Luca Annunziata

So long Geocities, and thanks for all the space

di L. Annunziata - Il servizio di hosting cessa di funzionare. È stato il primo avamposto su Web di milioni di netizen, schiacciato dall'avvento della Internet dei social network. Schiacciato dalla modernità

So long Geocities, and thanks for all the spaceRoma - Milioni di pagine consegnate alla memoria di Internet Archive. Geocities ormai è questo: un capitolo della Storia del World Wide Web, un capitolo chiuso e consegnato alla Storia stessa per trarne lezioni e conseguenze. Il suo proprietario, Yahoo!, ha deciso che questo servizio - il free hosting - era tra quelli che non valeva la pena tenere in vita nel corso della propria ristrutturazione aziendale. Nessuno ha voluto pagare per Geocities: d'altra parte, perché avrebbe dovuto?

la schermata di chiusura di GeocitiesGeocities è e resterà l'esempio di come la prima autentica "rivoluzione industriale" di Internet abbia stravolto le dinamiche e il rapporto di forza tra le diverse tipologie di servizi e offerte. Un tempo l'hosting era un bene di prima necessità, per così dire, e i 15 mega (già un traguardo invidiabile all'epoca in cui venne lanciato) - piuttosto che lo spazio illimitato garantiti in questi anni dal più celebre hoster gratuito presente in Rete - costituivano un bocconcino prelibato per i palati del pubblico. In un certo senso, quelle homepage personali erano l'antenato e il precursore dello User Generated Content che per un breve periodo è andato tanto di moda anche nel Web 2.0.

Tuttavia, il lancio di Geocities era avvenuto in era "pre-Google": un'era che oggi, col senno di poi, si può tranquillamente definire pre-industriale, mancando allora un autentico mercato pubblicitario per lo spazio in Rete e dunque impedendo la formulazione di un modello di business organico che fosse in grado di sostenere il servizio stesso. L'avvento dell'advertising contestuale avrebbe (ed ha) cambiato tutto: oggi i social network ragionano in termini di raccolta pubblicitaria per formulare le proprie previsioni di crescita, ed è in quest'ottica che YouTube piuttosto che Facebook si dicono sicuri del fatto loro per il futuro.
Lo stesso non poteva dirsi di Geocities: l'idea, quando il traffico iniziò a crescere vertiginosamente, fu quella di introdurre servizi premium a pagamento per garantire più feature a chi avesse deciso di aprire i cordoni della borsa. Ma, come molto spesso è accaduto su Internet, i servizi a pagamento non sono mai decollati: anzi, come ricordato pochi mesi or sono su queste stesse pagine, finirono per allontanare inevitabilmente il pubblico degli appassionati e dei "casual webmaster" dal free hosting per eccellenza. Se qualcosa bisogna pagare, si saranno detti in molti, tanto vale farlo altrove potendo scegliere quanto e cosa ottenere in cambio: oppure, nel web 2.0, ci sono le pagine personali dei social network che non sono tanto diverse dai primi rudimentali esperimenti con l'HTML dell'era Geocities.

La fine di Geocities, in qualche modo, segna pure il passaggio definitivo ad un nuovo concetto di pubblico della Rete: chi si arrabattava con le scritte "under construction" con tanto di GIF animate era un pioniere, che metteva mano al codice e creava strutture con i frame (oggi spariti e deprecati negli standard moderni dell'HTML) in cui infilava le proprie passioni. Gli "shrine", autentici templi dedicati alla passione del webmaster pioniere, erano la tipologia di website più frequente tra gli utenti Geocities: erano il risultato di uno sforzo notevole nel reperire informazioni e materiali sul soggetto a cui era intitolato lo spazio, un'operazione difficoltosa nell'era del Web senza i motori di ricerca trovatutto odierni, e che spesso finivano nei segnalibri altrui grazie al passaparola o ai webring.

Tutte iniziative, le mailing list e i webring, che oggi la stragrande maggioranza dei navigatori manco sanno cosa sia: non è questione di elitismo o sciovinismo, è la realtà di un Web in cui l'homepage su Geocities è stata sostituta dal proprio profilo su MySpace (autentico erede del ruspante kitsch del suo predecessore) o su Facebook (paragonabile per pervasività, specie nel mercato italiano). Ma sono strumenti diversi, user friendly: sono strumenti recintati, in cui le possibilità degli utenti sono costrette dai limiti imposti dagli sviluppatori della piattaforma. Sono strumenti dove non c'è più spazio per quelle trovate in Javascript che tenevano svegli nottate intere, per trovare il miglior effetto possibile per il mouseover sui tasti che conducono alle diverse parti del sito.

Può sembrare massimalista, ma la fine di Geocities coincide con l'affermarsi di modelli di business come quelli di Facebook e YouTube: tutte piattaforme entro le quali pubblicare i propri contenuti (e non quelli altrui) all'interno di "gabbie" predefinite, alla portata di chiunque. E accanto a questi spazi, quelli onnipresenti e necessari della pubblicità, che paga per lo spazio e la banda. Geocities non aveva un modello di business, e nessuno ha voluto pagare per tenerlo in vita: allo stesso modo, le uniche idee vincenti in Rete sul piano dei bilanci sono quelle che fanno affidamento sulla pubblicità pagata da qualcuno per tenere in piedi il business.

La pubblicità l'ha "inventata" Google qualche anno fa, e grazie all'advertising contestuale la startup search di Mountain View si è trasformata in un colosso multinazionale da (letteralmente) miliardi di dollari. La stessa pubblicità tiene oggi in piedi, o almeno si spera lo faccia, altre avventure come i già citati Facebook, YouTube, MySpace, piuttosto che l'infinita galassia di siti che offrono notizie e approfondimenti su Web: Geocities non sapeva cosa fosse la pubblicità, e ha creduto di poter proseguire la sua parabola affidandosi alle sottoscrizioni. Non ha pagato la scelta, non hanno pagato gli utenti.

Oggi su Internet ci sono milioni di persone in più, molti milioni di persone in più di quante ce ne siano mai state nell'era Geocities. Ma sono diverse: sono cittadini della Rete a tutti gli effetti, sono utilizzatori finali di strumenti confezionati per loro da imprenditori della Rete che badano al sodo e al business plan quando si producono nei propri sforzi. Internet oggi è quella dei 45 miliardi offerti da Microsoft per Yahoo!, non è più quella degli shrine su Geocities pieni zeppi di materiale dedicato a un'eroina manga piuttosto che a un gruppo musicale (e quanto alla provenienza lecita o illecita di tutto quel materiale, si potrebbe stare a discutere per giorni e giorni).

Internet è cambiata, gli strumenti e gli obiettivi di Internet sono cambiati, chi tira le fila e chi popola Internet è cambiato. Prendiamone atto e salutiamo Geocities: e con lui tutta una fetta di occasioni per una Rete diversa che sarebbe potuta essere, ma che non sarà mai più. E adesso torniamo ad occuparci di trimestrali: che quelle ormai, più che le idee originali, sono il pane quotidiano di chi racconta il Web. Quando si parla di Twitter, d'altronde, chi è che discute ancora l'idea? Quella è data per scontata: piuttosto, quando tireranno fuori un modello di business sostenibile quelli di San Francisco? Questo è quello che tutti vogliono sapere: o almeno gli addetti ai lavori. Il resto del Web, il Web lo usa e basta: senza farsi e fare troppe domande.

Luca Annunziata



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49 Commenti alla Notizia So long Geocities, and thanks for all the space
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  • Non capisco due cose nell'articolo.
    1) perché si designano come eredi di geocities i social network invece che le piattaforme blog? ok, forse i primi hanno più utenti dei secondi, ma anche ai tempi di geocities c'erano più chattatori che webmaster
    2) perché si dice che geocities non viveva di pubblicità? c'era eccome. dapprima come banner in un popup, poi come tendina a sinistra dello schermo
    non+autenticato
  • 1) le piattaforme sociali sono, a mio parere, riempite fino all'inverosimile di gente che non ha idea di come funzioni il web, non hanno la minima idea di che sforzo ci sia stato dietro e com'è che oggi possono stare li a scrivere in boxini che spariscono col fade oppure a cliccare "mi piace" solo per far vedere a qualcun altro che leggono..

    I blog a loro modo hanno dato la possibilità a molti di esprimersi, sei comunque tu che scrivi sul blog, l'hai aperto, lo gestisci, c'è una certa volontà dietro, una certa propensione al creare contenuti buoni. Chiaro, aumenti la quantità di informazioni aumenti anche la massa delle informazioni inutili.

    Il web 1.0 per quanto "Sapiens Sapiens" come dice il buon Annunziata nei commenti era popolato di persone, gente che comunicava usando una netiquette, un senso di etica diverso da quello di oggi. I siti creati dagli utenti erano vere e proprie sfide da gestire per i loro creatori, erano fortemente specializzati, l'informazione si trovava anche senza google, bastava un "motorino" come altavista o northern lights..
    C'era decisamente più qualità, più etica, quando volevi interagire con il web era più complicato farlo, dunque la fatica che facevi per farlo era in qualche modo una testimonianza della validità della tua richiesta, si rispondeva volentieri e il valore di "un contatto" era molto più grande di adesso.. dove tutto si riduce alla nuvoletta notifiche di facebook.

    La pubblicità c'è sempre stata su quasi tutti i servizi free in genere e serve chiaramente per ripagare il servizio..

    Visione romantica probabilmente, chiaramente fuori mercato ma pur sempre un'opinione
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lex Logic
    > 1) le piattaforme sociali sono, a mio parere,
    > riempite fino all'inverosimile di gente che non
    > ha idea di come funzioni il web,

    Quoto.

    > Il web 1.0 per quanto "Sapiens Sapiens" come dice
    > il buon Annunziata nei commenti era popolato di
    > persone, gente che comunicava usando una
    > netiquette, un senso di etica diverso da quello
    > di oggi.

    Io ricordo che i cafoni c'erano anche 15 anni fa, probabilmente la loro percentuale è rimasta invariata nel tempo.

    > I siti creati dagli utenti erano vere e
    > proprie sfide da gestire per i loro creatori,
    > erano fortemente specializzati,

    E spesso si copiavano palesemente fra loro grafica e contenuti...

    > l'informazione si
    > trovava anche senza google, bastava un "motorino"
    > come altavista o northern lights..

    Chiamalo motorino Altavista...

    > C'era decisamente più qualità, più etica, quando
    > volevi interagire con il web era più complicato
    > farlo, dunque la fatica che facevi per farlo era
    > in qualche modo una testimonianza della validità
    > della tua richiesta, si rispondeva volentieri e
    > il valore di "un contatto" era molto più grande
    > di adesso..

    A volte la nostalgia ci fa sembrare il passato più bello quanto non fosse.
    Geocities sembrava una gran cosa perché fu il primo (o cmq il più famoso) ad offrire quel servizio, adesso ci sono migliaia di hosting gratuiti di ogni genere... Nessuno ci obbliga ad usare Facebook, ma non possiamo nemmeno pretendere che tutti i nostri amici imparino l'html e mettano su un sito personale su altervista o simili...

    Tempo fa rimpiangevo i tempi in cui iniziai ad usare Linux, venerdì (per il Linux day del giorno seguente) reinstallai la mia prima distro: una RedHat 6.1. Sorvolo sui dettagli, ma onestamente me la ricordavo diversa... usare Linux sul PC di casa a quei tempi era da masochisti.

    A volte la memoria fa brutti scherzi, godiamoci il presente che non fa poi così schifo...
  • - Scritto da: 4.3BSD
    > Io ricordo che i cafoni c'erano anche 15 anni fa,
    > probabilmente la loro percentuale è rimasta
    > invariata nel tempo.

    Sicuramente invece è aumentata, prima su internet ci andavano solo gli adulti, adesso anche i bambini di 5 anni hanno il loro sitarello su qualche social network

    > E spesso si copiavano palesemente fra loro
    > grafica e
    > contenuti...

    Bhe, adesso ci sono solo i grandi portali e i social network, hai poco da copiare.
    I siti te li fai fare su misura, magari con template già pronti.
    Una volta prendevi spunto dagli altri per fare qualcosa di carino, a volte prendevi un po' più dello spunto e copiavi palesemente.

    > A volte la nostalgia ci fa sembrare il passato
    > più bello quanto non
    > fosse.
    > [...]
    > A volte la memoria fa brutti scherzi, godiamoci
    > il presente che non fa poi così
    > schifo...

    Anche nel 1902 era bello girare per le città perchè non c'era tutto questo traffico.
    Bisogna sempre valutare i pro e i contro.
    Una volta il web era più sano ma anche meno evoluto di adesso.
    Preferivo quando il web era piccolo e veloce da caricare, adesso già con l'ADSL qualche sito è atrocemente pesante, se poi devo usare una connessione 56k di backup allora faccio prima a navigare in modalità testuale.
    Wolf01
    3342
  • Complimenti per l'articolo...

    Mi unisco alla tristezza di chi, come me, sperimento' i primi rudimenti di html proprio su geocities.

    E' il segno dei tempi... Meglio una gabbia facile su facebook che una prateria libera ma da gestire in prima persona sul web...

    Con tristezza ho abbandonato il mio spazio sul web ma con orgoglio non ne ho aperto una celletta su facebook o myspace Sorride

    Onore a Geocity...
    non+autenticato
  • L'articolo sostanzialmente è ben fatto, ma perchè esaltare la realtà dei social network come evoluzione quando si tratta di fatto di involuzione? Gli shrine di geocities per quanto rudimentali contenevano comunque delle informazioni utili e difficili da reperire ed erano frutto di una volontà di condivisione del sapere aprezzabile. I profili di fakebook o myspace invece sono al 90% vuoto narcisismo televisivo con nessuna volontà se non quella di bullarsi online (di cosa poi non si sa), mentre avidi pubblicitari si sfregano le mani...Sorride
    non+autenticato
  • Nell'esaltazione di cui parli c'era un po' di ironia.
    non+autenticato
  • Secondo me Geocities è affondata perchè ormai nessuno, o molto pochi, si preoccupano di costruirsi il proprio sito. Ora, tramite myspace, facebook e simili è tutto più facile (banale) e quindi più alla portata di tutti. Insomma la differenza è che Geocities ti obbligava a crare qualcosa di tuo e se volevi condividere qualcosa ci si doveva organizzare con i propri mezzi e le proprie capacità e grazie a ciò i migliori emergevano e si distinguevano, mentre oggi lo strumento è diventato massivo e quindi banalizzato, piatto. Oseri dire quasi stupido. Però a quanto pare paga. Produce dei ritorni economici. Molto probabilmente è anche frutto del fatto che internet vive un epoca diversa da quella in cui è nato Geocities (epoca pioneristica). Certo che bastava un piccolo sforzo per renderla più appetibile. Forse un giorno risorgerà. Forse...
    non+autenticato
  • Anche l'uomo di Neandertal era frutto dell'evoluzione.
    Ma poi è confluito nel ramo Sapiens Sapiens.

    Occhio a non confondere evoluzione con evoluto.Occhiolino
  • altro che questa monnezza tutta gne gne facebook e compagnia bella con grafica ultra luccicosa e tutto ultra figo, una volta i siti si facevano con passione si inventavano i migliori accrocchi grafici, ogni pagina era diversa dalle altre e' vero che erano ultra trash e colorata ma e' vero che era veramente unica nel suo genere......

    bah ho nostalgia di quella internet che non c'e' piu' e della iberta' che si respirava all'epoca
    non+autenticato
  • - Scritto da: paolino paperino
    > vero che erano ultra trash e colorata ma e' vero
    > che era veramente unica nel suo
    > genere......
    >
    E il testo nero su sfondo grigio, dove lo mettiamo??
    non+autenticato
  • era l'epoca dell'internet abitata da internauti... di appassionati e scopritori... oggi internet è abitata da tutti è piena di cloni pagine uguali fatte da terzi... è un vero peccato ma non è la prima volta che capita... anche virgilio chiuse i battenti... tin.it... ecc...
    non+autenticato
  • gia' gli internauti cosa che oggi nessun nuovo utente potra' mai capireA bocca aperta
    non+autenticato
  • L'epoca in cui usare applet java e javascript in genere era sconsigliato per via della lentezza/compatibilitàCon la lingua fuori quando ora senza javascript non fanno niente!

    Cmq voglio vedere uno se ha la libertà di farsi il myspace come vuole ^__^ personalizzatelo finchè vuoi, se non va bene all'hosting te lo segano punto. Idem per facebook, netlog e altri aggregatori sociali.
    non+autenticato
  • hahah vero oppure i geni che sparavano 100 applet per fare siti con effetti fighi e poi erano bestemmie per i visitatoriA bocca aperta
    non+autenticato
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