Mauro Vecchio

Google: musica per il mio search

Presentato il nuovo servizio di Mountain View per la ricerca di band e brani musicali. Per saperne di più, una serie di link a servizi online partner come MySpace, Lala. Ma BigG assicura: non è concorrenza diretta con iTunes

Google: musica per il mio searchRoma - Ha spiegato di non avere alcuna intenzione di competere direttamente con rivenditori di musica digitale come iTunes e Amazon, eppure la sua mossa pare essere destinata a rinforzare, e non di poco, una serie di servizi musicali concorrenti. Google ha ufficialmente presentato l'atteso servizio di ricerca musicale, che permetterà a milioni di utenti di trovare milioni di canzoni, inizialmente per ascoltarle gratuitamente e poi per comprarle attraverso alcuni degli online music store collegati alla nuova funzione di BigG.

L'azienda di Mountain View ha così svelato maggiori dettagli sul suo servizio musicale nuovo di zecca, in occasione di un evento organizzato presso il palazzo di Capitol Records a Hollywood, a cui hanno partecipato celebri rock band come Linkin Park e OneRepublic. La feature è praticamente già attiva per tutti gli utenti statunitensi di Google, e attualmente non ci sono piani per un lancio su scala internazionale. Mountain View, tuttavia, si è dichiarata aperta alla possibilità di accordi oltreoceano, come ha spiegato durante una conferenza stampa il vicepresidente Marissa Mayer.

Come illustrato, il nuovo servizio permette all'utente di cercare una particolare canzone o album o gruppo musicale. Il search engine restituisce una foto della band o del disco, insieme a quattro relativi brani da ascoltare in maniera completamente gratuita. Solo una volta, però. La canzone può essere riascoltata esclusivamente in una versione sample di 30 secondi, con una serie di link che rimandano ai siti partner attraverso pop-up. Per saperne di più, insomma, si viene indirizzati verso uno dei servizi musicali che hanno stretto accordi con Mountain View.
Tra i partner di Google, ci sono Lala, Rhapsody, Pandora Media, Imeem e MySpace Music, che fanno praticamente da piattaforme esterne pronte ad accogliere gli utenti più incuriositi che hanno magari cercato uno stralcio del testo di una canzone su Google per capire chi la canta. Questa, infatti, è un'altra delle funzionalità del nuovo servizio musicale, insieme alle già conosciute possibilità garantite da Lala e soci (non solo acquisto di brani, ma anche informazioni aggiuntive sugli artisti e calendario dei concerti).

Dunque, qual è l'obiettivo di Google? "Non vogliamo entrare nel music business - ha spiegato R.J. Pittman, responsabile del product management di Mountain View - Non offriamo licenze musicali né vendiamo i singoli brani sulla nostra piattaforma. Quello che offriamo all'utente è un semplice strumento per la ricerca di musica". Il servizio non servirebbe soltanto ad impreziosire la ricerca online, hanno dichiarato quelli di BigG, ma anche ad aiutare la gente a scoprire nuove risorse, oltre che a fornire agli artisti nuove strade per entrare in contatto con le più giovani generazioni di potenziali fan.

Si tratterebbe, come ha commentato Bill Nguyen di Lala, della naturale evoluzione di una tecnologia che ha già reso la musica più abbordabile per gli utenti e soprattutto più istantanea che mai. Google, in pratica, continua ad aiutare i netizen a trovare quello che amano senza alcuno sforzo: "se faciliti la vita alle persone - ha continuato Nguyen - allora tenderanno a comprare molta più musica".

E questo forse spiegherebbe il lungo applauso da parte dell'industria del settore, che ha visto il servizio di Google come una nuova potenziale arma contro la pirateria, già colpevole di aver tirato via miliardi di dollari dalle tasche di artisti ed etichette. "Funzionalità come questa - ha chiarito Thomas Hesse di Sony Music - corroborano i nostri sforzi nel fare in modo che i consumatori interagiscano sempre di più con servizi legali collegati al mondo della musica".

Google ha quindi precisato che non sarà una concorrenza diretta nei confronti di iTunes, che, stando a dati recenti della società di ricerca NPD Group, ha coperto da sola il 69 per cento delle vendite statunitensi di musica digitale nel primo semestre del 2009. E non si tratterebbe neanche di coinvolgere i vari partner in un servizio di streaming gratuito, come ha precisato Pittman. Più semplicemente, un'esperienza più ricca per tutti quegli utenti che stanno cercando una particolare canzone: veicolati da un gatekeeper sempre più universale.

Mauro Vecchio
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