Mauro Vecchio

Guardian, curricula trafugati

500mila CV a rischio dopo l'attacco al sito dedicato al reclutamento professionale. Il quotidiano britannico tranquillizza gli animi e mobilita Scotland Yard

Roma - Si tratterebbe di un attacco piuttosto complesso e deliberato, stando alle parole utilizzate dal quotidiano britannico The Guardian per descrivere la mossa con cui alcuni cracker hanno messo sotto scacco la sicurezza di una quantità massiccia di dati personali contenuti nel sito Guardian Jobs. Il Guardian Media Group pare essersi accorto in tempo dell'attacco, riuscendo a fermarlo prima del suo effettivo completamento. Mezzo milione di utenti, tuttavia, hanno ricevuto una email con un avvertimento: dati sensibili potrebbero già essere nelle mani dei cracker.

"Abbiamo affrontato il problema subito dopo averne preso coscienza - ha dichiarato un portavoce del Guardian - eppure dovevamo essere in linea con le regole ufficiali sulla protezione dei dati e, in nome della trasparenza, avvisare i nostri utenti il prima possibile". L'attacco, dunque, c'è stato, nonostante la tempestività degli esperti in sicurezza: negli archivi dei cracker potrebbero ora esserci nomi, indirizzi email, lettere di presentazione e curriculum vitae. Ovvero quel tipo particolare di informazioni richieste da un sito legato al reclutamento.

Il Guardian ha assicurato che si tratterebbe comunque di una percentuale molto bassa dei circa 10 milioni di utenti unici che Guardian Jobs vede transitare ogni anno, oltre al fatto che il cyber-attacco avrebbe risparmiato credenziali d'accesso e dati finanziari. "Abbiamo avuto conferma da parte del nostro provider che il sistema è ora al sicuro", ha esordito un recente update su Guardian Jobs, cercando di tranquillizzare gli animi più preoccupati. Alcuni dei dati trafugati, si apprende, risalirebbero a due anni fa.
Anno più anno meno, il quotidiano britannico ha annunciato che la questione è stata e verrà trattata con la massima serietà, spiegando che i responsabili sarebbero già stati individuati e la palla sarebbe già stata lanciata alle unità ecrime di Scotland Yard. Gli utenti avvisati hanno ricevuto il consiglio di registrarsi a CIFAS, il servizio anti-frode capace di rilevare eventuali utilizzi di nomi e indirizzi vittime di furto. Qualcuno, tuttavia, fa notare un piccolo dettaglio: registrarsi al servizio costa 12 sterline. Le pagherà il Guardian?

Mauro Vecchio
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