È necessario in conclusione affrontare distintamente ma in modo coordinato:
1. la protezione del diritto d'autore e i connessi limiti alla diffusione della cultura digitale prodotta soprattutto dalle nuove generazioni di autori e della nuova conoscenza condivisa: occorre riformare il ruolo della SIAE, ancora improntato a modelli antecedenti l'era della rete ed adattarlo ad un contesto di crescenti conflitti d'interesse tra autori nei nuovi media ed editori tradizionali;
2. la governance di Internet nel rispetto dei principi fondamentali della rete, che ne delimitano la funzione stessa di servizio universale e diritto fondamentale, ormai sancito dal Parlamento Europeo, ma non ancora sufficientemente riconosciuta nell'ordinamento italiano e le sue nuove grandi evoluzioni che impattano e impatteranno profondamente sulla società, l'economia e la politica. Il "Social networking" e la convergenza media/tv, con la connessa necessità di nuove politiche dei media (specialmente RAI) ci deve spingere a guardare già oltre il digitale terrestre, tecnologia ponte destinata per lo più alle generazioni meno legate ad internet. Occorre ragionare subito e solo su contenuti per internet facendo in modo che RAI già pianifichi la migrazione integrale della propria programmazione verso internet cui sarebbe già oggi tenuta, in ragione del denaro pubblico che riceve.
Se sono stati investiti fiumi di denaro per la tecnologia-ponte perché non ci si decide ad investire per le nuove generazioni che già - come ci rivelano le statistiche - guardano sempre meno la TV? L'Internet delle cose (smart chips/RFID) ci porta dall'ante-litteram dei telefonini tracciabili alla sorveglianza pervasiva e ubiqua, considerando che, tra pochi anni, tutti i nostri oggetti saranno collegati ad internet e saranno controllati da internet. Il "Behavioural advertising" (Pubblicità basata sul comportamento degli utenti), è poi la punta dell'iceberg di tecnologie molto più pervasive di spionaggio e profilazione di cui si parla poco e su cui le autorità nazionali hanno le armi spuntate. Lo stesso Garante per la Privacy non ha giurisdizione su internet.
Chi controlla? Iniziamo ad occuparcene in Italia, il Governo potrebbe dar vita ad una commissione di garanzia per i diritti di internet composta ai più alti livelli tecnologici e scientifici per gettare le basi di un presidio dei diritti fondamentali inalienabili di internet da cui iniziare ad elaborare, come primo passo, una "carta" con rango di legge. Inoltre, la Commissaria europea Reding ha recentemente auspicato l'introduzione di un responsabile europeo per la cyber-sicurezza. L'Italia dovrebbe quindi dotarsi di un organismo per la cyber-sicurezza capace di raccordarsi alle strutture già esistenti negli altri paesi europei e al futuro omologo ente europeo, per la prevenzione e la pianificazione tecnico-istituzionale di tutte le vere minacce alla sicurezza internet: dal contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo, alla protezione delle infrastrutture critiche nazionali. In questa sede tecnica si potrebbe finalmente affrontare con la giusta competenza e senza scorciatoie legislative il tema delle necessarie risorse e delle giuste misure di presidio e controllo, anche per la tutela della proprietà intellettuale su internet, a supporto dell'attività di contrasto che è e deve restare dei preposti organi giurisdizionali. La priorità deve essere la capacità dello stato di far fronte a tutte le nuove sfide di cyber-sicurezza, di cui la pirateria digitale è solo una parte: esigenze o opzioni di sicurezza raccomandate non possono prevalere o avere una corsia preferenziale per mere finalità economiche di gruppi d'interesse, neanche su internet. Il tema delle cifre e delle statistiche economiche associate alle varie cyber-minacce, pirateria inclusa, deve poi essere affrontato da organismi indipendenti.
Tale auspicato organismo nazionale per la cyber-sicurezza potrebbe ad esempio raccordarsi con l'ISTAT per dare all'esecutivo delle cifre attendibili e non di parte.
In conclusione, lo svolgimento di attività illegali a mezzo delle rete internet è un fenomeno direttamente proporzionale alla diffusione e capillarità della stessa, ma non è certo rapportabile con un nesso di causa-effetto. La violazione del diritto d'autore su internet è una parte dell'illegalità digitale, assieme a tante altre fattispecie di illecito amministrativo o reato penale. Qualsiasi azione di tutela legittima degli interessi e diritti degli autori ed editori, rischia, tuttavia, di sconfinare oggigiorno ampiamente nelle problematiche della "governance" e dei giusti contrappesi con la tutela dei principi fondamentali della rete.
Come già avviene nelle altre nazioni del G20 e nei paesi più sviluppati, diviene fondamentale anche per l'Italia dotarsi degli strumenti adeguati ed affrontare senza scorciatoie e nei modi opportuni i grandi temi legati alla nuova era della rete.
Il Capo di Gabinetto del Ministro della GioventùOn. Cons. Luigi Bobbio