PECcati professionali

di A. Buti e P. Menichelli - Come avviene l'assegnazione delle credenziali della PEC? I rischi sono dietro l'angolo. E il furto d'identità è un rischio non indifferente, a maggior ragione per un professionista

Roma - A fine mese è scaduto il termine entro il quale i professionisti iscritti in albi (avvocati, medici, ingegneri etc) avrebbero dovuto comunicare ai rispettivi Ordini Professionali il proprio indirizzo PEC. Al fine di agevolare la creazione di una casella di email PEC molti Ordini hanno stipulato convenzioni con fornitori di caselle di posta PEC (provider) per conto e nell'interesse dei propri iscritti. Alcuni comunicano agli iscritti le credenziali di autenticazione (userID e password randomizzate) attraverso una normale mail.

Non pare che tale sistema dia sufficienti garanzie di segretezza e completezza per i seguenti motivi:
1) la mail normale viaggia in chiaro e chiunque (seppur commettendo un illecito) potrebbe prendere conoscenza delle credenziali comunicate (viene illustrata la possibilità - non l'obbligo - di modificare la password al primo accesso);
2) le probabilità che quanto sopra descritto accada sono probabilmente maggiori se l'invio è effettuato con un'azione di mailing "massiva" che potrebbe "stuzzicare" eventuali interessati (azione illecita, ma sicurezza...gabbata). È, infatti, plausibile ipotizzare che un provider possa aver inoltrato qualche migliaia di mail, considerato che solo gli avvocati sono circa 200mila, circa la metà i commercialisti, ancora di più i medici etc.
3) La mail normale potrebbe non essere nell'esclusiva disponibilità del titolare potenzialmente inconsapevole, in quanto non preventivamente ne direttamente pre-avvertito in merito, con conseguente possibile furto di identità digitale difficile da dimostrare.

A monte di tutto ciò è poi da notare che gli iscritti non hanno avuto un contatto diretto con il fornitore - provider della casella di posta PEC, quindi:
a) non è chiaro come il provider - che nel momento in cui rilascia la PEC diventa probabilmente certificatore (ex art. 1, lett. g) del Codice Dell'Amministrazione Digitale, che lo indica come "il soggetto che presta servizi di certificazione o che fornisce altri servizi connessi con queste ultime") e quindi pubblico ufficiale - possa aver "identificato con certezza" il titolare dell'account (obbligo previsto dall'art. 32, comma 3, lett. A) del CAD - D. lgs. 82/2005);
b) non è stato espresso un consenso informato considerato che la conclusione dell'accordo che ha ad oggetto la fornitura di indirizzi PEC è avvenuta tra ordini e provider, senza diretto coinvolgimento del soggetto che è interessato (ex d. lgs. 196/2003) e titolare di PEC (ex d.p.r. 68/2005);
c) è possibile che alcuni interessati abbiano provveduto autonomamente ad una scelta diversa e volontaria, per esempio utilizzando alcune opzioni disponibili al momento dell'apertura della posizione presso enti preposti, fornitori di servizi internet o altro, creando una duplicazione non prevista né gestita dei possibili recapiti di "domicilio elettronico" del professionista.
Tutta questa premessa per chiederci e chiedervi: considerato che l'utilizzo della PEC produce effetti giuridici (identificazione - in qualche modo - del mittente, invio e ricezione di documenti informatici come se fosse utilizzata una raccomandata di superficie, avente valore legale certo di inoltro e recapito al momento stesso della consegna al server del provider che ha creato, senza esplicito consenso dell'interessato, la casella di posta PEC) l'invio di credenziali in chiaro offre standard di sicurezza adeguati? E la creazione di un profilo senza consenso esplicito e informato? O sarebbe stato necessario optare per canali più sicuri (magari meno tecnologici, come una busta cartacea "oscurata" simile a quella con cui viene comunicato il PIN del bancomat)?

Non siamo ovviamente contro la tecnologia e l'innovazione, a patto che l'evoluzione avvenga rispettando un aspetto fondamentale: quello della sicurezza degli strumenti e degli interessati. Una volta che il furto di identità si sia verificato sarebbe infatti difficile per il "derubato":
- accorgersene, poiché non essendo stato sottratto nulla di materiale, nessuno sospetterebbe di essere stato oggetto di un furto finché non si evidenzi un illecito;
- contestare di non essere l'autore di eventuali atti illeciti (di natura sia civile che penale) perpetrati utilizzando l'identità digitale rubata, per esempio inviando comunicazioni di qualunque tipo verso clienti, fornitori, terzi o pubblica amministrazione, il tutto con pieno valore legale, equiparato per legge ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, anche tra un mese, un anno o chissà, se non si cambia immediatamente la password della casella "donata".

La maggior parte delle persone (inclusi Ordini e provider) di fronte a scenari come quelli appena prospettati, sembra tendere, purtroppo ad auto-giustificarsi o a minimizzare pensando "chi vuoi che sia interessato ai questi dati?".
Ce ne sono di interessati, ce ne sono: il fatto è che fintanto che si continuerà a non vedere o non percepire il problema - senza aumentare di conseguenza i livelli di sicurezza - i criminali avranno gioco facile in un numero sempre crescente di casi. Per ora sono pochini e non fanno notizia: è già disponibile una sentenza di Cassazione sulla sostituzione di persona commessa attraverso al creazione di falsi account email.
Domani si potrebbe leggere di truffe a mezzo PEC. Perché qualcuno ha comprato, utilizzando l'identità digitale altrui, beni o servizi.
Si può lavorare per ridurre al minimo tale rischio o aspettiamo di leggere le sentenze in merito?

Andrea Buti e Paolo Menichelli
www.dirittomoderno.it
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123 Commenti alla Notizia PECcati professionali
Ordina
  • Salve,

    molto interessanti le vostre considerazioni.

    Comunque l'identificazione certa dell'intestatario della casella PEC,non sebra necessaria, in quanto nelle intenzioni originarie del legislatore, tale strumento è equiparabile ad un "Elezione di domicilio".


    Cordiali saluti
    www.riproduzionesostitutiva.it
    Marco
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marco Ceccarelli
    > Salve,
    >
    > molto interessanti le vostre considerazioni.
    >
    > Comunque l'identificazione certa
    > dell'intestatario della casella PEC,non sebra
    > necessaria, in quanto nelle intenzioni originarie
    > del legislatore, tale strumento è equiparabile ad
    > un "Elezione di
    > domicilio".

    peccato solo che il domicilio virtuale PEC 'xyz@miapec.it' è "leggermente" più soggetto ai furti di identità di un domicilio fisico 'Cittàmia via Stradamia n.0'

    per questo (e per molte altre ragioni) l'equiparazione di cui parli è semplicemente una gigantesca MIN@ATA
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > - Scritto da: Marco Ceccarelli
    > > Salve,
    > >
    > > molto interessanti le vostre considerazioni.
    > >
    > > Comunque l'identificazione certa
    > > dell'intestatario della casella PEC,non sebra
    > > necessaria, in quanto nelle intenzioni
    > originarie
    > > del legislatore, tale strumento è equiparabile
    > ad
    > > un "Elezione di
    > > domicilio".
    >
    > peccato solo che il domicilio virtuale PEC
    > 'xyz@miapec.it' è "leggermente" più soggetto ai
    > furti di identità di un domicilio fisico
    > 'Cittàmia via Stradamia n.0'
    >
    >
    > per questo (e per molte altre ragioni)
    > l'equiparazione di cui parli è semplicemente una
    > gigantesca
    > MIN@ATA
    A parte il caso dei professionisti per cui la comunicazione all'albo del proprio indirizzo PEC è equiparata alla elezione a domicilio, per il resto eleggere un domicilio elettronico o uno fisico mi sembrano esattamente la stessa cosa.
    Pensaci un attimo vedrai che a dire min@ate sei tu!
    Ma cos'è questa moda di usare parole così pesanti quando non avete argomenti reali?
  • ALcuni Ordini Professionali hanno preattivato le PEC per gli iscritti con password banali ed addirittura pubblicato online sul sito dell'Ordine la regola per calcolarla.
    Non si rendono conto del pericolo che fanno correre ai propri iscritti, tanto che anche dopo essere stati dettagliatamente avvisati del clamoroso errore commesso, hanno ignorato la faccenda lasciando le PEC attive e le sitruzioni per accedervi pubblicamente accessibili.
    Articolo completo http://bit.ly/malapec
    non+autenticato
  • ... veramente assurdo... hai scritto un mare di roba inutile e che non interessa a nessuno. ti mancano i 6€ per la pec di aruba? come la raccomandata con A\R se sei 2 mesi in brasile non ti trova, anche la PEC se il pc non lo accendi non è recuperabile chiaro, ma almeno anche dal brasile via web la puoi consulatare!
    insomma, tanto allarmismo per nulla.. paga sti 6€ e non lamentarti...
    non+autenticato
  • http://web.me.com/csp01/Dirittomoderno.it/Blog/Voc...

    Ok, ok..non è perfetto, non c'è tutto, però c'è qualcosa..
    la URL fa schifo..perché faccio l'avvocato e non il webmaster..
    Uso il mac e sono uno sfigato per alcuni ed un figo per altri..

    Al momento non mi viene in mente altro..

    Se qualcuno vuole fare ulteriori domande facciamo il ventalogo..ventilogo boh.. fate voi..

    saluti a tutti

    AB
    non+autenticato
  • Sono un avvocato con la passione dell'informatica, nata su Commodore64 una vita fa poi proseguita su Amiga e PC. Questo per dire che ho qualche competenza. Mi arriva un paio di settimane fa la mail in questione dall'Ordine, dicendo che mi avevano attivato l'account, che le credenziali erano queste e quelle ecc. ecc. Mi collego al link, mi autentico, mi viene detto di attendere 24 ore per l'attivazione della casella. Dopo 48 ore è ancora tutto fuori uso. Chiamo l'assistenza, aprono un ticket, dopo altri 2 giorni rimbalzano la questione ad InfoCamere. Insomma, dopo circa una settimana l'account viene attivato. Cominciamo bene. Provo ad usarlo, non so se voi avete mai contezza di quale aberrazione informatica sia. Totalmente lontano dai canoni di semplicità ed immediatezza di un qualunque criterio tecnologico. La webmail è terrificante. Vabbè, imposto il client di posta, mi dico. Mi mando una mail di prova ad un altro indirizzo. Qui, lo sconforto totale. Il messaggio scritto dall'utente viene impacchettato come messaggio .eml ed allegato ad un altro messaggio, generato dal server, che con un italiano criptico ed enigmatico spiega che la comunicazione ricevuta è posta certificata ai sensi della legge bla bla bla. E basta. Nessuna chiara spiegazione che per leggere quello che ha scritto il mittente bisogna maneggiare con gli allegati e salvare o aprire il file .eml. Questa è semplificazione? Il cittadino medio di fronte messaggi del genere secondo me prende e cestina tutto. Non si poteva far comparire il testo della mail direttamente a schermo e, in allegato, mettere la comunicazione sulla certificazione? Non finisce qui. Il server genera poi una pletora di messaggi di risposta: la mail è stata inviata, il server destinatario non è di posta certificata e così via. Altri bit inutili. Last but not least... i messaggi che arrivano non hanno il mittente esplicito. Per intenderci: la mail normale porta come mittente "Pinco Pallino", la mail o quello che si decide nelle impostazioni dell'account. La PEC no, porta come mittente "Per conto di: pallino.pinco@server.pec.entegestore.it". Alla faccia della semplicità ed immediatezza. E ancora: basta cliccare su ogni messaggio PEC, che ogni indirizzo certificato viene inserito automaticamente nella rubrica... anche se le opzioni specifiche non lo consentono, forse per qualche criterio di sicurezza. Bocciatura totale. Personalmente, la userò solo quando obbligato. W l'Italia e i geni che concepiscono queste boiate.
    non+autenticato
  • - Scritto da: avvocato non registrato
    > Sono un avvocato con la passione
    > dell'informatica, nata su Commodore64 una vita fa
    > poi proseguita su Amiga e PC. Questo per dire che
    > ho qualche competenza. Mi arriva un paio di
    > settimane fa la mail in questione dall'Ordine,
    > dicendo che mi avevano attivato l'account, che le
    > credenziali erano queste e quelle ecc. ecc. Mi
    > collego al link, mi autentico, mi viene detto di
    > attendere 24 ore per l'attivazione della casella.
    > Dopo 48 ore è ancora tutto fuori uso. Chiamo
    > l'assistenza, aprono un ticket, dopo altri 2
    > giorni rimbalzano la questione ad InfoCamere.
    > Insomma, dopo circa una settimana l'account viene
    > attivato. Cominciamo bene. Provo ad usarlo, non
    > so se voi avete mai contezza di quale aberrazione
    > informatica sia. Totalmente lontano dai canoni di
    > semplicità ed immediatezza di un qualunque
    > criterio tecnologico. La webmail è terrificante.
    > Vabbè, imposto il client di posta, mi dico. Mi
    > mando una mail di prova ad un altro indirizzo.
    > Qui, lo sconforto totale. Il messaggio scritto
    > dall'utente viene impacchettato come messaggio
    > .eml ed allegato ad un altro messaggio, generato
    > dal server, che con un italiano criptico ed
    > enigmatico spiega che la comunicazione ricevuta è
    > posta certificata ai sensi della legge bla bla
    > bla. E basta. Nessuna chiara spiegazione che per
    > leggere quello che ha scritto il mittente bisogna
    > maneggiare con gli allegati e salvare o aprire il
    > file .eml. Questa è semplificazione? Il cittadino
    > medio di fronte messaggi del genere secondo me
    > prende e cestina tutto. Non si poteva far
    > comparire il testo della mail direttamente a
    > schermo e, in allegato, mettere la comunicazione
    > sulla certificazione? Non finisce qui. Il server
    > genera poi una pletora di messaggi di risposta:
    > la mail è stata inviata, il server destinatario
    > non è di posta certificata e così via. Altri bit
    > inutili. Last but not least... i messaggi che
    > arrivano non hanno il mittente esplicito. Per
    > intenderci: la mail normale porta come mittente
    > "Pinco Pallino", la mail o quello che si decide
    > nelle impostazioni dell'account. La PEC no, porta
    > come mittente "Per conto di:
    > pallino.pinco@server.pec.entegestore.it". Alla
    > faccia della semplicità ed immediatezza. E
    > ancora: basta cliccare su ogni messaggio PEC, che
    > ogni indirizzo certificato viene inserito
    > automaticamente nella rubrica... anche se le
    > opzioni specifiche non lo consentono, forse per
    > qualche criterio di sicurezza. Bocciatura totale.
    > Personalmente, la userò solo quando obbligato. W
    > l'Italia e i geni che concepiscono queste
    > boiate.
    Non succede esattamente lo stesso o quasi anche con le normali raccomandate cartacee?
  • Vuoi mettere l'aprire una busta con arrovellarsi dietro uno schermo? La tecnologia dovrebbe semplificare la vita, non complicarla. Ti invito a considerare un utente medio (visto che l'idea è dare questo servizio a tutti gli italiani) dietro un messaggio del genere (ho criptato dati personali):

    [quote]

    Anomalia nel messaggio

    Il giorno --- alle ore --- (+0100) è stato ricevuto il messaggio "---" proveniente da "---" e indirizzato a: ---

    Tali dati non sono stati certificati per il seguente errore: Il messaggio non proviene da Posta Certificata.

    Il messaggio originale è incluso in allegato.

    Il messaggio non è valido a tutti gli effetti come posta elettronica certificata.

    Identificativo messaggio: ---

    [quote]

    E per leggere il messaggio devo andare negli allegati, cliccare, salvare, aprire... ma per favore!

    I messaggi email normali arrivano sulla finestra del client e basta... non si potevano far apparire quelli PEC a schermo e mettere tutte le certificazioni in allegato?

    A parte poi tutte le considerazioni dette prima...
    non+autenticato
  • Una curiosità: quale sistema operativo e applicativo usi?
    Sarò stato fortunato..ma io non ho trovato questi problemi..
    Siccome i problemi di interoperabilità son noti, potresti segnalare l'altro gestore pec coinvolto (se fosse lo stesso ehhmm sarebbe un bel problema..) ?.. non per fare pubblicità negativa, al contrario ..far emergere i problemi può aiutare a risolverli Occhiolino
    saluti

    AB
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Buti
    > Una curiosità: quale sistema operativo e
    > applicativo
    > usi?

    WinXP + OE e Ubuntu + Thunderbird ma, come detto sopra, non ci sono problemi software.

    > Siccome i problemi di interoperabilità son noti,
    > potresti segnalare l'altro gestore pec coinvolto
    > (se fosse lo stesso ehhmm sarebbe un bel
    > problema..) ?.. non per fare pubblicità negativa,
    > al contrario ..far emergere i problemi può
    > aiutare a risolverli

    Lextel, comunque hanno risolto il problema in maniera molto professionale. Sorride

    > Occhiolino
    > saluti

    Saluti a te, a disposizione.
    > AB
    non+autenticato
  • - Scritto da: avvocato non registrato
    > Vuoi mettere l'aprire una busta con arrovellarsi
    > dietro uno schermo? La tecnologia dovrebbe
    > semplificare la vita, non complicarla. Ti invito
    > a considerare un utente medio (visto che l'idea è
    > dare questo servizio a tutti gli italiani) dietro
    > un messaggio del genere (ho criptato dati
    > personali):
    >
    > [quote]
    >
    > Anomalia nel messaggio
    >
    > Il giorno --- alle ore --- (+0100) è stato
    > ricevuto il messaggio "---" proveniente da "---"
    > e indirizzato a:
    > ---
    >
    > Tali dati non sono stati certificati per il
    > seguente errore: Il messaggio non proviene da
    > Posta
    > Certificata.
    >
    > Il messaggio originale è incluso in allegato.
    >
    > Il messaggio non è valido a tutti gli effetti
    > come posta elettronica
    > certificata.
    >
    > Identificativo messaggio: ---
    >
    > [quote]
    >
    > E per leggere il messaggio devo andare negli
    > allegati, cliccare, salvare, aprire... ma per
    > favore!
    >
    > I messaggi email normali arrivano sulla finestra
    > del client e basta... non si potevano far
    > apparire quelli PEC a schermo e mettere tutte le
    > certificazioni in
    > allegato?
    >
    > A parte poi tutte le considerazioni dette prima...
    Ma perchè, non fai la stessa cosa per aprire qualunque allegato?
    Non so se hai usato la webmail o il client di posta, comunque di solito i client si possono configurare per visualizzare le componenti test o HTML degli allegati .eml direttamente nella prima schermata. Gli allegati binari di solito no.
    Per le Webmail poi è un'altra storia. Alcune lo fanno (squirrel, mi sembra, che era quella usata da Aruba prima di mettere su quella proprietaria). Qualche Gestore ne ha realizzate di nuove che visualizzano direttamente il messaggio originale (e così era quella che avevo fatto io) ma erano messe a disposizione solo di clienti speciali dietro convenzioni speciali, per via dei costi.
    Comunque siamo solo all'inizio della storia. Se la PEC prende piede e si inizia ad usare i gestori avranno risorse per adattare queste applicazioni ai requisiti della massa che sono diversi da quelli dei clienti principali fino ad ora gestiti che sono i dipartimenti di IT delle varie PA. Quindi sì, hai ragione, findo ad ora non c'è stata esigenza di confrontarsi con i requisiti di utilizzo degli utenti meno esperti ma penso che il vuoto si colmerà in fretta.
    I veri problemi sono altri secondo me:
    1) non puoi rifiutare un messaggio PEC, come mi sembra tu possa fare con una raccomandata (ma so che a questo si stava già cercando un rimedio, anche se non tutti lo vedono come un problema ma piuttosto un vantaggio).
    2) per te che sei un professionista con relativo albo non puoi stabilire a priori se usare o meno la PEC come domicilio delle comunicazioni per i procedimenti nei quali sei coinvolto e quindi ogni messaggio che lì ti viene inviato produce gli effetti giuridici di un atto correttamente notificato, che tu lo abbia letto o no. Ti consiglio di impratichirti con la webmail oppure se devi assentarti dal piccì rischi di non poter accedere alla tua casella in tempo utile per la gestione di eventuali comunicaizoni.
  • - Scritto da: avvocato non registrato
    > Vuoi mettere l'aprire una busta con arrovellarsi
    > dietro uno schermo? La tecnologia dovrebbe
    > semplificare la vita, non complicarla. Ti invito
    > a considerare un utente medio (visto che l'idea è
    > dare questo servizio a tutti gli italiani) dietro
    > un messaggio del genere (ho criptato dati
    > personali):
    >
    > [quote]
    >
    > Anomalia nel messaggio
    >
    > Il giorno --- alle ore --- (+0100) è stato
    > ricevuto il messaggio "---" proveniente da "---"
    > e indirizzato a:
    > ---
    >
    > Tali dati non sono stati certificati per il
    > seguente errore: Il messaggio non proviene da
    > Posta
    > Certificata.
    >
    > Il messaggio originale è incluso in allegato.
    >
    > Il messaggio non è valido a tutti gli effetti
    > come posta elettronica
    > certificata.
    >
    > Identificativo messaggio: ---
    >
    > [quote]
    >
    > E per leggere il messaggio devo andare negli
    > allegati, cliccare, salvare, aprire... ma per
    > favore!
    >
    > I messaggi email normali arrivano sulla finestra
    > del client e basta... non si potevano far
    > apparire quelli PEC a schermo e mettere tutte le
    > certificazioni in
    > allegato?
    >
    > A parte poi tutte le considerazioni dette prima...
    Un'altra cosa, solo per chiarire un aspetto. Il formato del messaggio, la c.d. Busta PEC, è rigidamente specificato nelle specifiche tecniche CNIPA e i gestori DEVONO adottarlo senza modifiche. E queste specifiche comprendono anche le scritte e la gestione degli indirizzi. Il tuo gestore non si è inventato niente, e come avrebbe potuto, visto che al primo controllo tecnico il CNIPA lo avrebbe messo sotto torchio costringendolo ad adottare le specifiche PEC. Proprio per questo ti arriveranno messaggi sempre di questo formato indipendentemente dal gestore usato dal mittente dei messaggi originali.
  • Forse non sono chiaro. Non ci sono problemi sulla Webmail, della quale discuto solo l'interfaccia ma vabbè, nè sono tanto limitato da non capire che devo cliccare su un allegato.

    Cercherò di dirlo in parole semplici: per come è stata studiata questa cosa, nei confronti di una utenza media A MIO PARERE pare troppo cervellotica.

    Una cosa è aprirsi una schermata con il testo del messaggio lì, bello chiaro. Altra cosa è aprirsi una schermata con avvisi tecnici, richiami legislativi, avvertenze e quant'altro e, per leggere quanto un'altra persona voleva dirmi, cliccare due, tre volte, aprire allegati ecc.

    Non vedere CHIARO il nome del mittente ma piuttosto un tag del tipo: Per conto di tizio@caio.sempronio.postacertificata.it mi pare un altro passo indietro.

    A mio giudizio la cosa poteva essere studiata diversamente, rendendo IMMEDIATAMENTE visibile mittente e testo (a schermo) della mail e mettendo tutti i frizzi e lazzi sulla certificazione nell'allegato.

    Il paragone con le buste della posta mi pare azzardato: stiamo parlando di tecnologia che dovrebbe semplificare la vita. Oggi apro il client di posta e mi trovo il messaggio lì, chiaro. Perché domani dovrei trovarmi, al posto del messaggio, una schermata in legalese e passare per gli allegati per leggere il messaggio?

    Spero di essermi spiegato. Voglio solo dire che a me pare un'ottima idea, come al solito realizzata male.

    Per Andrea Buti: uso Win XP con OE e Ubuntu con Thunderbird, ma spero di aver chiarito che non è un problema software che voglio descrivere, quanto un approccio al sistema.
    non+autenticato
  • - Scritto da: avvocato non registrato
    > Forse non sono chiaro. Non ci sono problemi sulla
    > Webmail, della quale discuto solo l'interfaccia
    > ma vabbè, nè sono tanto limitato da non capire
    > che devo cliccare su un
    > allegato.
    >
    > Cercherò di dirlo in parole semplici: per come è
    > stata studiata questa cosa, nei confronti di una
    > utenza media A MIO PARERE pare troppo
    > cervellotica.
    >
    > Una cosa è aprirsi una schermata con il testo del
    > messaggio lì, bello chiaro. Altra cosa è aprirsi
    > una schermata con avvisi tecnici, richiami
    > legislativi, avvertenze e quant'altro e, per
    > leggere quanto un'altra persona voleva dirmi,
    > cliccare due, tre volte, aprire allegati
    > ecc.
    >
    > Non vedere CHIARO il nome del mittente ma
    > piuttosto un tag del tipo: Per conto di
    > tizio@caio.sempronio.postacertificata.it mi pare
    > un altro passo
    > indietro.
    >
    > A mio giudizio la cosa poteva essere studiata
    > diversamente, rendendo IMMEDIATAMENTE visibile
    > mittente e testo (a schermo) della mail e
    > mettendo tutti i frizzi e lazzi sulla
    > certificazione
    > nell'allegato.
    >
    > Il paragone con le buste della posta mi pare
    > azzardato: stiamo parlando di tecnologia che
    > dovrebbe semplificare la vita. Oggi apro il
    > client di posta e mi trovo il messaggio lì,
    > chiaro. Perché domani dovrei trovarmi, al posto
    > del messaggio, una schermata in legalese e
    > passare per gli allegati per leggere il
    > messaggio?
    >
    > Spero di essermi spiegato. Voglio solo dire che a
    > me pare un'ottima idea, come al solito realizzata
    > male.
    >
    > Per Andrea Buti: uso Win XP con OE e Ubuntu con
    > Thunderbird, ma spero di aver chiarito che non è
    > un problema software che voglio descrivere,
    > quanto un approccio al
    > sistema.
    Sono parecchio d'accordo con te sul fatto che si sarebbe potuta realizzare meglio, ma vale per il 100% delle opere umane e a mio avviso non si applica agli aspetti che dici tu, risolvibili solo con un po' di "avvezzamento" al nuovo e "devezzamento" dal vecchio. Del resto sai cosa raccontava Nino Manfredi di suo padre all'arrivo del telefono a fili?: che lui quella cosa lì per cui quando squillava doveva interrompere le cose per andare a rispondere ad uno sconosciuto proprio non la capiva e non l'avrebbe mai usata e che si sarebbe dovuta fare in modo migliore. Non ci trovi qualcosa di famigliare? E parliamo di un secolo fa.
    Tra qualche tempo la userai come un missile, ne sono certo (anche perchè magari sarà pure migliorata), ed allora vedrai quali sono i suoi veri limiti, e non sono tecnici o di utilizzo. Tra parentesi, avevo sentito che sarebbe stata un pezzo integrande del nuovo processo telematico. Ne sai niente?
  • Vabbè evidentemente non riesco a spiegarmi. Eppure ci ho provato. Io non ho problemi a fare 3 click in croce, ho capito come funziona la PEC, uso la nota d'iscrizione informatizzata, ho l'accesso al PolisWEB, so cos'è il processo telematico. Uso Internet e la mail dal 1997, quando usavo un modem 14.400 e un 486. Non ho bisogno di scomodare Nino Manfredi, le nuove tecnologie mi appassionano spontaneamente e mi ci adatto velocemente.

    Quello che dico, per l'ultima volta, è che quello della PEC a me pare un sistema non user-friendly. Se oggi apro il client e leggo la mail (ed è così in tutto il pianeta), perché domani (in Italia) devo andare a ravanare negli allegati per fare la stessa cosa?

    Più semplice di così non riesco ad essere.

    Buon proseguimento.

    - Scritto da: piotr70
    [cut]
    > Sono parecchio d'accordo con te sul fatto che si
    > sarebbe potuta realizzare meglio, ma vale per il
    > 100% delle opere umane e a mio avviso non si
    > applica agli aspetti che dici tu, risolvibili
    > solo con un po' di "avvezzamento" al nuovo e
    > "devezzamento" dal vecchio.
    [cut]
    non+autenticato
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