Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Connessi, tutti, sempre e dovunque

di Marco Calamari - Come in un romanzo, la Rete delle reti invade la vita reale. Il virtuale si trasforma in concreto. Il futuro sarà fatto di civiltà iperconnesse, a qualunque prezzo

Roma - I cambiamenti epocali non sono sempre dovuti a cause evidenti, uniche e facilmente identificabili come l'estinzione dei dinosauri (asteroide) o la rivoluzione industriale (motore a vapore). Accade spesso che grandi cambiamenti si manifestino improvvisamente senza che ci siano state cause evidenti e facilmente percepibili.

Si parla talvolta di raggiungimento di una "massa critica", ma questo termine, che ha un significato preciso nell'ingegneria nucleare, in termini generali non descrive niente ma è piuttosto una affermazione di ignoranza (in senso latino, non dispregiativo). Si dice anche che "i tempi erano maturi", ma anche questa è una manifestazione di ignoranza. Eppure un'analisi attenta permette quasi sempre di identificare lo svolgersi di eventi, singolarmente magari di nessuna importanza, che conducono ad un grande cambiamento.

La nascita di Internet è un esempio abbastanza calzante: è nata dall'incontro tra guerra fredda, fondi illimitati e ricercatori informatici sostanzialmente liberi di creare quello che volevano. Questi fortunati esseri umani, invece di produrre (solo) un sistema di Controllo, Comando e Comunicazione resiliente ed affidabile, hanno creato la posta elettronica. Quell'oscuro, trascurabile, primo messaggio email è stato il cambiamento epocale, microscopico ma destinato a crescita esponenziale e a produrre per gemmazione altri cambiamenti altrettanto importanti.
Oggi ci troviamo sulla soglia di un altro evento di grande rilevanza, la connessione permanente alla Rete, resa possibile da una serie di cose già da tempo esistenti od annunciate, ma che non hanno mai raggiunto la "massa critica" che causa la crescita esponenziale e l'emersione di una novità.

Questo ragionamento nasce come spesso mi accade da un fattarello del tutto personale: sono da ormai alcuni decenni una delle persone più connesse che conosca, anzi un vero Internet-dipendente. Da anni ormai devo dipendere da connessioni ADSL e/o wireless per garantire questo mio status, cosa che, oltre ai costi associati, lascia comunque buchi sia spaziali che temporali nel mio "status" di cittadino della Rete.

Sostanzialmente sono connesso solo quando sono a casa o in vacanza, ma ad esempio sono praticamente disconnesso al lavoro (filtraggi) od in viaggio (assenza di una connessione mobile). Da un conto approssimativo sono connesso solo per il 60 per cento del mio tempo, invece del 100 per cento che necessiterei. Eppure qualsiasi trasmissione televisiva viene continuamente interrotta da spot di calciatori, veline e piacioni che propagandano mirabolanti chiavette che ti connettono sempre, ovunque ed aggratis, ed esistono gadget come iPhone che vengono venduti in bundle con costose offerte per la navigazione flat da cellulare.

I pezzi ci sono tutti, ma i costi sono alti e le offerte di connettività a tempo o bloccate sull'uso del cellulare rendono in pratica insostenibile l'uso delle tecnologie 3G per colmare il gap di connettività. Ma alcuni mesi fa un provider 3G è uscito con un offerta di connettività flat con un limite di volume abbastanza alto ed un costo molto basso, che permetteva inoltre l'uso del cellulare come modem e non solo per navigare o wappare.

Ecco la mia massa critica personale. Niente chiavette, gadget, cellulari o portatili nuovi! Solo una nuova SIM, qualche giorno per realizzare la number portability verso il nuovo operatore, circa un'ora di lavoro per configurare il cellulare che ho in tasca da 5 anni con il laptop che mi porto appresso da 4 anni et voilà, connesso al 100 per cento. Passo senza problemi dalla connessione WiFi+ASDL di casa a quella Bluetooth+3G di quando sono fuori, e non mi porto appresso neppure un milligrammo di cose in più.

Ma perchè diavolo ho dovuto aspettare 5 anni con tutti i pezzi già in tasca? Miracoli del quasi monopolio della rete fissa, dell'inazione complice degli organismi preposti al controllo e del "cartello" dei gestori 3G italiani. Uno scandalo, una cosa folle, ma come Paese a queste cose stiamo purtroppo facendoci l'abitudine.

Ed ora anche in Italia possedere connessioni permanenti alla Rete è possibile ed economico, e quindi si diffonderà velocemente ed inevitabilmente. Presto l'Internet degli oggetti e l'Internet delle persone cresceranno, collideranno e si fonderanno in qualcosa di davvero simile alla "Matrice" così ben descritta in "Johnny Mnemonics" e nei successivi romanzi Cyberpunk. Alla domanda "Che cosa ne sarà di me quando sarò connesso in permanenza?" ognuno potrà dare la propria risposta. Per me è facile: io, almeno per ora ed a titolo personale, posso solo rispondere che ne sono contentissimo.

Ma alla domanda "Che cosa diventeranno i bambini che cresceranno in questa modalità completamente connessa?" dare una risposta è invece molto difficile: credo sarà oggetto di dibattito per molto tempo, probabilmente fino a quando questi giovani "marziani" non cominceranno a circolare tra noi e prenderanno il Potere.

Marco Calamari

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48 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Connessi, tutti, sempre e dovunque
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  • Lo stato di connessione permanente, come tante altre cose, è di per sè neutro ma potenzialmente ambivalente. Posso immaginare usi molto positivi ed altri molto oscuri delle possibilità offerte da una connessione permanente.

    Posso immaginare fenomeni di "addiction" di massa, alla Matrix, dove si preferisce restare connessi, perchè la realtà reale è più difficile e scomoda di quella virtuale.

    Posso immaginare l'accesso istantaneo a tutte le informazioni che voglio, quando e dove mi sono necessarie.

    Posso immaginare la rete di sensori e dispositivi che renderanno la nostra vita molto più pregna di "intelligence".

    Posso immaginare persone che utilizzano queste informazioni per lavoro, per divertirsi, per fare del bene ed altre che le useranno per fare del male.

    La sorveglianza sarà sempre una fonte di potere e quindi una tentazione ed un problema, ma questa mi sembra più una costante della modernità che un problema specifico del mezzo. Vero è che il mezzo stimola grandi possibilità anche nella sorveglianza.

    Se si è sempre connessi, si può essere sempre sotto traccia. Ciascuno di noi potrebbe andare in giro - per scelta o magari obbligato a farlo - con una "scatola nera" che permetta di registrare da qualche parte la nostra vita e, certamente anche senza scatola, il nostro andare nella rete lascerà piccole "mollichine di pane" che permetteranno di ripercorrere le nostre tracce. La memoria eidetica digitale diventerà un fenomeno di massa.

    Potrebbe essere un bagno di innegabile realtà o un incubo.
    non+autenticato
  • Tra i tanti spunti, raccolgo quello di Matrix: per dire che la tecnologia disponibile diviene elemento costitutivo della realtà e che la distinzione tra reale-reale e virtuale potrebbe divenire sempre meno significativa.

    Un po' come è stato per la contrapposizione tra naturale e artificiale: ormai 'l'artificiale' ci è più naturale del 'naturale'. Naturale ci è ciò che sperimentiamo abitualmente piuttosto che ciò che esula dalla artificialità frutto della tecnica.
    non+autenticato
  • E' vero quello che dici ma esiste un problema: noi non siamo cambiati, siamo sostanzialmente identici ai nostri antenati di 40000 anni fà (se non di più). Siamo un connubio di anima, corpo, mente, spirito, razionalità, irrazionalità.

    Non siamo una mente punto e basta. Il corpo riflette i mali della mente e la mente quelli del corpo. L'uno non esiste senza l'altro. La sanità dell'uno richiede quella dell'altro. Tutto le situazioni che negano questo sono frutto di squilibri che risultano in vite non vissute pienamente.

    La causa prima di tanti problemi del genere umano è l'illusione di essere sopra e/o fuori dalla natura. Noi siamo parte integrante ed inscindibile della natura. La nostra felicità profonda e vera passa necessariamente da una vita integrata nella natura e con le nostre necessità naturali.

    Una vita esclusivamente mentale può essere soddisfacente solo per persone che non possono averne un altra. Mi riferisco a persone con gravi menomazioni o malattie invalidanti o degenerative dove l'equilibrio è inesoralbilmente e definitivamente spezzato. Non credo sia un caso che tanti tra coloro che si trovano a vivere in tal modo chiedano di poter morire.
    non+autenticato
  • - Scritto da: threedogs
    > E' vero quello che dici ma esiste un problema:
    > noi non siamo cambiati, siamo sostanzialmente
    > identici ai nostri antenati di 40000 anni fà (se
    > non di più). Siamo un connubio di anima, corpo,
    > mente, spirito, razionalità, irrazionalità.

    Quindi dovremmo ancora avere paura del fuoco ???

    > Non siamo una mente punto e basta. Il corpo
    > riflette i mali della mente e la mente quelli del
    > corpo. L'uno non esiste senza l'altro. La sanità
    > dell'uno richiede quella dell'altro. Tutto le
    > situazioni che negano questo sono frutto di
    > squilibri che risultano in vite non vissute
    > pienamente.

    Ci erano arrivati gia' i greci e i romani a questa conclusione, peccato poi l'involuzione filosofica del medioevo.

    > La causa prima di tanti problemi del genere umano
    > è l'illusione di essere sopra e/o fuori dalla
    > natura. Noi siamo parte integrante ed
    > inscindibile della natura. La nostra felicità
    > profonda e vera passa necessariamente da una vita
    > integrata nella natura e con le nostre necessità
    > naturali.

    Ci erano arrivati gia' i greci e i romani a questa conclusione, peccato poi l'involuzione filosofica del medioevo.
    Non dimentichiamo poi le religioni che hanno voluto separare la natura umana da quella animale pretendendo che l'uomo fosse figlio di qualcosa di superiore mentre il mondo animale no.

    > Una vita esclusivamente mentale può essere
    > soddisfacente solo per persone che non possono
    > averne un altra. Mi riferisco a persone con gravi
    > menomazioni o malattie invalidanti o degenerative
    > dove l'equilibrio è inesoralbilmente e
    > definitivamente spezzato. Non credo sia un caso
    > che tanti tra coloro che si trovano a vivere in
    > tal modo chiedano di poter morire.

    Mens sana in corpore sano non e' un detto nato ieri ma un po' prima.
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: threedogs
    > > E' vero quello che dici ma esiste un problema:
    > > noi non siamo cambiati, siamo sostanzialmente
    > > identici ai nostri antenati di 40000 anni fà (se
    > > non di più). Siamo un connubio di anima, corpo,
    > > mente, spirito, razionalità, irrazionalità.
    >
    > Quindi dovremmo ancora avere paura del fuoco ???
    >

    L'evoluzione culturale, sociale e tecnologica - fuori da noi - molto veloce, non ha una corrispondenza nell' evoluzione biologica. Il nostro corpo "funziona" ancora come quello dei nostri avi, il mondo e la nostra vita sono invece estremamente diversi da quello cui essi erano abituati.

    > > Non siamo una mente punto e basta. Il corpo
    > > riflette i mali della mente e la mente quelli
    > del
    > > corpo. L'uno non esiste senza l'altro. La sanità
    > > dell'uno richiede quella dell'altro. Tutto le
    > > situazioni che negano questo sono frutto di
    > > squilibri che risultano in vite non vissute
    > > pienamente.
    >
    > Ci erano arrivati gia' i greci e i romani a
    > questa conclusione, peccato poi l'involuzione
    > filosofica del
    > medioevo.
    >
    > > La causa prima di tanti problemi del genere
    > umano
    > > è l'illusione di essere sopra e/o fuori dalla
    > > natura. Noi siamo parte integrante ed
    > > inscindibile della natura. La nostra felicità
    > > profonda e vera passa necessariamente da una
    > vita
    > > integrata nella natura e con le nostre necessità
    > > naturali.
    >
    > Ci erano arrivati gia' i greci e i romani a
    > questa conclusione, peccato poi l'involuzione
    > filosofica del
    > medioevo.
    > Non dimentichiamo poi le religioni che hanno
    > voluto separare la natura umana da quella animale
    > pretendendo che l'uomo fosse figlio di qualcosa
    > di superiore mentre il mondo animale
    > no.
    >

    E' tanto evidente che l'uomo è la specie dominante del pianeta, quanto possibile che si giunga per questo all'autodistruzione. Fino a prova contraria l'uomo possiede caratteristiche intellettive superiori a quelle di qualsiasi altro animale. E' altrettanto evidente che l'uomo è un animale e per quanto razionale pur sempre un animale. Personalmente sono con Danilo Mainardi quando sostiene che l'uomo è un animale irrazionale http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101542

    > > Una vita esclusivamente mentale può essere
    > > soddisfacente solo per persone che non possono
    > > averne un altra. Mi riferisco a persone con
    > gravi
    > > menomazioni o malattie invalidanti o
    > degenerative
    > > dove l'equilibrio è inesoralbilmente e
    > > definitivamente spezzato. Non credo sia un caso
    > > che tanti tra coloro che si trovano a vivere in
    > > tal modo chiedano di poter morire.
    >
    > Mens sana in corpore sano non e' un detto nato
    > ieri ma un po'
    > prima.

    La mia convinzione non si limita a questo. Le interazioni tra esseri viventi sono molto più complesse e numerose di quanto appaia supercifialmente. Lo stesso vale per le relazioni tra corpo e mente, anima e spirito, emozioni e psiche.

    In ogni caso considera che "ogni tradizione è un'innovazione di successo". Non è detto che se un concetto è vecchio non sia per questo valido.
    non+autenticato
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: threedogs
    > > E' vero quello che dici ma esiste un problema:
    > > noi non siamo cambiati, siamo sostanzialmente
    > > identici ai nostri antenati di 40000 anni fà (se
    > > non di più). Siamo un connubio di anima, corpo,
    > > mente, spirito, razionalità, irrazionalità.
    >
    > Quindi dovremmo ancora avere paura del fuoco ???

    certo, così magari non ci si brucia...
    e poi c'è anche chi (e tu forse sei uno di quelli) ha paura delle parole e delle idee...

    > > Non siamo una mente punto e basta. Il corpo
    > > riflette i mali della mente e la mente quelli
    > del
    > > corpo. L'uno non esiste senza l'altro. La sanità
    > > dell'uno richiede quella dell'altro. Tutto le
    > > situazioni che negano questo sono frutto di
    > > squilibri che risultano in vite non vissute
    > > pienamente.
    >
    > Ci erano arrivati gia' i greci e i romani a
    > questa conclusione, peccato poi l'involuzione
    > filosofica del
    > medioevo.

    del medioevo? direi piuttosto dell'illuminismo...

    > Non dimentichiamo poi le religioni che hanno
    > voluto separare la natura umana da quella animale
    > pretendendo che l'uomo fosse figlio di qualcosa
    > di superiore mentre il mondo animale
    > no.

    già

    [...]
    > Mens sana in corpore sano non e' un detto nato
    > ieri ma un po'
    > prima.

    ed è un detto sbagliato... nel senso che prefigura l'esistenza di una 'mens' e ne sottointende la separarzione, del tutto innaturale, dal corpo
    non+autenticato
  • Una buona parte della nostra mente è proprio costituita da un analogo del corpo; nello scenario di Matrix questo è gestito attraverso la ricostruzione di una fisicità virtuale.

    I progressi delle neuroscienze, della genetica e dell'informatica, però, ci porteranno senz'altro ad allargare la nozione di 'umano' anche a condizioni che ora ci paiono del tutto inumane e, probabilmente, anche ad esseri del tutto o in gran parte artificiali, biologici e/o cibernetici.

    Non resteremo per sempre (soltanto) homo sapiens, anche se è difficile immaginare se questo accadrà nel tempo di chi vive ora. Fermo restando che, per ciò che siamo ora, ciò che hai detto è senz'altro corretto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pinco pensante
    > Una buona parte della nostra mente è proprio
    > costituita da un analogo del corpo; nello
    > scenario di Matrix questo è gestito attraverso la
    > ricostruzione di una fisicità
    > virtuale.
    >

    Perchè dovremmo avere bisogno di una copia imperfetta (per quanto evoluta) quando abbiamo l'originale ?

    > I progressi delle neuroscienze, della genetica e
    > dell'informatica, però, ci porteranno senz'altro
    > ad allargare la nozione di 'umano' anche a
    > condizioni che ora ci paiono del tutto inumane e,
    > probabilmente, anche ad esseri del tutto o in
    > gran parte artificiali, biologici e/o
    > cibernetici.
    >

    Su questo concordo. Le possibilità sono tante ed imprevedibili. Credo però che sia importante mettere dei paletti. Il fatto che una cosa sia possibile di per sè non vuol dire che sia anche positiva ed auspicabile.

    > Non resteremo per sempre (soltanto) homo sapiens,
    > anche se è difficile immaginare se questo accadrà
    > nel tempo di chi vive ora. Fermo restando che,
    > per ciò che siamo ora, ciò che hai detto è
    > senz'altro
    > corretto.

    L'evoluzione biologica dipendente dalla selezione naturale sembra essere molto lenta. La tecnologia medica ha portato ad una curva di distruibuzione delle caratteristiche genetiche più ampia e meno assestata sulla media. Sopravvivono e si riproducono persone che in altri tempi sarebbero morte: aumenta la diversità, diminuisce la norma. L'evoluzione prodotta con altri strumenti è tutto un altro discorso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: threedogs
    > - Scritto da: pinco pensante
    > > Una buona parte della nostra mente è proprio
    > > costituita da un analogo del corpo; nello
    > > scenario di Matrix questo è gestito attraverso
    > la
    > > ricostruzione di una fisicità
    > > virtuale.
    > >
    >
    > Perchè dovremmo avere bisogno di una copia
    > imperfetta (per quanto evoluta) quando abbiamo
    > l'originale ?

    Ci sarà chi preferirà l'originale e chi altro. Il bello del presente e del futuro attendibile è proprio nella possibilità di scegliere all'interno di una crescente molteplicità di modi d'essere.

    > > I progressi delle neuroscienze, della genetica e
    > > dell'informatica, però, ci porteranno senz'altro
    > > ad allargare la nozione di 'umano' anche a
    > > condizioni che ora ci paiono del tutto inumane
    > e,
    > > probabilmente, anche ad esseri del tutto o in
    > > gran parte artificiali, biologici e/o
    > > cibernetici.
    > >
    >
    > Su questo concordo. Le possibilità sono tante ed
    > imprevedibili. Credo però che sia importante
    > mettere dei paletti. Il fatto che una cosa sia
    > possibile di per sè non vuol dire che sia anche
    > positiva ed
    > auspicabile.

    I paletti si mettono e si metteranno, ma anch'essi sono un elemento dinamico.

    > > Non resteremo per sempre (soltanto) homo
    > sapiens,
    > > anche se è difficile immaginare se questo
    > accadrà
    > > nel tempo di chi vive ora. Fermo restando che,
    > > per ciò che siamo ora, ciò che hai detto è
    > > senz'altro
    > > corretto.
    >
    > L'evoluzione biologica dipendente dalla selezione
    > naturale sembra essere molto lenta. La tecnologia
    > medica ha portato ad una curva di distruibuzione
    > delle caratteristiche genetiche più ampia e meno
    > assestata sulla media. Sopravvivono e si
    > riproducono persone che in altri tempi sarebbero
    > morte: aumenta la diversità, diminuisce la norma.
    > L'evoluzione prodotta con altri strumenti è tutto
    > un altro
    > discorso.

    Il concetto stesso di evoluzione sarà verosimilmente spazzato via dalla progettualità, quando ne avremmo i mezzi ... sia globalmente, sia individualmente.

    La diffusione dell'accesso ad internet, per tornare più in topic, è uno straordinario booster dello sviluppo culturale e tecnologico. Non c'è solo la facebook generation prossima a scendere in pista, ma anche la wikipedia generation; ovviamente, poi, i due insiemi non sono disgiunti.
    non+autenticato
  • La connessione h24, in sé, non è né bene né male.

    Tutto dipende da quale paradigma avrà la meglio: tra surveillance e sousveillance.

    Al momento sembra prevalere la surveillance e quindi è più che giustificata e consigliabile una sana paranoica prudenza.
    non+autenticato
  • La connessione h24 è un bene, vorrei la connessione h24 anche sul telefonino a prezzo ragionevole, perché avrei le informazioni che mi servono in qualsiasi momento.
    Io me li ricordo i periodi senza internet: adesso ci siamo tutti evoluti, come persone.
    non+autenticato
  • Siamo in un periodo di transizione, difficile immaginare la forma del futuro; io spero che sia veramente benvenuto, anche nel breve-medio termine.

    Sul lungo termine, invece, sarà l'economia darwiniana dei memi a condurre nel senso dell'ottimizzazione.

    Resta solo da vedere come si combineranno le cronologie di tecnologia e politica con quelle nostre individuali.

    :)
    non+autenticato
  • Ma non bisogna aver paura del futuro, specialmente quando si tratta di tecnologie.
    La tecnologia è stata l'unica causa di evoluzione della specie umana.
    Il passato lo dimostra: senza tecnologia l'umanità in millenni non si è evoluta di un grammo, anzi, è tornata indietro se pensiamo che i romani erano più avanti dei medioevali per esempio.
    Poi i tempi moderni: gli ultimi cento anni hanno visto l'evoluzione umana aumentare velocemente come non mai.
    Le filosofie non portano a niente, la tecnologia si.
    non+autenticato
  • La tecnologia è solo uno strumento, sono poi gli esseri umani che la adoperano in un senso o in un altro.

    Le filosofie, intese come sistemi ideologici dogmatici, sono evidentemente una discreta sventura.

    Ma la filosofia, intesa come pratica della riflessione e dell'astrazione, è anch'essa uno strumento importante nella "cassetta degli attrezzi" dell'essere umano.

    Il pensiero (e la vita) senza filosofia, sarebbe come la tecnologia senza la matematica: possono esistere, ma solo ad un livello minimale.
    non+autenticato
  • Dov'é Ruppolo?
    non+autenticato
  • Il Decreto Pisanu ancora incombe sulla connettività libera a Internet in Italia...
    non+autenticato
  • Calamari non può avere detto questa marea di sciocchezze sul serio. Ha fatto solo una dimostrazione di come l'autorevolezza delle cose scritte non dipende dal loro contenuto ma dalla fede nel soggetto che le ha dichiarate. Possibile che nessuno se ne sia accorto?
  • Stimo Calamari e leggo volentieri i suoi articoli ma questa volta ha toppato.

    Non so dove risieda o lavori Calamari....ma andiamoci piano con le connessioni permanenti: Milano non è Trarego come l'Europa non è l'Africa.
    Esistono luoghi sulla terra dove la connessione permanente ad altri tipi di rete (fognaria o idrica) non è nemmeno il futuro ma un sogno.
    Quella di calamari è una visione della "realtà" ristretta ed egoista, quella di un mondo che è del suo appartamento al max di quello del vicino, se si sconnettesse ogni tanto( tornare a 60 per cento) per scendere in strada nel mondo reale ,quello di tutti i terrestri, se ne renderebbe conto.

    Un Calamari connesso 100 per cento perde i colpi......digli di smettere
    non+autenticato
  • L'arretratezza italiana è una cosa risaputa. Non è neppure un caso che si siano investiti più soldi nel digitale terrestre che interessa ad un nostro politico in particolare, e non nell'estensione di Internet.

    Però già se vai in determinati ambienti, tipo campus universitari e centri di ricerca di ogni tipo, la connettività è totale e continua.

    Così come ha fatto Google negli aeroporti americani.

    La tendenza è verso la connessione permanente. Che poi la tendenza e la realtà non coincidano ma si inseguano senza incontrarsi è un dato di fatto.

    La lotta è tra l'uomo che vuole essere connesso per socializzare, imparare, condividere, manifestare idee e convinzioni, in pratica vivere nuove socialità. E tra le sue istituzioni politiche ed economiche fatte di individui che in Internet vedono minacciati i propri interessi e il proprio potere.

    Internet è stato bloccato o regolamentato con la scusa del presunto terrorismo, o dei presunti crimini che attraverso esso si possono commettere.
    E su Internet sono in piedi battaglie su copyright e vecchie rendite di posizione. Ma il suo sviluppo e la sua diffusione non si arresta, almeno non in quei luoghi (vedi nazioni o aree geografiche) dove le comunità hanno raggiunto maggiore consapevolezza del suo potere e della sua utilità e dove le lobby dei poteri prestabiliti non hanno avuto la forza di bloccarlo o limitarlo.

    Anche in Italia ci sono esempi di comuni interamente coperti e connessi. Piccoli paradisi dove al potere ci sono persone più istruite e lungimiranti e che non hanno attività economiche in contrasto con Internet, anzi può essere vero il contrario, che ne abbiano per le quali Internet è utile.
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