Prima la banda e poi la PA digitale

di Guido Scorza - PEC, faccine, gadget. Mentre il digital divide continua a discriminare fra cittadini connessi e non. A dispetto di quanto stabilisce la Costituzione

Roma - La storia degli 800 milioni di euro per l'implementazione di infrastrutture di connettività prima messi sul tavolo e poi repentinamente ritirati dal Governo è, sebbene non senza qualche incertezza, ormai nota. La decisione dell'Esecutivo ha - come era naturale - sollevato un vespaio di polemiche, malumori e dissensi ed è stata da più parti duramente contestata tanto da indurre Palazzo Chigi a ritornare, almeno parzialmente, sui propri passi ed a riprendere rapidamente in considerazione l'idea di investire almeno parte dei promessi 800 milioni in banda larga.

Il confronto - tra il fronte del no e quello del sì - si è sin qui svolto su di un piano prettamente politico ed economico e, come tale, ogni valutazione - in un senso e nell'altro - è stata fondata su considerazioni di opportunità, di convenienza e, soprattutto, su giudizi prognostici.
C'è, tuttavia, un profilo - a mio avviso sin qui rimasto sullo sfondo - che credo, al contrario, andrebbe affrontato con serietà ed urgenza: quello giuridico.

Nel dibattito degli ultimi giorni, infatti, il Governo ha sostanzialmente trattato la questione degli investimenti in banda larga quasi quest'ultima fosse una concessione o addirittura un lusso da riconoscere ai cittadini come un tempo accadeva con le grazie regali, e ciò ha consentito che si motivasse la decisione di rinviare l'investimento con l'esigenza di uscire prima dalla crisi.
È un approccio completamente sbagliato e privo di ogni fondamento non già su di un piano politico - non ho competenze per pronunciarmi in tal senso - ma, certamente sotto un profilo giuridico e costituzionale.
Il Codice dell'Amministrazione Digitale nonché un interminabile elenco di leggi, norme e disposizioni introdotte nel nostro ordinamento, in maniera crescente, negli ultimi mesi mirano a rendere, come si dice, quasi fosse uno spot, la nostra Pubblica amministrazione digitale ed a far sì che quest'ultima dialoghi con i cittadini - in via preferenziale e, in taluni casi, addirittura esclusiva - attraverso strumenti informatici e telematici.

Lo stesso Ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, lo scorso 17 ottobre, illustrando alla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati l'indagine conoscitiva sullo stato dell'innovazione nella PA ha snocciolato un lungo elenco di progetti che, nei prossimi mesi, dovrebbero, a suo dire, porre le nuove tecnologie al centro dei rapporti tra PA e cittadini: la posta elettronica certificata sarebbe destinata a divenire il mezzo di riferimento per le comunicazioni ai cittadini nonché per la presentazione di istanze alla Pubblica Amministrazione, il progetto "Rete Amica" dovrebbe migrare su tecnologia VoIP, tutte le pubbliche amministrazioni italiane ed i loro indirizzi PEC dovrebbero confluire in un unico indice facilmente navigabile dai cittadini anche attraverso i motori di ricerca e, ancora, i pagamenti alla PA dovrebbero poter esser fatti online così come online dovrebbe svolgersi la più parte dell'attività burocratico-amministrativa connessa al mondo della sanità pubblica.
L'art. 3 del Codice dell'amministrazione digitale, d'altro canto, prevede che "I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto nel presente codice".
Si tratta, almeno nelle promesse, di un'autentica rivoluzione.

Allo stato, tuttavia, ed in assenza di un'omogenea ed universale diffusione delle risorse di connettività presso l'intera popolazione italiana, l'esito di questa rivoluzione sarebbe incompatibile con la nostra carta costituzionale.

Il Vice Ministro Romani, nella sua audizione presso la Commissione trasporti della Camera dei deputati del 9 giugno ha riferito un dato noto ma, a suo stesso dire, "allarmante: ovvero che il 13% della popolazione - 7,8 milioni di italiani - non ha una connessione a internet o ha una banda insufficiente... ciò significa - ha aggiunto lo stesso Romani - che quasi 8 milioni di persone - meno di un italiano su 8 - non può usufruire dei servizi della società dell'informazione".
Il Vice Ministro fa discendere da tale dato una conseguenza di carattere politico: ciò "renderebbe vani gli sforzi che gli altri Ministeri - Funzione Pubblica in primis, ma anche Sanità, Istruzione ecc. - stanno facendo per portare la Pubblica Amministrazione online".
Conclusione corretta, ma c'è di più.

Non si tratta solo di rendere vani gli sforzi degli altri Ministeri quanto piuttosto di rendere illegittime la più parte delle iniziative legislative ed amministrative - assunte e che, nei prossimi mesi, dovessero essere assunte - nella direzione della digitalizzazione dell'azione della PA.
L'art. 3 della nostra Costituzione, infatti, stabilisce che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Il digital divide che affligge il Paese credo possa - in una lettura moderna dell'art. 3 della nostra Costituzione - essere ritenuto un ostacolo che limita la libertà e l'uguaglianza dei cittadini e che, pertanto, sarebbe compito dello Stato rimuovere.

A leggere così il secondo comma dell'art. 3 ci si avvede che esso contiene - sebbene solo a livello embrionale - il principio, da più parti invocato, secondo il quale le risorse di connettività costituiscono un servizio universale, proprio come il telefono, e devono, pertanto, essere rese accessibili all'intera popolazione anche a condizioni anti-economiche.
Nessuna grazia o concessione né, tantomeno, un lusso: rendere disponibili adeguate risorse di connettività all'intera popolazione italiana è, piuttosto, un vero e proprio obbligo costituzionale dello Stato.

Mi sembra francamente difficile, nel 2009, nel secolo della Rete e nella società dell'informazione, non condividere tale lettura del principio di eguaglianza sancito all'art. 3 della Costituzione. Tuttavia, anche qualora non si volesse qualificare l'indisponibilità di adeguate risorse di connettività come un ostacolo che compete allo Stato rimuovere, occorrerebbe comunque pervenire alla conclusione che, nell'attuale situazione, ogni iniziativa legislativa che dovesse consentire - o addirittura obbligare - i cittadini all'esercizio di qualsivoglia genere di diritto civile o politico "a mezzo Internet" si porrebbe in insanabile contrasto con il primo comma dell'art. 3 e risulterebbe, pertanto, illegittima.

È infatti evidente che riconoscere tali facoltà o addirittura imporre simili obblighi in un contesto nel quale 8 milioni di cittadini non dispongono delle necessarie risorse di connettività significa trattare i cittadini in modo diseguale, dividendoli in due categoria: una di serie A i cui appartenenti hanno un effettivo vantaggio dalla digitalizzazione della PA ed una di serie B i cui appartenenti sono ingiustificatamente discriminati e non possono, incolpevolmente, approfittare dei vantaggi offerti dalla digitalizzazione della PA.

Per tale via si perviene necessariamente ad una conclusione: sino a che l'intera popolazione italiana non sarà posta in condizioni di accedere ad adeguate risorse di connettività non solo non è opportuno continuare ad investire risorse nell'informatizzazione della Pubblica Amministrazione (almeno con riferimento al front-office) ma, procedervi, risulterebbe addirittura illegittimo.
Meno PEC, emoticon e gadgets innovativi, dunque, e più banda larga. Non perché sia più opportuno ma perché è costituzionalmente indispensabile.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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27 Commenti alla Notizia Prima la banda e poi la PA digitale
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  • gia un anno che ne sento parlare come della soluzione finale ai digital divisi eppure di chiavette per navigare coll wimax ancora non ne vedo ..
    non+autenticato
  • Prima devono vendere (care) quelle UMTS no ?
    non+autenticato
  • BANDA LARGA: BRUNETTA, ENTRO META' DICEMBRE SBLOCCO PARTE FONDI CIPE


    (ASCA-CORRIERE COM.) - Roma, 11 nov - ''Entro la fine del mese, o al massimo entro la prima meta' di dicembre, il Cipe sblocchera' la prima parte degli 800 milioni previsti per la banda larga''. Lo ha annunciato oggi il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta in occasione del convegno ''Pec: un'opportunita' per il Sistema Pese'' organizzato a Roma dal Cup (Comitato nazionale dei professionisti). ''La banda larga sara' l'autostrada sui cui viaggera' la Posta elettronica certificata - ha proseguito il ministro - che diventera' universale a partire da gennaio 2010''.

    La dichiarazione di Brunetta fa seguito a quella rilasciata dal viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, che aveva annunciato, a margine delle Giornate marconiane, che il comitato interministeriale avrebbe sbloccato un terzo dei fondi anti-digital divide (circa 250 milioni di euro) nella prossima riunione.

    red/cam/alf
    http://www.asca.it/news-BANDA_LARGA__BRUNETTA__ENT...
    non+autenticato
  • Il tutto non mi entusiama affatto.
    Potremmo allora tirar fuori anche l'art.4, sul diritto al lavoro, che rimandino a casa un po' di immigrati e che diano lavoro a noi.
    Strane statistiche, un giorno dicono che siamo al 35% con computer, il giorno dopo quasi il 90%, e poi cambieranno ancora in modo imprevedibile, a seconda di quanto si vuole dimostrare.
    Spero nessuno pretendera' che i disoccupati (che spesso non ricevono la indennita' di disoccupazione perche' non riescono a raggiungere tutte le condizioni richieste) o i pensionati al minimo si comprino un computer e paghino anche il collegamento!
    E poi che vantaggi ci sono? La PEC e' quanto di piu' infido e pericoloso possa esistere, se si va in vacanza o ci si ammala per un mese e non si consulta la posta ricevuta si rischia di non poter ricorrere contro multe ingiuste o cose del genere, meglio non averla. Anche perche' i malfunzionamenti sono all'ordine del giorno, la rete non e' infallibile.
    Nel sito INPS da anni la funzione di calcolo delle pensioni non funziona. All'universita' ci si puo' iscrivere online, ma bisogna recarsi in segreteria e usare alcuni terminali messi a disposizione, degli altri non si fidano, nemmeno con password o che. Etc etc.
    E intanto, per la cronaca, la modernizzazione e digitalizzazione della PA sta portano a degli assurdi, forse a delle illegalita': c'era, e forse c'e' ancora, una legge per cui in ogni Comune ci deve essere a disposizione per chiunque copia delle Gazzette Ufficiali, da consultare, ma dall'inizio di quest'anno a Parma non arrivano piu' le GU cartacee, e chi non e' collegato a Internet come fa a consultarle? Inoltre mi risulta che le GU online si possono consultare gratis solo se risalgono al massimo a 60 giorni prima, quelle anteriori no, il che puo' comportare grosse spese, mentre il poter sapere quali siano le leggi dello Stato secondo la legge dovrebbe essere garantito a tutti e gratis.
    Ci si sta mettendo su una brutta strada.
    Paolo
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paolo P.
    > Il tutto non mi entusiama affatto.
    > Potremmo allora tirar fuori anche l'art.4, sul
    > diritto al lavoro, che rimandino a casa un po' di
    > immigrati e che diano lavoro a noi.

    Ancora con questa ca..ata che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani? Guarda, neanche i bambini osano ormai dire questa frase. Un esempio (potrei fartene a decine): il mio Comune aveva offerto 50 posti temporanei da destinare a lavori socialmente utili per coloro che erano stati messi in cassa integrazione: si sono presentate 7 persone che ne avevano diritto, più tutta una serie di immigrati che non ne avevano diritto (non erano cassaintegrati), ma che erano disposti a far qualsiasi cosa pur di lavorare. Ma per certe persone è meglio essere cassaintegrati che fare un lavoro socialmente utile ed arrotondare lo stipendio...

    > [...]

    per il resto: mischi mille questioni che non hanno nulla a che fare l'una con l'altra, tipica cosa di che non ha (come minimo) le idee chiare sull'argomento di cui si sta parlando.
    pippuz
    1252
  • Non credo che internet sia un diritto sancito dalla costituzione!!!! Ci sono zone d'Italia dove i cellulari non funzionano e nessuno se ne preoccupa: questo non è un divide? Lo stato non deve spendere un solo euro dei miei per consentire a bande di fannulloni di passare le giornate su Facebook, scaricare P2P e scrivere c...te sui blog. Internet c'è già per tutti: satellite, UMTS, V90 (visto che parliamo di PA e informazione, un modem a 33K va benissimo per richiedere un certificato o leggere le notizie).... certo tutti la voglione veloce e gratis soprattutto...
    A Milano non c'è il mare!!! Io mi sento discriminato e senza le stesse opportunità di un genovese.....che lo stato investa per portare il mare a Milano
    non+autenticato
  • Non hai torto, però considera che stiamo andando verso un modello di gestione e fruizione dei servizi in modalità telematica: per interagire con i vari enti pubblici imprenditori e professionisti di anno in anno sono costretti per legge o per regolamento ad utilizzare mezzi informatici e di trasmissione telematica (penso all'F24 e ai modelli fiscali, alle dichiarazioni alle dogane, a diverse comunicazioni agli enti previdenziali, ecc...).
    Quando dico "costretti" intendo dire che non possono farne a meno a pena di nullità o inefficacia dell'atto, perché per certi adempimenti il cartaceo è stato completamente bandito.

    Non permettere un collegamento a costi ragionevoli a tutti i soggetti obbligati significa di fatto vanificare diversi principi costituzionali.
    Il rischio di esclusione sociale è enorme.

    Una cosa del genere è molto discutibile, perché non si tratta di scaricare pornazzi o stupidaggini musicali, si tratta addirittura di non poter lavorare ...


    P.S. Ci sarebbe poi da discutere del fatto che la banda in ricezione/trasmissione dovrebbe essere anche adeguata ai carichi di lavoro dei server degli enti pubblici, per far fronte alla ingente mole di dati da spedire ai vari servizi telematici: ci vuole un bel po' di tempo prima che arrivi la risposta se l'invio telematico è andato a buon fine ...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marietto
    > Non credo che internet sia un diritto sancito
    > dalla costituzione!!!! Ci sono zone d'Italia dove
    > i cellulari non funzionano e nessuno se ne
    > preoccupa: questo non è un divide? Lo stato non
    > deve spendere un solo euro dei miei per
    > consentire a bande di fannulloni di passare le
    > giornate su Facebook, scaricare P2P e scrivere
    > c...te sui blog. Internet c'è già per tutti:
    > satellite, UMTS, V90 (visto che parliamo di PA e
    > informazione, un modem a 33K va benissimo per
    > richiedere un certificato o leggere le
    > notizie).... certo tutti la voglione veloce e
    > gratis
    > soprattutto...
    > A Milano non c'è il mare!!! Io mi sento
    > discriminato e senza le stesse opportunità di un
    > genovese.....che lo stato investa per portare il
    > mare a
    > Milano

    A parte che il tuo discorso e ballato. UMTS in italia non c'è nemmeno ovunque è ci sono tariffe che sono delle ladrate, pure il collegarsi con il modem non è più sufficiente da anni ormai, soprattutto se si vuole fare dei servizi per la PA... come faranno con una banda cosi limitata ?
    Un'altra cosa, il satellite ha costi proibitivi rispetto alla ADSL e affini...quindi non sono alternative decenti, perchè all'estero si smazzano tanto per ampliare la banda larga ovunque ?

    Tu nell'articolo non hai capito la questione! E' inutile obbligare alla digitalizzazione, tutti i servizi della pubblica amministrazione, se prima non si crea una infrastruttura accessibile ovunque, quindi internet diventa un diritto a tutti gli effetti.

    Ma se pensiamo ai "fannulloni" sempre e comunque, non si andrà mai avanti.
    Sgabbio
    26178
  • E' vero, il bonismo va di moda, tutti dovrebbero avere l'adsl, anche mia nonna nel rifugio sul monte bianco... vero sono eccessivo.


    Però io vorrei più servizi nel mio comune! esempio: vorrei la motorizzazione civile nel mio comune; perchè dovrei fare 120Km per andare a fare un trapasso (e pagare 70€ in meno) quando potrei farlo sotto casa?

    A questo punto non basterebbe mettere delle postazioni computer utilizzabili (da chi non ha l'adls in casa) in comune?
    non+autenticato
  • Considera che prima della banda c'è da vincere la resistenza di migliai di cariatidi statali che non vedono di buon'occhio la digitalizzazione.

    Il cui computer di cui parli finirebbe manomesso dagli stessi impiegati.
    non+autenticato
  • Ciao Emoticon e video !

    > E' vero, il bonismo va di moda, tutti dovrebbero
    > avere l'adsl, anche mia nonna nel rifugio sul
    > monte bianco... vero sono
    > eccessivo.
    > Però io vorrei più servizi nel mio comune!
    > esempio: vorrei la motorizzazione civile nel mio
    > comune; perchè dovrei fare 120Km per andare a
    > fare un trapasso (e pagare 70€ in meno) quando
    > potrei farlo sotto
    > casa?

    In realtà con una "BUONA ADSL" ed una "BUONA PA" in grado di usarla, la motorizzazione non la avresti SOTTO CASA ma IN CASA ed in un paese che non sia l' Italia la avresti anche a costi inferiori.
    Il "digital divide" non sta solo nel doppino della ADSL che non c'è, ma anche nella testa di istituzioni che hanno tutta la banda che vogliono ... ma non hanno la più pallida idea di cosa farsene.
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