agency.

Visibile Technologies scandaglia mezzo milione di pagine di social network al giorno, analizzando e archiviando diligentemente milioni di post su blog e Twitter, conversazioni su forum, Flickr, commenti su YouTube e persino le recensioni dei prodotti su Amazon. Fuori dai suoi tentacoli rimarrebbero (almeno per il momento, si intende) i network chiusi ma massivi a là Facebook, ma in compenso i clienti dell'azienda possono accedere a feed costruiti su keyword di particolare rilevanza in modo da consentire un vero e proprio monitoraggio in tempo reale di "quel che si dice" nel mondo-web in relazione alle suddette parole chiave.
Si tratta insomma di quella "open source intelligence" disponibile pubblicamente ma persa nella quantità massiva di informazioni distribuite in rete dagli utenti, un piatto sin troppo ghiotto su cui i servizi USA hanno deciso di mettere occhi, orecchie e denari per avere a disposizione l'ennesimo strumento di monitoraggio massivo accanto alle oramai notorie stanze dello spionaggio ospitate negli edifici del carrier AT&T.

Ma in quanto a monitoraggio massivo gli europei non hanno nulla da invidiare alle agency statunitensi, come ben esemplificano l'Interception Modernisation Programme britannico e soprattutto il recentemente emerso progetto INDECT. Su quest'ultimo tuttora misterioso sistema di controllo automatizzato al passo con i multiformi strumenti che danno corpo alla società dell'informazione emergono nuovi dettagli grazie a Wikileaks, che pubblica un video promozionale in cui si illustrerebbe per sommi capi il funzionamento del sistema.

Nel video è possibile osservare lo scambio di documenti rubati all'interno di un parcheggio per auto, il tipo di "minaccia" che INDECT sarebbe progettato per sventare attraverso l'utilizzo estensivo di telecamere a circuito chiuso, tecnologie per il riconoscimento facciale e delle targhe automobilistiche assieme alla sorveglianza aerea capace di fornire con precisione indicazioni e posizione dei soggetti sotto controllo.

Uno strumento dotato di simili poteri di controllo è una minaccia alla privacy? Eddan Katz, direttore degli affari internazionali di Electronic Frontier Foundation risponde alle domande di Wikileaks evocando il parallelo con ECHELON, il network di spionaggio satellitare in mano agli USA che nel 2001 l'Europa bollò come infrastruttura illegale e in odore di società orwelliana ma alle cui metodologie di controllo INDECT pare trarre ispirazione diretta. Chi si occupa di questo genere di progetti nei laboratori di ricerca non è abituato a porsi interrogativi di carattere sociale e politico, dice Katz, questioni che al contrario continuano a essere sollevate ogniqualvolta si affaccia la prospettiva di un controllo onnicomprensivo aggiornato alle tecnologie di comunicazione più in voga oggidì.

Alfonso Maruccia
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