
Come se non bastasse, non solo ci sono riviste che riportano codici per trainer da attivare con la cartuccia action replay ma ce ne sono anche che hanno rilasciato patch su cd.
"Infine - ha spiegato Sanseverino - il sig. Barth (componente dei B.A.D. difeso da Sanseverino, ndr) personalmente e per uso personale e nella propria privata dimora ha acquistato legalmente una copia di ciascuno dei giochi indicati, ne ha analizzato i contenuti e li ha modificati per poterci giocare come a lui piaceva. Inoltre, per compiere tale attività si è resa necessaria un'unica e sola duplicazione del gioco lecitamente detenuto per ciascuno di essi (copia di backup consentita dalla legge). Senza operare nessuna commercializzazione e/o distribuzione e, evidentemente, senza scopo di lucro".

Ora i B.A.D. possono contare sull'appoggio di una trentina di "siti amici" che hanno apposto i loro banner sulle proprie pagine. Domani saranno in tribunale, a difendere la libertà di prendere un codice informatico e di giocarci sopra, senza far danno ad alcuno e per di più senza scopo di lucro.
E dunque quelle domande continuano a pesare e non ottengono risposta: perché si è proceduto a quegli arresti? Perché le famiglie di questi ragazzi sono state sottoposte a tutto questo? Qual è il vero obiettivo di un'azione giudiziaria di questo tipo? Perché chi si macchia veramente di pirateria non viene perseguito? Perché chi produce masterizzatori si compiace dell'arresto di chi li usa a scopo personale? Chi, oggi, si può sentire garantito dalla legge?
Lamberto Assenti