Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Decrescita felice, crescita felice

di Marco Calamari - Se le risorse materiali vanno verso l'esaurimento, è tempo di investire nelle economie immateriali. La Rete è il terreno ideale, ma chi si preoccuperà di fertilizzarlo?

Roma - Malgrado i moniti di Aurelio Peccei, del MIT e del Club di Roma, i mondi dell'economia e della politica si comportano come se realmente lo sviluppo geometrico della produzione e dell'economia potesse proseguire all'infinito, e non fossero invece strade certe per la catastrofe.
Il famoso rapporto del 1972 "I Limiti dello sviluppo", applicando con molta ragionevolezza le tecniche di simulazione dei sistemi sviluppate in quegli anni, tentava di modellare il mondo espresso in termini di risorse non illimitate, e ne estrapolava scenari in cui una crescita della popolazione e/o dello sfruttamento delle risorse naturali conduceva inevitabilmente alla catastrofe. Dileggiato perché i modelli inseriti nel Rapporto prevedevano situazioni molto vicine che poi non si sono presentate, è stato prontamente dimenticato, specialmente da coloro che avevano interesse a farlo.

Dagli anni '90 però le sue parole riecheggiano nuovamente come quelle del Grillo Saggio di Pinocchio: la martellata ricevuta non l'ha cancellato completamente.
Ora che la politica ha cominciato pubblicamente a preoccuparsi (spesso in maniera ipocrita, propagandistica e strumentale) dei limiti dovuti alla finitezza del nostro pianeta, il Rapporto riacquista una straordinaria attualità perché, al di là di tipo e data della catastrofe prossima ventura (comunque prevista in questo secolo dalla maggior parte delle simulazioni) le dinamiche che prevedeva sono state clamorosamente confermate dai dati storici accumulati negli ultimi 30 anni.

Del resto il senso comune, unito ad un minimo di matematica, ha da sempre reso evidente che uno sviluppo geometrico nel mondo materiale non è sostenibile in nessun caso. Ma come già detto, tutti i leader del mondo e dell'economia, dopo essersi strappati i capelli per il riscaldamento globale, l'inquinamento, il buco nell'ozono e l'esaurimento del petrolio tornano ad inneggiare e perseguire lo sviluppo e la crescita illimitati.
Un tale atteggiamento può essere dovuto a tre cause: ignoranza, disonestà o ipocrisia. La gente comunque non pare preoccupata, ma del resto non si accorge nemmeno di ribaltoni concettuali come quelli dell'energia eolica, passata nell'indifferenza da benedizione a devastazione.
L'"economia della decrescita", teorizzata da pochi eretici, è una cosa nuova su cui rivendico una grande ignoranza: anche da ignorante sembra però evidente che questa sia l'unica risposta a lungo termine alle catastrofi prossime venture provocate dall'inquinamento e dall'esaurimento delle risorse naturali, ben previste appunto ne "I limiti dello sviluppo".
Una "decrescita felice" sembra quindi l'unico obbiettivo a medio termine che possa forse portare contemporaneamente sopravvivenza, equità e benessere.

In questo cammino le economie "immateriali" come quelle che si svolgono prevalentemente o completamente nell'ecosistema della Rete potrebbero essere risolutive: possono (potenzialmente) creare valore e benessere senza richiedere risorse naturali o generare inquinamento.

Certo, non si dovrebbero sviluppare solo i call center via VoIP, che in paesi come il nostro sembrano essere l'unico aspetto percepito, ma quelle parti dell'economia immateriale che creano realmente valore: non solo quindi le parti più moderne come il ciclo di produzione del software, ma anche quelle più antiche, come il ciclo di produzione e consumo della cultura.
Il ciclo della cultura era già parzialmente immateriale in passato ed oggi è realizzabile, grazie alla Rete, in modo totalmente immateriale, ovviamente quando non forzato e violentato da IP e DRM.
Un modo di avere forse una "Decrescita Felice" dei consumi materiali e una "Crescita Felice" dell'economia. Ma chi deve lavorare in questa direzione? Forse economisti e politici? E spinti da chi?

Marco Calamari

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80 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Decrescita felice, crescita felice
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    Green Web, e se fosse Internet a salvare il pianeta?
        
    Tra telelavoro e virtualizzazione, e-waste e cloud computing, la rete ha un'influenza sempre più decisiva sull'ambiente. Intervista all'autrice ed esperta di sostenibilità ambientale Giovanna Sissa

    Tra i molti temi affrontati da "Internet Evolved", la conferenza sulle nuove frontiere del Web organizzata a Torino dal consorzio Top-ix, ce n'è uno che ha brillato per indiscutibile attualità: Green Web. Nei giorni in cui a Copenhagen si promette, si discute e forse si decide il futuro del pianeta, anche il mondo dell'ICT si interroga sulla relazione tra lo sviluppo delle nuove tecnologie e le problematiche ambientali.

    "E' una relazione a doppio volto, perché Internet può essere sia una soluzione che una parte del problema", spiega la scrittrice ed esperta di sostenibilità ambientale nell'ICT Giovanna Sissa, keynote speaker del convegno. I vantaggi potenziali sono inestimabili. Alcuni si conoscono già da tempo, come quelli del telelavoro. Quante emissioni di anidride carbonica si potrebbero risparmiare se gli impiegati lavorassero da casa, almeno part-time, senza doversi recare ogni giorno in ufficio? E quanto calerebbe l'inquinamento aereo se riunioni, conferenze e incontri d'affari intercontinentali fossero sostituiti da videoconferenze?

    Più di recente, nuove prospettive "green" sono state aperte dalla virtualizzazione di prodotti fisici: gli mp3 musicali al posto dei compact disc significano meno consumo di materiali nella produzione, meno Tir sulle autostrade, meno rifiuti. I documenti archiviati in .pdf invece che su carta sono un sospiro di sollievo per i polmoni verdi del pianeta. E di nuovo, meno Tir a macinare chilometri e petrolio per la distribuzione. Ma è chiaro che tutto ciò richiede anche un enorme cambiamento nelle dinamiche industriali, occupazionali, nonché culturali della società.

    Un cambiamento che Internet sembra voler accelerare con la sua prossima evoluzione, quella che ormai è sulla bocca di tutti: il cloud computing. "Potrebbe essere il passaggio decisivo per chiudere l'era dei computer ed entrare nell'era della rete", spiega Sissa. "Per quale ragione dovremmo avere i nostri dati archiviati su computer locali, telefonini o chiavette USB quando questi sono sempre accessibili in rete?". Da questo punto di vista, l'avvento del cloud computing e di un'ulteriore virtualizzazione potrebbe forse anche aiutare a sconfiggere uno dei lati oscuri e ben poco ecologici delle nuove tecnologie: la moltiplicazione di rifiuti high tech.

    "L'e-waste è una parte del problema. Se non ce ne rendiamo conto, è solo perché gli stati ricchi usano come pattumiere quelli più poveri, magari mascherando i rifiuti come aiuti umanitari". Altri fantasmi si aggirano più o meno silenziosi. "L'obsolescenza tecnologica indotta, per esempio, che spinge i consumatori a sostituire continuamente pc, telefonini e altri gadget high tech. Oppure le abitudini squilibrate che - di fronte alla possibilità di duplicare liberamente i contenuti a costo zero - ci portano a farlo senza pensarci due volte. Anche quello è uno spreco: risparmiando sulla moltiplicazione dei dati, si risparmia sulla potenza di calcolo richiesta ai server e quindi sull'energia consumata".

    Le possibilità sono comunque maggiori rispetto ai rischi, spiega Sissa. Internet e le nuove tecnologie possono davvero svolgere un ruolo chiave nella salvezza del pianeta: "se non lo stanno ancora facendo è anche un po' colpa del sistema dell'informazione. In Italia spiegare come risparmiare energia grazie al Web è considerato noioso. Internet attira attenzione solo quando è al centro di notizie bizzarre o scandalistiche".

    Se la rete ci offre già strumenti incredibili per modificare le attività quotidiane dei cittadini e delle imprese, due consapevolezze sono necessarie per rendere davvero effettivo il cambiamento. "La prima riguarda noi stessi. Dobbiamo comprendere che l'obiettivo finale è solo uno: ridurre i nostri consumi. Il Green Web ti aiuta a consumare meglio, ma soprattutto a consumare meno. La seconda riguarda invece le infrastrutture. In particolare, la necessità della banda larga. Senza banda larga non si possono sfruttare davvero le potenzialità della rete e tutti questi discorsi non hanno senso".
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    non+autenticato
  • Ogni volta che leggo un articolo come questo mi viene una rabbia...
    non capisco come si possa stare lì a menarla contro l'occidentale iperconsumista al quale vengono attribuite tutte le colpe del mondo e si trascuri *sempre* il discorso demografico.

    Ipotizziamo pure che tutti diventiamo consumatori responsabili e ipotizziamo inoltre che in breve tempo tutte le nostre industrie/fonti energetiche diventino sostenibili. Io non dubito che questo succederà, non so in quanto tempo ma la strada è quella e la stiamo percorrendo da parecchio, basta guardare come la componente del PIL rappresentata dai servizi non faccia che crescere erodendo quella dell'industria e dell'agricoltura. Non vedo particolari problemi quindi nella crescita indefinita del PIL in modo sostenibile.
    Non dico che sarà facile o privo di problemi ma è possibile e inevitabile.

    Tutto bene quindi? Abbiamo risolto tutti i problemi di Gaia?
    Secondo me assolutamente no!!!

    In occidente magari staremo bene (a patto di tirare su muri e abbattere quelli che tenatano di entrare irregolarmente come già si fa in USA/Messico e in Marocco/Spagna) ma nei paesi ad alta natalità no.

    Il punto è che se la popolazione mondiale cresce indefinitivamente mentre la capacità agricola terrestre è più o meno fissa avremo sempre un surplus di popolazione che non ce la farà e morirà di inedia.
    Qui parliamo di computer e petrolio ma più di 900 milioni di persone hanno già oggi problemi a nutrirsi.
    La risposta standard è dare colpa alle multinazionali ma siamo seri se anche fossimo governati da un governo mondiale comunista/anarchico/islamista/$metti_quello_che_ti_pare la matematica avrà sempre la meglio. Se non cala la natalità mondiale non ci sarà nessun modo di migliorare la condizione complessiva di questo pianeta.
    Il problema secondo me è qui: sono i paesi poveri che prima di tutto dovrebbero capire che 7 e passa figli a donna non sono sostenibili e che l'alternativa di mandarli in giro per il mondo non è praticabile per troppo tempo senza causare rigetto (pensate solo alla vicenda dei minareti nella civilissim svizzera).

    Ma allora perché tutti, compresi ONU e associazioni caritatevoli varie fanno finta di niente e parlano solo di come incrementare la capacità agricola (pensano di farlo all'infinito?) o di quanto sono egoisti gli occidentali che non aiutano i poveretti?
    Non è questo il punto!

    Ditemi pure dove sbaglio, grazie.
    non+autenticato
  • - Scritto da: SonoIO
    > Ogni volta che leggo un articolo come questo mi
    > viene una
    > rabbia...
    > non capisco come si possa stare lì a menarla
    > contro l'occidentale iperconsumista al quale
    > vengono attribuite tutte le colpe del mondo

    sarà perché le ha tutte quelle colpe?

    > e si
    > trascuri *sempre* il discorso
    > demografico.
    > Ipotizziamo pure che tutti diventiamo consumatori
    > responsabili e ipotizziamo inoltre che in breve
    > tempo tutte le nostre industrie/fonti energetiche
    > diventino sostenibili. Io non dubito che questo
    > succederà, non so in quanto tempo ma la strada è
    > quella e la stiamo percorrendo da parecchio,
    > basta guardare come la componente del PIL
    > rappresentata dai servizi non faccia che crescere
    > erodendo quella dell'industria e
    > dell'agricoltura. Non vedo particolari problemi
    > quindi nella crescita indefinita del PIL in modo
    > sostenibile.

    forse tu non li vedi... ma questo non significa nulla...

    in ogni caso le tue affermazioni dimostrano che sai o hai capito poco o nulla circa le teorie della decrescita (o, meglio, a-crescita)

    ti rimando a qualche lettura... Gorz, Latouche
    (leggiti i riferimenti dal post "Decrescita SERENA (+riferimenti)")

    [...]
    > Il punto è che se la popolazione mondiale cresce
    > indefinitivamente mentre la capacità agricola
    > terrestre è più o meno fissa avremo sempre un
    > surplus di popolazione che non ce la farà e
    > morirà di
    > inedia.
    [...]
    > Ditemi pure dove sbaglio, grazie.

    ti cito Latouche (è una traduzione da un convegno):
    "Si deve sapere che se tutti vivevano come gli australiani oggi la Terra sarebbe molto sovrappopolata non si potrebbero sopportare più 600.000 milioni di abitanti. Allora siamo già troppo oltre. Invece se tutti vivessero come il Burkhina Faso la Terra potrebbe sopportare 23 miliardi di abitanti allora naturalmente pensare di vivere come il Burkina Faso è un po’ difficile per noi, non mangiano carne, sono vegetariani. Ma va detto che il problema primariamente non è demografico ma è la logica di un sistema che non ha il senso dei limiti, un sistema della crescita per la crescita, un sistema che funziona in una logica della ragione geometrica della crescita infinita."

    insomma, voglio dire che sbagli completamente il contesto ed i presupposti del ragionamento...

    occorre uscire dall'impostazione "economicista" del nostro modo di ragionare che ci è stata "inculcata" dalla nascita...

    occorre cambiare prospettiva passando per una "decolonizzazione dell'immaginario economico"

    su questo vedi:
    Serge Latouche, "Come sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla costruzione di una società alternativa"
    http://www.ibs.it/code/9788833916231/latouche-serg...
    non+autenticato
  • Ciao sono IO ,dall'alto della mia siderale ignuranza,vorrei porti alcuni quesiti A) non ti è mai venuto il sospetto che le immagini delle figure spoglie anche della pelle quelle forme più simili alle mummie che ai nostri bei paffutelli pargoli pingui delle più assurde amenità,servano da monito comunicativo al fine di relegare le nostre coscienze inteso come "massa"ai contenitori di plastica fattura ,in altri contenitori di cementizia fattura e poi in altri contenitori di lamiera fattura?.B)Quale è la definizione di un paese denominato civile?1) quando non vedi una cicca di sigaretta per terra abbassando gli occhi.2) quando alzandoli non vedi che edifici di standard fattura senza punta.3) perché siamo solo noi?Comunque credo che tu abbia RAGIONE da vendere la matematica è una scienza perfetta basta la sua applicazione razionale! Ciau pais
    non+autenticato
  • Non credo che la descrescita possa portare a qualcosa di buono, se non altro per i limiti imposti della realtà in cui viviamo.

    Non è sufficente mantenere lo status quo e produrre il minimo indispensabile per sopravvivere. Prima o poi capiterebbe qualche problema che e non si avrebbe la forza e le risorse per affrontarlo.

    Inoltre senza la crescita non ci sarebbe evoluzione, non si andrebbe nella direzione di costruzione di un mondo migliore, praticamete è come sedersi ed aspettare la morte.
    non+autenticato
  • Ma sei fuori?

    Il problema qui è che non possiamo più crescereSorride (perlomeno su questo pianeta )

    E poi sei affezionato cosi tanto al domopack?

    Buona parte delle cose che abbiamo è inutile,quasi completamente,io dal canto mio,spero che resistano le poche branche utili,medicina,energia,insomma,le basi.Sorride

    Poi se non troviamo una soluzione,un giorno,spero lontano,spegneremo la luceSorride

    P.s. Poi mica è vero che la decrescita significa "sedersi ed aspettare la morte" anzi.

    Siamo nella fase forse più interessante dell'umanità,la fase della maturitàSorride
    non+autenticato
  • Bel colpo Marco un tiro da 5 salti nello stagno.Purtroppo al governante occidentale e anche non occidentale,in una società di capitale ha solo deve!Avere un obiettivo + P.I.L(prodotto interno LARDO o Ladro)senza se e senza ma.I denutriti quelli veri sono solo un effetto video sic!da sfoggiare per natale o feste comandate si sa la coscienza vuole la sua parte,intanto in questo momento di sana comunicazione sono consapevole di produrre +PILLU come direbbe un noto politico Foggiano Ciau pais satà an tla bambagia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: alter54
    > Bel colpo Marco un tiro da 5 salti nello
    > stagno.Purtroppo al governante occidentale e
    > anche non occidentale,in una società di capitale
    > ha solo deve!Avere un obiettivo + P.I.L(prodotto
    > interno LARDO o Ladro)senza se e senza ma.

    Guarda che si parla di un modo di fare *crescere* l'economia facendo nel contempo diminuire il consumo di risorse/inquinamento.
    E` una cosa banale che le economie occidentali stanno facendo da decenni visto che sempre più fette del PIL sono dovuti ai servizi.
    Il PIL si misura in denaro, il denaro poò crescere all'infinito senza particolari problemi (anche grazie all'inflazione) sono cibo e risorse naturali che non possono crescere indefinitivamente.

    > I
    > denutriti quelli veri sono solo un effetto video
    > sic!da sfoggiare per natale o feste comandate si
    > sa la coscienza vuole la sua parte,intanto in
    > questo momento di sana comunicazione sono
    > consapevole di produrre +PILLU come direbbe un
    > noto politico Foggiano Ciau pais satà an tla
    > bambagia.

    I campi in cui si coltiva cibo sono in quantità finita e non potranno *mai* reggere una popolazione mondiale in crescita esponenziale.
    Se i paesi poveri vogliono salvarsi devono prima di tutto mettere freno alla loro demografia, la Cina lo ha fatto (in maniera a volte bestiale, ma lo ha fatto) e i cinesi sono quelli che hanno migliorato di più la loro situazione.
    non+autenticato
  • ciao sono IO ti ringrazio del concetto espresso,è evidente che le tue nozioni comprensibili anche per un gnurant come sono io (inteso ego ok), non solo le condivido ma cerco di praticarle nel mio piccolo,in ogni piccola azione quotidiana dosando tutto il benessere che mi assilla"strozzo a monte il flusso dell'acquedotto,produco energia fotovoltaica,riciclo ogni tipo di rifiuto dai chiodi al verde umido e potrei annoiarti con altri esempi ego la lezione l'ho capita cerco di applicarmi in quanto agli ominidi della terra,vallo dire alle porpore che vuoi controllare le nascite ti scomunicano,o al massimo ti consigliano di immergere gli zebedei nel bidet a 40 gradi per un 1/4 d'ora (è vero me l'ha consigliato un prete di paese)comunque,ti ringrazio di nuovo,è dovere dei saggi tentare di illuminare il prossimo in modo che ti possa amare come te stesso".Ciau pais
    non+autenticato
  • Se, dato il contesto, questo ragionamento fosse stato fatto a cervello conneso non sarebbe passato e non sarebbe stato scritto.
    Nessuno può ignorare che questo è un "Sistema" ed è in marcia.
    Il mondo su cui viaggi "funziona" è in marcia verso una qualche direzione...
    Ma non è questo l'argomento. Se voui innestare la retromarcia devi prima fermarlo e poi innestare lentamente nella nuova direzione (ma che sei tu per saperla...). Ma ancora non è questo l'argomento. Il problema, è vero esiste, ma la decrescitta non sarebbe affatto felice anzi sarebbe un disastro per molti anzi moltissimi.... siamo verso i 7 miliardi una decrescita per quanto guidata... diverrebbe in breve ingovernabile.
    Saresti più felice se rimanessimo in 5 miliardi? dove gli scrichiamo gli altri 2? e poi non basterebbe sai benissimo che i consumi effettivi procapite di un occidentale cioè quanto costa al pianeta ogni occidentale, sono una o due unita di grandezza del costo di un terrestre "naturale" cioè di uno non inserito nel mercato globale... Cosa gli racconti ai 5 miliardi di umani rimanenti? che abbiamo scherzato? che la globalizzazione non è per tutti ma solo per alcuni?
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