Mauro Vecchio

I Beatles non possono essere psicosimulati

Ordinata un'ingiunzione nei confronti di Bluebeat, sito che offriva canzoni dei Beatles per il downloading a pagamento. Il proprietario continua a ripetere che non si tratta di copie. E che avrebbe ottenuto l'autorizzazione dalla stessa EMI

Roma - Quelli che erano fino a poco tempo fa gli unici due siti a distribuire online le canzoni dei Beatles dovranno ora chiudere bottega, smetterla di offrire ai propri utenti la possibilità di scaricare o ascoltare in streaming brani leggendari come Ticket To Ride e Help!. Lo ha recentemente deciso un tribunale federale di Los Angeles che ha ordinato un'ingiunzione preliminare nei confronti di Bluebeat.com e Basebeat.com, accusati da EMI Group di diffondere a pagamento materiale non autorizzato relativo al catalogo dei Fab Four.

La vasta collezione musicale dei Beatles non è tuttora disponibile per il downloading autorizzato, ma i siti con base a San Josè, California, avevano iniziato ad proporre agli utenti canzoni al prezzo di 25 centesimi di dollaro l'una. La vendita online non era ovviamente piaciuta a EMI che aveva intentato causa contro Bluebeat e il suo proprietario Hank Risan.

Risan, da par suo, aveva contestato le accuse da parte di EMI, sostenendo di aver caricato sui propri siti brani non protetti dal copyright perché frutto di una particolare tecnica chiamata simulazione psico-acustica. Tecnologia forse troppo avanzata per i gusti del giudice federale John F. Walter che, nell'approvare l'ingiunzione, ha spiegato che Risan non avrebbe portato sufficienti prove a sostegno della propria visione del caso. Walter ha messo a confronto una canzone originale dei Beatles e la relativa versione psico-acustica, con un risultato piuttosto eloquente: sarebbero assolutamente identiche.
Quello che, a questo punto, non è dato sapere è se Risan sia riuscito alla perfezione nella sua tecnica di simulazione o se abbia semplicemente attinto al catalogo dei quattro di Liverpool. La storia, tuttavia, avrebbe un interessante retroscena: intervistato dal Los Angeles Times, il proprietario di Bluebeat ha manifestato uno stato di shock per quanto accaduto, aggiungendo di aver ottenuto autorizzazioni dopo aver lavorato a stretto contatto con EMI e RIAA. Accordi segreti sarebbero stati presi già dal 2002, per sfruttare la tecnica psico-acustica nella lotta alla pirateria musicale.

Mauro Vecchio
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