Mauro Vecchio

Schmidt: perché preoccuparsi della privacy?

Il CEO di Google ha parlato di sicurezza dei dati personali durante un'intervista. Se qualcuno ha qualcosa da nascondere, spiega, il problema non è certo di BigG

Roma - "Se non si ha voglia di far conoscere a qualcuno quello che si è fatto, forse non bisognerebbe farlo affatto". Non si tratta di un aforisma partorito dalla mente di un filosofo del passato, ma di recenti dichiarazioni del CEO di Google Eric Schmidt, intervenuto nel corso di uno special televisivo serale dell'emittente statunitense CNBC. Schmidt ha parlato così della privacy dei netizen, la cui tutela è stata da più parti invocata dopo la consistente intromissione di BigG nella vita privata degli utenti stessi.

"Se si ha bisogno di questo tipo di privacy - ha continuato Schmidt riferendosi alle sue prime parole - bisognerebbe considerare la realtà di motori di ricerca come quello di Google, che conservano per un certo periodo di tempo le informazioni personali dei suoi utenti. È importante, ad esempio, che siamo tutti soggetti al Patriot Act statunitense, data la possibilità che queste stesse informazioni potrebbero essere fornite alle autorità".

Le critiche sono piovute, copiose. Qualcuno ha ricordato ai suoi lettori una somiglianza vagamente sospetta tra le dichiarazioni di Schmidt e un concetto molto caro alle autorità che avrebbero tutta l'intenzione di invadere la privacy dei cittadini. Se non avete fatto nulla di male, allora non dovete preoccuparvi in alcun modo. Qualcun'altro ha rinfrescato la mente al CEO di Google, rispolverando una vecchia diatriba con il sito CNET.com, accusato dallo stesso Schmidt di aver pubblicato informazioni (prese peraltro da Google.com) relative al suo salario, ai suoi hobby, alle donazioni a sfondo politico effettuate.
A rispondere prontamente a Schmidt è stato Bruce Schneier, guru in materia di cybersicurezza, che non ha dovuto nemmeno pensarci troppo su, visto che è stata ripubblicata sul suo blog ufficiale un'opinione espressa tre anni fa. "La privacy ci protegge dagli abusi di potere anche se non abbiamo fatto alcunché di male" ha esordito Schneier. "Non facciamo nulla di male quando facciamo l'amore o andiamo al bagno. La privacy è un bisogno umano fondamentale".

Schneier si è dimostrato (o meglio, si dimostrava) particolarmente preoccupato per una sostanziale perdita di individualità degli esseri umani, nel momento in cui ogni attività quotidiana potrebbe essere osservata e registrata. A suo dire, come succedeva in Germania Est e nell'Iraq di Saddam Hussein. "Troppe persone - concludeva - pensano che il dibattito sia sulla polarità sicurezza/privacy. La vera scelta è tra libertà e controllo. La libertà vuole sicurezza e privacy insieme. Per questo abbiamo bisogno della privacy anche quando non abbiamo nulla da nascondere".

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