Alfonso Maruccia
mercoledì 25 novembre 2009

Dati finanziari? Furto assicurato

A Londra come a New York, gli impiegati del settore finanziario sono pronti a rubare informazioni di clienti, aziende e prodotti se si prospetta il licenziamento. Colpa della crisi

Roma - Un impiegato che affronta il rischio del licenziamento è un impiegato massimamente pronto a tradire, rubare segreti dell'azienda e più in generale ad "approfittare" per tutto quel che può della sua potenziale prossima ex-azienda. Una nuova ricerca ha scoperto che tale regola vale in particolare nelle imprese che lavorano nel settore finanziario, dove i dati da rubare possono costituire una miniera d'oro per chi li riceve e l'assicurazione di un impiego futuro presso la concorrenza per chi li sottrae.

La ricerca è stata realizzata dagli specialisti del management di Cyber-Ark, i quali hanno intervistato 600 diversi impiegati nelle zone finanziarie di Canary Wharf a Londra e di Wall Street a New York. Quasi il 50 per cento degli operatori finanziari si dice pronto a rubare informazioni di proprietà dell'azienda per cui lavora se dovesse essere licenziato domani, mentre il 39 metterebbe "al sicuro" i dati se arrivasse a convincersi che il suo posto di lavoro è a rischio.

Cyber-Ark rivela che tra le vittime principali della recessione mondiale figura la "fedeltà" degli impiegati nei confronti del proprio datore di lavoro, con un 25 per cento dei suddetti impiegati che dichiara di non dare più lo stesso peso di prima al vincolo fiduciario stretto con l'azienda in cui è impegnato."Mentre registriamo barlumi di speranza nell'economia statunitense e in quella britannica, la fiducia dell'impiegato è stata evidentemente sconvolta" dice il direttore della divisione UK di Cyber-Ark Mark Fullbrook. "Questa indagine dimostra che molti lavoratori sono disposti a fare praticamente qualsiasi cosa pur di assicurarsi un impiego o rendersi più interessanti sul mercato del lavoro - continua Fullbrook - incluso il commettere un crimine".

L'85 per cento degli intervistati dice infatti di essere ben consapevole della natura criminale della sottrazione di informazioni sensibili (che si tratti di dati su clienti, prodotti e sulla stessa azienda interessata poco importa) ma, complice l'aumento di facilità (secondo il 50 per cento degli operatori contro il 29 dello scorso anno) con cui a questi dati si può accedere a vari livelli dell'organigramma societario, il rischio di essere "beccati" e magari di finire in galera non è un deterrente sufficiente al furto di materiale riservato. O per dirla in altri termini, alla fine del 2009 fa più paura perdere il lavoro che pensare di finire in gattabuia.

Alfonso Maruccia
11 Commenti alla Notizia Dati finanziari? Furto assicurato
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  • Hanno scoperto l'acqua calda ?
    No si tratta solo di pubblicità, provate a cercare su google Cyber-Ark
    guast
    1319
  • ... visto che le aziende ti sfruttano senza ritegno per poi liberarsi di te alla prima congiuntura sfavorevole non vedo perchè il lavoratore dovrebbe avere sentimenti di lealtà!
  • O meglio, quando uno viene licenziato da un'aziende si porta dietro tutte le conoscenze acquisite, inoltre una volta licenziato è libero dal vincolo del segreto professionale, certamente se mi chiedono la password di amministrazione dei server non la dico perchè oltre ad essere reato sono anche onesto, però se mi chiedono di scrivere un software che fa le stesse cose di quello che sviluppavo nell'ex-azienda probabilmente glie lo rifaccio anche uguale, tanto è farina del mio sacco e non possono vietarmelo.
    Wolf01
    3276
  • Uhm, no, quello che crei in azienda per l'azienda è proprietà dell'azienda.
    Compreso il codice.

    Se poi lo riscrivi in modo che faccia cose simili ma in modo diverso è un altro conto.
  • Bhe se io so fare una cosa in un certo modo la continuo a fare anche per altre aziende nello stesso modo, non possono obbligarmi a cambiare modo di lavorare perchè la prima volta l'ho fatto per loro.
    Wolf01
    3276
  • - Scritto da: Wolf01
    > però se mi chiedono di
    > scrivere un software che fa le stesse cose di
    > quello che sviluppavo nell'ex-azienda
    > probabilmente glie lo rifaccio anche uguale,
    > tanto è farina del mio sacco e non possono
    > vietarmelo.

    Non è così, ho un po' di esperienze a riguardo (finite beneSorride ).
    In Italia i diritti sul software sono esclusivamente di chi l'ha registrato.
    I programmatori/analisti che l'hanno scritto, e perfino l'azienda che lo ha sviluppato (se non appare nella registrazione), non hanno alcun diritto particolare.
    Es. Microsoft scrive IE9, ma lo registra Balmer a nome suo pur lasciando l'esclusività di distribuzione/commercializzazione a MS.
    Se Microsoft chiude, il software torna a Balmer
    Per capirci, anche in caso di fallimento, facendo finta che MS sia italiana, nello scenario illustrato il fallimento non acquisirebbe i diritti su IE9 e non potrebbe quindi metterli all'asta come invece fa con i beni materiali.

    Nel caso da te immaginato, nel momento in cui tu riscrivi il software per i fatti tuoi, soggiaci esattamente alle stesse leggi di qualunque altro concorrente estraneo alla creazione del software registrato.
    Quindi, se lo fai 'troppo simile', il detentore dei diritti può farti causa e, se il perito decide che il tuo è una caso di clone, perdi la causa.

    Per puntualizzare, tieni conto che, fra le varie aziende per cui ho lavorato, ho visto avverarsi tutte le casistiche che ti ho esposto sopra.
  • E' autodifesa, ad un certo punto.
    Pensa a Lehman Brothers, con i dipendenti che da un secondo all'altro si sono trovati per strada.
    Oppure uno qualunque dei layoffs delle grandi aziende.

    Ti sfruttano quando hanno lavoro e ti scaricano alla prima difficoltà, o in certi casi anche se l'azienda va bene per mere questioni di bilancio.

    Non sarà legale me se mi spari un siluro nel deretano la voglia di fare altrettanto mi viene...
  • - Scritto da: Enjoy with Us
    > ... visto che le aziende ti sfruttano senza
    > ritegno per poi liberarsi di te alla prima
    > congiuntura sfavorevole non vedo perchè il
    > lavoratore dovrebbe avere sentimenti di
    > lealtà!

    Una volta tanto sono d'accordo con te.

    Peccato però che queste aziende del menga ti facciano firmare clausole inibitorie, valide anche dopo la fine "del rapporto di collaborazione" (maledetta frase politica).
  • A dire la verità lo farei pure io.
    Però la maggior parte delle volte a rimetterci non sono le aziende, ma i clienti.
    Spammers, truffatori quelli che fanno phishing sono disposti a pagare parecchio per queste informazioni.
    guast
    1319
  • Quoto in pieno...
    Aggiungo anche che: se il datore di lavoro , durante la mia permanenza in azienda, ha esercitato pressioni di tipo mobbing (ma mai contestate), ed essendo io un amministratore di rete, creerei un bel script che dopo un po' di tempo (magari dopo un anno) si attivi ed inizia:
    - a spegnere pc casualmente
    - a cancellare (tanti) file (sempre casualmente)..

    Così senza problemi...
  • "fa più paura perdere il lavoro che pensare di finire in gattabuia."
    Condivido pienamente
    Wolf01
    3276
 

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