Mauro Vecchio

Maroni, pugno duro su Facebook

Dopo l'aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è montata la protesta su Facebook. Tra gruppi pro e contro Tartaglia, una sola certezza per il governo: si parlerà di chiusura dei siti web che istigano alla violenza

Roma - Nelle ore immediatamente successive all'aggressione subita a Milano dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è alzato un vento di reazioni, tra brezze a sospingere il gesto di Massimo Tartaglia e correnti d'aria a soffiare solidarietà al premier colpito al volto. Un vento che si è alzato con particolare vigore su Facebook, fino a raccogliere sulla strada decine di migliaia di utenti, fino a portarli direttamente sulla ribalta delle cronache nazionali.

Roberto Maroni, ministro dell'Interno, ha proprio per questo annunciato un dibattimento speciale che dovrebbe tenersi nel Consiglio dei ministri il prossimo 17 dicembre. "Se sarà il caso - ha spiegato Maroni - sarà esaminata l'eventuale approvazione di norme più incisive contro l'apologia di reato e l'istigazione alla violenza attraverso Internet". Il ministro dell'Interno ha in pratica illustrato la possibilità di oscurare quei siti web che si rendano protagonisti di incitamento alla violenza. Come i gruppi su Facebook a favore di Massimo Tartaglia, spuntati come funghi nelle ore successive all'aggressione.

Maroni ha dichiarato di aver commissionato un monitoraggio della Rete alla polizia postale, aggiungendo di aver scoperto 300 gruppi su Facebook inneggianti al gesto di Tartaglia. Il ministro ha parlato di messaggi molto espliciti (e violenti) come Grazie, Massimo Tartaglia e A Natale si può fare di più, quest'ultimo apparso tra i commenti ad un filmato caricato su YouTube. Maroni ha puntato il dito anche contro Indymedia, centro di informazione indipendente sulla Rete, concludendo con la promessa di un robusto impegno da parte del governo per porre fine ad un vero e proprio scempio.
È vero che su Facebook sono apparsi anche altri gruppi di fazione opposta, da quelli che auspicano il carcere più duro a Tartaglia e quelli che gli augurano sorti ancora più spiacevoli. Pare che il più numeroso sia comunque quello a sostegno di Silvio Berlusconi contro i fan di Tartaglia, che avrebbe ottenuto in poche ore quasi 400mila adesioni. Si è trattato di un falso, visto che varie fonti hanno portato poi le prove per evidenziare un particolare dettaglio: il gruppo parlava d'altro, ha soltanto cambiato nome.

Si è espresso in maniera risoluta anche Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Europee, che ha definito moralmente inaccettabili le dichiarazioni emerse su social network come Facebook. Ronchi ha poi concluso che premerà affinché Maroni proceda con l'oscuramento dei siti incriminati. In questo caso, l'apologia di reato e l'istigazione alla violenza verrebbero inseriti tra i motivi principali per isolare Facebook dalla rete.

A parere di Luca Nicotra (Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) spetterebbe invece alla magistratura dirimere la questione: Nicotra e Cappato ricordano in un comunicato che "Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali".

Dall'opposizione sono giunte inoltre le dichiarazioni di Massimo Calearo, esponente del neonato partito Alleanza per l'Italia, che ha condannato Tartaglia e i suoi quasi 50mila fan sul social network in blu. "Questa è gente che va curata, sono dei pazzi. Chi di competenza provveda a far oscurare la pagina di Facebook occupata dai fan-Tartaglia". Non si specifica però chi si dovrebbe incaricare di rendere inaccessibile il social network, né come si possa isolarne dalla rete una sola porzione, se non attraverso le ordinare procedure di segnalazione delle violazioni gestite dalla stessa piattaforma.

Altrettanto dura la deputata del PdL Gabriella Carlucci, che ha parlato di Facebook come di uno strumento di diffusione di odio e veleni. Per la parlamentare, sarebbe arrivato il momento giusto per sopprimere l'anonimato in Rete.

Mauro Vecchio
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